Internazionale

I lavoratori dell’aeroporto di Varsavia protestano contro il licenziamento di una collega sindacalista.

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I dipendenti dell'Aelia Poland proprietaria di negozi duty-free presso l'aeroporto F. Chopin di Varsavia hanno recentemente costituito la cellula aziendale del sindacato Inicjatywa Pracownicza. Il 7 giugno scorso Anna, la rappresentante sindacale appena eletta dalla neonata RSU, e' stata licenziata senza preavviso. Il rapporto di lavoro e' stato interrotto unilateralmente da parte dell'azienda "per motivi disciplinari". Questo tipo di motivazione e' possibile in base alla legge polacca solo in caso di "grave violazione degli obblighi contrattuali", cosa che ne' si e' verificata, ne' e' stata documentata dalla societa'.

Anna e' stata licenziata nonostante il sindacato Inicjatywa Pracownicza avesse espresso parere contrario cosa che di per se' e' una violazione della legge sui sindacati. Il 27 maggio scorso il direttore genearle dell'Aelia Poland era stato infatti informato della costituzione della cellula aziendale di Inicjatywa Pracownicza.

 

Il 30 maggio Anna non ha potuto accedere al luogo di lavoro nella zona duty free dell'aeroporto in quanto il datore di lavoro le aveva annullato il necessario badge di accesso. Anna non era stata precedentemente informata del fatto, ne' dei motivi e non ha potuto lavorare contro la sua volonta'.

La direzione aziendale ha inoltre ignorato le richieste del sindacato di fornire una copia dei regolamenti aziendali (regolamenti interni, dei salari, del fondo sociale) che per legge dovrebbero essere essere a disposizione di tutti i dipendenti. Nella comunicazione di licenziamento l'azienda ha espresso dubbi sullo stato legale della cellula aziendale del sindacato (senza pero' addurre nessuna ragione a supporto dei dubbi). L'Aelia Poland ha anche fortemente incoraggiato i dipendenti a chiudere la cellula sindacale.

 

L'Aelia Poland e' proprietaria di una catena di negozi duty-free presso gli aeroporti con offerta che varia da giornali e riviste, prodotti duty-free (profumi, cosmetici e alcolici) e servizi aeroportuali. In Polonia i negozi dell'Aelia sono disclocati in sette aeroporti. In tutto il mondo l'Aelia possiede negozi in oltre dieci aeroporti in Francia, cinque in Spagna, in Cina, Australia ed altri paesi Italia compresa con gli aeroporti di Malpensa e Fiumicino (http://www.aelia.com/xwiki/bin/view/Groupe/Implantations). A livello globale l'Aelia e' di proprieta' del gruppo Lagardere Services societa' leader del commercio al dettaglio nel settore viaggi e turismo. Lagardere e' presente in oltre venti paesi in tutto il mondo (http://www.lagardere.com/group/worldwide-presence-319.html).

Al sindacato Inicjatywa Pracownicza ha aderito circa il 20% dei dipendenti dell'Aelia Poland presso l'aeroporto di Varsavia.

 

Si tratta di impiegati con mansioni di consulenza, vendita, assistenza clienti e servizio cassa, la maggior parte donne. Le loro richieste includono: la possibilita' di sedersi per i lavoratori presso gli stand (letteralmente richiesta di sedie), l'introduzione di regole e procedure che garantiscano ai dipendenti di essere trattati dalla societa' con dignita' e rispetto, la comunicazione con ragionevole anticipo di modifiche nei turni, abbigliamento protettivo adeguato per tutti i dipendenti, trasparenza ed informazione riguardo al modo in cui viene gestito il fondo sociale dei dipendenti e nuove regole del fondo stesso.

