Logistica

Le forze politiche a Pioltello

Riportiamo alcuni articoli pubblicati da "Territorio e Società". Il tema è il dibattito tra le forze politiche di Pioltello sulla lotta dei lavoratori Esselunga. Omettiamo ogni commento, rimandando al sito per una lettura dettagliata.

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LAVORATORI ESSELUNGA, L'INCOERENZA DEGLI ATTEGGIAMENTI POLITICI. IL NOSTRO SOSTEGNO E UN CONTRIBUTO SULLA VERTENZA DEI LAVORATORI E SULLA DIFFICILE SITUAZIONE  IN CUI ALCUNE FORZE POLITICHE SONO ANDATE AD INFILARSI.
Amici e compagni, non so quanti di noi stanno seguendo quella specie di dibattito tra i gruppi della maggioranza pioltellese sulla vertenza Esselunga/Safra. Francamente mi sembra tutto molto sgradevole.
Personalmente la vedo così: il sindaco ha seguito il suo istinto, si è comportato come un ragazzino. Se avesse da subito fatto quel che qualunque sindaco dotato di un po’ di intelligenza avrebbe fatto, ora la situazione sarebbe diversa.
Il sindaco si sarebbe dovuto schierare a fianco dei lavoratori e far capire fin da principio a Caprotti e a Safra che si sarebbero trovati isolati se avessero proseguito sulla strada dell’intolleranza e del ricatto verso i lavoratori. Con il comune schierato, Esselunga  e Safra non avrebbero avuto troppo spazio e avrebbero probabilmente cercato una soluzione di compromesso e una via d’uscita onorevole per tutte le parti in causa.

Invece “lo stratega” non solo si è schierato con Esselunga, ma ha pure cercato di guadagnarsi un ruolo e visibilità a poco prezzo portando il comune a sottoscrivere un accordo transattivo tra le parti (anche se non si capisce quale sia la fonte di legittimazione che abbia indotto il comune a sottoscrivere l’accordo) che prevede(va) la cassa integrazione per un certo numero di lavoratori. Tra questi ci dovevano essere i licenziati (e qui si capisce subito l’imbroglio: come si fa a mettere in cig dei lavoratori licenziati?) che, ruotando insieme agli altri, pescati a caso, nella cig, sarebbero stati accontentati con un po’ di soldi e, alla fine, dopo qualche mese, si sarebbe potuto dimenticare tutto e tornare alla normalità.

Sapete tutti come è finita? A qualcuno dei lavoratori licenziati è arrivato l’assegno di cig dall’Inps e dopo qualche giorno una lettera dell’Inps gli ha richiesto la restituzione dell’assegno medesimo. Evidentemente l’ufficio legale deve aver segnalato che l’avevano fatta troppo grossa e che era meglio, come si dice in questi casi, “pararsi il culo”. Adesso nella maggioranza pioltellese stanno ancora discutendo: il sindaco ha fatto bene, ha fatto male, eravamo d’accordo, non eravamo d’accordo, lo sapevamo, non lo sapevamo….

Conoscendo i nostri polli, le cose devono essere andate più o meno così:
 a) quel problema andava un po’ stretto per le anguste categorie analitiche di questa amministrazione poco propensa alle sottigliezze;
b) il sindaco, come nella migliore tradizione della peggiore destra sottoacculturata, non trova di meglio che metterla sul piano dell’ordine pubblico e dell’igiene urbana (è una tradizione antica che affonda le radici nel pauperismo, nella teoria dello stato minimo, che passa attraverso le grida manzoniane e che ritroviamo nella recente politica securitaria del ministro Maroni…, niente a che vedere con la sinistra o il pensiero sociale cattolico o liberale);
 c) a qualcuno in maggioranza la cosa non quadra, non capisce perché ma sente che così non va bene. Tuttavia nel suo bagaglio culturale non trova niente che lo possa soccorrere, sente solo che le cose stridono un po’. E allora bofonchia, mugugna  e spera che finisca presto;
 d) ci pensano su un po’ e decidono: tu sindaco sgomberi e noi diciamo che siamo contrari, così salviamo la capra e i cavoli rimangono tutti in groppa ai lavoratori.
Poi ci sono altri ammennicoli a corredo di questa bella politica, come ad esempio le pressioni sui lavoratori perché passino alla Cgil e mollino il SiCobas (cosa che magari sarebbe auspicabile, così come sarebbe auspicabile che la Cgil tutta intera ritrovasse un po’ lo spirito dei tempi invece che limitarsi a fare il sindacato dei pensionati e dei dipendenti pubblici, così forse il SiCobas non ci sarebbe nemmeno) o perché accettino soluzioni pasticciate, come ad esempio la divisione in buoni e cattivi tra i licenziati e così via.

