Logistica

Giunti oramai alla quinta notte di protesta di Mimmo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giunti oramai alla quinta notte di protesta di Mimmo, il compagno del SICobas del Comitato cassa integrati e licenziati Fiat, sulla gru del cantiere di Piazza Municipio, possiamo iniziare a tracciare un primo bilancio di questi giorni di lotta.
La coraggiosa iniziativa messa in piedi dal Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat ha avuto senz'altro il merito di cogliere di sorpresa la controparte: nel bel mezzo della campagna elettorale per le regionali, in pochi avrebbero immaginato che un manipolo di licenziati si prendesse la scena di quella piazza destinata a divenire l'ennesima ed inutile passerella istituzionale con Renzi nelle vesti, quanto mai provocatorie, di "ospite d'onore".
Ma forse nessuno, neanche i promotori stessi, potevano immaginare che Mimmo potesse resistere sulla gru fino alla vigilia del 16 maggio, in una piazza già semi-blindata e sotto ilo pressing costante delle forze dell'ordine che, tanto per cambiare, dimostrano ancora una volta il loro ruolo di gendarme spietato al servizio dei padroni arrivando finanche a cercare di impedire che a Mimmo venga fatta pervenire acqua, cibo e tutto il necessario per non metterne a rischio l'incolumità fisica.
La verità è che governo, questura, regione e istituzioni tutte sono rimaste spiazzate di fronte all'azione tenace di chi non ha più nulla da perdere e col proprio gesto al tempo stesso clamoroso e disperato, fa saltare il banco e rischia seriamente di rovinare la festa pre-elettorale del governo più antiproletario e reazionario del dopoguerra.
In questi giorni sono stati in tanti a solidarizzare con la lotta dei licenziati Fiat, dai movimenti impegnati nella costruzione del corteo del 16 maggio agli operai della TNT, dai delegati della Fiat di Melfi impegnati in un braccio di ferro con Marchionne analogo a quello dei loro fratelli di classe di Pomigliano ai disoccupati che si sono uniti al presidio dopo aver occupato il ministero, dai lavoratori Astir al consolato venezuelano in Italia, dai portuali agli studenti e a tanti singoli lavoratori e proletari solidali con questa battaglia che riassume e sintetizza la portata della nemicità operaia nei confronti di Renzi e dei capitalisti suoi mandanti, fino ad arrivare oggi alla bella pagina di solidarietà di classe scritta da un artista, Daniele Sepe, che ha imbracciato il suo sassofono ai piedi del cantiere per dire a Mimmo e ai suoi compagni che c'è ancora chi pensa che la musica e la cultura siano un potente strumento di comunicazione e non solo un business.
Nel silenzio assordante delle istituzioni complici di Marchionne e di un governo che riesce a diminuire il numero dei disoccupati solo costringendo questi ultimi al suicidio, emerge la controtendenza di un amministrazione comunale che ha speso parole importanti a difesa dei licenziati e ha finanche inviato il suo assessore sul campo di battaglia per consentire che a Mimmo potessero arrivare acqua e cibo. Iniziative senz'altro apprezzabili se messe a confronto col cinismo criminale della Regione e del governo centrale. Detto questo, ci sembra alquanto singolare come l'amministrazione De Magistris non scelga ancora con chiarezza da che parte stare: se si critica l'operato del governo in quasi ogni occasione, come si può poi inaugurare la nuova stazione di Piazza Municipio a braccetto proprio con Renzi, che peraltro con quell'opera non c'entra niente?
Meglio sarebbe allora, come qualcuno ha proposto neanche troppo provocatoriamente, se l'amministrazione comunale, per ribadire la propria contrarieta alle manovre di miseria, di malaffare e di rapina, decidesse il 16 maggio di inaugurare la nuova stazione con Mimmo Mignano, ovvero con colui che in questi giorni è divenuto il simbolo degli effetti devastanti prodotti da quelle politiche, e non con Matteo Renzi che di quelle politiche è il principale artefice.
Quel che è certo è che per Renzi si è già profilato l'ennesimo schiaffo da parte di una città che già in più occasioni ha mostrato di non gradire la sua presenza.
Resta tuttavia aperto il nodo di come riconquistare una piena autonomia di classe in quadro sociale tanto disastratato.
Nelle stesse ore in cui i licenziati Fiat davano vita alla loro protesta nel cuore della metropoli, centinaia di operai dell'Alenia erano in sciopero con picchetti fuori ai cancelli per respingere l'ennesimo piano di ristrutturazione aziendale voluto da Finmeccanica; centinaia di operai dell'Indesit combattono contro la chiusura degli stabilimenti; centinaia di docenti sono tuttora in agitazione contro la "buona" scuola (buona per i padroni) di Renzi; più a nord circa cinquecento facchini dell'SDA di Bologna scioperano e picchettano i cancelli dei magazzini per respingere il piano di licenziamenti varato da Poste Italiane con la compiacenza del sistema schiavistico delle cooperative e continuare lo straordinario percorso di riconquista di quelle tutele e quei livelli salariali strappati negli ultimi cnque anni dal movimento operaio della logistica in prevalenza organizzato nel SI-Cobas.
Si tratta ancora una volta di prendere atto che la lotta di classe e il conflitto capitale-lavoro, lungi dall'essere qualcosa di sorpassato o di antico, e pur se per molti appaiono concetti passati di moda, continuano di fatto a rappresentare il centro di gravità attraverso cui si misura non solo il peso e l'efficacia dell'offensiva padronale, ma anche la capacità di risposta di un movimento di opposizione che voglia essere davvero andare alla radice del problema.
Comunque vada a finire la giornata del 16 maggio, il lavoro di radicamento capillare nel cuore del proletariato e il collegamento reale delle lotte e delle vertenze fuori dai recinti aziendalisti e contro le burocrazie colluse e collaborazioniste di Cgil-Cisl-Uil, resta per noi l'unica indicazione di lavoro sul piano sindacale-sociale-politico che possa conferire basi solide e di lunga durata al movimento di opposizione al governo Renzi.
Si tratta di compiti che vanno ben oltre le singole scadenze (pur attraversandole) e che richiedono un programma e un metodo di lavoro che riesca ad invertire il quadro attuale di debolezza e frammentazione del fronte proletario.
16 MAGGIO: RENZI STATT' A CASA!
REINTEGRO IMMEDIATO PER I CINQUE LICENZIATI DI POMIGLIANO
NO AI CONTRATTI DI SOLIDARIETA' NE A POMIGLIANO NE ALTROVE: LAVORARE MENO LAVORARE TUTTI E A SALARIO PIENO
SOLO LA LOTTA PAGA
IL 21 MAGGIO, ORE 10.00, TUTTI A NOLA PER PRESIDIARE IL TRIBUNALE DEL LAVORO IN OCCASIONE DELL'UDIENZA SUI LICENZIAMENTI.