 

In segno di protesta contro il licenziamento ingiustificato, le pratiche illegali, le intimidazioni verso i dipendenti ed i membri del sindacato da parte dell'Aelia Poland invitiamo ad una campagna internazionale di solidarieta' nei loro confronti. Il sindacato Inicjatywa Pracownicza sta organizzando proteste presso i negozi e gli uffici dell'Aelia in Polonia. Aelia ed il gruppo Lagardere Services hanno sedi in oltre 140 aeroporti in tutto il mondo. Se possibile vi invitiamo ad organizzare proteste e manifestazioni in solidarieta' con i dipendenti polacchi presso il vostro aeroporto.

Vi chiediamo inoltre di inviare lettere di protesta al direttore genarale della societa' con la richista di reintrodurre al lavoro Anna, fermare le repressioni nei confronti dei dipendenti iscritti al sindacato, interrompere tutte le pratiche illegali e le intimidazioni in atto presso l'Aelia Poland. Vi chiediamo anche di mandarci copia dei messaggi all'indirizzo

 

e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Lagardere Services
Frédéric Renault
Executive Vice President

 

LAGARDERE SERVICES CORPORATE
2, rue Lord Byron - 75008 Paris - France
Phone: (33) 1 42 99 07 00
Fax: (33) 1 42 99 07 07
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Aelia France
Fabrice Berbessou
Executive Vicepresident
Aelia
Tour Prisma
4-6 avenue d'Alsace
92982 Paris La Défense Cedex
France

 

Aelia Polska
Andrzej Milaszewicz
Managing Director
Al. Jerozolimskie 174
02-486 Warsaw, Poland
T: 0048 22 572 31 87
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Fonte: ozzip.pl

In Sudafrica continua la lotta dei minatori contro governo padroni e sindacati di regime

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Nel silenzio della stampa borghese è in corso in Sudafrica il più lungo sciopero nella storia della classe operaia in quel paese. Ottantamila minatori sono scesi in lotta nella cintura del platino, un'area che si estende dalla provincia di Nord-Ovest, dove operano le tre maggiori compagnie mondiali – la Anglo American Platinum, l'Impala Platinum e la Lonmin, che in Sud Africa estraggono l'80% del platino di tutto il mondo – alla provincia di Limpopo, dove opera la Northam, altra compagnia mineraria, nei pressi della omonima città.

 

Lo sciopero è iniziato il 23 gennaio e continua senza interruzioni da quasi quattro mesi. La mobilitazione è diretta ed organizzata dalla AMCU, la Association of Mineworkers and Costruction Union, il sindacato nato nel 1998 da una scissione dal NUM, la National Union of Mineworkers, federazione affiliata al COSATU, la storica confederazione sindacale sudafricana.

 

Con la fine dell'apartheid, il COSATU, conseguentemente al suo indirizzo politico riformista che persegue l'intento, impossibile, di conciliare le esigenze del Capitale coi bisogni della classe lavoratrice, è divenuto uno dei pilastri del capitalismo, garantendo la moderazione delle rivendicazioni operaie. Un sindacato di regime come la Cgil in Italia.
Il Sudafrica è un grande paese modernamente agricolo ed industriale che da solo produce un terzo della ricchezza del continente. Nelle miniere impiega 500.000 lavoratori diretti, cui se ne aggiungono altrettanti indiretti. Per questa loro alta concentrazione, e per le durissime condizioni di lavoro, i minatori sono la categoria operaia più combattiva del paese. Per questo sono stati i primi a riconoscere la natura filo-borghese del NUM e di tutto il COSATU.

 