Una volta di più noi stiamo coi lavoratori, con questi lavoratori “stranieri” che stanno conducendo una lotta che parla in “italiano” e che, presto ce ne accorgeremo, riguarda davvero “tutti” i lavoratori. Anche e soprattutto quelli che non se ne sono ancora accorti.

Che contro questi lavoratori, a fianco di Esselunga e con le cooperative dei caporali, si siano schierati un sindaco impresentabile e un po’ di “politici” locali opportunisti e ipocriti tutto sommato era cosa che si poteva anche prevedere. Ma quando questa vertenza, da aziendale, si trasformerà in vertenza sociale, perché chi è licenziato fatica a pagare un mutuo, un affitto, la retta per l’asilo nido o la mensa scolastica, c’è da scommettere che questi amministratori senza scrupoli difficilmente avranno un aiuto da Caprotti e da Safra.
Pubblicato da TERRITORIO E SOCIETA' PIOLTELLO 1 aprile 2012


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LA LISTA PER PIOLTELLO SULLA MANIFESTAZIONE DEI LAVORATORI- IO NON C'ERO GIURO
QUANDO SI NEGA LA REALTA' DEI FATTI ...............PERCHE?

Anche il Polo per Pioltello  ha emesso il proprio comunicato relativo allo sgomero dei lavoratori Esselunga,
come era evidente aspettarsi con un accorato plauso all'operato del Sindaco.
Quello che soprende e sconvolge sono le reazioni a questo comunicato,

Ora sembra che a quella manifestazione non nabbia partecipato nessuno, negano tutti gli esponenti della Lista per Pioltello, che sul loro sito nella sezione commenti, asseriscono che come lista non hanno aderito, addirittura "giurano" di non aver aderito neanche personalmernte.
NOI eravamo presenti e non ci vergognamo di rivendicare questa presenza, altri negano l'evidenza.

VERGOGNOSO IL VOLER STARE CON UN PIEDE IN DUE SCARPE.

RIPORTIAMO UN STRALCIO DELLA DISCUSSIONE PRESENTE SUL SITO E ALCUNI LINK PER VERIFICARNE SE SIA TUTTO VERO.

NEGAZIONE DELLA REALTA
 
LISTA PER PIOLTELLO OGG
I Con riferimento al “comunicato stampa” diffuso via FB dal Polo per Pioltello e riportato nel precedente commento, si fa presente che – diversamente da quanto sostenuto dal Polo – la Lista per Pioltello NON ha aderito né partecipato alla manifestazione del 24 marzo 2012. Tanto meno hanno partecipato assessori riconducibili alla Lista, come il Polo lascia falsamente intendere.
Invitiamo pertanto il Polo per Pioltello a rettificare il comunicato, basato sui “si dice” che potevano essere facilmente verificati (ad esempio chiedendo ai diretti interessati o controllando nei video YouTube che documentato la manifestazione) prima di essere spesi così avventatamente per insultare persone e chiedere dimissioni a casaccio.
 PREMOLI OGGI  In qualità di Presidente del Gruppo consiliare della Lista per Pioltello vorrei in questa sede confermare che nemmeno io ho partecipato alla manifestazione.

Di VITO OGGI  La Lista aveva deciso di non aderire e di non partecipare alla manifestazione quindi non ha mandato né bandiere né rappresentanza politica.

