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[REGGIO CALABRIA] Sgombero a San Ferdinando: chi tocca uno tocca tutti!

Stamane a San Ferdinando (RC) é stata sgomberata una fabbrica occupata vicino alla tendopoli di San Ferdinando.

Da più di 4 anni molti lavoratori immigrati abitavano questa fabbrica rifiutandosi di vivere nelle tende e nelle baracche della tendopoli: alla richiesta delle autorità di lasciare il fabbricato, i lavoratori occupanti hanno sempre risposto domandando invano una sistemazione alternativa e dignitosa.

La fabbrica é abbandonata: più volte le forze dell’ordine avevano provato a sgomberarne gli occupanti e nei giorni scorsi più numerose ed aggressive eran state le provocazioni intimando agli occupanti di andarsene subito senza opporre resistenza; oggi sono intervenute con un numero esagerato di uomini, peraltro impedendo di fare foto o video tanto alle personegià presenti nel fabbricato all’irruzione, quanto a quelle intervenute in seguito.

I lavoratori immigrati che vivevano sia nella fabbrica e vivono nella tendopoli sono tutti operai agricoli impiegati nella piana di Rosarno: non casualmente, il momento dello sgombero é coinciso col periodo della stagione in cui tanti braccianti sono al lavoro altrove, soprattutto in Puglia nel foggiano per la raccolta dei pomodori e in Piemonte nel saluzzese per la raccolta della frutta.

Dopo lo sgombero, diversi occupanti sono stati portati in commissariato, dove tra l’altro son state loro prese le impronte digitali; mentre alcune delle solidali sono state perquisite. 

Oltre le vacue promesse e la dura repressione “alla Salvini”, dall’alto – Stato, partiti, sindacati, associazioni – nessuna soluzione concreta é mai stata offerta ai lavoratori.

Eppure, quando la stagione raggiunge la fase di maggiore produttività, gli operai agricoli risultano semplicemente troppi per trovare tutti spazio nella tendopoli-baraccopoli, luogo nel quale inoltre le condizioni di vita sono oggettivamente e risaputamente pessime sotto ogni aspetto – dall’igiene alla sicurezza.

Per di più, il comune di San Ferdinando continua a non riconoscere la residenza ai braccianti, benché senza la loro forza-lavoro la ricca stagione agricola della raccolta semplicemente non si realizzerebbe, anzi nemmeno potrebbe cominciare!

Per queste ragioni, tanti sono ormai i lavoratori immigrati che rifiutano le soluzioni “istituzionali”sempre  annacquate e spesso a doppio taglio: scegliendo invece di lottare per migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro.

Per colpire questa lotta é stata attaccata l’occupazione della fabbrica, costituendo la stessa una comunità di solidarietà ed autorganizzazione proletaria, per quanto precaria già evidentemente troppo pericolosa per il potere costituito dei padroni che fanno profitti d’oro col malaffare nei campi e della “accoglienza”.