Logistica

VERTENZA NAZIONALE SDA: cosa eperche

SI COBAS coordinamento nazionale - comunicato 16 maggio 2015

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VERTENZA NAZIONALE SDA: ALL’HUB DI BOLOGNA RIPARTE LO SCIOPERO
POSTE ITALIANE E SDA DOPO APPENA UN GIORNO
ROMPONO L’ACCORDO PER MOTIVI ESCLUSIVAMENTE POLITICI
Cosa è successo e perché.
COSA E’ SUCCESSO – RIEPILOGO DEGLI AVVENIMENTI / PARTE PRIMA
Nei giorni del 23 e 24 aprile il SICOBAS e l’ADL Cobas attuano uno sciopero nazionale in tutti
i magazzini SDA dove sono presenti. Obiettivo: costringere l’SDA a rispettare l’intesa
raggiunta a livello nazionale che prevede le stesse cose ottenute con le lotte e le successive
intese nazionali in TNT, BRT e GLS: clausola di garanzia in caso di cambio appalto, passaggi
di livello automatici fino al quarto livello, malattia, infortunio e ticket mensa, ecc.
L’SDA aveva adempiuto parzialmente: mancava la sottoscrizione della stessa SDA della
clausola di garanzia in caso di cambio appalto. Una clausola che deve per forza essere
sottoscritta dal committente (SDA) perché non si tratta di qualcosa che possa essere
garantita dalle cooperative.
In risposta allo sciopero nazionale, dal 27 aprile al 12 maggio SDA decide la chiusura
dell’HUB di Bologna: una vera e propria serrata, che durerà ben 10 giorni lavorativi
(probabilmente oltre le previsioni della stessa SDA, che riteneva – attraverso la serrata - di
poter piegare i facchini di Bologna molto prima). La serrata altro non è che la chiusura
ritorsiva del padrone della fabbrica o del posto di lavoro, una azione che la stessa
giurisprudenza borghese ritiene illegittima. (atteggiamento antisindacale e chiaramente
ritorsivo, condotta illegale repressa dall’art. 505 c.p.)
La serrata dell’Hub di Bologna, unita al precedente comportamento di SDA rispetto all’HUb
di Bologna (la decisione di far entrare due cooperative al posto di una, e l’atteggiamento
arrogante rispetto al cosiddetto problema degli esuberi) non faceva che confermarci quanto
si era già capito: SDA stava attuando una strategia anti COBAS e di attacco alla forza delle
lotte e dei diritti conquistati. Lo stesso attacco tentato all’HUb di Roma un anno fa e non
riuscito.
Dal lunedì 4 a venerdì 8 maggio vi sono ben quattro incontri in Prefettura, che si susseguono
senza nulla di concreto.
SDA fa la voce grossa e si presenta con una posizione dura: “entrano solo 300 lavoratori, i
nomi li scelgo io, e gli altri… prima in cassa integrazione e poi a casa, tanto c’e’ la Naspi”.
Intanto il 7 maggio, in pieno scontro, ecco una “bella notizia”: SDA firma un accordo con
CGIL, CISL e UIL NAZIONALI, anzi ne firma ben due. Nel primo, che riguarda i corrieri, si
promette qualche miglioramento economico NON obbligatorio…!
Nel secondo che riguarda i facchini, udite udite, SDA concede ai suoi portaborse (CGIL, CISL e
UIL) un accordo nazionale molto simile a quello ottenuto da SI COBAS e ADL Cobas in GLS,
TNT BRT e chiesto in SDA. Ma questo accordo NON prevede la malattia e NON prevede il
quarto livello. Quanto al ticket potrà (e NON dovrà) essere previsto. In questo accordo SDA
però accetta di firmare la clausola di salvaguardia che aveva concordato con noi senza
mantenere la promessa (motivo questo del nostro sciopero ultimo nazionale di due giorni,
quello prima della serrata). Chiaro che in caso di cambio appalto se i lavoratori devono
confidare nell’aiuto di CGIL CISL e UIL per far rispettare questa clausola… stanno freschi. I
nostri lavoratori invece hanno da anni imparato a farla rispettare con la forza della lotta.
Quale è il senso di questi accordi? Elementare, Watson! Insieme al bastone (la serrata
dell’Hub di Bologna) Poste e SDA vogliono dare la famosa carota, la quale carota, a ben
guardare, è oltretutto una carota alquanto in formato ridotto (e non è difficile prevedere che
CGIL CISL e UIL non si ammazzeranno per far rispettare il loro stesso accordo).
Chi firma l’accordo per SDA? Quel Filippo Palombini (Responsabile Risorse Umane e
Organizzazione di SDA e di Postemobile, ex dirigente di Poste) uomo del Gruppo Poste che
parteciperà ai due incontri con noi in Prefettura (insieme al signor Borgonovo e ai signori
Florio – Responsabile Sicurezza gruppo Poste e Panzolini, avvocato di Poste).