PER VERIFICARE SEGUI IL LINK SEZIONE COMMENTI sgombero-del-presidio-davanti-ad-esselunga/#comment-4587


IERI DICHIARAVANO

BOTTASINI  IERI Sono contento che gli amici della Lista abbiano scelto di partecipare, a prescindere dai problemi di rappresentanza di un sindacato o dell’altro e senza entrare nel merito della soluzione,

DI VITI IERI  Ieri durante la manifestazione mi sono sentito ancora una volta un privilegiato.....................
........La nostra presenza alla manifestazione di ieri aveva un sola motivazione: offrire la solidarietà e presenza ai lavoratori sfruttati affinchè si sentissero un po’ meno soli e con l’iilusione che ieri un’intera città fosse solidale con loro.

MORETTI IERI  Per questo abbiamo partecipato alla manifestazione e per questo stiamo organizzando una serata

BOTTASINI IERI  c’è anche una brevissima intervista al capogruppo della Lista, Gianluca:
INTERVISTA A PREMOLI IN MANIFESTAZIONE

PER VEDRIFICARE  SEGUI IL LINK http://pioltello.wordpress.com/2011/12/11/grande-manifestazione-per-il-lavoro-giusto/
Pubblicato da TERRITORIO E SOCIETA' PIOLTELLO 1 aprile 2012

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LETTERA APERTA A TUTTE LE ORGANIZZAZIONI  SOCIALI E  ALLE FORZE POLITICHE


Facendo seguito al nostro ( COMUNICATO ) sullo sgobero dei lavoratori delle cooperative inviamo questa lettera aperta a tutte le forze politiche del Centro Sinistra e le Organizzazioni Sociali chiedendo loro di assumere una posizione chiara sulla situazione che si è venuta a creare.

LETTERA APERTA

Pioltello, 29 Marzo 2012
Martedì 20 marzo il sindaco di Pioltello ha ordinato lo sgombero del presidio dei lavoratori delle cooperative appartenenti al consorzio Safra, che da mesi sono in lotta contro le insostenibili condizioni di lavoro attuate nei magazzini Esselunga, in cui Safra è appaltatrice della movimentazione merci.
La lotta, iniziata ai primi di novembre, è diretta in particolare contro il caporalato, il lavoro a chiamata, la violenza nel posto di lavoro. Una giusta e civile rivendicazione che è costata il licenziamento a 25 dipendenti: un atto chiaramente discriminatorio nei confronti dei 25 e intimidatorio verso tutti i loro colleghi. Siamo, tanto per capirci, in quell’ambito dell’applicazione dell’art. 18 che nessuna riforma osa modificare (e ci mancherebbe altro, ci sentiamo di aggiungere).
I lavoratori, tutti immigrati, regolarmente censiti e in buona parte residenti a Pioltello, hanno condotto la loro protesta mostrando sempre grande senso di responsabilità, non creando disagi di alcun tipo alla popolazione e perseguendo la strada del dialogo verso i colleghi e verso i cittadini..
Nonostante ciò, non sono valse a nulla le richieste di ottenere un certo supporto dall’amministrazione comunale, come ad esempio gli elementari servizi igienici, per una lotta che si preannunciava da subito lunga e difficile. Nessuna risposta, solo atteggiamenti sprezzanti, minacce di sgombero e un vago paternalismo peloso.
I lavoratori si sono però via via organizzati autonomamente, superando i rigori di un inverno terribile e riscuotendo la solidarietà di una parte crescente della popolazione locale, nonché la sensibilizzazione degli altri addetti delle cooperative.
Fino alla recente prima sentenza del tribunale di Milano, che intima a Safra di reintegrare due lavoratori licenziati nel posto di lavoro, con le stesse mansioni e con la corresponsione degli stipendi ingiustamente trattenuti nel periodo dell’illegittimo licenziamento.

