Cobas

[LUCCA] IL 20/10 assemblea pubblica di lavoratori italiani e immigrati

In appoggio allo sciopero generale nazionale del 26 ottobre, indetto dal sindacalismo di base,


e alla manifestazione nazionale di Roma di sabato 27 ottobre,  promossa dal S.I. Cobas.
 
Sabato 20 ottobre ore 15.00
 
Capannori (Lucca), P.za Aldo Moro – sala riunioni di fronte al palazzo comunale
 
ASSEMBLEA
DI LAVORATORI ITALIANI E LAVORATORI IMMIGRATI
 
CI SONO SOLO DUE RAZZE:
LA RAZZA SFRUTTATRICE
E LA RAZZA SFRUTTATA
 
Interverranno alcuni lavoratori immigrati militanti del S.I. Cobas che presenteranno l’opuscolo “Contro il razzismo, arma dei padroni e le politiche governative sull’immigrazione.

Per l’unità nella lotta tra lavoratori italiani e immigrati”.

È prevista la proiezione del documentario “Immigrazione: storia, S.I. Cobas, la lotta e la prospettiva”.

L’unica “certezza” che il capitalismo può garantire alla classe lavoratrice, ma soprattutto alla nuova generazione proletaria, è un “futuro” di precarietà, sia nella condizione lavorativa che nella condizione extra-lavorativa.
 
Per l’abolizione totale di tutte le leggi anti-proletarie approvate dai governi sia di centro-sinistra che di centro- destra: tutti i provvedimenti per liberalizzare il mercato del lavoro, le contro-riforme pensionistiche, le leggi anti- immigrati, le leggi anti-sciopero, ecc.
 
Contro il “Patto della fabbrica”, siglato il 9 marzo 2018 tra Confindustria e Cgil-Cisl-Uil: un “patto per la crescita” della competitività del capitalismo italiano e quindi della crescita dello sfruttamento e della concorrenza al ribasso dei salari e delle condizioni di lavoro di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori; un patto per farci lavorare sempre di più, di più, di più, per lavorare in meno e con una diminuzione del potere d’acquisto dei salari.

La manovra economica (DEF), del cosiddetto “governo del cambiamento”, è in perfetta continuità con le politiche anti-proletarie di tutti i precedenti governi, organici agli interessi di competitività del capitalismo italiano.

Con la “differenza” che questo governo intenderebbe affrontare la persistente crisi capitalistica non più con una politica economica neo-liberista all’insegna dell’austerity, ma con una neo-protezionistica all’insegna del populismo e del sovranismo.

In questa logica si fa carico in modo particolare delle necessità materiali e politiche della piccola e media borghesia industriale, commerciale, agraria, ecc., illudendo la massa dei lavoratori di condividere i loro stessi interessi.

Su questa base possiamo comprendere il senso politico della manovra.

Basti pensare:

– al bluff del reddito di cittadinanza, funzionale al renderci, come proletari, sempre più ricattabili sul mercato del lavoro capitalistico, soprattutto se giovani, di fronte ad un’offerta di lavoro, affinché accettiamo, soprattutto nelle piccole e medie aziende, condizioni di sfruttamento sempre maggiori, alimentando anche il lavoro gratuito e il lavoro nero.
– alla cosiddetta “abolizione” della Legge Fornero, ossia quell’anticipo pensionistico, comunque penalizzante, perché calcolato con il metodo contributivo e non retributivo, che sicuramente favorirà per alcuni anni i lavoratori in uscita dal mercato del lavoro, ma soprattutto sarà funzionale al ricambio generazionale della classe lavoratrice. Un ricambio particolarmente vitale per le piccole e medie aziende che, liberandosi di proletari con un alto costo del lavoro, potranno rilanciare la propria competitività “beneficiando” di un proletariato, soprattutto giovanile, iper-ricattabile e sfruttabile grazie anche al reddito di cittadinanza, molto condizionato e condizionante per i lavoratori, perfino dal punto di vista del controllo istituzionale.
– alla flat tax che, prevedendo un’aliquota del 15% per i “ricavi” sotto i 65.000 euro, punta anch’essa a favorire padroni e padroncini, con una crescita esponenziale delle “false partite IVA”, illudendo i lavoratori con il mito dell’auto-imprenditorialità, che nella realtà non è nient’altro che auto-sfruttamento.
Come classe lavoratrice dobbiamo invece recuperare fiducia nella nostra forza collettiva e batterci:
Contro l’aumento dello sfruttamento capitalistico di tutto il proletariato: “stabile”, precario, disoccupato, immigrato, femminile, giovanile, pensionato
Per l’internazionalizzazione e l’unificazione della contrattazione collettiva, il cui perno dovrà essere la drastica, generalizzata e incondizionata (svincolata dalla produttività, dalla flessibilità e dalla competitività) riduzione dell’orario e del tempo di lavoro a parità di “salario sociale di classe”
 
