Approfondimenti politiciCobasPubblico Impiego

[NAPOLI] Comunicazione della Direzione Strategica dell’ASL NA 1 Centro: lesiva della libertà di espressione, dei diritti sindacali e discriminatoria

Oggetto: Comunicazione della Direzione Strategica dell’ASL NA 1 Centro, lesiva
della libertà di espressione, dei diritti sindacali e discriminatoria.

Al Direttore Generale ASL NA 1 Centro
Ing. Ciro Verdoliva
Strada Comunale del Principe, 13/a,
80145 Napoli NA

La scrivente, presa visione della comunicazione inviata dalla Direzione strategica della ASL NA 1 alla referente della struttura aziendale del S.I. Cobas dell’ASL Na 1 Centro, sig.ra Maria Vitale, ne contesta integralmente il contenuto.

Invero, non capita spesso di leggere una comunicazione di tale genere prodotta da una Pubblica Amministrazione, la quale si spinge al punto di minacciare azioni legali per il semplice fatto di… aver ricevuto delle comunicazioni a mezzo Pec!

A- In via preliminare, riteniamo che “irragionevole” non sia certo la condotta dei nostri rappresentanti aziendali, bensì il comportamento della Direzione della ASL NA 1 che con una comunicazione del 28 aprile voleva rimettere in servizio lavoratori che per le proprie patologie erano stati esonerati dal servizio (in base all’.art. 87 del D.L. n. 18/2020) al fine di preservarli dal contagio: ritorno in servizio che la suddetta Direzione aveva deliberato senza nemmeno una dovuta rivalutazione del medico competente.

Solo l’intervento della Struttura territoriale della Sanità del S.I. Cobas riuscì a sollevare il problema e codesta azienda fu successivamente costretta a produrre una circolare per bloccare gli effetti della sua stessa disposizione.

Per dovere di cronaca, ripercorriamo tutti i passaggi della viceda dei lavoratori “fragili” in assenza per emergenza covid 19, la quale dimostra chiaramente che di “irragionevole” c’è solo il comportamento aziendale.

  1. Prima l’ASL NA 1 esenta dal lavoro i propri dipendenti con patologia(non tutelati dai benefici della l.104/92) , utilizzando la possibilità prevista dal DPCM del 4 marzo , poi il 28 aprile , utilizzando l’ articolo 26 del DL n.18/2020 che non ha alcuna attinenza con la problematica ma è riferito a chi è tutelato dalla l. 104/92, decide che i lavoratori devono rientrare in servizio.
  2. Intervento del SI Cobas e successiva “marcia indietro” dell’azienda, che blocca il rientro, ma rimane ferma sulla sua lettura personale dell’art. 26 del DL .
  3. Rivalutazioni inutili dei medici competenti che valutano la stessa patologia cronica del mese precedente con un piano di sicurezza covid 19 aziendale inesistente.
  4. Interrogazione di un consigliere regionale sull’argomento.
  5. Dulcis in fondo è arrivato il DPCM del 17 maggio che proroga sino al 31 luglio
    anche gli effetti dell’articolo utilizzato per tentare di far rientrare in servizio i
    lavoratori fragili.
  6. Subito le posizioni aziendali diventano più sfumate, e si arriva a una disposizione ambigua al punto che i medici competenti agiscono automamente disconoscendo l’applicazione dell’art. 26 per i lavoratori fragili, dopo che per un mese l’azienda aveva sostenuto che per essi si applicava l’art. 26, circoscrivendone l’ambito di applicazione ai soli soggetti tutelati ai sensi della l. 104/92.

Per un mese il S.I. Cobas aveva sostenuto che per i lavoratori in assenza per emergenza covid si applica l’art.87 del d.l. n.18/2020 (esenzioni motivate considerate servizio attivo) e non l’art. 26; per un mese l’ASL aveva sostenuto che si doveva applicare l’art. 26, per poi essere clamorosamente smentita dai medici competenti, i quali dallo scorso 20 maggio affermano che l’art.26 non c’entra nulla con questi lavoratori.

La domanda nasce spontanea: nel ventaglio di possibilità offertale dal legislatore codesta azienda quale ha scelto?

Non certo quello di metterli in malattia di ufficio, perchè questi lavoratori non rientrano al lavoro solo nella misura in cui l’azienda non garantisce loro livelli idonei di sicurezza.

Intanto si comunica che i lavoratori avranno decurtazioni salariali, rinnegando ciò che si era scritto alla consigliera regionale: diversi lavoratori frastornati da disposizioni fatte anche di sabato sono così ritornati a lavoro a rischio della loro pelle.

Da questo punto di vista, il Si Cobas è diventato un ancora di salvezza per tanti lavoratori fragili che quasi si sentivano braccati dall’azienda, costretti di fatto a tornare a lavoro in condizioni di pericolo.