Anche di fronte alla sentenza del tribunale l’arroganza di Safra e di Esselunga non ha mostrato cedimenti e ai lavoratori reintegrati è stato impedito, con l’ausilio di un potente schieramento di poliziotti e carabinieri all’ingresso dello stabilimento, di rientrare al lavoro.
Le hanno davvero tentate tutte per non ammettere una sconfitta che ormai appare evidente e inevitabile: sono persino arrivati al punto di mettere i lavoratori licenziati in cassa integrazione, dichiarando una crisi inesistente e quindi il falso. Questa è stata la grande trovata, con la quale speravano di aggirare una giusta e inevitabile sentenza! Di questo si vanta inopinatamente, in certo qual modo denunciando e autodenunciandosi, il sindaco di Pioltello che nell’ordinanza di sgombero segnala, tra le varie iniziative a suo dire finalizzate alla ricomposizione della vertenza, il raggiungimento di “un accordo per l’accesso alla cassa integrazione in deroga a sostegno dei lavoratori”. In pratica, una volta resisi conto di essersi cacciati in una situazione senza via d’uscita, mettono i lavoratori in cassa integrazione, addossando alla collettività il costo di una loro scelta illegittima e sgangherata.
Giustamente i lavoratori non hanno accettato questa soluzione, ritenendo che, oltre ad essere ipocrita, sarebbe malvista dai cittadini contribuenti, e hanno proseguito il presidio e la lotta con la stessa determinazione e senza lasciarsi intimidire.

Il sindaco ha quindi emesso un’ordinanza ignobile, pretestuosa, falsa fin dalle motivazioni, ingiustificata e ingiustificabile,  imponendo lo sgombero immediato. Le motivazioni addotte dal sindaco gridano vendetta: associare la vicenda della Safra alle aziende in crisi significa solo creare confusione e gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica. Non c’è nessuna crisi, né in Safra né in Esselunga: la messa in cassa integrazione dei lavoratori è un imbroglio bell’e buono e chi si è dato da fare in questo senso andrebbe denunciato per peculato e danno erariale.
Che poi alla base del provvedimento ci sia un cicaleccio tra un sindaco impresentabile e un prefetto accomodante, dove il sindaco chiede al prefetto di essere sollecitato, il prefetto sollecita e il sindaco dice di essere sollecitato, accresce solo il disgusto delle persone oneste. È da sottolineare che solo il comportamento responsabile dei lavoratori e di tutti i partecipanti al presidio ha evitato che si creassero tensioni e incidenti.

Vi segnaliamo questa situazione perché riteniamo contenga molti elementi di riflessione, per la sinistra ma più in generale per una lettura della realtà che può dare alla politica una reale capacità di rappresentanza.
Siamo infatti di fronte a lavoratori che, esasperati per le oppressive condizioni cui sono costretti a sottostare, sono stati capaci di un’azione di lotta e resistenza duratura, solidale e consapevole. Questi mesi hanno rappresentato per loro qualcosa di straordinario: non solo l’ingresso nel mondo sindacale, ma anche l’acquisizione di un pieno diritto di cittadinanza, la consapevolezza e l’affermazione di un nesso inscindibile tra doveri e diritti.
Il fatto che siano tutti immigrati, appartenenti cioè a una “categoria” sociale ricattabile e ricattata (in virtù delle discutibili leggi in vigore nel nostro paese), accresce ancora di più il valore della loro azione. Chi ha sempre straparlato dei doveri degli immigrati, questa volta si è dimenticato che questi hanno anche dei diritti e che il suo dovere sarebbe di tutelarli. Sarebbe stato, anzi, un dovere civile di tutti noi, in quanto cittadini italiani, partecipi di una Costituzione che afferma il primato del lavoro e l’universalità dei diritti, senza distinzione di razza e di religione, dare il nostro contributo a questa lotta.

Tanto più sarebbe toccato al comune, in quanto organo di governo di una collettività cui appartengono pienamente anche i lavoratori che sono scesi in lotta, dare sostegno e rilevanza civile e morale a questo episodio di resistenza che a buon diritto può definirsi epocale, per il contenuto e le conseguenze che avrà.
La scelta dell’intimidazione e della violenza, oltreché l’ostilità dimostrata in tutti questi mesi verso i sacrifici dei lavoratori stessi, è l’ultimo episodio di cui si è reso protagonista il sindaco di Pioltello.
Non è infatti questo il primo atto discriminatorio messo in atto da costui. Circa un anno e mezzo fa, ha apposto i sigilli ad un centro culturale di ispirazione musulmana, arrivando anche in questo caso a sgomberare donne e bambini. E anche allora con motivazioni inesistenti, che sono state infatti totalmente ricusate dal Consiglio di Stato, il quale ha annullato l’ordinanza.

