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[CONTRIBUTO] Risposta a Eliana Como. Ma rivolta soprattutto ai tanti lavoratori e alle tante lavoratrici combattivi/e che non erano (ancora) a Bologna…

Riceviamo dalle lavoratrici e dai lavoratori combattivi del Coordinamento del Veneto – Marghera e pubblichiamo qui sotto il contributo “Risposta a Eliana Como. Ma rivolta soprattutto ai tanti lavoratori e alle tante lavoratrici combattivi/e che non erano (ancora) a Bologna…”, già pubblicato dai compagni della redazione de Il Pungolo Rosso sul loro sito.

Questa crisi sanitaria e sociale, che sta provocando i primi scioperi spontanei nelle fabbriche dopo decenni, e diviene ora anche crisi economica e finanziaria, mette alla prova i sistemi capitalistici, in Italia e nel mondo intero, e scuote le coscienze in settori della nostra classe cui si chiede di lavorare comunque, anche in assenza delle condizioni di sicurezza che vengono invece imposte al resto della popolazione.

Per la prima volta da decenni assistiamo a scioperi spontanei nelle fabbriche.

Anche nella lotta per ambienti di lavoro sicuri e adeguati dispositivi di protezione individuale, e nelle difficoltà di coloro che sono lasciati a casa con un futuro incerto, deve crescere la coscienza della necessità di lottare per superare questa società divisa in classi.

Contro le ideologie da “unità nazionale” tra sfruttati e sfruttatori.

Il virus globalizzato mette inoltre in chiaro l’inconsistenza delle prospettive di autonomie locali/localistiche, e delle scorciatoie “sovraniste”.

L’unica strada è quella internazionalista, dell’unione tra i proletari di tutto il mondo.

S.I. Cobas

Nella foto: picchetto di sciopero dei lavoratori Spreafico di Dolzago (LC), lotta contro cui si è recentemente attivata la Cgil locale opponendosi ufficialmente alla protesta operaia per migliorare le condizioni di lavoro e di vita per tutti, attaccando i lavoratori in sciopero e invocando addirittura la necessità di non scioperare affermando: “vogliamo garantire la pace sociale”.


In risposta a Eliana Como ma, soprattutto, ai tanti lavoratori, alle tante lavoratrici che le lotte le hanno fatte, e le fanno, ma a Bologna (ancora) non c’erano

Il giorno dopo l’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del 27 settembre a Bologna, Eliana Como, coordinatrice della corrente di opposizione in Cgil, ha dato una curiosa intervista a Radio onda d’urto. Curiosa perché da un lato dice: “sono contenta che l’assemblea sia andata bene. Condivido il documento che è stato approvato”. Dall’altro, però, dedica gran parte dell’intervista a smontare la prospettiva delineata dall’assemblea, che – a suo parere – è stata più politica che sindacale e non ha tenuto in conto che “l’unità delle lotte è bella, ma dobbiamo prima farle le lotte”, sostenendo che “non basta scrivere un bel documento, né tanto meno auto-proclamarsi avanguardia combattiva”.

Non pensiamo di convincere Eliana Como che si sbaglia. Saranno i fatti a provarlo. E chi sa se basteranno. Questo, per noi, è davvero secondario. Ci interessa molto di più, invece, spiegare ai tanti lavoratori, alle tante lavoratrici che le lotte le hanno fatte, e le fanno, ma a Bologna non c’erano, cosa è stata l’Assemblea del 27, cosa stiamo preparando e perché ci aspettiamo, alle prossime iniziative, che si uniscano a noi.

L’Assemblea del 27 è stata un’assemblea, oltre che numerosa, combattiva. Tutti/e coloro che sono intervenuti/e avevano dietro di sé un’esperienza di anni di lotte – a cominciare soprattutto dai facchini e dai driver della logistica organizzati nel SI Cobas – e avevano, quanto meno, la determinazione a promuovere in tanti settori di attività risposte di lotta agli attacchi padronali e alle politiche anti-operaie del governo e dell’UE.

Ma è stata un’assemblea sindacale o un’assemblea politica? La domanda è mal posta. È stata un’assemblea sindacale nella quale hanno parlato decine e decine di operai e lavoratori/lavoratrici e delegati/e, militanti sindacali e di movimento, che non hanno potuto fare a meno di confrontarsi con grosse questioni tanto sindacali quanto politiche. Tipo: la crisi, il patto per la fabbrica del 2018, il Jobs Act, le leggi contro gli emigranti e gli immigrati, le varie proposte di “patto sociale”, la repressione statale e padronale, il mancato rinnovo dei contratti, la violenza contro le donne, la totale riorganizzazione della sanità a partire dalla prevenzione, il pestifero “sovranismo”, il federalismo, il welfare aziendale, etc. Neppure con i raggi laser, oggi, si può separare il “sindacale” dal “politico”. E chi pretende di farlo, fa un pessimo servizio alla ripresa delle lotte e alla prospettiva dell’unità del fronte di classe.

