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[CONTRIBUTO] Che il nostro odio per il fascismo e il razzismo non offuschi la nostra prospettiva di classe

Cerchiamo di essere oggettivi: √® una bella sensazione vedere la faccia distorta e invelenita, gli occhi persi dell’arrogante bullo razzista sputare livore e rabbia dopo l’estromissione dal governo per l’abnorme autocazzata compiuta per soddisfare da una parte l’ego smisurato da ducetto in fieri e dall’altra per aumentare la subordinazione dell’alleato 5 stelle.

E’ oggettivamente una soddisfazione vedere le facce di questi bastardi e sapere che, per la loro arroganza, si √® forse rimandato il compimento del processo di trasformazione in senso autoritario, xenofobo e culturalmente fascista della societ√† italiana da un punto di vista istituzionale ma soprattutto nei termini della coscienza diffusa purtroppo invece sedimentando ideologicamente e culturalmente un comportamento, una sorta di essere sociale di estrema destra con il quale dovremo fare sempre di pi√Ļ.

La Lega, pressoch√© inarrestabile nei sondaggi, che ha fomentato e raccolto le peggiori pulsioni razziste anche di ampi settori di proletariato √® ora fuori dal governo.

Un proletariato lasciato in balia di una crisi economica devastante e alle contraddizioni della globalizzazione capitalista con il suo carico di precarietà e insicurezza sociale.

Nulla deve essere mai dato per scontato.

Non ci pu√≤ lasciare indifferenti ci√≤ che √® accaduto: vengono infatti modificati oggettivamente una serie di fattori sul piano sovrastrutturale, tra cui il velo nero che stava progressivamente ricoprendo l’Italia e che si √® in parte sbrindellato.

Ci√≤ non √® certamente un dato negativo. 

Diverso per√≤ √® esserne abbagliati e smarrire il senso della realt√† e della prospettiva e potremmo qui ricorrere alla solita metafora della miopia di chi guarda il dito che indica la luna e non la luna stessa.

Per essere maggiormente espliciti: le contraddizioni materiali create dai rapporti di produzione capitalisti e i conseguenti rapporti sociali da questi creati ci sono ancora tutte.

Contraddizioni queste che, in assenza di una chiara e diffusa identit√† e prospettiva di classe, diventano un’arma, pur se contraddittoria, tradizionalmente agitata dalla destra e negli ultimi anni pi√Ļ in specifico dalla destra “populista”, nazionalista e protezionista.

E cos√¨ la precariet√†, i salari bassi, lo svuotamento progressivo dell’ormai scarno stato sociale, sempre meno accessibile per le classi meno abbienti, diventano motivo di propaganda per alimentare la guerra tra poveri e l’attacco costante a immigrati e profughi.

Una cultura della sopravvivenza individuale che ha rotto legami sociali e nel contempo ci ha resi sempre pi√Ļ deboli nei confronti di un dominio di classe supportato da tutti i governi (centro destra e centro sinistra – Renzi in testa) che hanno preceduto l’ultimo 5stelle/pd.

In secondo luogo, senza scomodare confronti storici non propriamente calzanti con la Repubblica di Weimar del primo dopoguerra in Germania, questo governo rischia concretamente di costruire i presupposti di un prossimo esecutivo di superamento della stessa democrazia parlamentare borghese, anche considerando un globale processo altalenante di stagnazione/recessione/crisi economica non arginabile.

In terzo luogo ogni evoluzione o modificazione della rappresentanza parlamentare va sempre vista con gli occhi di chi √® storicamente consapevole che l’affermazione di una societ√† basata su una strutturale giustizia sociale non possa oggettivamente avvenire solo con un miglioramento progressivo dei rapporti di forza.

Solo uno strappo rivoluzionario che costruisca i presupposti di una trasformazione radicale di una societ√† senza pi√Ļ classi n√© sfruttamento capitalista pu√≤ invece determinarlo.

Senza quindi alcuna illusione che questo nuovo e sicuramente inedito governo (“il secondo del cambiamento”…) sia un “fronte popolare” o un governo in cui la classe con il suo peso nella societ√† e nelle lotte abbia imposto anche in sede parlamentare l’esigenza di una trasformazione strutturale, armando la classe nella prospettiva di uno scontro a tutto campo con il nemico di classe.

Ma niente di tutto questo è in vista.

Non vorremmo quindi banalizzare o ridicolizzare questo concetto marxiano, non vorremmo che queste semplici spunti di riflessione sembrassero improntati a un ideologismo e un determinismo da cui ci siamo tenuti sempre tenuti ben lontani.

Vogliamo solo ricordare che la lotta di classe ha una lunga storia e che siamo appena usciti da un secolo in cui le prospettive rivoluzionarie hanno cambiato il mondo e scriviamo queste righe perch√© abbiamo visto esplodere incontenibile la voglia della sinistra istituzionale (a sinistra del PD) di saltar dentro in questo governo “senza se e senza ma” pur di sopravvivere alla mancanza di identit√† e al vuoto di contenuti.

Non √® ancora chiaro che fine facciano i decreti sicurezza cosi dichiaratamente anti proletari e liberticidi e di come procede il percorso di una nuova legge sulla rappresentanza che blinderebbe i confederali nel loro ruolo di gestione “ordinaria” e concertata dello sfruttamento di classe.

Possiamo immaginare che questo governo, se prestiamo credito alle roboanti dichiarazioni di chi l’anno scorso “aveva abolito la povert√†”, possa realisticamente procedere al congelamento dell’aumento dell’Iva, a un piccolo intervento sul cuneo fiscale (pagato con la la fiscalit√† generale) per redistribuire una parte minima di reddito e intervenire sulle parti maggiormente evidenti di diseguaglianza sociale e di razzismo.

Ci√≤ con il soccorso di un’Europa ben disposta pur di tener fuori la bestia nazionalista e protezionista, prima probabilmente di avvitarsi in uno scontro tra le componenti interne che ne decreti la fine anticipata e che possa riconsegnare l’Italia a una destra che si sar√† nel tempo modificata e riequilibrata secondo modalit√† che non possiamo ancora leggere.

Un governo pienamente “liberal democratico” che rappresenter√† quindi pi√Ļ organicamente e pienamente gli interessi del capitale di quanto abbia fatto la destra protezionista pi√Ļ becera e che continuer√† a galleggiare nel mare della crisi affidandosi per la creazione di un consenso interclassista, sopratutto per i 5stelle, maggiormente alla comunicazione propagandistica che e a interventi reali.

Quello che evidentemente manca in questo quadro e che invece rimane come obiettivo primario e collettivo √® il peso e l’organizzazione della classe e del lavoro in senso pi√Ļ esteso, da contrapporre alle strategie del capitale, senza il quale si pu√≤ cadere preda di illusioni e confidando in alchimie tutte interne al fronte avverso.

Confermiamo l’importanza dell’assemblea del 29 settembre a Napoli e del corteo a Roma sabato 26 ottobre come importante momento di confronto e indicazione che l’unica vera opposizione √® quella di classe e l’unico vero cambiamento potr√† accadere quando un immaginario di giustizia sociale, di abolizione della precariet√†, dello sfruttamento di classe della discriminazione su base sessuale o etnica si affermer√† come maggioritario tra i proletari e le classi subalterne diventando capace di dare un “calcio in culo” non solo al ducetto di turno ma all’intero sistema economico capitalista.

Csa Vittoria