Comportamenti da regime autoritario (e come altro definire questi atti di discriminazione religiosa, razziale e politica?), che si aggiungono ad altri che oggi sono oggetto di indagini della magistratura: dalla lottizzazione di una parco locale di interesse sovra comunale, con la concessione di ingenti volumetrie edificabili a personaggi indagati per truffa nei confronti di una banca portata sull’orlo del fallimento; alla sottoscrizione di un accordo di programma con Zunino e Grossi per bonifiche e edificazioni quando già i due erano abbondantemente indagati e addirittura sottoposti a misura cautelare.
Non vogliamo accodarci a chi esprime giudizi sommari. Riteniamo però che le istituzioni politiche non debbano in alcun modo intrattenere rapporti con società private soggette ad inchieste giudiziarie. 
E’ un codice etico che mai deve essere accantonato dalla politica e che infatti ha indotto i partiti del centro sinistra a bocciare con forza nei consigli provinciale e regionale i due provvedimenti citati.

Tutto questo non ha impedito a questi stessi partiti, a livello locale, di rinnovare il loro sostegno a questo sindaco in occasione delle elezioni comunali dello scorso anno.
Ci chiediamo, VI CHIEDIAMO, se anche di fronte a questo ennesimo episodio, lo sgombero di un presidio di lavoratori in lotta per opporsi ad una palese discriminazione, può essere rinnovato questo sostegno.
Ci chiediamo, VI CHIEDIAMO,  se non sia giunto il momento di una chiara ed esplicita presa di posizione che sancisca una distanza da parole e atti del tutto opposti a quanto sostenuto dalle forze politiche e sindacali che nascono e si riconoscono nel mondo del lavoro.
Non si capirebbe infatti una ben più profonda e incolmabile distanza: quella tra gli enunciati e i comportamenti conseguenti. Una distanza incomprensibile soprattutto per i cittadini. Non si può rilasciare su giornali e tv roboanti dichiarazioni a favore dell’uguaglianza e della legalità, e poi avere nelle istituzioni propri rappresentanti che fanno l’esatto contrario. 
Infine, VI CHIEDIAMO un confronto aperto e sereno per ricostruire le ragioni di una politica dalla parte dei lavoratori e dei ceti sociali che sentiamo la responsabilità di rappresentare. A Pioltello come nel resto del paese. Confronto a cui noi ci rendiamo disponibili nelle forme e nei tempi che più riterrete opportuni.

Il direttivo di Territorio e Società
Pubblicato da TERRITORIO E SOCIETA' PIOLTELLO 30 marzo 2012

Ripristinato il presidio Esselunga

Quasi cinquecento persone hanno partecipato alla manifestazione a Pioltello contro lo sgombero del presidio pemanente avvenuto il 20 marzo.
Come al solito numerose le presenze da altre cooperative ed in particolare dalla SDA di Carpiano e dalla GLS di Piacenza.
Preparata in soli tre giorni, nel pieno della lotta alla GLS (a fronte di una serrata aziendale anti-sciopero il presidio permanente di Piacenza continua e l'iniziativa ha ormai raggiunto una nostra "vecchia conoscenza": la Papavero di Cerro al Lambro, dove è stato smistato tutto il lavoro), il corteo ha incontrato notevoli simpatie fra gli abitanti dei quartieri popolari di Pioltello ed è terminato davanti ai cancelli di Esselunga finendo per riprendersi lo spazio lasciato vacante dal presidio demolito martedì mattina.
Attendiamo gli sviluppi del dibattito all'interno delle istituzioni locali in merito allo sgombero del presidio. Intanto ci prepariamo alla manifestazione del 31 marzo e ad una nuova ondata di scioperi nelle cooperative.

Prossimi appuntamenti:
- Lunedì ore 21 assemblea pubblica al liceo Carducci (via Beroldo 9, Milano) in preparazione della manifestazione nazionale di sabato 31 marzo;
- Mercoledì ore 21: assemblea pubblica del presidio permanente davanti ai cancelli.