Di fronte a un tale livello di caos e di improvvisazione, la direzione dell’ASL contesta che il Cobas avrebbe scritto “troppi documenti”… (?!)

Forse, in questo marasma, si può al limite contestare al SI Cobas di aver fatto troppo poco e di aver avuto un eccesso di zelo nel non aprire uno stato di agitazione, considerato che, e la direzione farebbe bene a ricordarsene, l’oggetto delle suddette comunicazioni non erano questioni di lana caprina, bensì la tutela della vita dei lavoratori!

B- Chi scrive è stato informato che l’AORN “A. Cardarelli”, diretta allora dall’attuale
Direttore Generale dell’ASL NA 1 , nel 2018 fu condannata per comportamento
antisindacale nei confronti di un’O.S. la cui coordinatrice aziendale era appunto la signora Maria Vitale, attuale referente del S.I. Cobas dell’ASL NA 1.

Alla luce della vostra comunicazione a mezzo Pec del 26/05/2020, sottoscritta dal
Direttore Amministrativo, dott. Michele Ciarfera, dal Direttore sanitario, dott. Vincenzo Giordano, e dal Direttore Generale, dott. Ciro Verdoliva, la scrivente Sindacato Intercategoriale Cobas esprime viva preoccupazione, sia riguardo la reiterazione di tale condotta antisindacale, sia anche riguardo una condotta persecutoria nei confronti della signora Vitale.

Nelle due comunicazioni in cui segnalava la discriminazione nei confronti del S.I. Cobas, la Vitale non contestava la normativa sulle agibilità sindacali, bensì contestava che codesta azienda voglia scegliersi arbitrariamente la parte sindacale con cui interloquire.

Non a caso, la Vitale ricordava al mittente che i firmatari di contratto hanno determinate prerogative ma al tempo stesso contestava che ad una riunione informativa sulla fase 2, quindi non di contrattazione decentrata, erano stati invitati anche Nursind ed UGL mentre erano stati esclusi S.I. Cobas ed un organizzazione sindacale locale che ha un proprio delegato RSU.

Tale esclusione era del tutto immotivata. La UGL infatti, non è rappresentativa al pari del S.I. Cobas, e ha un delegato RSU al pari del sindacato locale; d’altra parte, il Nursind, pur’essendo maggiormente rappresentativo, non è firmatario di contratto, quindi non rientra nel novero dei sindacati in possesso delle prerogative ritenute essenziali in base alla nota ARAN prot.2869 del 20/04/2020.

Trattandosi inoltre di riunione informativa, la direzione è tenuta a darne comunicazione alle OO.SS., qualunque sia la loro rappresentatività.

Quindi la deliberata esclusione delle due OO.SS. si caratterizza a pieno titolo quale
condotta antisindacale e discriminatoria.

E’ evidente che non ci troviamo in una situazione di rispetto delle norme, ma in un
contesto dove vi è la volontà dell’azienda di scegliersi chi riconoscere e con chi
interloquire: ciò è tanto più grave in un contesto di emergenza sanitaria, di fronte alla quale le amministrazioni pubbliche dovrebbero ricercare il massimo di trasparenza, comunicazione e condivisione dei propri processi decisionali quale garanzia del corretto funzionamento di un sevizio essenziale per l’intera collettività.

C- Codesta amministrazione si lancia poi in un’ affermazione grave quando invita il S.I.

Cobas a non inviare documenti all’amministrazione con richieste irragionevoli,
minacciando addirittura azioni legali.

Occorre ricordare qui che la libertà di espressione non è stata ancora abolita, quindi
nessuno può imporre ad un’O.S. di stare zitta!

L’articolo 39 della Costituzione della Repubblica sancisce tra i suoi principi fondamentali: la libertà sindacale e la registrazione come presupposto del riconoscimento della personalità giuridica dei sindacata.

L’articolo 14 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300/1970), afferma che “il diritto di
costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale è garantito a tutti i lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro”.

Tale norma ribadisce un principio che è già apparso evidente alla lettura dell’articolo 39 della Costituzione, e stabilisce che:

1 – l’attività sindacale può essere svolta anche all’interno dei luoghi di lavoro;

2 – la libertà di fruire del diritto di svolgere attività sindacale è riconosciuta a tutti i lavoratori.

Da ciò deriva come logica conseguenza che il datore di lavoro non può limitare l’esercizio delle libertà sindacali costituzionalmente garantite all’interno dell’azienda opponendo il proprio diritto di proprietà o altri diritti relativi alla disponibilità dei beni aziendali.

Requisito per l’esistenza di un’organizzazione sindacale è quello di rappresentare i
lavoratori con la controparte datoriale.