Nel 2009 il presidente del NUM, Piet Matosa, intervenuto alla Impala Platinum Holdings Ltd., la più grande miniera di platino al mondo, nel tentativo di fermare uno sciopero fu cacciato con lanci di pietre. A maggio 2011, nella miniera di Karee, i minatori scioperarono, non contro l'azienda, ma contro la direzione regionale del NUM che aveva sospeso i capi del sindacato in miniera. La AMCU divenne così il primo sindacato in quella miniera. A gennaio 2012, 4.300 trivellatori scioperarono alla Impala Platinum contro un accordo firmato dal NUM, che prevedeva un aumento salariale solo per i livelli più alti. I trivellatori chiedevano un aumento che portasse il salario netto a 9.000 Rand. Il NUM li accusò di impedire agli altri di andare a lavorare.
La lotta che ha segnato la svolta decisiva nei rapporti fra i proletari nelle miniere di platino, il NUM e l'AMCU è stata quella dell'agosto successivo. I trivellatori della miniera della Lonmin di Marikana scesero in sciopero rivendicando un salario base di 12.500 Rand. Il NUM, che insieme alle compagnie minerarie definì la rivendicazione "insostenibile", fece aperta opera di crumiraggio e negli scontri fra i suoi uomini e gli scioperanti già nei primi tre giorni di sciopero si contarono dieci vittime. Il sesto giorno di sciopero, il 16 agosto, la polizia aprì il fuoco con le mitragliatrici uccidendo 34 lavoratori. Una strage che dimostra la continuità borghese del regime post-apartheid con quello precedente: un Governo nero con una polizia nera che reprime le masse operaie nere. La differenza è che il democratico Sudafrica non può più nascondere l'oppressione di classe sotto la specie della discriminazione razziale.

 

Nonostante quello che da allora è ricordato come il "massacro di Marikana" lo sciopero è proseguito per altre quattro settimane, estendendosi ad altre miniere, e non solo di platino. Il 18 settembre i minatori della Lonmin di Marikana accettavano un aumento del 22% che portava il salario intorno ai 5.500 Rand (485 USD). Questo risultato, per altro sarà concesso dalla compagnia solo parzialmente, era lontano da quanto rivendicato, ma il coraggio e la determinazione dimostrati dai minatori erano stati tali che non sarebbero andati dispersi per la parzialità del risultato. Come spiega il Manifesto del Partito Comunista del 1848, il risultato maggiore della lotta non è quello economico contingente ma la rafforzata unione ed organizzazione dei proletari.
Per il NUM invece è stata la fine nelle miniere di platino. L'AMCU è divenuto il primo sindacato nelle miniere della Amplats (60%), della Impala e della Lonmin (66%).
Il 2013, dagli scioperi di maggio alla Lonmin e di settembre alla Amplats, entrambi guidati dall'AMCU, è stato segnato da uno stillicidio di vittime nell'area di Marikana nello scontro fra membri del NUM e quelli dell'AMCU.

 

Il 23 gennaio, un anno e quattro mesi dopo il massacro di Marikana, i minatori sono scesi in sciopero per lo stesso obiettivo di allora: un salario base di 12.500 Rand. Le compagnie minerarie, che inizialmente hanno accettato di dialogare con l'AMCU, verificata la fermezza di questo sindacato nel rigettare le loro ridicole offerte, hanno chiuso ogni trattativa. Il 29 aprile, migliaia di minatori, riuniti nel Wonderkop Stadium di Marikana dall'AMCU, hanno rigettato l'ultima offerta delle compagnie.
Il NUM e tutto il COSATU si sono apertamente schierati contro lo sciopero e organizzano il crumiraggio. Il Primo Maggio, alla manifestazione del COSATU nell'Olympia Park Stadium di Rustemberg, 30 chilometri a est di Marikana, il presidente del NUM ha dichiarato: «Ci appelliamo a tutti i lavoratori affinché tornino al lavoro; questo sciopero è contro l'economia del nostro paese».

