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[SANITÀ] Non siamo “eroi” ma lavoratori con coscienza: vogliamo scientificità, sicurezza e tamponi

Prof. Bassetti, ci rivolgiamo a Lei, ma le urgenze che poniamo sono estendibili a tutti i livelli di responsabilità di quel bene pubblico che è la salute.

Come sindacato è nostro dovere dare voce ai lavoratori della sanità.

Le disposizioni di AliSa (azienda ligure sanitaria) sull’impiego dei DPI mandano un messaggio distorto rispetto a quello che deve essere la prevenzione dal contagio.

Come professionisti della salute ci sentiamo indignati per le indicazioni date alle aziende.

Vede Prof, AliSa dichiara che: “è consentito fare ricorso alle mascherine chirurgiche quale dispositivo idoneo a proteggere gli operatori sanitari”, questa è una frase ambigua e fuorviante.

Così come affermare che, in presenza di un paziente che non presenti sintomatologie respiratorie, non sia necessaria alcuna protezione.

Dovrebbe tutelarci l’osservanza del fatidico distanziamento di un metro?

E’ questo che si intende?

E’ questo che si vuole far passare?

Il nostro lavoro non può essere svolto a debita distanza perché si svolge con le mani oltre che con il cervello.

E ancora: entrare nelle stanze dei pazienti Covid-19 con le mascherine ffp2 (92% di protezione), quando sappiamo bene che solo le ffp3 (98%) offrono il massimo margine di protezione, non può essere accettabile, giacché per chi passa ore della propria vita esposto al contagio, quel 6% fa la differenza.

Lo scostamento del 6% può aumentare o diminuire la cifra dei contagi e delle vittime.

Non vogliamo essere considerati professionisti-eroi perché esposti in prima linea.

Vorremmo, da chi osserva e dirige il nostro lavoro a distanza di sicurezza, informazioni semplicemente scientifiche.

Le motivazioni etiche e morali per affrontare le prove drammatiche di questi giorni riguardano noi e la nostra coscienza.

Le rassicurazioni di comodo o la minimizzazione dei rischi, per favore, vorremmo ci fossero risparmiate.

E grave dare indicazioni scellerate (come fa AliSa) quando si sta seduti in poltrona, distanti e al sicuro.

Quando non si entra a contatto diretto con la sofferenza e la morte e non si vive la paura che ci accompagna ogni giorno nel cuore e nella mente, si vive solo una dimensione in “vitro” e non si coglie la vera sofferenza dei vivi.

Lei è il direttore del principale centro di malattie infettive della Liguria e, fin dall’inizio di questa terribile epidemia, ha avuto un ruolo mediatico di grande rilevanza.

Ci saremmo aspettati da parte Sua una presa di posizione netta e contraria a direttive superficiali che sono la premessa di drammi evitabili o almeno contenibili.

I valori propri della comunità scientifica dovrebbero essere un tutt’uno con la difesa di chi opera nell’attività medica e assistenziale.

Non esprimersi in questo contesto lascia spazio ad azioni che possono rasentano il crimine.

Le chiediamo di interporsi a protezione di tutta la popolazione sanitaria, la quale ha diritto di essere tutelata, ed erogare un servizio di qualità.

Per il raggiungimento di tale scopo esigiamo anche che si proceda subito all’esecuzione dei test Covid-19 con cadenze frequenti su tutto il personale presente nelle strutture sanitarie.

Non siamo carne da macello!

S.I. COBAS