Continua la serrata dell’HUB di Bologna in corso dal 27 aprile. I facchini di Bologna non pregano per rientrare a lavorare e non
si piegano. Rientreranno a lavorare solo sulla base di un accordo giusto.
Lunedì 11/5: incontro in Prefettura: nel corso della trattativa Poste Italiane ed Sda accettano di discutere le richieste della
delegazione SICOBAS; ma verso le ore 01,30 del martedì mattina, dopo più di 13 ore, Poste e SDA decidono NON per motivi di
merito ma per motivi esclusivamente politici di rompere il tavolo. Si rimangiano quanto discusso fino ad allora ed in modo
sfacciato ed arrogante lanciano un ultimatum: la lista dei 300 lavoratori che rientrano la sceglie SDA, uno per uno, punto e
basta. Obiettivo? Semplice: lasciare fuori tutti i nostri delegati e tutti i lavoratori più attivi del SICOBAS. Di fronte a questo
diktat di SDA la delegazione SICOBAS si alza e se ne va Le cooperative NON sono al tavolo tranne che per l’ultima oretta.
Martedì 12/5: sin dalla mattina SDA ci chiede di riaprire il tavolo. Fin dalla tarda mattinata si tiene una assemblea nella sede
del SICOBAS che vede partecipare più di 300 lavoratori dell’Hub. Si decide di inviare per mail una controproposta di accordo e
di mandare la delegazione in Prefettura; nel contempo tutta l’assemblea si trasferisce davanti al centro di smistamento
postale delle Poste Italiane di via Zanardi. Se non si trova l’accordo si aprirà la lotta. Al tavolo sempre Poste e SDA.
Verso le ore 01,30 di mercoledì l’accordo arriva: cassa integrazione in deroga a rotazione per tutti (tempi determinati e
indeterminati) per tre mesi; soldi della cassa anticipati mese per mese dalle cooperative (non si aspettano i tempi biblici
dell’INPS); si entra a scaglioni e si ruota sulla base di criteri oggettivi (anzianità, carichi di famiglia e anche specifiche esigenze
lavorative); si stabilisce che il giorno dopo verso le 11 le due cooperative si presenteranno in prefettura con la lista (dettatagli
nome per nome da SDA) per verificare il rispetto dei criteri dell’accordo.
Mercoledì 13/5: Altra assemblea dei lavoratori dell’HUB di Bologna per fare il punto della situazione. Nel frattempo le
cooperative invece che alle 11 si presentano nel tardo pomeriggio con una lista palesemente fuori dai criteri concordati. Una
lista che ha evidenti intenti discriminatori ed antisindacali; una lista palesemente anti SICOBAS. Il tentativo è semplice: l’80%
almeno dei lavoratori è del SICOBAS, ma se dimostro che posso tenere fuori i delegati ed i lavoratori più attivi, riesco ad
intimidire tutti gli altri. I lavoratori, radunatisi sotto la Prefettura, respingono la lista: dopo una trattativa vengono accettate le
richieste di cambiamenti del SICOBAS. Quindi la sera di mercoledì il primo scaglione di lavoratori rientra al lavoro.
Giovedì 14/5, ad inizio turno, di nuovo le cooperative, per ordine di SDA, modificano la lista, cercano di tenere fuori alcuni
lavoratori che già avevano lavorato il giorno prima. Risposta compatta dei lavoratori dell’HUB di Bologna che in massa
entrano in sciopero. Gli unici a non scioperare sono i capetti delle cooperative e i lavoratori iscritti ad USB (molti dei capetti
sono anche iscritti all’USB). Sceneggiata del direttore SDA, Luca Borgonovo, che dentro il magazzino, issatosi sopra delle
pedane arringa i lavoratori: chi sciopera sarà licenziato, chi non sciopera non perderà mai il posto di lavoro e… sarà coperto di
