Internazionale

15 MILA SPAZZINI IN SCIOPERO DURANTE IL CARNEVALE

Rio de Janeiro: 

Dopo aver respinto l’accordo tra i sindacati e il comune di Rio de Janeiro, che concedeva un aumento di salario del 9%, gli spazzini sono scesi in sciopero durante il carnevale, dal 3 all’8 marzo.

Nella città piena di turisti, rotolavano milioni di lattine di birra, scorrevano fiumi di piscia e correvano eserciti di topi.

Nonostante le minacce di licenziamenti del sindaco, lo sciopero è proseguito fino a ottenere: forti aumenti salariali (da un salario base di circa 850 real a 1.100 real); i buoni pasto passano da 12 a 20 real; aumento dell’indennità di pericolo del 40%.

A Rio, la popolazione ha manifestato solidarietà per gli spazzini, portando al braccio una fascia arancione, colore della loro divisa.

Il successo dello sciopero è già un esempio per gli spazzini di Niterói, città vicina a Rio.

 

A proposito di Mandela, Sudafrica e proletari

E' di questi giorni la morte di Nelson Mandela. Mentre il coro unanime dei commentatori internazionali celebra la figura del leader dell'ANC ci si guarda bene dal porre al centro della discussione la realtà sociale ed economica del paese e dei proletari che vi vivono.
Episodi macroscopici ed eclatanti come la strage dei minatori di Marikana (2012) ad opera della polizia del democratico Sudafrica, hanno resistito non più di una giornata sui media di tutto il mondo.
La realtà quindi, ancora e sempre, non è quella che passa attraverso gli strumenti di persuasione e diffusione del pensiero dominante.
Riportiamo un articolo del prof. Pietro Basso dell'università Ca' Foscari di Venezia pubblicato nel 2013 nel volume: Marikana to the World, Marikana. A Moment in Time, Johannesburg, Geko, pp. 118-141 (ISBN 978620562393), che offre notevoli spunti di analisi e riflessione sui reali rapporti economici, politici, e di classe, in atto in quel paese.
(Pubblichiamo il testo per gentile concessione dell'autore, al quale vanno i nostri ringraziamenti).
8 dicembre 2013 - Sindacato Intercategoriale Cobas.

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Da Marikana al mondo.
Marikana è due cose, due mondi, due storie in una. E' il bestiale eccidio dei minatori; è la vibrante lotta dei minatori. Il primo viene da lontano, da un passato che non vuol morire. La seconda porterà lontano, ad un futuro di liberazione che nessuna mitraglia potrà cancellare. Esaminiamo queste due facce, questi due aspetti, uno dopo l'altro, uno contro l'altro per identificare i due antitetici messaggi che i fatti di Marikana hanno lanciato al mondo.