25 marzo 2012

Lista "Territorio e società" su sgombero Esselunga

Martedì 20 marzo, di buon’ora, le forze dell’ordine hanno fatto piazza pulita del presidio dei lavoratori delle cooperative Safra, che da mesi sono in lotta contro le insostenibili condizioni di lavoro. La lotta, iniziata ai primi di novembre, è diretta in particolare contro il caporalato, il lavoro a chiamata, la violenza nel posto di lavoro. Da subito c’è chi ha considerato l’iniziativa di quei lavoratori una battaglia civile da sostenere e incoraggiare. È stato così che via via è cresciuta la solidarietà della popolazione locale, sfociata in una grande manifestazione e in varie iniziative di boicottaggio dei prodotti esselunga.
Del resto i lavoratori hanno dimostrato sempre grande senso di responsabilità, non creando disagi di alcun tipo alla popolazione e perseguendo sempre la strada del dialogo verso i colleghi e verso i cittadini. L’amministrazione comunale, soprattutto il sindaco, ha invece mostrato fin dall’inizio fastidio e ostilità verso le giuste rivendicazioni di questi cittadini, tutti immigrati, regolarmente censiti e in buona parte residenti a Pioltello. A nulla sono valse le richieste, da parte dei lavoratori, di ottenere un certo supporto dall’amministrazione, come ad esempio gli elementari servizi igienici, per una lotta si preannunciava da subito lunga e difficile. Nessuna risposta, solo atteggiamenti sprezzanti, minacce di sgombero e un vago paternalismo peloso. Nonostante tutto questo la lotta è continuata, i lavoratori si sono via via organizzati, superando i rigori di un inverno terribile, fino alla recente prima sentenza del tribunale di Milano che intima a Safra di reintegrare due lavoratori licenziati nel posto di lavoro, con le stesse mansioni e con la corresponsione degli stipendi ingiustamente trattenuti nel periodo dell’illegittimo licenziamento. Anche di fronte all’ordinanza del tribunale l’arroganza di Safra e di esselunga non ha mostrato cedimenti e ai lavoratori reintegrati non è stato consentito di rientrare al lavoro, con l’ausilio di un potente schieramento di poliziotti e carabinieri all’ingresso dello stabilimento.
Le hanno davvero tentate tutte per non ammettere una sconfitta che ormai appare evidente e inevitabile: sono persino arrivati al punto di mettere i lavoratori licenziati in cassa integrazione, dichiarando una crisi inesistente e quindi il falso, oltreché producendo un atto in sé illegittimo quale è la messa in cassa integrazione di lavoratori licenziati e quindi privi di posto di lavoro. Questa è stata la grande trovata, con la quale speravano di aggirare una giusta e inevitabile sentenza! Di questo si vanta inopinatamente, in certo qual modo denunciando e autodenunciandosi, il sindaco di Pioltello che nell’ordinanza di sgombero segnala, tra le varie iniziative a suo dire finalizzate alla ricomposizione della vertenza, il raggiungimento di “un accordo per l’accesso alla cassa integrazione in deroga a sostegno dei lavoratori”. In pratica: esselunga delega il lavoro sporco a Safra, Safra a proprie cooperative, queste licenziano a loro volta i lavoratori che pretendono il rispetto di elementari diritti e, una volta resisi conto di essersi cacciati in una situazione senza via d’uscita, mettono i lavoratori in cassa integrazione, addossando alla collettività il costo di una loro scelta illegittima e sgangherata.