14/5/2015
SI-Cobas Napoli

La terza notte di Mimmo sulla gru e la più dura

Oggetto:aggiornamenti sulla protesta dei licenziati Fiat a Napoli

, è stata finora la più dura.

Nel pomeriggio l'assemblea itinerante delle realtà promotrici del corteo contro la discesa di Renzi a Napoli il 16 maggio si è conclusa a piazza Municipio, dove circa un centinaio di compagni hanno fatto sentire forte la loro solidarietà nei confronti di Mimmo, di Marco (che lunedì notte è stato costretto per motivi di salute a scendere dalla gru) e del Comitato di Lotta cassintegrati e licenziati Fiat. Evidentemente questo segnale di forza e di unità deve essere risultato indigesto alla questura e alle forze dell'ordine, le quali stasera, per la prima volta dall'inizio della protesta, hanno negato ai solidali la possibilità di far pervenire a Mimmo l'acqua e il cibo necessari a resistere.
Dopo ore di vana ed estenuante trattativa, di fronte all'ennesimo diniego della polizia, alle 22.30 un gruppo di circa 50 tra lavoratori e solidali hanno deciso in segno di protesta di bloccare l'arteria stradale che collega Piazza Garibaldi a Piazza Municipio. Il blocco stradale è durato circa due ore, fin quando, a notte oramai inoltrata è giunto sul luogo del presidio in vesti di mediatore l'assessore al lavoro del comune di Napoli Panini. Su pressione del presidio l'assessore ha chiesto alle forze dell'ordine di consentire l'arrivo dei vigili del fuoco in modo da far pervenire a Mimmo l'acqua, il cibo, i medicinali e le coperte necessarie a far fronte alla terza notte di protesta in cima alla gru.

La lotta prosegue ad oltranza. 
A Napoli non c'è spazio per le passerelle elettorali di Renzi e degli sciacalli responsabili dei licenziamenti e delle politiche di fame e precarietà.
Per il reintegro immediato di tutti i cassintegrati e licenziati
Lavoro o non lavoro: salario garantito
Verso il 16 maggio: trasformiamo Piazza Municipio in un presidio permanente e unitario delle lotte per il lavoro e il salario e dei movimenti di opposizione sociale al governo Renzi e alle sue politiche di rapina.

Solo la lotta paga
Uniti si vince

Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat
SI-Cobas Napoli

SDA-Poste Italiane: respinti i licenziamenti anti-SI CObas a Bologna

Come spiegato in precedenza, Poste Italiane, su pressione della CISL interna, puntavano a utilizzare la ristrutturazione del magazzino-hub di Bologna per demolire la presenza del SI Cobas, cui aderisce circa l’80% dei 510 lavoratori del magazzino.