 

Come abbiamo scritto più volte in questi ultimi anni è tutta la classe lavoratrice in Sudafrica a essere in movimento. La crescita degli scioperi, guidata dai minatori del platino, con la crisi del NUM nel settore, si è riflessa all'interno del COSATU. A dicembre il NUMSA, la National Union of Metalworkers of South Africa, sua principale federazione, nonché primo sindacato del paese con 330.000 iscritti, metalmeccanici e di altre categorie, ha preso posizione contro l'attuale dirigenza del COSATU, accusandola di condurre un'azione filo-padronale, chiedendo un congresso straordinario e dichiarando che alle elezioni generali del 7 maggio per eleggere l'assemblea nazionale non avrebbe più appoggiato, come fatto invece sinora, l'African National Congress (ANC), che dal 1994, con la fine dell'apartheid, è il principale partito del governo borghese. La dirigenza del COSATU ha attaccato quella del NUMSA accusandola fra l'altro, di finanziare l'AMCU e di lavorare con questo sindacato alla distruzione del NUM.
Il borghese governo sudafricano si regge su una triplice alleanza formata dall'ANC, dal COSATU e dal South African Communist Party (SAPC), stalinista e che col comunismo non ha nulla che fare.

 

L'AMCU è accusata di essere un'organizzazione sindacale "anti-comunista", per la sua ostilità ai partiti di governo, fra cui appunto il SACP. La dirigenza dell'AMCU definisce il sindacato "apolitico", ma di fatto sta guidando il più grande lungo sciopero nella storia del paese. Ciò non significa che l'AMCU abbia una direzione comunista. Alla radicalità della lotta che dirige la dirigenza dell'AMCU contrappone dichiarazioni di rispetto verso l'economia nazionale, la legge e l'ordinamento politico democratico, cioè borghese. Questi principi vanno contro l'effettiva azione pratica del sindacato: anche se il suo presidente Mathunjwa, replicando alle accuse degli avversari, cerca di negarlo, lo sciopero danneggia l'economia nazionale, cioè il capitalismo, nazionale ed internazionale. Inoltre non può essere condotto, per essere vincente, che con mezzi anche extra-legali, intimidatori e violenti, per spezzare il crumiraggio organizzato dal NUM e dalle aziende e respingere la repressione delle forze armate statali, mirate a spezzare lo sciopero. Presto o tardi, se non saranno rigettati i principi borghesi – la legalità democratica, la difesa dell'economia nazionale, il pacifismo sociale – per abbracciare quelli comunisti, coerenti con la realtà e conseguenti con gli interessi del proletariato, sarà l'azione sindacale dell'AMCU a piegarsi ad essi, seguendo il sentiero già percorso da tanti sindacati, in Sudafrica come in tutto il mondo, guidati dalle correnti politiche riformiste.

 

La lotta sindacale, condotta in modo coerente e conseguente, conduce alla mobilitazione sempre più estesa ed unitaria della classe lavoratrice, inevitabilmente colpendo duramente l'economia capitalista e conducendo allo scontro fra la classe salariata e la macchina che gestisce gli interessi complessivi della classe dominante, lo Stato capitalista. Da lotta economica diviene lotta politica, portando i lavoratori, partiti inizialmente dalle loro esigenze economiche immediate, ad affrontare la questione della rivoluzione, cioè della conquista del potere. Se, dichiarando il sindacato apolitico, si vuole evitare questo esito obbligato della lotta di classe, si agisce nulla più che in senso politico borghese, ossia in favore della conservazione del capitalismo, e lo si fa ponendo un freno all'estensione e all'unificazione degli scioperi e della classe proletaria.

 

