Sindacato Intercategoriale Cobas

Difesa salute

MARLANE: MORTI SUL LAVORO

Domenica 13 Marzo, h. 10 a Milano, presso la sede del SI Cobas presentazione con gli autori del libro "Marlane la fabbrica dei veleni" dedicato alla vicenda dei lavoratori morti alla Marlane di Praia a Mare (gruppo Marzotto).

"Il libro è di Francesco Cirillo (giornalista) e Luigi Pacchiano (operaio alla Marlane e coordinatore provinciale di Cosenza del Si Cobas).

(Marlane, la fabbrica dei veleni. Edizioni Coessenza, € 10,00)

L'iniziativa è organizzata dal SI Cobas e dal Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni.

A seguire pranzo per finanziare la cassa di resistenza per i licenziati politici.

(seguiranno informazioni più dettagliate)

Ultima modifica il Giovedì, 03 Marzo 2011 23:23

Visite: 321

UMBERTO DEVE RIENTRARE IN COIM!

LICENZIATO PER AVER LOTTATO IN DIFESA DEI LAVORATORI E DEI LORO DIRITTI!

Presidio di fronte alla COIM S.p.A. di Offanengo (CR) Via Ricengo, 21/23, lunedì 17 gennaio 2011 dalle ore 13.00 alle 14.30 in appoggio a Umberto licenziato per rappresaglia padronale.

Si invitano tutti i compagni e i lavoratori a partecipare, per dare una risposta all’arroganza della COIM e di patron Bulzella che hanno voluto eliminare un lavoratore scomodo, impegnato quotidianamente in una lotta per il rispetto della dignità e sicurezza integrale dei diritti dei lavoratori.

CONTRO L’ARROGANZA PADRONALE SI LOTTA E NON SI TACE!

Ultima modifica il Martedì, 11 Gennaio 2011 15:28

Visite: 574

Bollettino n.50 del Comitato difesa salute

Sabato 18 dicembre 2010 – ore 15,30 Incontro presso il Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” via Magenta 88, Sesto San Giovanni, con il dott. Giancarlo Ugazio, già professore ordinario di “Patologia Generale” all’università di Torino, medico e nostro consulente esperto di sostanze cancerogene, che risponderà ai quesiti illustranti i risultati di nuove ricerche sui tumori prodotti dall’amianto.  Bollettino n.50

http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com/

Ultima modifica il Giovedì, 16 Dicembre 2010 18:58

Visite: 383

LICENZIATO UMBERTO PER AVER LOTTATO IN DIFESA DEI LAVORATORI E DEI LORO DIRITTI!

Hanno voluto eliminare un lavoratore scomodo, impegnato quotidianamente in una lotta per il rispetto della dignità e sicurezza integrale dei diritti dei lavoratori , come prevedono le leggi e le normative a tal proposito, con l'unica arma che la COIM (azienda chimica a Offanengo) aveva a disposizione e che non ha esitato senza vergogna ad utilizzare: il licenziamento discriminatorio per rappresaglia contro l’attività sindacale e di denuncia da lui svolta quale delegato RSU e RSL.

Un percorso classico, oramai, della protervia padronale contro chi non abbassa la testa e rivendica un lavoro dignitoso e rispettoso dei diritti degli operai, che parte dalla utilizzazione illegittima e ritorsiva della sanzioni disciplinari, secondo uno sviluppo lineare e progressivo fino al licenziamento, alternato ad atti e azioni vessatorie consistenti nella assegnazione di mansioni offensive, umilianti e gravose che, nel caso di Umberto, lavoratore con limitazioni tutelate ai sensi della L. 104/92, hanno compromesso ulteriormente il suo stato di salute. Umberto è stato licenziato perchè aveva osato citare in giudizio la COIM, depositando presso il Tribunale di Crema un ricorso per danno biologico conseguente alle continue violenze fisiche e morali opportunamente orchestrate dalla COIM stessa fino a minarne seriamente la salute.

Isolato dai suoi colleghi, additato come elemento da isolare per i suoi (insistenti) ripetuti richiami al rispetto della normativa giuslavoristica e in materia di esercizio dei diritti sindacali, e per questo assegnato a mansioni gravose, non consone al suo stato di salute, che gli hanno causato continui infortuni. Ridicolizzato ed umiliato professionalmente, in quanto costretto per giorni e settimane intere a rimanere inattivo su uno sgabello, Umberto ha dovuto subire la mancanza (assenza) di solidarietà dei suoi compagni di lavoro, un ambiente nella stragrande parte pregiudizialmente ostile, omertoso e connivente con il comportamento vessatorio della dirigenza e del patron Bulzella (un clima di intimidazione e ricatto che ormai regna sovrano e incontrastato nell’azienda). Una inaudita forma di violenza, una umiliazione insopportabile per chiunque, lesiva di un diritto fondamentale del lavoratore, avente ad oggetto il tentativo di minare la sua personalità nel luogo di lavoro, e che per questo ha dovuto ricorrere ad un atto giudiziale

Il licenziamento ritorsivo, vergognoso ed arrogante dimostra solo la paura, l'impudenza e la pochezza del patron Bulzella affinchè fosse d'esempio anche agli altri lavoratori, ma anche per rispondere alla mole del materiale probatorio posto alla base del ricorso, attestante inequivocabilmente tutto quanto Umberto ha dovuto subire.