soldi. Notare che sia queste brutte minacce, sia queste belle promesse escono dalla bocca di uno dei più alti dirigenti nazionali
di SDA, il quale in teoria NON sarebbe il datore di lavoro degli scioperanti e dunque non avrebbe alcuna voce in capitolo
rispetto a chi lavora e chi no.
Inutili le minacce e altrettanto inutili le promesse… da marinaio del direttore SDA Borgonovo. Tutto il magazzino sciopera dalle
21 fino a fine turno.
Venerdì 15/5, la Prefettura convoca di nuovo il SICOBAS ed SDA e le cooperative: valuteremo ma intanto diciamo chiaramente
che comunque nel turno del giorno ci devono stare tutti quei lavoratori previsti dalla lista concordata; altrimenti sarà di nuovo
sciopero. Di nuovo ad inizio turno le cooperative, fedeli esecutori di SDA, cercano di non rispettare la lista. Di nuovo parte lo
sciopero. Verso le 20,00 di fronte ai facchini in scioperano davanti ai cancelli si schierano circa 200 celerini. La Polizia chiede ai
lavoratori di andare via. Si inizia a parlamentare. Alle 21,30 tutti dai facchini di Bologna i lavoratori degli altri magazzini SDA
vengono avvisati che la Polizia sta per caricare. Se i nostri lavoratori di Bologna saranno caricati partiranno scioperi di
solidarietà in tutti i magazzini SDA. Alle 22 circa, di fronte alla determinazione dei facchini, tutti gli agenti risalgono sulle
camionette e vanno via! I facchini di Bologna festeggiano: canti e balli tutta la notte, anche se piove. Lo sciopero continua. la
nostra risposta è l’unica possibile: SCIOPERO! SE TOCCANO UNO TOCCANO TUTTI! La determinazione degli operai
dimostra che siamo pronti non solo a difendere le nostre conquiste ma siamo pronti per diventare un punto di riferimento per
le lotte di tutti i settori.
NOTA DI COLORE: In questo contesto il sindacato USB di Bologna, nato nell’Hub grazie all’iscrizione di una serie di delegati
buttati fuori dal SICOBAS perché inciuciavano per proprio tornaconto con l’azienda, dall’alto di qualche decina di iscritti, lancia
comunicati trionfalistici nei quali si appropria dei risultati e della lotta. Omettendo di dire che proprio i suoi iscritti e i suoi
delegati durante questi scioperi sono entrati a lavorare, e sono guarda caso sponsorizzati nella lista da SDA e cooperative al
posto dei lavoratori del SICOBAS (che scioperano). SDA e cooperative li usano per dividere i lavoratori ed in cambio molti di
loro (a Bologna - e recentemente un caso anche a Padova) sono ricompensati col ruolo di capetti… e con l’assunzione di tutta
la famiglia. Va bene (si fa per dire) la politica dell’orticello… ma pensavamo (a torto) che a tutto ci fosse un limite… 10 e
LODE!
PERCHE’ E’ SUCCESSO.
La questione è molto semplice.
Sin dall’inizio di questa vicenda come SICOBAS abbiamo sempre sostenuto che:
1) Il cosiddetto problema degli esuberi nell’appalto dei facchini dell’Hub di Bologna è una questione che avrebbe
potuto tranquillamente essere affrontata con una politica di incentivo all’esodo volontario. Molti facchini per
motivi familiari (famiglie in altri paesi europei) o di salute (schiena a pezzi per anni di supersfruttamento)
avrebbero accettato un esodo volontario a fronte di un incentivo dignitoso. Invece SDA usa strumentalmente
questa questione per piegare i lavoratori dell’Hub, per cercare disperatamente di eliminare il SICOBAS dal
magazzino, per estromettere i delegati e i lavoratori più combattivi, per intimorire e dividere i lavoratori.
2) SDA fa questo NON solo e non tanto per motivi economici (l’aumento del costo della forza lavoro dovuto alkle