Gli 80.000 minatori in sciopero da gennaio sino ad oggi sono stati lasciati isolati dal resto della classe operaia. Il NUM e tutto il COSATU hanno lavorato in tal senso. La condotta del NUMSA è ambigua: nella raffineria e nella fonderia della miniera della Anglo American Platinum (Amplats), dove gli operai non erano ancora entrati in sciopero al fianco dei minatori, il 2 febbraio ha iniziato uno sciopero di 1.800 lavoratori, non impugnando però la rivendicazione dell'AMCU di un salario base di 12.500 Rand ma richiedendo un aumento inferiore. Il 17 marzo ha indetto uno sciopero generale della categoria ma per rivendicazioni ancora estranee a quella dei minatori in lotta. Tre giorni dopo, il 20 marzo, il NUMSA si è accordato per un aumento salariale nella raffineria e nella fonderia della Amplats fermando lo sciopero. Nei primi di aprile in un comunicato dichiarava che a causa della lunghezza dello sciopero un numero imprecisato di minatori stava abbandonando l'ACMU per iscriversi non al NUM ma al NUMSA.
Solo un piccolo sindacato che inquadra principalmente braccianti, il CSAAWU (Commercial, Stevedoring, Agricultural and Allied Workers Union), ha preso apertamente le parti dei minatori in sciopero, raccogliendo fondi per sostenerli, ma non sembra avere la forza per estendere lo sciopero nella categoria dei suoi organizzati.
L'AMCU maggioritaria nelle miniere di platino, è minoritaria in quelle d'oro e di carbone, dove il NUM conserva la posizione di forza. A gennaio uno sciopero pianificato nelle miniere d'oro Anglo Gold Ashanti, Harmony e Sibanye è stato fermato dalla Corte del Lavoro. L'AMCU non sembra quindi avere la forza per violare l'ordine del Tribunale in queste miniere e lanciare uno sciopero non protetto, come quello nella cintura del platino.

 

Lo sciopero sembra giunto, mentre scriviamo, a uno svolto cruciale. A fine aprile la sede di Marikana dell'ANC è stata assalita e data alle fiamme. La presenza nell'area del presidente della repubblica Zuma, in vista delle elezioni, confermata fino all'ultimo, per dimostrare che non esistono aree del paese in cui non possa non andare, è stata infine annullata. Il capo provinciale dell'ANC ha dichiarato che la decisione è stata presa per non favorire "gli

anarchici e le loro iniziative". Il 5 maggio Zuma per la prima volta dall'inizio della lotta è intervenuto direttamente sulla questione, condannando lo sciopero. Il 7 maggio si sono svolte le elezioni che hanno confermato la coalizione governativa ANC-SACP.

Chiusosi il democratico baraccone elettorale, utile alla borghesia per illudere i lavoratori di non essere sottoposti alla dittatura del capitale, il fronte antiproletario composto da Governo, Stato e sindacati borghesi è passato all'attacco.

 

Le compagnie minerarie del platino hanno inviato messaggi telefonici ai minatori nei quali chiedono a ciascun di loro se accetta o meno l'accordo salariale rigettato dall'AMCU. Un modo per aggirare il sindacato trattando individualmente coi lavoratori e poi, giustificati dall'arma ideologica della consultazione democratica, meglio organizzare il crumiraggio. L'intento dichiarato dalle compagnie, e auspicato dal NUM, era veder tornare al lavoro la maggioranza dei minatori il 14 maggio. Una guerra di propaganda da un lato, ma utile anche a preparare una nuova azione repressiva. In vista di quella data il ministro dell'interno ha inviato rinforzi ai contingenti di polizia già presenti per sorvegliare le vie di accesso alle miniere, naturalmente per difendere il diritto al lavoro.
L'AMCU non si è piegata. Ha esortato i lavoratori a non farsi intimidire e ha organizzato manifestazioni per bloccare le vie di accesso alle miniere. Ne sono già risultati i primi scontri con le forze di polizia, con feriti e arresti. Il 14 maggio migliaia di minatori hanno nuovamente riempito il Wonderkop Stadium di Marikana, dando una grande prova di forza.

 

Il NUMSA ha dichiarato di prendere in considerazione la possibilità di indire uno sciopero in solidarietà coi minatori a fronte dell'accresciuta tensione. Ma di volerlo prima proporre al Comitato centrale del COSATU. Una mossa che appare quindi più che altro propagandistica.
È chiaro che in gioco non ci sono solo i profitti dei tre grandi produttori di platino ma quelli di tutta la borghesia nazionale. Se lo sciopero vincesse seguirebbero a ruota scioperi nelle miniere di carbone, d'oro, di diamanti e poi oltre nelle altre categorie per ottenere lo stesso risultato. La borghesia e il suo regime lo sanno bene e si muovono unitariamente contro questo settore isolato del proletariato per schiacciarlo. A non avere ancora una adeguata direzione sono i lavoratori che se si muovessero insieme invece che divisi a gruppi otterrebbero una sicura vittoria.