1. L'eccidio dei minatori di Marikana dice anzitutto al mondo intero che se il vecchio apartheid bianco è morto, c'è ora in Sud Africa un nuovo apartheid bianco-nero, e dietro e sopra di esso c'è un nuovo colonialismo. Gli scopi e, per l'essenziale, i metodi di questo nuovo colonialismo non sono diversi da quelli del vecchio colonialismo. La diversità è tutta e solo nelle forme, e nel fatto che il nuovo colonialismo ha assoldato e integrato a sé una classe dirigente di uomini politici, amministratori e sfruttatori neri disposti, senza vergogna, a servirlo da bravi soci in affari. E' una storia antica che si rinnova nell'ambizione (vana) di guadagnare l'eternità.
Il Sud Africa è da secoli un laboratorio della più brutale espropriazione dei produttori diretti e del più feroce super-sfruttamento del lavoro, africano e asiatico, da parte del capitale bianco – uno dei più importanti laboratori del genere, nel mondo. Cominciò la Dutch East Indian Company in the Cape with the dispossession of the local inhabitants, of their land and their cattle, con la loro decimation e reduction to servitude, e con l'importazione di Malay people reduced to slavery. Proseguirono l'opera i Dutch settlers soggiogando gli Xhosa e assorbendoli nella settler economy as a servile class. L'arrivo dei colonialisti britannici inaugurò l'aggressione alle popolazioni Zulu nel Natal e avviò l'importazione di indentured Indian labourers dall'Asia, da spremere fino all'osso nei sugar fields. Dopo la scoperta dei diamanti e delle miniere di oro (1867-1872) gli impresari colonizzatori, posti davanti alle resistenze dei popoli africani ad accettare salari di fame, fecero ricorso ai coolies cinesi e ai lavoratori neri importati dalle colonie portoghesi in Africa. Ed è proprio nelle miniere di diamanti e di oro che si è venuto strutturando nel tempo un sistema, violento ed insieme sofisticato, di sfruttamento differenziale del lavoro fondato su basi nazionali, razziali ed etniche. Da un lato una forza-lavoro qualificata bianca portata dall'Europa, dall'altro una manovalanza africana (e asiatica) pagata con salari 10-15-20 volte inferiori a quelli bianchi, reclutata e suddivisa con cura al fine di mantenere accese al suo interno l'ostilità tra i lavoratori africani e i lavoratori asiatici e un'intensa inter-tribal rivalry tra i lavoratori neri. Per assicurarsi una enorme e permanente sovrabbondanza di schiavi sotto-salariati neri da mettere in spasmodica concorrenza tra loro, la Chamber of Mines e la Witwatersrand Native Labour Association pretesero la pass law e le Reserves. E da queste hanno potuto attingere per decenni moltitudini di lavoratori locali da impiegare per brevi periodi e da rispedire poi, dopo averli torchiati a sangue, nelle loro “homeland”, ridotte dai padroni delle miniere a vere e proprie discariche dell'economia sud-africana.
Ne è nato così un autentico paradiso per il capitalismo coloniale, per l'imperialismo occidentale tutto, olandese, britannico, tedesco, statunitense, italiano, svizzero, francese, australiano, israeliano,  e, si capisce, per gli sfruttatori boeri. Un paradiso capitalista (non precapitalista, come pretendono alcuni), costruito secondo i dettami della bruta “razionalità” del profitto, supportati dalla (presunta) “irrazionalità” del razzismo segregazionista. Il termine con cui questo sistema, essenziale per l'accumulazione capitalistica sia a scala locale che mondiale, è stato designato, apartheid, può trarre in inganno: perché il suo tratto essenziale non è tanto la rigida separazione fisica tra bianchi e neri, possibile ed utile solo fino ad un certo punto, quanto la rigida e molteplice gerarchizzazione della forza-lavoro dentro le miniere, le imprese industriali, e le aziende agricole dei proprietari bianchi. Una gerarchizzazione tra soprastanti e sottostanti che non ha diviso e divide solo i bianchi dai neri, ma ha diviso e divide anche i coloured dai neri, i neri autoctoni dai neri immigrati, i neri autoctoni appartenenti a una data “etnia” o regione da quelli appartenenti alle altre “etnie” e regioni, i neri emigranti dalle Reserves dai neri residenti nelle città. Altrettanto fondamentale per il buon funzionamento del meccanismo è stato (ed è) che esso possa attingere le braccia sempre fresche di cui abbisogna da uno smisurato esercito di riserva di poveri e poverissimi, costretti a vendersi per poco più di nulla, non bastando a sfamarli una misera agricoltura di autoconsumo.
Il fine ultimo di tale scientifico sistema di sfruttamento è quello di tradurre in realtà il sogno antico, e moderno, dei capitalisti colonialisti di ieri e di oggi: disporre di una inesauribile quantità di forza-lavoro a bassissimo costo e zero diritti; una forza-lavoro da ricambiare di continuo in un ininterrotto ciclo breve di super-sfruttamento “usa e getta”, capace di garantire montagne di extra-profitti a chi è libero di torchiarla in un clima di terrore. Già, perché non si può dimenticare che solo attraverso un enorme apparato poliziesco, carcerario e giudiziario, con tanto di eccidi di scioperanti (perfino, se è il caso, di lavoratori bianchi “privilegiati” imbevuti di razzismo, come avvenne nello sciopero “generale” bianco del 1922), arresti di massa, detenzioni senza sentenza, proscrizioni, bagni penali, torture, celle della morte e quant'altro; solo attraverso un simile onnipresente stato di polizia, è stato possibile tenere in piedi questo “perfezionato universo concentrazionario”.
Il tramonto dell'apartheid storico con l'avvento al governo dell'ANC e la caduta formale del colour bar (nel 2003) non hanno mandato in archivio né il dispotismo terroristico sui luoghi di lavoro, né le discriminazioni ai danni dei lavoratori neri. Hanno solo ammantato i vecchi metodi coloniali con un di più di ipocrisia, allargato ad uno strato di lavoro qualificato nero il trattamento privilegiato riservato in passato rigorosamente ai bianchi, e modificato in misura altrettanto modesta le leggi in materia di conflitti di lavoro, badando bene a proteggere le imprese dagli scioperi “illegali”, e cioè dagli scioperi più efficaci...................                   