Non corrisponde al vero neppure che all’Assemblea ci fossero quasi solo lavoratori del SI Cobas, perché invece ce n’erano di diversi altri sindacati “di base”, né che gli iscritti CGIL presenti fossero tutti, o quasi, del Pcl – non è così, non erano neppure tutti della corrente di opposizione, tra l’altro. Ed è strano che ne parli chi non c’era. Erano ancora pochi, questo sì, è vero; ma ci daremo da fare perché crescano, guardando sia all’opposizione attuale sia, ancor più, a chi è rimasto iscritto alla CGIL ma si è messo in disparte perché non può condividere la politica rinunciataria e subalterna all’asse padronato-governo che oggi domina la vita della CGIL. A loro e ai tantissimi giovani precari senza sindacato vogliamo parlare. Con una attenzione particolare alle lavoratrici, come si vede nel documento finale.

Vogliamo farlo a partire dal bagaglio di lotte più recenti, che è stato quello – per lo più – dei proletari immigrati della logistica, e dalle lotte meno recenti nelle quali gli operai della metalmeccanica, e non solo, hanno dato filo da torcere ai padroni. I padroni fanno di tutto per cancellare la memoria di queste lotte, ma noi siamo certi, invece, che riaffiorerà forte in un nuovo ciclo di lotte che la crisi globale sta incubando ovunque nel mondo. E di cui si vede già un primo, grande anticipo negli Stati Uniti.

“L’unità delle lotte è bella, ma bisogna farle prima le lotte” – lo sappiamo. E stiamo facendo quello che possiamo proprio per favorire la ripresa delle lotte, e difendere con le unghie e con i denti quelle che ci sono, e vengono brutalmente attaccate: ecco l’importanza della manifestazione di Modena di sabato 3 ottobre. Che cosa è stata l’Assemblea del 27 se non un invito forte a riprendere le lotte? Contro il padronato. Contro il governo Conte che finora ha saputo manovrare bene per tenere fermi i lavoratori. Contro l’Unione europea, che finora ha saputo vendere il Recovery Fund come se fosse un grande piano di aiuti a tutta la popolazione, mentre è un gigantesco debito gettato sulle nostre spalle per favorire la ripresa dell’accumulazione.

Né Eliana Como, né altri possono dirci: perché tenete fuori questi e quelli dal vostro percorso? Chiunque voglia unirsi, sarà benvenuto/a. Per chi non è venuto a Bologna, e giudica valida la nostra piattaforma di lotta, la nostra prospettiva di lotta, c’è sempre tempo per unirsi a noi. Purché non abbia in mente di venire a fare chiacchiere da caffè, recite a soggetto, o a sventolare il proprio io. Per tutti gli altri e le altre le porte non sono aperte, sono spalancate.

Di fronte a una crisi storica e profonda che investe il movimento operaio, le sue direzioni politiche e sindacali, la via segnata dalla grande assemblea di Bologna, dove si è praticata per davvero l’unità tra lavoratori e lavoratrici appartenenti alle più diverse sigle sindacali, o anche senza sindacato, accomunati dallo stesso bisogno, dalla stessa volontà, di reagire agli attacchi dei padroni e del governo, segna un punto di partenza e getta le basi per la ricostruzione di rapporti di forza favorevoli per tutti gli sfruttati e le classi subalterne in generale.

Noi di questo percorso, che rifugge da qualsiasi forma di autoconservazione e autocentratura, siamo promotori e partecipi, alcuni da iscritti della CGIL, ma – anzitutto – da lavoratori e lavoratrici che non hanno piegato la schiena, e intendono lavorare al rilancio dell’iniziativa di classe. Di solito, in queste occasioni, per chi si schiera o dovrebbe schierarsi dalla giusta parte, chi sbaglia è sempre quello che non c’è, e noi c’eravamo.

Dall’Assemblea del 27 a Bologna abbiamo ricevuto una decisa spinta ad andare avanti sulla strada intrapresa per un fronte unico di classe. E abbiamo fissato, per cominciare, un primo calendario di iniziative non simboliche, ma vere. Il resto verrà.

1 ottobre

Le lavoratrici e i lavoratori combattivi del Coordinamento del Veneto – Marghera