lotte dei facchini) ma perché Poste Italiane e Governo hanno paura che l’esempio delle lotte dei facchini di SDA
e della logistica si estenda ai lavoratori in genere, specie quelli del Gruppo Poste Italiane, che sono messi sotto
attacco da una probabile privatizzazione (ulteriore) e ristrutturazione di Poste. Già nelle poste partono scioperi
per le chiusure degli uffici (vedi Emilia Romagna) Gli affari del gruppo Poste sono un business ghiotto e Poste
Italiane (insieme alla Cisl che è il sindacato filo padronale maggioritario) vuole SOLO lavoratori a testa bassa.
3) la decisione di tenere chiuso l’HUB di Bologna non è stata una scelta produttiva ma una scelta esclusivamente
politica per spaccare il fronte dei lavoratori degli appalti SDA (facchini e corrieri del SICOBAS e ADL COBAS) che
nei vari magazzini SDA d’Italia pretendono il pieno rispetto dell’accordo nazionale e denunciano le cooperative
come semplici strumenti usati da SDA per sottopagare i lavoratori.
4) La SDA non vuole trovare una soluzione tecnica agli “esuberi” ma vuole utilizzare questa questione
strumentalmente per attaccare i diritti di tutti i lavoratori, conquistati con anni di lotte durissime. SDA dice che
vuole riaprire l’HUB di Bologna. Sappiamo che la sua decisione di fare la serrata gli ha creato danni economici
ingenti. Ma vuole farlo ponendo delle condizioni che sono inaccettabili perché – a parte il resto - non c’entrano
nulla col problema reale ma sono solo condizioni politiche. Non a caso di fronte al cosiddetto “problema degli
esuberi”, SDA non rinuncia a usufruire anche di lavoratori affittati dalle agenzie interinali; si rifiuta di chiedere
la cassa integrazione per i 5 mesi previsti dalla legge, (a stento ha accettato di chiederla per 3 mesi) e fa di tutto
per far diventare questa questione una falsa emergenza. Cerca di mettere i lavoratori a tempo determinato, da
pochi mesi in magazzino contro i lavoratori a tempo indeterminato, che hanno alle spalle una lunga esperienza
di lotta.
Il tentativo di Poste Italiane e SDA e’ quello di sconfiggere il movimento delle
lotte e di rimangiarsi tutti i diritti conquistati finora da facchini e corrieri.
Non è affatto casuale che SDA stia tentando di sostituire i lavoratori in
sciopero nei vari magazzini SDA con lavoratori ESTERNI (anche questa è una
pratica antisindacale ed illegittima) e di spostare la merce nei magazzini
dove non siamo presenti.
· RESPINGEREMO ANCORA UNA VOLTA I MESCHINI TENTATIVI DI METTERE IN DIFFICOLTA' LE LOTTE ED IL
PERCORSO AVVIATO COSI' COME HANNO GIA' DIMOSTRATO DI SAPER FARE I LAVORATORI DI SDA A BOLOGNA E
NELLE ALTRE CITTA';
· E’ APERTO DA SUBITO LO STATO DI AGITAZIONE PER TUTTI I MAGAZZINI SDA; INOLTRE IN TUTTI I MAGAZZINI
DELLA LOGISTICA DOVE SIAMO PRESENTI, FACCHINI E AUTISTI SONO PRONTI A MOBILITARSI PER RESPINGERE LE
PROVOCAZIONI PADRONAL/SINDACALI.
· CHIAMIAMO AL SOSTEGNO DELLE CONQUISTE E DELLE LOTTE DEI FACCHINI TUTTE LE FORZE CHE CI HANNO
SOSTENUTO IN QUESTI ANNI.
· AI FACCHINI ED AI CORRIERI CHE LAVORANO PER LE COOP IN APPALTO NEI VARI MAGAZZINI SDA, AI
LAVORATORI DI SDA, AI LAVORATORI DELLE POSTE, DICIAMO: LOTTATE INSIEME A NOI PER DIFENDERE ED
ALLARGARE I NOSTRI DIRITTI E LA NOSTRA DIGNITA’
· DA SUBITO SAREMO INSIEME AI LAVORATORI DELLE POSTE CHE IL 18 MAGGIO SCIOPERERANNO PER LA
CONSERVAZIONE DEI POSTI DI LAVORO CONTRO LA RISTRUTTURAZIONE DELLE POSTE E LA CHIUSURA DEGLI UFFICI
POSTALI. SAREMO CON LORO IN PRESIDIO SOTTO LA PREFETTURA DI BOLOGNA !