L'articolo completo in formato pdf da scaricare: Pietro Basso: Da Marikana al mondo

Solidarietà con la lotta dei lavoratori della logistica in Italia

COMUNICADO DE APOYO A LOS TRABAJADOR@S DE LOGÍSTICA EN ITALIA, ENVIADO POR LA SECCIÓN SINDICAL DE COBAS DE UPS VALLECAS (MADRID).
SOLIDARIDAD CON LA LUCHA DE LOS TRABAJADORES Y TRABAJADORAS DE LOGÍSTICA EN ITALIA

La Sección Sindical de Cobas y los trabajadores/as de UPS-Vallecas, queremos expresar nuestra solidaridad con l@s trabajador@as de la logística en Italia, que organizados en el sindicato SI.Cobas, están llevando a cabo una dura lucha contra la explotación  y los despidos. Aunque en el Estado español no existe un sistema de cooperativas como en Italia, creemos que vuestra lucha es similar a la nuestra.

L@s trabajador@s de la multinacional norteamericana del transporte urgente UPS del centro de Vallecas (Madrid) llevamos más de cinco años de lucha incansable contra los despidos y por la defensa de nuestros puestos de trabajo, y más concretamente desde agosto del año 2012 contra la venta de nuestro centro de trabajo a un liquidador de empresas (declarada ilegal y fraudulenta por el Juzgado), cuyo único objetivo es el cierre y el despido de todos los trabajador@s de la planta. Nuestra larga lucha viene sosteniendo unas claras señas de identidad: la independencia de clase, la búsqueda de la unidad de l@s trabajador@s para defenderse de los ataques de la patronal y el gobierno, la democracia obrera (todo se decide en las asambleas) y la solidaridad con otras luchas obreras.

Por eso, viendo la heroica lucha que estais sosteniendo en Italia, consideramos muy importante haceros llegar nuestro apoyo y solidaridad, ya que la lucha de los trabajador@s es una lucha internacional. Sería muy importante que pudiéramos seguir en contacto y en lo posible tratar de coordinar nuestras luchas a nivel internacional. Todo esto nos reafirma en la importancia de crear espacios de solidaridad y extensión como la Red Sindical Internacional de Solidaridad Obrera y de lucha, de la cual tanto SI Cobas de Italia como Cobas del Estado español somos parte.

Os deseamos los mayores éxitos en vuestra justa lucha, que es la nuestra. Porque si ganáis vosotros, ganamos tod@s.

¡¡¡ VIVA LA LUCHA DE LA CLASE OBRERA INTERNACIONAL!!!

COBAS (Madrid)

Seccion Sindical de Cobas de UPS (Vallecas)

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Solidarietà con la lotta dei lavoratori della logistica in Italia

La sezione sindacale di Co.Bas e i lavoratori e lavoratrici di UPS-Vallecas vogliamo esprimere la nostra solidarietà con i lavoratori e lavoratrici de la logistica in Italia, che organizzati nel sindacato SI. Cobas stanno avanzando in una dura lotta contra lo sfruttamento e  i licenziamenti. Anche se nello Stato Spagnolo non esiste un sistema di cooperative come in Italia pensiamo che vostra lotta è simile a la nostra.