Affermare che il S.I. Cobas non ha alcun diritto ad intrattenere relazioni sindacali con l’ASL NA 1 significa negare la libertà sindacale ai lavoratori ed alla scrivente.

Quale sarebbe il fine di un sindacato che non intrattiene relazioni sindacali con la controparte?

Giova a tal proposito ricordare che il S.I. Cobas è associazione sindacale legalmente
costituita, con statuto ed atto costitutivo registrati e depositati anche presso codesta azienda.

Quindi il S.I. Cobas è soggetto giuridico a tutti gli effetti. Inoltre la struttura aziendale dell’ASL NA 1 essendo nata di recente e non avendo partecipato alle elezioni RSU è una RSA, e non un terminale associativo.

A tal riguardo, ci preme altresì evidenziare che le tematiche affrontate dal S.I. Cobas nelle Pec in oggetto nulla c’entrano con la contrattazione, bensì rilevano ai fini del dovere di comunicazione e di informazione nelle decisioni prese dall’Amministrazione riguardo l’organizzazione del lavoro del personale fragile dell’azienda e del potere di esprimere pareri in merito al rispetto della legge e della necessaria tutela dei lavoratori, che alla luce dei fatti in ASL Napoli 1 appaiono alquanto carenti…

Tale obbligo poggia su una copiosa, costante e consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale e della Suprema Corte di cassazione, le quali hanno a più riprese affermato che il diritto all’informazione preventiva e successiva (cioè il diritto alla consultazione) costituisce un diritto autonomo svincolato da quelli concernenti la concertazione e la contrattazione, e che dunque solo queste ultime costituiscono un obbligo riservato ai sindacati maggiormente rappresentativi.

Indicativo a tal riguardo è il Decreto della Sezione lavoro del Tribunale di Livorno del 31/03/2011 emesso nel procedimento N. 1865 /2010 RG in cui il Giudice del lavoro di Livorno ha decretato il comportamento antisindacale dell’Amministrazione scolastica per non aver garantito alla ricorrente UNICOBAS il diritto di informazione e consultazione, in ciò negativamente incidendo sulla sua sfera giuridica “e quindi anche sul suo diritto all’immagine e al rispetto della sua funzione, vulnerati dall’altrui inosservanza delle regole che ne garantiscono l’esercizio”.

Questo perché il diritto all’ informazione (per ciò definito autonomo), pur essendo propedeutico anche alla contrattazione, è preordinato a rendere effettiva la capacità operativa del sindacato “di divulgare notizie ai propri iscritti, evidentemente interessati a tematiche di tal genere, e se del caso ad intraprendere le iniziative eventualmente occorrenti nell’ esercizio della libertà sindacale, oltre che relativamente al controllo dell’ esercizio dei poteri datoriali nella gestione dei rapporti di lavoro”.

Diversamente si consumerebbe la lesione degli articoli 3 (principio di uguaglianza) e 39 (principio della libertà sindacale), contenente la tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’ attività sindacale.

In altri termini, le predette fonti pubblicistiche assicurano lo sviluppo del sindacato, non necessariamente legato alla sua capacità di stipulare contratti collettivi, sicché esso possa anche dissentire dalle politiche sindacali maggioritarie (Corte costituzionale. , sentenza n. 344/88 e Cassazione, n. 13240/09).

Ancor più esplicita a tal riguardo è la Sentenza del Consiglio di Stato, Sez. III, n. 4580 del 09/09/2014, riguardo una controversia tra l’A.S.A.P. (Associazione Sindacale Appartenenti Polizia) e il Ministero dell’Interno per il mancato invio da parte di quest’ultimo di documentazione avente ad oggetto il rapporto di lavoro e le questioni sindacali inerenti ai soci dell’organizzazione sindacale.

In tale occasione il Consiglio di Stato ha stabilito che: “il diritto alla informazione diretta e tempestiva è funzionale alla necessità di esercitare le funzioni primarie che spettano a qualsiasi sindacato per la tutela dei diritti dei propri iscritti, a prescindere dal concorso alla formazione di contratti nazionali.

Non è infatti sufficiente la mera accessibilità degli atti sul sito Internet, dal momento che si mettono i sindacati non maggiormente rappresentativi in
condizione di netto svantaggio (anche ai fini della competizione per estendere la
partecipazione e concorrere con i sindacati maggiori) rispetto alle associazioni più
rappresentative sul piano nazionale quanto all’esercizio di funzioni che spettano
necessariamente a qualsiasi sindacato.

Il diritto alla informazione in materia è pertanto fondato … sull’art. 39 della Costituzione riguardante il diritto di associarsi liberamente in sindacati” .

E, ancora: ” Le ragioni già esposte al riguardo della legittimità della richiesta di accesso valgono anche a convalidare la domanda nei termini più generali di accertamento del diritto di informazione del sindacato legittimamente costituito e riconosciuto, ma non in possesso dei requisiti di associazione più rappresentativa sul piano nazionale.