Contro un atto indegno tipico dell'arroganza padronale e di tale gravità sarà depositato un ricorso per il reintegro immediato sul posto di lavoro: nemmeno il ricatto del licenziamento servirà all'azienda a piegare la dignità del lavoratore e di tutti gli altri che si oppongono a questo sistema di sfruttamento e della sopraffazione della nostra classe.

È semplice abbattere un elefante, ma il difficile è nasconderne la carcassa. Noi elefanti, poi, abbiamo la memoria lunga. S.I. COBAS Cremona  17 dicembre 2010

Licenziato Umberto

Ultima modifica il Domenica, 26 Dicembre 2010 15:25

Visite: 540

LE MORTI INVISIBILI

 

Di lavoro si muore ogni giorno nelle fabbriche, nei cantieri, nelle campagne. I responsabili degli assassinii dei lavoratori, protetti da leggi che mettono il profitto prima della vita umana, continuano a rimanere impuniti, cavandosela al massimo con un risarcimento economico.

Grande scalpore suscitò nel paese la tragedia che il 4 novembre colpì 7 operai investiti da uno scoppio e bruciati alla Eureco di Paderno Dugnano. 5 di loro riportarono gravissime ustioni su tutto il corpo. I lavoratori, tutti dipendenti di una cooperativa specializzata nel trattamento e stoccaggio di rifiuti, finirono su tutti i giornali, furono oggetto di dotte analisi dei soliti addetti ai lavori e delle lacrime di coccodrillo di circostanza di governo e Confindustria, che sempre si sprecano in queste occasioni .

A distanza di molti giorni da questo gravissimo fatto, come succede sempre, 2 di loro, 2 esseri umani, sono morti uno dopo l’altro nel più assoluto silenzio dei media, e la notizia riportata solo da alcuni quotidiani in brevi notizie. D’altronde non c’è da meravigliarsi. Come in tutte le guerre, anche in quella fra capitale e lavoro, la società capitalista basata sulla ricerca del massimo profitto considera normale e accettabile che ci siano dei morti fra i lavoratori che producono la ricchezza di cui si appropriano i padroni. Tutto sta a contenerne il numero, in modo che non si crei allarme sociale e proteste nell’opinione pubblica.

Davanti alle continue morti sul lavoro e di lavoro il governo non ha trovato di meglio che spendere 9 milioni di euro per pubblicizzare gli spot sulla sicurezza curati dal ministro Sacconi con lo slogan “Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuol bene”. In tale modo governo e industriali si salvano la coscienza scaricando la responsabilità, come sempre avviene, sui lavoratori. Nel 2009, con il decreto 106 sulla sicurezza del lavoro, il governo ha stravolto la legge ancor più a favore dei datori di lavoro, non emanando neanche i decreti attuativi previsti dalla stessa legge. Nel 2010 la Camera, composta da 630 parlamentari, ha varato 20 leggi, di cui 10 per iniziativa del governo, lasciando che il problema della sicurezza sul lavoro sia un semplice slogan.

La disoccupazione crescente, la concorrenza fra lavoratori, l’intensificazione dello sfruttamento con il taglio delle pause, gli ambienti nocivi, peggiorano le condizioni di lavoro e di vita. Se a questo si aggiunge il risparmio sulle spese per la sicurezza dei lavoratori che i datori di lavoro attuano, è chiaro che la causa principale degli infortuni sul lavoro sta in un sistema senza scrupoli.

Gli infortuni sul lavoro, gli omicidi di lavoratori che i padroni chiamano “morti bianche”, come se avvenissero per colpa di nessuno, insieme ai morti per malattia professionale, sono invece una conseguenza del sistema capitalista , che continuerà a generare miseria e lutti nella classe operaia finche non si compierà la liberazione dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo attraverso la soppressione del sistema del lavoro salariato.

Ogni giorno ci sono operai e lavoratori assassinati sui posti di lavoro di cui non conosciamo neanche i nomi. Gli operai in questa società non sono altro che carne da macello, esseri umani sacrificati sull’altare del profitto e a nulla servono i sermoni istituzionali sulla sicurezza se rimangono semplici parole di circostanza.

Questa è la realtà, ecco cosa contano gli operai e i lavoratori nella “democrazia borghese” dei campioni dei diritti umani.

Michele Michelino

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Sesto San Giovanni 2 dicembre 2010

 

c/o Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”, V ia Magenta 88 –20099 Sesto S.Giovanni (MI)

tel/fax 02.26224099

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sito Internet del Comitato: http://comitatodifesasalutessg.jimdo.com

Ultima modifica il Sabato, 25 Dicembre 2010 10:03

Visite: 396

©Sindacato Intercategoriale COBAS