 

I 34 martiri di Marikana non hanno piegato i minatori, ne hanno temprato la volontà e la determinazione. Già oggi questi proletari non esiterebbero a lanciarsi alla conquista rivoluzionaria del potere per abbattere il capitalismo. Non è il coraggio che manca loro, ma il partito politico che li indirizzi in questa direzione, che prenda il controllo delle organizzazioni sindacali così da unire le lotte operaie in un unico potente movimento di tutta la classe dei lavoratori salariati, occupati e disoccupati, che li faccia uscire dal ghetto dell'azienda, della categoria e anche da quello della nazione, unendo questi eroici combattenti del proletariato mondiale ai loro fratelli di classe rivoluzionari di tutto il mondo.

 

PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE

 

Anche nelle miniere di carbone, il capitale divora la vita dei proletari per il profitto

 

strageturchia

272 morti accertati, che si teme saliranno a oltre 400 – nelle ultime 12 ore nessuno è stato estratto vivo dalla miniera di carbone di Soma. Questo il bilancio del più grande massacro di minatori nella storia della Turchia. Massacro ad opera dell'avidità di profitto dei padroni, non una "tragica fatalità". Per questo tra i lavoratori turchi sul sentimento del lutto per i compagni morti prevalgono la rabbia e la volontà di lotta, esplose in diverse proteste represse dal governo coi lacrimogeni in diverse città. A Soma lo stesso primo ministro Tayyip Erdogan ha fatto fatica a sottrarsi alla folla inferocita durante la sua passerella ed ha malmenato la moglie di un minatore morto.
Viene ricordato che Erdogan in occasione di un "incidente" minerario nel 2010 disse che i minatori erano "morti beatamente", e che questo è il "destino" di chi fa quel mestiere. È la tesi della tragica fatalità, comoda per governi e padroni.
Alcuni sindacati turchi hanno proclamato uno sciopero di protesta e insieme a partiti di opposizione denunciano la responsabilità della politica delle privatizzazioni portata avanti dal governo, come il solito a favore dei capitalisti "amici".
Il proprietario della miniera di Soma nel 2012 si vantò di avere ridotto il costo di una tonnellata di carbone da 130 a 24 dollari dopo la sua privatizzazione. Il massacro è il risultato di questo taglio delle misure di sicurezza e dell'aumento dello sfruttamento, che hanno permesso di aumentare i profitti.
Ma nel mondo il primato dei morti tra i minatori è detenuto dalla Cina, dove gran parte delle miniere sono di proprietà pubblica. Ad uccidere non è tanto una forma giuridica della proprietà, ma un sistema basato sullo sfruttamento del lavoro salariato, in cui una classe si appropria del prodotto del lavoro di un'altra classe, in cui il fine della produzione è il profitto per i pochi, capitalisti privati o funzionari del capitale statale, e non il benessere della massa dei lavoratori; in cui lo Stato è in mano a chi vive del lavoro altrui.
Il SI Cobas nel denunciare questo ennesimo massacro del capitale esprime la sua piena solidarietà ai lavoratori in lotta in Turchia.

*****

Miniera di carbone di Soma, provincia di Manisa in Turchia occidentale, a 250 km dalla capitale Istanbul.

