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[CONTRIBUTO] Per una “Intifada dell’unità”. Dopo lo sciopero generale, avanza la lotta nella massa profonda: dentro e fuori la Palestina

Per una “Intifada dell’unità”

Riprendiamo dal sito La voce delle lotte la traduzione italiana di un volantino distribuito il 18 maggio in molte città e firmato “Palestinesi del ’48”, che esprime il sentimento di massa (della massa profonda, e non certo delle élite borghesi qui attaccate) che pervade questa nuova Intifada. [Abbiamo apportato ad essa solo una piccola correzione e tradotto le due frasi conclusive del testo arabo.]

Il cammino della liberazione di questa indomita massa di oppressi/e e di sfruttati/e sarà lungo, come si ammette in questo testo, ma ricomincia da una postazione più avanzata, dentro e fuori la Palestina.

Il Pungolo Rosso


Palestinesi,

Stiamo scrivendo insieme un nuovo capitolo di coraggio e di rinascita nel quale racconteremo la storia di un diritto che non verrà cancellato dall’oppressione del colonialismo israeliano nonostante sia penetrato in profondità e sia sempre più duro.

Racconteremo una storia semplice del nostro paese: il diritto di essere un unico popolo e un’unica collettività in tutta la Palestina. Le squadracce sioniste hanno cacciato gran parte del nostro popolo, hanno rubato le nostre case e hanno distrutto i nostri villaggi e successivamente hanno spezzettato ciò che ne era rimasto. Ci hanno separato geograficamente e ci hanno trasformato come se fossimo collettività diverse e separate affinché ognuno di noi vivesse in tante grandi prigioni. Così, l’entità sionista ci ha controllato. Così ha diviso le nostre aspirazioni politiche e ci ha impedito di portare avanti una lotta tutti insieme di fronte al regime coloniale di apartheid in tutta la Palestina.

Così Israele ci ha sbattuto dentro prigioni isolate dal resto del mondo. Una di esse nella Sponda Occidentale (Cisgiordania) ed è la ‘prigione di Oslo’. Una dentro i territori del 1948 ed è quella della ‘prigione della cittadinanza’. un’altra, caratterizzata con la guerra e con la crudeltà perenni, che è quella di Gaza. Poi ce n’è un’altra, isolata da parte di un processo di ebraicizzazione, ovvero Gerusalemme. E un’ultima, cacciata e sparpagliata in tutte le parti della terra.

In questi giorni stiamo scrivendo un nuovo capitolo. Il capitolo dell’intifada dell’unità che perseguirà un solo e unico scopo: il ritorno dell’unità della società palestinese in tutte le sue peculiarità e in tutti i suoi campi. Il ritorno per unire le aspirazioni politiche e le lotte per far fronte al sionismo in tutta la Palestina.

Questa Intifada sarà lunga, sarà un’intifada della coscienza più profonda. Spazzeremo via le scorie della sottomissione e del disfattismo e forgeremo le generazioni al coraggio e al principio che la Palestina è una. Sarà nostro nemico chiunque acuisca e resti devoto alle divisioni tra le élite sociali e politiche.

Questa sarà una lunga intifada che si estenderà tra le strade della Palestina e di tutto il mondo. Un’intifada che affronterà la mano dell’ingiustizia ovunque essa sia e che fronteggerà i bastoni dell’oppressione ovunque essi picchino.

Sarà un’Intifada che affronterà a petto nudo e a testa alta, con speranza rivoluzionaria, letture scientifiche e uno sforzo organizzativo, personale e collettivo i proiettili dell’occupazione sionista ovunque essi sparino.

Viva la Palestina una ed indivisibile.

Viva l’Intifada unitaria