Noi lavoratori e lavoratrici della multinazionale nordamericana del trasporto UPS, siamo da più di cinque anni in un'infaticabile lotta contro i licenziamenti e per la difesa di nostro posto di lavoro, e più concretamente dall'agosto del 2012 contro la vendita del nostro posto di lavoro a un liquidatore di società (dichiarata illegale e fraudolento da parte del giudice), il cui unico obiettivo è la chiusura e il licenziamento di tutti i lavoratori del centro. La nostra lunga lotta ha mantenuto una chiara identità: indipendenza di classe, la ricerca dell'unità di lavoratori e lavoratrici per respingere gli attacchi dei padroni e il governo, la democrazia operaia (tutto viene deciso nelle assemblee ) e la solidarietà con altre lotte operaie.

Quindi, vedendo la lotta eroica che state tenendo in Italia, riteniamo importante dare il nostro sostegno e la solidarietà, perché la lotta dei lavoratori è una lotta internazionale. Sarebbe molto importante che potessimo mantenerci in contatto e, se possibile, cercare di coordinare le nostre lotte a livello internazionale. Tutto questo rafforza l'importanza di creare spazi di solidarietà e di estensione come LA RETE SINDACALE INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETA' E LOTTA, della quale sia come SI.Cobas d’Italia che come  Co.BAS di Spagna siamo parte.

Vi auguriamo ogni successo nella vostra giusta lotta, che è la nostra. Perché se vincete vuoi vinciamo tutti. Viva la lotta della classe operaia internazionale!

COBAS (Madrid)

Seccion Sindical de Cobas de UPS (Vallecas)

da ereupsvallecas.blogspot.com.es

Dalla Solidarietà alla Lotta Internazionalista - A fianco della Resistenza Palestinese

Lo scorso 7 settembre si è tenuto a Firenze il secondo convegno nazionale "dalla Solidarietà alla Lotta Internazionalista – al fianco della Resistenza Palestinese" che ha visto la partecipazione di molte realtà solidali con la causa palestinese provenienti da diverse città.
Dopo l’apertura con i saluti ed i ringraziamenti, l’incontro è iniziato con un collegamento via skype con il compagno Himad del FPLP a Gaza.
Partendo dall’affermazione che la Palestina resta il punto centrale per i movimenti antimperialisti ed antisionisti di tutta la sinistra nel mondo, così come la lotta contro Israele e contro l’imperialismo internazionale ed i suoi accordi, il compagno chiede un sostegno politico alla lotta di liberazione palestinese e non un semplice sostegno umanitario. Oltre a ringraziare tutte le delegazioni che durante quest’anno hanno fatto visita a Gaza, sottolinea l’importanza del rapporto con la sinistra che sostiene la lotta del Popolo Palestinese. Coglie l’occasione per ribadire che, nonostante l’operazione sionista annunciata nella zona, il popolo siriano ha la forza per risolvere la sua situazione interna, mentre l’intervento degli USA e dell’imperialismo internazionale non è certo atto alla liberazione di un popolo, ma è solo una forma di attacco per i propri interessi, che distruggerebbe i siriani e tutta l’area. Il FPLP è per una Siria libera, democratica e con un popolo libero, chiede di sostenere contemporaneamente il “non intervento” e “l’autodeterminazione del popolo siriano”. Dopo un caloroso saluto e l’augurio di un buon lavoro, il compagno riafferma che l’alleanza con noi è strategica per la vittoria del socialismo internazionale.

Dopo l'intervento del compagno gazawi è stata fatta una breve introduzione per sottolineare le ragioni di questo secondo incontro, che segue a distanza di pochi mesi il convegno organizzato a Milano l’8 giugno scorso dal titolo “dalla Solidarietà alla Lotta Internazionalista – al fianco della Resistenza Palestinese”. Il precedente dibattito aveva messo al centro la necessità di un percorso tra le varie realtà che lavorano a sostegno della resistenza palestinese, per costruire in modo chiaro e netto una rete di condivisione dell’analisi politica e degli obiettivi oltre ad una piattaforma di solidarietà, lotta e resistenza, ed al termine erano state approvate due mozioni, illustrate a tutte le realtà presenti ed elencate nel relativo report. I concetti chiave emersi sono i seguenti:

  1. No al progetto sionista di pulizia etnica della Palestina.
  2. Unità del popolo palestinese nella lotta contro la colonizzazione sionista.
  3. Rigetto degli accordi di Oslo.
  4. Sostegno al BDS, applicazione del Diritto al Ritorno, sostegno alla Resistenza ed alle lotte dei prigionieri.
  5. Interruzione dei rapporti commerciali ed economici, politici e militari, nonché culturali tra l’Italia e lo stato d’Israele.