A 420 metri sottoterra, e a 4 km dall'uscita ci sono 787 minatori. È il cambio dei turni, verso mezzogiorno di martedì 13 maggio. Un difetto nel circuito elettrico provoca lo scoppio di un trasformatore, segue un incendio, l'esplosione causa un blackout, gli ascensori non funzionano più e bloccano i lavoratori in un inferno in cui 205 minatori perdono la vita, 80 i feriti; si parla già del più grave disastro minerario della Turchia, e si teme che il numero delle vittime si riveli superiore. Intrappolati sottoterra ci sono ancora 400 minatori, a rischio di avvelenamento da biossido di carbonio. Il tasso di sopravvivenza a seguito di incidenti nelle miniere di carbone è molto basso rispetto a quello per le altre miniere.
Si tratta dell'ennesimo prevedibile "incidente" dovuto alla sete di energia del capitalismo mondiale in sviluppo, ma soprattutto alla avidità di plusvalore che esso spreme dalla classe dei salariati. Minori sono i costi delle misure di sicurezza, maggiore è il guadagno che il padrone delle miniere - in questo caso SOMA Kömür ??letmeleri A.?. - estrae dal lavoro dei minatori. La miniera di Soma è una delle maggiori riserve di lignite del mondo, 125 mn. di tonnellate stimate, 2 mn. di tonnellate prodotte annualmente.

 

Governo turco e proprietà si sono affrettati a dichiarare che la miniera era in regola con i regolamenti di sicurezza, subito contraddetti da un esponente dell'opposizione ricorda che negli ultimi anni sono state rilevate 66 infrazioni alla sicurezza nella miniera di Soma, senza alcuna sanzione pecuniaria emessa; solo 20 giorni fa' il partito al governo ha respinto una proposta parlamentare di inchiesta sulla sicurezza dei minatori a Soma.
Come spesso accade in occasione di un massacro di queste proporzioni fin dalle ore successive al disastro il governo dell'AKP ha predisposto l'invio a Soma di diverse unità militari per prevenire le manifestazioni di rabbia della popolazione locale e dei familiari degli operai, senza mancare poi di fare circolare cifre sottostimate (appena 5 secondo il governo) sul reale numero delle vittime. Al di là della becera condotta governativa su questo aspetto quello che è importante sottolineare è come "l'incidente" sia frutto del piano di privatizzazione che investe da anni l'intero settore energetico in Turchia.

 

La SOMA è stata infatti una delle compagnie che più ha tratto profitto dalla legalizzazione del sistema delle royalties nel 2005 grazie al quale le compagnie private riescono ad ottenere l'affitto agevolato dei siti di estrazione in cambio della cessione allo stato di una quota delle materie estratte. Le conseguenze ovvie di questo processo sono state una maggiore precarizzazione delle condizioni di vita dei minatori spesso spogliati delle più elementari tutele, sia sul piano dell'organizzazione sindacale che sul piano della sicurezza sul lavoro, attraverso un complesso sistema di subappalti che consente a padroni e padroncini del settore di assumere minatori inesperti, in alcuni casi ragazzini, che mettono a rischio la propria vita per un salario medio di 500 dollari mensili.

 

Ma come ha dichiarato il primo ministro turco questi "incidenti" mortali per i minatori sono "parte del mestiere". In breve: il mestiere degli operai prevede la morte, quello dei padroni e dei loro servi nelle istituzioni solo grassi profitti. La rabbia delle famiglie dei minatori di Soma che hanno contestato duramente Erdo?an in visita nella miniera ha suscitato la risposta immediata delle organizzazioni sindacali DISK e KESK che hanno proclamato lo sciopero generale per la giornata di domani, e delle organizzazioni comuniste che hanno organizzato manifestazioni scontrandosi con la polizia individuando come obiettivo le sedi della SOMA e gli uffici del ministero dell'energia in diverse zone del paese da Ankara, Istanbul, Izmir, Antalya, Eski?ehir, Adana, Samsun.

La Turchia ha il peggior record di incidenti minerari in Europa e il terzo peggiore nel mondo. In 73 anni sono stati uccisi in Turchia oltre 3000 minatori. Il peggiore finora è stato quello del 1992, 263 vittime in una miniera di Zonguldak, sul mar Nero.