Giustamente i lavoratori non accettano, ritenendo che questa soluzione, oltreché essere ipocrita, sarebbe malvista dai cittadini contribuenti, e proseguono il presidio e la lotta con la stessa determinazione e senza lasciarsi intimidire. L’imminente arrivo del “general Estate”, del resto, fa presagire tempi migliori e più favorevoli ai lavoratori. È così che, ai primi tepori primaverili, un sindaco arrogante, vile e vergognosamente servile, emette un’ordinanza ignobile, pretestuosa, falsa fin dalle motivazioni, ingiustificata e ingiustificabile, imponendo lo sgombero immediato. Che poi alla base del provvedimento ci sia un cicaleccio tra un sindaco impresentabile e un prefetto che Milano davvero non si merita (è quello che ha detto che in Lombardia la mafia non esiste…), dove il sindaco chiede al prefetto di essere sollecitato, il prefetto sollecita e il sindaco dice di essere sollecitato, accresce solo il disgusto delle persone oneste.  È da sottolineare che solo il comportamento responsabile dei lavoratori e di tutti i partecipanti al presidio ha evitato che si creassero tensioni e incidenti.
È la prima volta che i lavoratori delle cooperative, esasperati per le oppressive condizioni cui sono costretti a sottostare, sono stati capaci di un’azione di lotta e resistenza duratura, solidale e consapevole. Questi mesi di lotta hanno rappresentato per loro qualcosa di straordinario: non solo l’ingresso nel mondo sindacale, ma l’acquisizione duratura di un pieno diritto di cittadinanza, la consapevolezza dei proprio diritti e l’affermazione di un nesso inscindibile tra doveri e diritti. Chi ha sempre straparlato dei doveri degli immigrati, questa volta si è dimenticato che questi hanno anche dei diritti e che il suo dovere sarebbe di tutelarli. Sarebbe stato un dovere civile di tutti noi, in quanto cittadini italiani, partecipi di una Costituzione che afferma l’universalità dei diritti, senza distinzione di razza e di religione, dare il nostro contributo a questa lotta. Tanto più sarebbe toccato al comune, in quanto organo di governo di una collettività cui appartengono pienamente anche i lavoratori delle diverse nazionalità che sono scesi in lotta, dare sostegno e rilevanza civile e morale a questo episodio di resistenza che a buon diritto può definirsi epocale, per il contenuto e le conseguenze che avrà. La scelta dell’intimidazione e della violenza, oltreché l’ostilità dimostrata in tutti questi mesi verso i sacrifici dei lavoratori stessi, è l’ultimo episodio di cui si è reso protagonista un sindaco ormai impresentabile.
Non c’è cosa fatta da questa amministrazione che, in un modo o nell’altro, non rimandi a qualche inchiesta giudiziaria. A puro titolo esemplificativo si possono citare: la lottizzazione di una parco locale di interesse sovra comunale, con la concessione di ingenti volumetrie edificabili a personaggi indagati per truffa nei confronti di una banca portata sull’orlo del fallimento; la sottoscrizione di un accordo di programma con Zunino e Grossi per bonifiche e edificazioni  quando già i due erano abbondantemente indagati; l’affidamento di un costoso progetto di fattibilità al direttore dei lavori dei signori Siano, nonché dell’ospedale San Raffaele (quello che si premura di provocare un incendio per compiacere don Verzè).
Lo sgombero di un presidio di lavoratori in lotta è una vera e propria bravata istituzionale, un provvedimento di fascismo puro che ci mancava. Le motivazioni addotte dal sindaco gridano vendetta: associare la vicenda della Safra alle aziende in crisi significa solo creare confusione e gettare fumo negli occhi ai cittadini. Non c’è nessuna crisi, né in Safra né in esselunga: la messa in Cassa integrazione dei lavoratori è un imbroglio bell’e buono e chi si è dato da fare in questo senso andrebbe denunciato per peculato e danno erariale. Ma il confondere le acque, il mischiare i problemi, perché nella confusione non c’è più responsabilità per nessuno, è davvero una prerogativa di questo sindaco, come abbiamo visto a proposito dell’indebitamento dei condomini del satellite (dove abitano diversi lavoratori delle cooperative), al cui proposito, invece di lavorare per ridurre l’indebitamento e riattivare l’erogazione del gas, straparla di appartamenti sovraffollati, di clandestini e criminalità, tutte cose che, se anche si sono, con i debiti non c‘entrano nulla.
Davvero siamo indignati e disgustati. 23 marzo 2012