Contro la produttività-flessibilità-precarietà-competitività, imposte dalla dittatura, non dell’Euro, ma del capitale, non lavorare più per il profitto, ma per il “SALARIO SOCIALE DI CLASSE”
Nessuna/o sfruttata/o, nessuna/o disoccupata/o, nessuna/o precaria/o
 
Lavorare MENO, lavorare TUTTI/E, ma solo per il LAVORO SOCIALMENTE NECESSARIO.
UNITÀ NELLA LOTTA DI TUTTO IL PROLETARIATO
 
“stabile”, precario, disoccupato, immigrato, femminile, giovanile, pensionato.
Per un FRONTE UNICO PROLETARIO ANTICAPITALISTA,
INTERNAZIONALE ED INTERNAZIONALISTA
 
Contro le cause delle emigrazioni forzate, in particolar modo dall’Africa, che sono: l’estrema povertà ereditata dal colonialismo, il debito estero dei paesi dominati e controllati, prodotto della loro spoliazione storica ad opera del colonialismo, il fenomeno del land-grabbing, cioè del furto delle terre africane, asiatiche e sudamericane, i cambiamenti climatici, le acute diseguaglianze sociali prodotte dal capitalismo, le guerre di aggressione imperialiste, ecc.
Contro l’ipocrisia, tutta borghese, della retorica degli “Italiani brava gente” del colonialismo liberale e poi fascista di ieri, e quella dell’“Aiutiamoli a casa loro” dell’imperialismo repubblicano di oggi.

Contro l’invio dell’esercito in Niger da parte dello stato italiano che, strumentalizzando il traffico degli emigranti, tenta di rafforzare la penetrazione, lo sfruttamento e l’oppressione economica, finanziaria e commerciale, e quindi anche politica, in tutta l’area da parte del “nostro” imperialismo, in competizione con le altre potenze, a partire dalla Francia.

Per il ritiro delle “missioni di pace”, italiane e non, all’estero, e contro il commercio imperialistico delle armi.
Per l’appoggio incondizionato alle lotte operaie, contadine e sociali che anche in Africa si scontrano con i governi fantoccio locali asserviti all’imperialismo.
Contro il razzismo di stato del Governo Di Maio-Salvini e di quelli precedenti: per l’abolizione non solo del decreto sicurezza Salvini, ma di tutte le leggi anti-immigrati.
Per il permesso di soggiorno unico europeo incondizionato a tutti gli immigrati che risiedono in territorio europeo; una pre-condizione per spezzare il ricatto della “clandestinità” e per favorire l’unità nella lotta tra lavoratori europei e lavoratori immigrati.

Si tratterebbe anche del minimo del minimo risarcimento storico di tutte le guerre, violenze di ogni genere, depredazioni economiche, ecc., subite dai popoli dominati dal colonialismo e dall’imperialismo.

 
Collettivo “Il cuneo rosso”