Ma il record degli omicidi perpetrati dai padroni delle miniere di carbone appartiene alla Cina che, con una media di 13 al giorno, vanta circa l'80% del totale mondiale di vittime pur producendo solo il 35% del carbone mondiale.

 

Sono tutte vittime di una guerra tra capitale e lavoro salariato. Le immagini che riportano le tragedie del lavoro con le enormi sofferenze che provocano per le famiglie delle vittime e per quelle dei sopravvissuti, spesso gravemente menomati, non sono diverse da quelle offerte da un paese in guerra, o dalle tragedie dei naufragi di immigrati in fuga da situazioni di vita inumane. Le cause profonde sono sempre le stesse. Un'organizzazione sociale che antepone il profitto del capitale al valore e alla dignità della persona umana, e che in suo nome sacrifica tutte le energie di cui riesce ad appropriarsi, da quelle che strappa alla natura alla forza lavoro dei proletari.

Anche le ideologie verdi soccombono facilmente in nome del profitto. La crisi finanziaria internazionale e la crisi dell'euro hanno reso appetibile per il mercato europeo, finora il più "pulito" del mondo, anche il carbone americano ricco di zolfo e perciò ad alte emissioni. Una settimana fa titolava il Wall Street Journal: "Il basso costo la vince sull'alto contenuto di zolfo". Nel 2013 la UE ha importato 47,2 mn. di tonnellate di carbone dagli Usa, contro i 13,6 mn. del 2003. E questo in barba alla precedente svolta energetica a favore dell'ambiente. Le tensioni politiche con Mosca, legate alla crisi ucraina, potrebbero favorire ulteriormente le importazioni europee di carbone dagli Usa, oggi al secondo posto dopo la Russia.

 

Nel 2010, dopo un incidente nella miniera di carbone Upper Big Branch nel West Virginia in cui morirono 25 minatori, il Ceo della società carbonifera americana, Massey Energy Co, proprietaria della miniera e maggiore società mineraria degli Appalachi, ebbe a dichiarare:
"In tutte le miniere di carbone in America ci sono violazioni", "Le violazioni sono purtroppo una parte normale del processo minerario". Un operaio di una ditta di subappalto della miniera denuncia: "ai minatori venivano chiesti turni di 12 ore, contro le 8 normali del settore; c'erano fili elettrici esposti, e veniva ignorata l'accumulazione di polvere di carbone e di metano".
C'è chi ricorda però che negli Usa muoiono in media "solo" 30 minatori l'anno nelle miniere di carbone! Un prezzo che il capitale europeo ritiene evidentemente valga la pena di far pagare alla classe dei salariati!! È ora che i proletari si organizzino politicamente per togliere alla borghesia il potere di disporre della vita della stragrande maggioranza dell'umanità.

 

Cronologia degli incidenti minerari degli ultimi 30 anni in Turchia
7 marzo 1983, 103 omicidi, a Armutçuk
10 aprile 1983: 10 omicidi a Kozlu
31 gennaio 1987: 8 omicidi a Kozlu
31 gennaio 1990: 5 omicidi a Amasra
7 febbraio 1990: 68 omicidi a Yeni Çeltik
3 marzo 1992: 263 omicidi a Kozlu
26 marzo 1995: 37 omicidi a Sorgun
22 november 2003: 10 omicidi a Ermenek
8 settembre 2004: 19 omicidi a Küre
2 giugno 2006: 17 omicidi a Dursunbey
10 dicembre 2009: 19 omicidi in Mustafakemalpa?a
17 maggio 2010: 30 omicidi a Zonguldak
8 gennaio 2013: 8 omicidi a Kozlu
13 maggio 2014: 205 omicidi (finora) a Soma

 

(da: www.combat-coc.org)

Cassa di Resistenza

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E' a partire dal 2008 che nell'intero settore della logistica si è sviluppato e radicato un ampio movimento di lotte autorganizzate che ha coinvolto centinaia di lavoratori e lavoratrici dei principali siti distribuiti sul territorio nazionale. 

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