Sindacato Intercategoriale Cobas

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  • Crisi capitalista

    Da quando c’è stato il crac a New York, non stavo più nella pelle a Jersey e mi sentivo rivivere in mezzo a questo crollo generale. Questa merda borghese degli ultimi sette anni mi si era in un certo qual modo attaccata addosso, ora gli avvenimenti me la stanno lavando via, e torno ad essere un altro uomo.

    Fisicamente la crisi mi farà bene quanto un bagno di mare, me n’accorgo fin d’ora. Nel 1848 dicevamo: adesso viene la nostra ora, e in un certo senso era vero, ma questa volta viene in pieno e si potrà colpire al cuore. Di colpo, questa volta dà un senso concreto ai miei studi militari, mi tuffo senza indugio nello studio dell’attuale organizzazione e della tattica generale degli eserciti prussiano, austriaco, bavarese e francese, e oltre a ciò farò soltanto dell’equitazione, cioè della caccia alla volpe, che è una buona scuola”.

    (Engels a Marx, 15/11/1857)

    Può stupire che un’organizzazione sindacale come il S.I.COBAS faccia una rassegna stampa di articoli che affrontano il tema delle crisi economiche.

    La ragione essenziale di questa scelta, nasce dal fatto che siamo un’organizzazione sindacale che sorge ed è diretta dai lavoratori che si sono autorganizzati per difendersi contro il sistema di sfruttamento borghese e che, perciò, hanno smesso di delegare a uno strato di specialisti la difesa delle proprie condizioni di vita e di lavoro.

    Proveniamo dall’esperienza dello SLAI COBAS, nata in una fase di mobilitazione proletaria contro gli accordi sul costo del lavoro del 1993 e per una reale democrazia del fronte dei proletari.

    Questa esperienza era, in sostanza il tentativo di dare delle risposte, da un punto di vista politico e organizzativo, alla necessità dei lavoratori di rompere col quadro delle compatibilità economiche nazionali, e rispondere così, all’esigenza di perseguire obiettivi classisti di difesa delle proprie condizioni di vita, di lavoro, in una prospettiva che ha come obiettivo l’abolizione del capitalismo e, quindi, del lavoro salariato.

    Come abbiamo sentito la necessità e l’esigenza di lottare contro chi cerca di legare le lotte alle compatibilità economiche e politiche della borghesia, così ci attrezziamo per raggiungere un’autonomia da un punto di vista dell’elaborazione del pensiero economico.

    Siamo bombardati giorno e notte dai media, dai cosiddetti “specialisti” (tutti lautamente strapagati) che predicano la necessità per i lavoratori di sacrificarsi in difesa di questo sistema che è per loro eterno e “naturale” e anche da quei falsi “amici” del proletariato che vorrebbero scongiurare le crisi trovando un equilibrio tra produzione e consumo accrescendo il potere di acquisto dei salari, nascondendo il fatto che le crisi vengono sempre da una fase crescente dei salari e dei consumi dei lavoratori .

    Cerchiamo di avere un nostro punto di vista attraverso l’analisi economica per comprendere le cause delle crisi, come si manifestano, il loro percorso ciclico per comprendere meglio le manifestazioni delle crisi sul piano politico, consapevoli che:

    • la sovrapproduzione capitalistica è il corollario al sottoconsumo delle masse

    • le classi e la lotta politica tra le classi hanno la loro origine dai rapporti che si determinano nel movimento dell’economia, vale a dire nelle attività volte alla produzione e riproduzione delle condizioni materiali dell’esistenza e nei rapporti che si stabiliscono tra gli uomini e le donne nel corso di quelle attività e nell’ambito delle quali sono svolte;

    • l’andamento, gli alti e i bassi della lotta del proletariato contro la borghesia sono determinati fortemente dall’andamento del ciclo economico;

    • per lottare contro la borghesia efficacemente è necessario conoscere il movimento economico della società, le sue tendenze, le sue forze motrici, perché qui ha origine la parte essenziale delle condizioni in cui si svolge la lotta, cioè le soluzioni politiche concretamente possibili della lotta, da qui viene una parte delle condizioni che determinano l’esito della lotta.

    Per questo motivo contrastiamo le tesi diffuse nella sinistra e di certo sindacalismo di base, che sostengono che nelle società borghesi attuali il movimento politico possa determinare (se non addirittura determina) il movimento economico.

    Per queste forze il problema si risolverebbe andando al governo del Paese (o raggiungendo la maggioranza parlamentare) gestendo in prima persona le riforme. Man mano, però, che il movimento del capitale ha reso impossibili riforme durature , le sinistre borghesi hanno finito per abbandonare ogni progetto di riforma: essi diventano riformisti senza riforme. In certi Paesi dove questi sono al governo e

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    Una serie di materiali di varia provenienza di carattere economico/politico

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