SI CHIUDE UN ACCORDO, BIO E' BELL uno dei più importanti marchi del Biologico: "Finestra sul cielo"

BIO E' BELLO , MA NON PER I LAVORATORI del magazzino di Finestra sul cielo

Ieri sera tardi dopo 2 giorni di sciopero compatto si chiude un accordo con la cooperativa subentrante nei magazzini di uno dei più importanti marchi del Biologico: "Finestra sul cielo".

La vertenza nasce 2 mesi fa quando la Food service ( cooperativa dell' appalto che gia conosciamo da Battaglio ) voleva imporre dei turni che impegnavano 6 giorni lavorativi, il no  compatto dei lavoratori e il trovarsi uniti porta quasi tutti a organizzarsi con il Sicobas e ad aprire una serie di rivendicazioni  che da tempo avrebbero voluto fare. A inizo aprile partono le rivendicazioni che sinteticamente sono riassumibili in : applicazione della 14 mensilita, un salario minimo di almeno 8 € ora, contratti a tempo indeterminato  ai lavoratori precari. Questi lavoratori grazie a un contratto informe del Multiservizi si trovano paghe da fame spesso sotto le 900 €. Di fronte a queste rivendicazioni e sopratutto di fronte alla compattezza dei lavoratori la cooperativa si è  subito allarmata,  facendo subito un passo indietro sui turni, rendendosi disponibile a trattare anche sul resto. Il committente di Finestra sul cielo però non ci sta, licenzia la Food service disdicendo il contratto d'appalto che viene aquisito da un grosso consorzio (Elpe) il quale contatta immediatamente il Sicobas per trovare un accordo. A parte sul salario minimo di 8 euro che doveva trovare la disponibilità economica del committente, sul resto si trova l'accordo. Finestra sul cielo invece non cede di un centesimo,  questa è una azienda che in pochi anni ha avuto un grosso sviluppo col business dei prodotti Biologici e direi sopratutto con lo spietato sfruttamento dei lavoratori tramita l'uso  delle cooperative. Si arriva allo sciopero , martedì l' 80% dei lavoratori è davanti ai cancelli, "stranamente"uniti,  molti di loro non avevano mai fatto uno sciopero, vissuti nella sonnolenta vita a cavallo tra la provincia torinese e quella vercellese, è un fatto nuovo che né i padroni di finestra sul cielo ne altri avrebbero potuto immaginare potesse succedere . 

Dopo 2 giorni di sciopero si chiude la prima tranche rivendicativa: tutti i lavoratori rientrano garantiti nel nuovo appalto, garanzia per i tempi determinati, passaggio a un livello retributivo superiore, introduzione della 14 mensilità.  Non è  il 100% di quanto si rivendicava , ma è un significativo miglioramento economico, e sppratutto la soddisfazione che questa volta ad essere licenziati sono i padroni della cooperativa Food service, mentre i lavoratori rientrano a testa alta con migliori condizioni e forti dell'essere uniti. Un'altra piccola luce contro l'attacco generale dei padroni e del suo governo.