Con questo secondo incontro, inoltre, ribadiamo la nostra ferma volontà a sostenere la Resistenza Palestinese contro l’occupazione: la sinistra Palestinese, i comitati popolari ed i prigionieri palestinesi e qualsiasi realtà che non si pieghi alle logiche sioniste, diventando così uno strumento dell'occupazione.
Ricordiamo inoltre a tutte le realtà che oggi non hanno potuto partecipare, ma che hanno inviato dei contributi scritti alla discussione, così come ai compagni che pur intervenendo hanno lasciato una copia di quanto esposto verbalmente, che i loro contributi saranno inseriti insieme al report sul sito www.palestinarossa.it.

Nei vari interventi, aperti dai compagni del Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos che ci ospitano e seguiti dalle realtà presenti sono emersi una serie di aspetti interessanti e che danno uno spunto all’approfondimento futuro del dibattito stesso (ad esempio con la proposta di un nuovo convegno sul sionismo) e sul lavoro concreto che andrà fatto. Facendo riferimento alle due mozioni approvate durante l’incontro di Giugno a Milano l’indizione di una manifestazione nazionale prevista nei prossimi mesi a Roma viene spostata a Torino e indetta per il 30 Novembre, unendo così gli obiettivi già decisi alla contestazione della conferenza intergovernativa Italia-Israele, che si svolgerà nel capoluogo piemontese il 2 Dicembre prossimo.

E’ stato posto poi l’accento sul fatto che rispetto al passato c’è un processo di cambiamento sia all’interno della sinistra Palestinese sia del FPLP, che nasce dalla presenza sempre più massiccia di giovani impegnati politicamente e che sanno praticare e parlare di marxismo; in parallelo, vi è la consapevolezza che l’ANP è in profonda crisi, sia per il fallimento delle politiche economiche neo-liberiste portate avanti, sia perché la popolazione Palestinese non accetta più chi collabora in qualsiasi modo con l’occupante, sia perché insegue degli accordi che, oltre a tradursi in una svendita di diritti del popolo palestinese, Israele non ha nessuna intenzione di rispettare, essendo il progetto colonialista il suo unico scopo. Sia da un punto di vista di progettualità politica, sia di sostegno popolare Hamas sta vivendo la stessa crisi, da un lato perché legata per sua natura alla fratellanza musulmana, che sta vivendo un tracollo in Egitto, dall'altro per aver abbandonato qualsiasi idea di resistenza e di lotta contro Israele. A Gaza, ad esempio, impedisce materialmente qualunque azione contro Israele arrivando ad arrestare diversi compagni del FPLP, e costruisce una gran quantità di moschee e di scuole coraniche dimostrandosi un governo confessionale e che ha interesse ad avere un controllo totale sull'intera società.

All'interno del popolo palestinese la resistenza al sionismo è ancora viva, ed è questa la leva che fa muovere tutto; oggi o ci si accorda con l'occupante o lo si contrasta: non esistono posizioni intermedie, né può esistere il ricatto della “non violenza”, perché davanti ad un nemico in guerra ed armato, lo si può solo combattere con ogni mezzo possibile.

Altra sottolineatura è stata fatta dai compagni palestinesi presenti, che ribadiscono la loro contrarietà all’invasione militare, culturale, economica, ecc. di Torino da parte dell’entità sionista; alcuni dei compagni che si stanno occupando di contrastare l'incontro italo-israeliano del prossimo Dicembre hanno inoltre puntualizzato l’importanza di combattere i sionisti di casa nostra, facendo una battaglia parallela contro la soppressione dei diritti che esercita il governo italiano sul nostro territorio (vedi TAV e MOUS, per citare due esempi) a favore dei propri interessi, schiacciando ed opprimendo il volere popolare.