SDA aveva rifiutato di firmare la conservazione del posto di lavoro in caso di cambio di cooperativa, e aveva risposto con la serrata allo sciopero dei lavoratori, serrata continuata per tutta la scorsa settimana, mentre i lavoratori erano licenziati dalle cooperative precedenti, il cui appalto era scaduto e non rinnovato.

Mentre si svolgevano manifestazioni dei lavoratori e incontri in Prefettura di Bologna con sindacati confederali, USB (che prima i suoi aderenti tra cui sei capi avevano svolto il ruolo di crumiraggio durante gli scioperi prestandosi al ruolo di sindacato giallo) e SI Cobas (separatamente), Poste Italiane-SDA firmavano con i confederali un accordo che era una fotocopia di una parte (escluso il passaggio al 4° livello e il pagamento della malattia) dell’accordo strappato da SI Cobas e ADL Cobas con la lotta a SDA e agli altri grandi gruppi della logistica, nel tentativo di far recuperare la faccia alla Triplice di fronte ai lavoratori, una volta estromesso il SI Cobas (vedi allegato).

Lunedì notte alle ore 2 l’ennesimo incontro in Prefettura si era concluso con un nulla di fatto, di fronte all’intransigenza di SDA, che proponevail rientro in azienda di 150 lavoratori adesso e altri 150 entro la fine di giugno. L'azienda su diktat delle Poste Italiane dopo varie proposte e giravolte continue voleva imporre la selezione di chi doveva rientrare in azienda con la volontà politica di far fuori i lavoratori del SI Cobas più in vista nelle lotte nel magazzino.

Ma martedì i lavoratori SDA, nonostante le minacce di applicare la legge 146 anti-sciopero con una lettera in tal senso fatta circolare nei magazzini di Roma,  si sono diretti, dopo un'assemblea nella sede del SI Cobas, in corteo a  bloccare per la seconda volta  l’attività di un magazzino di spedizione delle Poste ( dove lavorano 600 lavoratori che anch'essi sono minacciati dalla ristrutturazione). Allarmati e impauriti i dirigenti Sda contattavano la Prefettura ed il Si Cobas per chiedere di riaprire la trattativa, in pratica  i lavoratori SI Cobas venivano richiamati in Prefettura, dove alle 2 di mercoledi è stato raggiunto l’accordo: Cassa Integrazione a rotazione per tutti, sia tempi indeterminati che tempi determinati e alla scadenza dei determinati il 31 luglio gli altri ritornano in azienda. USB sostiene in un comunicato che è grazie a loro che Sda ha raggiunto l'accordo con i sindacati: questa è l'ennesima menzogna di un sindacato che ha nei fatti giocato solo il ruolo di crumiraggio nella lotta che il Si Cobas ha portato avanti e che al tavolo separato della trattativa ha avuto un ruolo marginale se non utile ai padroni malgrado le inutili minacce nei suoi proclami ( nell'ultimo comunicato, rasentando il ridicolo, sostengono che Sda sarebbe arrivata ad accordarsi per la paura di una manifestazione da loro indetta che doveva dirigersi verso la Regione: la solita passerella verso le istituzioni) .

Molti problemi della ristrutturazione saranno da affrontare in seguito, ma ancora una volta la determinazione nella lotta paga, la possibilità di allargarla sul piano nazionale in accordo con ADL Cobas,  ha sventato un attacco frontale e permette di lasciare intatta l’organizzazione indipendente dei lavoratori.

SE TOCCANO UNO TOCCANO TUTTI!

SE TOCCANO I FACCHINI DI UN MAGAZZINO, TOCCANO TUTTI I FACCHINI!

Al grido di non passeran: non sono passati grazie al fronte vasto dei lavoratori che oggi si oppongono ai padroni della logistica

COMUNICATO SU ACCORDO TRA SDA E FILT CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI

COMUNICATO SU ACCORDO TRA SDA E FILT CGIL, FIT CISL, UILTRASPORTI
UNA PROVOCAZIONE PADRONAL/SINDACALE CHE SI AGGIUNGE AL PESANTISSIMO ATTACCO PORTATO AI LAVORATORI DI BOLOGNA.
Prima di esprimere una valutazione sull'accordo sottoscritto tra SDA e Triplice, è necessario fare una breve premessa.
E' in corso da un paio di anni una vertenza nazionale promossa da Si Cobas e Adl Cobas che aveva come obiettivi di fondo quelli di migliorare le condizioni contrattuali ed economiche dei lavoratori ed al contempo di avviare un percorso che portasse al superamento della figura del socio lavoratore alla necessità di introdurre meccanismi di salvaguardia dei lavoratori in caso di cambi di appalto e di aprire un terreno nuovo di salvaguardia della salute e di forme assicurative innovative in caso di inabilità al lavoro.
A seguito delle iniziative di lotta messe in atto in questi ultìmi due anni, consistititi in 3 scioperi generali della logistica, siamo riusciti ad imporre un tavolo di trattativa nazionale con TNT, GLS, BRT e SDA che ha portato alla firma di documenti, in ordine, da GLS, da TNT e BRT, nei quali venivano indicate le nuove condizioni contrattuali alle quali i vari fornitori dovevano adeguarsi. Tra i vari punti indicati, la clausola di garanzia – l'obbligo di assumere tutti i lavoratori presenti in un determinato magazzino alle medesime condizioni contrattuali con mantenimento dell'anzianità di magazzino, in caso di cambio di appalto – un ticket restaurant da 5,29, integrazioni malattia ed infortunio, passaggi di livello automatici del 6° al 5° e dal 5° al 4° J, istituti contrattuali fissi al 100 % e vari altri punti.
Del gruppo di committenti che avevano partecipato agli incontri, SDA si era defilata, accettando successivamente un tavolo separato per arrivare comunque a definire un documento simile a quello firmato dagli altri corrieri.
Dopo vari incontri nei quali eravamo riusciti a concordare un testo riguardante in particolare la clausola di garanzia, SDA decideva di irrigidirsi come scelta politica, dettata da Poste Italiane su forte pressione della CISL.
La scelta di SDA di non firmare quel documento, nel frattempo, veniva accompagnata dalla decisione di portare un attacco frontale al magazzino SDA di Bologna decidendone la serrata, con l'intento specifico di far fuori la presenza del Si Cobas all'interno del magazzino che raccoglie l'adesione del 90 % dei lavoratori.
Contemporaneamente SDA si ritrovava a Roma con la Triplice per arrivare a sottoscrivere un accordo che è la brutta copia di quanto sottoscritto da BRT, TNT e GLS, all'interno del quale è stata inserita la clausola di garanzia, il passaggio automatico dal 6° J al 6° S e dal 6° S al 5° dopo 18 mesi di anzianità di servizio, l'applicazione del ticket di 5,29 € e l'introduzione dell'integrazione per infortunio. Non si fa menzione della malattia e del passaggio dal 5° al 4° J. Nè si fa riferimento all'aspetto della salute dei lavoratori.
Qual'è il significato di questo accordo, che peraltro richiama l'intero contenuto dell'accordo FEDIT del 13 febbraio del 2014, è facile dirlo: SI TRATTA DI UN ATTO DI ARROGANZA E DI SFIDA NEI CONFRONTI DI CHI RAPPRESENTA REALMENTE I LAVORATORI. CON QUESTO ACCORDO, SIGLATO CONGIUNTAMENTE ALL'ATTACCO PORTATO IN SDA A BOLOGNA, SI SIGILLA UN PATTO TRA PADRONI E TRIPLICE CHE VUOLE APRIRE LA STRADA AD UN TENTATIVO DI FRANTUMARE IL PERCORSO, ORAMAI CONSOLIDATO, DI AUTOORGANIZZAZIONE CHE HA ATTRAVERSATO TUTTI I PRINCIPALI POLI DELLA LOGISTICA.
Da un lato si vuole colpire pesantemente l'occupazione, facendo passare il messaggio che dove ci sono i “Cobas” si perde il lavoro, dall'altro si vuole lasciare ad intendere che solo con i sindacati confederali è possibile ottenere dei miglioramenti.
Ma le bugie hanno le gambe corte e in tutti i magazzini, da nord a sud, da est a ovest, è risputo che solo grazie alle lotte portate avanti da Si Cobas e Adl Cobas si è riusciti a porre le basi per lo smantellamento del sistema di sfruttamento delle cooperative e a produrre importanti miglioramenti contrattuali.
RESPINGEREMO ANCORA UNA VOLTA I MESCHINI TENTATIVI DI METTERE IN DIFFICOLTA' LE LOTTE ED IL PERCORSO AVVIATO COSI' COME HANNO GIA' DIMOSTRATO DI SAPER FARE I LAVORATORI DI SDA A BOLOGNA E NELLE ALTRE CITTA', MENTRE L'INTERO COMPARTO DELLA LOGISTICA E' PRONTO A MOBILITARSI PER RESPINGERE LE PROVOCAZIONI PADRONAL/SINDACALI.

Cassa di Resistenza

  • Sostieni le lotte - Diffondi la solidarietà

E' a partire dal 2008 che nell'intero settore della logistica si è sviluppato e radicato un ampio movimento di lotte autorganizzate che ha coinvolto centinaia di lavoratori e lavoratrici dei principali siti distribuiti sul territorio nazionale. 

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