Tali ragioni sono ulteriormente rafforzate dalla constatazione che le richieste non riguardano l’esercizio delle competenze contrattuali riservate alle associazioni sindacali più rappresentative e dunque non può considerarsi legittimo il diniego dell’Amministrazione con il richiamo al diritto di informazione quale disciplinato per le associazioni più rappresentative.”; inoltre: “il diritto di informazione non può essere plausibilmente negato a qualsiasi sindacato legittimamente costituito e riconosciuto che ne faccia richiesta.”.

Infine il Consiglio di Stato, proprio per fugare ogni dubbio, ritiene che nel caso in specie le istanze del Sindacato possono, comunque, essere equiparate a una richiesta di accesso agli atti, non mancando alcuno dei presupposti sostanziali richiesti dagli artt. 22 e seguenti della legge 241/1990, che impone alle Pubbliche Amministrazioni di aprire i propri archivi a chiunque abbia un interesse giuridicamente rilevante a visionare documenti in nome dei principi di trasparenza, imparzialità e buon andamento dell’attività amministrativa.

Sintentizzando: la struttura aziendale S.I. Cobas è nel suo pieno diritto di
intrattenere relazioni sindacali con codesta azienda.

L’ASL NA 1, in conformità alla giurisprudenza di merito deve riconoscere al Si Cobas il diritto all’informazione “funzionale alla necessità di esercitare le funzioni primarie che spettano a qualsiasi sindacato per la tutela dei diritti dei propri iscritti”, anche se O.S. non rappresentativa, con particolare riferimento all’informazione diretta e tempestiva “delle circolari e altri atti normativi”.

Ciò non è in contrasto con la nota dell’ARAN citata da codesta amministrazione e
interpretata in maniera strumentalmente distorta.

Nella nota si fa infatti riferimento esplicito alla fase contrattuale.

La contrattazione decentrata, con la sua informazione preventiva ecc. è prerogativa delle OO.SS. firmatarie di contratto. Ben altra cosa è dire che il S.I. Cobas non deve intrattenere relazioni sindacali con l’azienda, che è cosa inaccettabile e lesiva della libertà di associazione dei lavoratori.

Che anche l’azienda sia ben consapevole di questa sua lettura strumentale e non
confacente alla norma, è d’altronde provato dalla comunicazione che la stessa azienda, citando la stessa nota ARAN e producendola lo stesso giorno, ha inviato al sindacato locale esistente solo nell’ASL NA 1 “Potere al Lavoro”.

In tale comunicazione il tenore è lo stesso, ma il finale è diverso. Infatti la Direzione dell’ASL si guarda bene dall’affermare che Potere al Lavoro non deve intrattenere relazioni sindacali con l’azienda…

Alla luce di tutto quanto sopra esposto,

CONSIDERATO CHE

1- la Direzione Strategica dell’ASL NA 1 ha una visione totalmente alterata delle relazioni sindacali, e ritiene di potersi scegliere arbitrariamente con chi interloquire. Con siffatto comportamento si lede in toto lo Statuto dei lavoratori.

2- codesta amministrazione non tollera le OO.SS che intendono tutelare i lavoratori non solo sulla carta. Il SI Cobas ha la colpa di aver tutelato quei lavoratori fragili che da un giorno all’altro venivano inseriti in posti di lavoro potenzialmente pericolosi nel silenzio di tutti gli altri sindacati.

3- vi è il fondato timore che la referente aziendale del S.I. Cobas, Maria Vitale, sia oggetto di comportamento persecutorio. Ricordiamo ancora una volta che essa fu trasferita in modo almeno anomalo dall’AORN “A. Cardarelli “(diretta allora dall’attuale Direttore Generale dell’ASL NA 1) alla ASL NA 1, e che per tale motivo l’azienda Cardarelli fu condannata per comportamento antisindacale, ed ora è oggetto di una comunicazione antisindacale da parte dell’ASL NA 1 che per tenore e contenuti non ha riscontro altrove.

CON LA PRESENTE SI CHIEDE

che fra il S.I. Cobas e l’ ASL NA 1 si instaurino normali relazioni sindacali, nel rispetto delle norme e dei ruoli e quindi il ritiro della comunicazione dell’ASL NA 1 avente ad oggetto “Discriminazione sindacale”.

In caso di mancato riscontro, la scrivente si vedrà costretta ad indire forme di mobilitazione ed azioni pubbliche di denuncia, nonché ad adire in tutte le sedi opportune al fine di tutelare la dignità dei nostri iscritti e l’onorabilità della nostra organizzazione sindacale.

Distinti saluti

Napoli, 30/05/2020

Per l’Esecutivo nazionale SI Cobas
Giuseppe D’Alesio