  1. Altro momento importante è stato il collegamento con Michele Giorgio, al quale è stata posta una serie di domande:Quali ripercussioni ha subito Gaza a seguito degli eventi egiziani?
  2. Quali sono le reazioni e le opinioni tra i palestinesi rispetto alla situazione siriana ed a un possibile attacco statunitense?
  3. Abbiamo letto delle repressioni in Cisgiordania contro le manifestazioni dei palestinesi da parte della polizia ed a Gaza dell’arresto dei compagni del FPLP, puoi darci notizie?
  4. Cosa pensi rispetto all’ipotesi di attacco imperialista in Siria?
  5. In questo scenario come si collocano i curdi siriani?


Diamo alcuni brevi cenni circa le risposte*: “Attualmente il legame fra i Fratelli Musulmani in Egitto ed Hamas si è allentato, legame che aveva permesso ai primi di aprire Gaza a forze islamiche internazionali (vedi ad es. Qatar) e religiose, mentre per la maggioranza della popolazione, al di là delle precedenti promesse, (apertura valico di Rafah, caduta del blocco economico, etc) la situazione è la stessa del periodo di Mubarak. Nel dibattito che c’è in Palestina molti sono contrari ad una operazione d’attacco alla Siria, ma va tenuto presente che esiste una componente islamica che non lo è. Gli israeliani vogliono la caduta di Assad perché se la Siria resiste così com’è, resiste anche l’asse Siria/Hezbollah/Iran. Per quanto riguarda la repressione in Cisgiordania delle manifestazioni organizzate dalla sinistra, va ricordato che l’Autorità Palestinese svolge funzioni di sicurezza per conto di Israele e che inoltre si stanno intensificando le incursioni israeliane sia nei quartieri sia nelle zone palestinesi che sono sotto la giurisdizione dell’ANP. E’ importante ricostruire una rete d’appoggio ad un popolo, in questo caso quello Palestinese, non per garantirgli “il pane”, ma per una questione politica, passaggio fondamentale anche per evitare la frantumazione delle forze Palestinesi”.

Dopo questo quadro, che ci auguriamo essere esaustivo, di quanto discusso, è bene ora entrare nel merito delle proposte scaturite da una assemblea attenta, sicuramente partecipata (circa un centinaio di compagni) e con realtà che si sono espresse in modo chiaro sulla necessità di costruire unità di lotta e di intenti, a partire dalle parole d’ordine già uscite dal precedente incontro milanese.

L’assemblea approva la seguente mozione:

In Italia abbiamo sentito la necessità di un percorso tra le varie realtà che lavorano a sostegno della resistenza palestinese con l'obiettivo di costruire in maniera chiara e netta una rete di condivisione dell’analisi politica e degli obiettivi nonché una piattaforma di solidarietà, lotta e resistenza.

Per questo è stato organizzato a Milano, l’8 giugno scorso, un convegno dal titolo “dalla Solidarietà alla Lotta Internazionalista – al fianco della Resistenza palestinese”, un primo incontro in cui tutti i partecipanti hanno manifestato l’interesse per un coinvolgimento attivo nella costruzione di tale percorso. Durante il dibattito in cui le realtà si sono confrontate, si è discusso degli argomenti proposti dall’invito e sono state approvate due mozioni.

Tale percorso è proseguito con questo secondo incontro focalizzato su aspetti più organizzativi, anche in vista di una manifestazione nazionale, che si terrà a Torino il 30 novembre 2013, contro l’incontro bilaterale Italia-Israele.