dal sito http://territorioesocietapioltello.blogspot.it

Esselunga, reintegrati due lavoratori del consorzio Safra. “Licenziamento illegittimo”

Il gruppo di cooperative ha in appalto i servizi di facchinaggio del gigante della grande distribuzione. La prossima settimana saranno discusse in aula le cause di altri lavoratori. Tra loro un dipendente che denunciò le condizioni di lavoro

Il patron di Esselunga Bernardo Caprotti
Per una sera davanti ai magazzini Esselunga di Pioltello si è festeggiato. Va infatti ai lavoratori da mesi in presidio nella cittadina a est di Milano il primo round giudiziario per i licenziamenti decisi dalle cooperative del consorzio Safra, che ha in appalto i servizi di facchinaggio del gigante della grande distribuzione. Il tribunale del Lavoro di Milano ieri si è espresso su due dei 25 operai lasciati a casa e ha stabilito che dovranno tornare alle loro mansioni.

“La sentenza – commenta Fabio Zerbini del sindacato S.I. Cobas – dimostra che si è trattato di provvedimenti infondati e discriminatori”. Per i due soci-lavoratori il giudice ha stabilito la revoca del licenziamento, in quanto “illegittimo”, e la revoca dell’esclusione dalla compagine sociale della cooperativa. Come risarcimento del danno, gli operai dovranno inoltre ricevere le retribuzioni perse. Una vittoria per Bamba M., di origine senegalese, e Lingad L., filippino, che agli inizi di novembre avevano ricevuto dalla cooperativa Apollo del consorzio Safra una lettera di licenziamento per scarso rendimento. Motivazione fin da subito contestata dal S.I. Cobas, che invece vedeva nel provvedimento una ritorsione contro lo sciopero del 7 ottobre scorso, quando gli operai di Safra, quasi tutti stranieri, avevano protestato per denunciare ritmi e condizioni di lavoro disumani. Le cooperative aveva reagito mettendo in ferie forzate dodici delegati del sindacato Cobas, per poi sospenderli e infine licenziarli. Decisione che ha scatenato altre proteste dei lavoratori, in presidio permanente davanti ai cancelli del polo logistico. E, per reazione, nuovi licenziamenti da parte del consorzio Safra. Con momenti di tensione, picchetti e persino qualche scontro con le forze dell’ordine. Fino alla grande manifestazione per le strade di Pioltello, che il 10 dicembre ha visto sfilare in solidarietà ai licenziati un migliaio di persone, in gran parte giovani immigrati impiegati nelle aziende della zona.

Quello dei licenziamenti nelle cooperative è un tema su cui la giurisprudenza in passato ha avuto orientamenti alterni, dal momento che in questi casi non vale l’articolo 18 e il reintegro non sempre è stato riconosciuto a seguito di provvedimenti illeciti. “Questa è una sentenza importante – commenta Giovanni Giovannelli, legale dei lavoratori – perché è una delle prime che applica i principi di una recente decisione della Corte di Cassazione, ricostituendo il rapporto di lavoro in aggiunta al risarcimento del danno”. La sentenza di ieri è arrivata dopo il fallimento di un tentativo di conciliazione: i lavoratori non hanno infatti accettato l’offerta del consorzio Safra di essere sì reintegrati, ma con sette mesi di cassa integrazione in deroga e senza poi poter tornare a lavorare per Esselunga. Secondo l’avvocato Claudio Frugoni, che difende gli operai insieme a Giovannelli, questa condizione non avrebbe consentito un loro effettivo reintegro. Oltre alla revoca di due licenziamenti, il giudice ieri ha disposto il rinvio all’udienza del 7 maggio per il caso di altri due operai, licenziati con l’accusa di avere minacciato i colleghi per costringerli a iscriversi al S.I. Cobas.

La prossima settimana, invece, saranno discusse in aula le cause di altri lavoratori, tra cui quella di Miah A., originario del Bangladesh, lasciato a casa a novembre a causa di un’intervista al Giorno in cui denunciava le dure condizioni di lavoro. Intanto resta da vedere se Bamba e Lingad potranno davvero entrare di nuovo in magazzino. “Nei prossimi giorni si presenteranno ai cancelli – assicura Zerbini -. Poi spetterà alla cooperativa assegnare loro un turno”. Da Esselunga, per il momento, arriva solo un no comment.

da il fatto quotidiano del 8 marzo 2012

Cassa di Resistenza

  • Sostieni le lotte - Diffondi la solidarietà

E' a partire dal 2008 che nell'intero settore della logistica si è sviluppato e radicato un ampio movimento di lotte autorganizzate che ha coinvolto centinaia di lavoratori e lavoratrici dei principali siti distribuiti sul territorio nazionale. 

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