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Alla CEVA di Cortemaggiore continuano gli illeciti

Il costante ricorso alla chiamata di lavoratori esterni, per lo più in forza alla Ceva di Somalia, a prestare la propria attività lavorativa presso il sito di Cortemaggiore, interessato dalla CIGO in deroga da quasi sei mesi, ora cambia direzione: non più da Somalia  a Cortemaggiore, ma al contrario. Il Consorzio Cal Soc. Coop. Arl organizza proprio in questi giorni lo spostamento di 12 dei 25 lavoratori assunti a tempo indeterminato dalla consortile Maxwell sul sito di Somalia, dove , in contemporanea, circa 35 lavoratori si trovano in Cassa integrazione, perché considerati in esubero rispetto ai volumi lavorati.  In realtà l’utilizzo improprio e fraudolento della Cassa integrazione, non solo come strumento anomalo di flessibilizzazione selvaggia e senza regole nella gestione del rapporto di lavoro, ma anche come operazione chirurgica di tipo espulsivo al fine di allontanare lavoratori scomodi, colpevoli di aver aderito ad un sindacato non gradito, è iniziato lo scorso mese di ottobre come risposta agli scioperi di protesta cui gli stessi lavoratori, sostenuti dal SI Cobas, davano vita a fronte di numerose e reiterate violazioni della normativa contrattuale.  L’irregolarità nel conteggio delle ore effettivamente lavorate, la retribuzione del lavoro straordinario corrisposta in nero o sotto voci fiscalmente esenti, il lavoro a chiamata, anche avvalendosi di personale estraneo all’organico operante in Ceva e il riposo forzato e senza ragione per chi ha il diritto a prestare l’attività lavorativa come prevede il contratto e il calendario della programmazione dell’orario, oltre al mancato rispetto della normativa sulla sicurezza, sono realtà di casa al magazzino di Cortemaggiore, come, peraltro, segnalato all’Ispettorato del Lavoro.  Dal mese di ottobre 2011, il Consorzio Cal apriva la procedura per la richiesta per 42 operai della CIGO in deroga per tre mesi, con possibilità di proroga per altri tre mesi in caso di persistenza della crisi dovuta ad un temporaneo calo dei volumi,così si legge nel documento, che, in pratica, non aveva avuto riscontro nel corrispondente calo dell’attività produttiva; la quale, viceversa, continuava a svolgersi regolarmente e a ritmi abbastanza sostenuti.
Per tutto il periodo ottobre-dicembre 2011, infatti, si registrava complessivamente una integrazione salariale modesta, inferiore alla settimana pro capite per un certo numero di lavoratori, mentre il resto di loro ha continuato a svolgere la normale attività lavorativa di 40 ore settimanali e non è mancato chi ha pure effettuato gli straordinari, come non è mai cessato il ricorso a lavoratori esterni, fatto questo che lo stesso Ispettorato ha potuto verificare nel corso di un intervento ispettivo.
Inspiegabilmente, dopo tre mesi di Cassa integrazione, rimasta pressoché inattiva, un brusco e improvviso calo dell’attività induceva le Parti a formalizzare la proroga della CIGO per tre mesi  (gennaio-marzo ), questa volta per soli 17 dei 42 lavoratori complessivamente occupati; gli altri 25, invece, venivano assunti dalla nuova cooperativa Maxwell  del Consorzio Cal con un contratti indeterminato e a tempo ridotto, senza nemmeno specificare le modalità concrete di applicazione del criterio dell’anzianità all’uopo prevista, e nonostante fosse sancita, in sede di proroga, una equa distribuzione, tramite rotazione, su tutti i lavoratori dei periodi di Cassa. Il calo improvviso e senza ragione, visto che i clienti principali  non solo avevano rinnovato il loro contratto con Ceva, ma qualcuno aveva anche aumentato i volumi delle merci conferite e che, inoltre, il ricorso al lavoro straordinario non è mai cessato, oggi sembra confermare quella che era stata da sempre una nostra convinzione, ossia che Ceva da tempo stava trasferendo gradualmente gran parte delle merci e dell’attività su altri siti del Gruppo, una “dislocazione intramoenia”, al fine di svuotare il magazzino di Cortemaggiore; un gioco da ragazzi considerato che i siti  del colosso della distribuzione sono sparsi un po’ ovunque. Ora a temere per il proprio futuro non sono solo i 17 lavoratori praticamente buttati in mezzo alla strada, ma anche i 25 riassunti da Maxwell, i quali ad oggi avevano lavorato a ritmi di 9-10 ore al giorno, alla faccia del rapporto part-time.  E ciò non può essere certamente imputato all’attività di lotta e di denuncia del Si-Cobas a tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori e per il rispetto della legalità nei luoghi di lavoro, come dimostra chiaramente, tra le altre cose, l’ultima vicenda dei 12 lavoratori che vengono trasferiti a Somalia proprio nel momento in cui 35 lavoratori di quel sito sono in Cassa integrazione. Ci risulta perfino il caso di un lavoratore occupato a tempo determinato presso la Ceva di Cortemaggiore che, dopo la scadenza del contratto, veniva trasferito a Somalia e lì prestava lavoro in nero per due mesi.
Una condotta vergognosa, utilizzata come monito, quasi a confermare un’alternativa amara e inaccettabile: se si vuole creare lavoro, se si vuole che Ceva continui ad operare a Cortemaggiore, nessuna interferenza, nessun ostacolo deve essere posto alla libertà di sfruttare la forza-lavoro in totale franchigia e al riparo da qualsiasi regolamentazione effettiva del rapporto di lavoro posta a garanzia della dignità umana, specialmente se si tratta di lavoratori immigrati più ricattabili.
Ora le intenzioni della Ceva e del Consorzio Cal sono chiare, ma per noi lo erano fin dall’inizio. Quello cui non intendono rinunciare è ricercare con ogni mezzo, lecito e illecito, condizioni sempre più favorevoli di profitto, infischiandosene del quadro giuridico, fatto di leggi e normative contrattuali, entro cui l’iniziativa economica privata deve svolgersi, nel pieno rispetto della dignità e dei diritti di ogni persona che lavora.
 E’ questo un comportamento molto diffuso nel settore della grande distribuzione, che si avvale del sistema delle false cooperative, la cui attività consiste esclusivamente nell’intermediare manodopera a basso costo, costituita da lavoratori immigrati, da mettere a disposizione della Committente di turno. E’ questa una vergognosa piaga sociale che solo i lavoratori uniti possono combattere e questa è la politica del S.I. Cobas Un fenomeno aggravato dall’atteggiamento omissivo e  connivente dei sindacati confederali che il più delle volte sono conniventi con i padroni.
16 marzo 1012
I lavoratori iscritti al SI Cobas in forza alla Ceva di Cortemaggiore