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Trecento operai affollano l’assemblea nazionale: dopo l’aggressione a Fabio Zerbini, nessun passo indietro!

La sala fa davvero fatica a contenere tutti. Arrivano da Bologna, Parma, Piacenza, Torino, Brescia, Bergamo, Genova e ovviamente, in massa, dalle fabbriche della logistica delle province di Milano, Varese, Lodi e Pavia.
Il pestaggio di Fabio Zerbini si √© cos√¨ trasformato in uno strumento per ribadire e rilanciare l’unit√† di classe che, in cinque anni di battaglie, ha consentito tante vittorie parziali ma, soprattutto, di aprire una breccia nel sistema di sfruttamento intensivo e caporalesco imperniato sulle cooperative del settore.

La rabbia per il pestaggio √© forte e si respira ancora, ma √® abbondantemente superata dalla voglia di non mollare il terreno di lotta, di guardare avanti con fiducia e determinazione, di definire con pi√Ļ precisione gli obiettivi sindacali e politici, di tracciare una prospettiva pi√Ļ generale.
L’imposizione generalizata del CCNL di categoria in tutte le fabbriche e in tutti i magazzini, e lo smantellamento del sistema delle cooperative sono i due punti cardine su cui, a stragrande maggioranza, l’assemblea approva la prospettiva immediata di costruzione di uno sciopero nazionale che riesca a travalicare i confini della categoria (i facchini) che finora ha segnato, in un isolamento pressoch√® totale, la traiettoria di lotta del S.I.Cobas.
Gli interventi di alcuni delegati metalmeccanici recentemente entrati nel sindacato, insieme alle notizie che vanno nella stessa direzione provenienti da Bologna e Modena, rappresentano il segnale che questa nuova tappa, probabilmente, è già cominciata.

Nessuno per√≤ ha cercato scorciatoie. Come emergeva dalle comunicazioni a caldo, nelle ore immediatamente successive al pestaggio: “La mano che ha colpito Fabio non √® “cattiva” (e a pensarci bene non ha fatto nemmeno un gran danno) ma √® piuttosto una rappresentazione evidente del fatto che il padronato (incluso i suoi servi, o sgherri, ovviamente) non trova, al momento, una soluzione concreta per sottrarsi all’azione operaia che ciomincia ad incalzarlo”.

Ci√≤ significa che le reazioni scomposte e/o repressive dei padroni, della mafia ad essi organica, e delle istituzioni borghesi, sono destinate a condizionare il percorso del sindacato che vogliamo: allargare costantemente l’azione di lotta e l’organizzazione di classe che la permette, crescere collettivamente nella coscienza che i destini di tutti i settori sociali colpiti dalla crisi, e che oggi non trovano risposte politiche adeguate, dipendono esattamente dalla capacit√† della classe operaia di porsi come punto di riferiemento complessivo, capace finalmente, e di nuovo, di tracciare un’alternativa concreta pi√Ļ generale all’attuale dominio di classe.

Per questo quindi, senza farsi prendere da facili entusiasmi, si è deciso di convocare, per mercoledì 22 gennaio alle 21 presso la sede milanese del SI.Cobas una riunione operativa di delegati sindacali e attivisti solidali capace di tracciare un percorso concreto che porti alla realizzazione dello sciopero nazionale deciso in assemblea.

20.1.2014 – S.I. Cobas