Al termine di questo secondo incontro ribadiamo la nostra ferma disponibilità a: sostenere la sinistra palestinese, i comitati popolari ed i prigionieri palestinesi, sostenere la Resistenza palestinese contro l’occupazione. Vogliamo qui ribadire i concetti chiave emersi dal primo incontro:

  1. No al progetto sionista di pulizia etnica della Palestina;
  2. Unità del popolo palestinese nella lotta contro la colonizzazione sionista;
  3. Rigetto degli accordi di Oslo;
  4. Sostegno al BDS, applicazione del Diritto al Ritorno, sostegno alla Resistenza ed alle lotte dei prigionieri;
  5. Interruzione dei rapporti commerciali ed economici, politici e militari, nonché culturali tra l’Italia e lo stato d'Israele.


Sulla base di questi principi ci opponiamo fermamente ai vari progetti imperialisti in tutta la regione, compreso l’imminente attacco alla Siria e sosteniamo con forza il diritto all’autodeterminazione dei popoli arabi.

L’assemblea ribadisce, a conclusione della discussione, il suo impegno nell'organizzazione politica delle giornate di Torino, sulla base delle proposte della piattaforma costruita nei due incontri e si impegna a creare il percorso necessario per arrivare ad una manifestazione largamente partecipata e pienamente condivisa.

Con la Palestina nel cuore, fino alla vittoria!

INIZIATIVE ED APPUNTAMENTI:

Organizzazione in quante più città possibile di assemblee di presentazione per spiegare cosa rappresentano gli accordi bilaterali tra Italia e Israele, in preparazione della manifestazione del 30 novembre prossimo a Torino.
Sito di riferimento per il momento: www.palestinarossa.it.
Allo scopo di aggiornare l’analisi sul sionismo, è stato proposto un secondo convegno sull’argomento (dopo quello svoltosi a Roma qualche anno fa) e da tenersi, possibilmente, all’interno delle tre giornate di Torino.
Dato che il sionismo non è più identificabile solo con Israele e con gli imperialismi occidentali, ma che oggi ci sono forme di sionismo arabo, rappresentato da governi e da alcune strutture politiche funzionali, se non legate, all'imperialismo, (come le petromonarchie del Golfo, le dittature cadute e quelle attuali, alcuni stati confessionali, le leadership corrotte), l’assemblea ritiene essenziale estendere alle sinistre arabe (es. Tunisia, Egitto) l’invito alla preparazione della tre giorni e al convegno.
Viene fissato un nuovo incontro per il 26 Ottobre a Torino, con la proposta di invitare i compagni delle realtà del Sud Italia ad effettuare un analogo appuntamento, con collegamento tra le due assemblee.
Sostegno alle Campagne BDS, al “progetto asilo” a Gaza dedicato a Vittorio Arrigoni e gestito dall'associazione palestinese Ghassan Kanafani.
Organizzazione di iniziative per il 17 Aprile, giornata del prigioniero politico, e manifestazione il 15 Maggio a Roma per ricordare la Nakba.
Ogni città deve organizzare iniziative di preparazione alla scadenza nazionale di Novembre.
Assumere il concetto di “campagna” come metodo politico e di lavoro: provare a creare una progettualità in cui si condividano il percorso di lotta e l'analisi politica, in modo da realizzare una piattaforma forte e coesa.

Ringraziamo per la partecipazione ed i preziosi contributi le realtà di Milano, Torino, Imperia, Firenze, Salerno, Padova, Roma, Viareggio, Bologna, La Spezia, Bergamo, Sardegna e tutte le altre.

INTERVENTI:
Simone - Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos, Campi Bisenzio (FI)
Himad – FPLP Gaza
Francesco Giordano – Rete di Solidarietà con la Palestina, Milano
Kutaiba Yunis – Centro di documentazione Filastin, Torino
Germano Monti – Freedom Flotilla Italia, Roma
Bonvicino Gianpiero - PRC Valle Brembana (BG)
Collettivo Tazebao, Padova
Silvano Falessi, Roma
Guido del Cpa di Firenze
Samantha Comizzoli, Ravenna
Michele Giorgio – il Manifesto, Gerusalemme
Rajad - Udap, Genova

Cassa di Resistenza

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E' a partire dal 2008 che nell'intero settore della logistica si è sviluppato e radicato un ampio movimento di lotte autorganizzate che ha coinvolto centinaia di lavoratori e lavoratrici dei principali siti distribuiti sul territorio nazionale. 

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