SICOBAS TorinoBIO E' BELLO , MA NON PER I LAVORATORI del magazzino di Finestra sul cielo

Ieri sera tardi dopo 2 giorni di sciopero compatto si chiude un accordo con la cooperativa subentrante nei magazzini di uno dei più importanti marchi del Biologico: "Finestra sul cielo".

La vertenza nasce 2 mesi fa quando la Food service ( cooperativa dell' appalto che gia conosciamo da Battaglio ) voleva imporre dei turni che impegnavano 6 giorni lavorativi, il no  compatto dei lavoratori e il trovarsi uniti porta quasi tutti a organizzarsi con il Sicobas e ad aprire una serie di rivendicazioni  che da tempo avrebbero voluto fare. A inizo aprile partono le rivendicazioni che sinteticamente sono riassumibili in : applicazione della 14 mensilita, un salario minimo di almeno 8 € ora, contratti a tempo indeterminato  ai lavoratori precari. Questi lavoratori grazie a un contratto informe del Multiservizi si trovano paghe da fame spesso sotto le 900 €. Di fronte a queste rivendicazioni e sopratutto di fronte alla compattezza dei lavoratori la cooperativa si è  subito allarmata,  facendo subito un passo indietro sui turni, rendendosi disponibile a trattare anche sul resto. Il committente di Finestra sul cielo però non ci sta, licenzia la Food service disdicendo il contratto d'appalto che viene aquisito da un grosso consorzio (Elpe) il quale contatta immediatamente il Sicobas per trovare un accordo. A parte sul salario minimo di 8 euro che doveva trovare la disponibilità economica del committente, sul resto si trova l'accordo. Finestra sul cielo invece non cede di un centesimo,  questa è una azienda che in pochi anni ha avuto un grosso sviluppo col business dei prodotti Biologici e direi sopratutto con lo spietato sfruttamento dei lavoratori tramita l'uso  delle cooperative. Si arriva allo sciopero , martedì l' 80% dei lavoratori è davanti ai cancelli, "stranamente"uniti,  molti di loro non avevano mai fatto uno sciopero, vissuti nella sonnolenta vita a cavallo tra la provincia torinese e quella vercellese, è un fatto nuovo che né i padroni di finestra sul cielo ne altri avrebbero potuto immaginare potesse succedere . 

Dopo 2 giorni di sciopero si chiude la prima tranche rivendicativa: tutti i lavoratori rientrano garantiti nel nuovo appalto, garanzia per i tempi determinati, passaggio a un livello retributivo superiore, introduzione della 14 mensilità.  Non è  il 100% di quanto si rivendicava , ma è un significativo miglioramento economico, e sppratutto la soddisfazione che questa volta ad essere licenziati sono i padroni della cooperativa Food service, mentre i lavoratori rientrano a testa alta con migliori condizioni e forti dell'essere uniti. Un'altra piccola luce contro l'attacco generale dei padroni e del suo governo.

SICOBAS Torino

CORRIERE DELLA SERA / CRONACA "" L’uomo sulla gru che aspetta Renzi""

CORRIERE DELLA SERA / CRONACA

 L’uomo sulla gru che aspetta Renzi

Da quattro giorni Mimmo Mignano vive sospeso su una gru a decine di metri di altezza nel mezzo del cantiere della metro di piazza Municipio

Sono ormai quattro giorni che Mimmo Mignano vive sospeso su una gru a decine di metri di altezza nel mezzo del cantiere della metro di piazza Municipio. Sotto il sole caldissimo di queste giornate e nelle notti ventose Mimmo cammina avanti e indietro e con grandissima determinazione aspetta. Ha posizionato gli striscioni «contro le politiche anti-operaie» del governo e aspetta l’arrivo del premier Renzi annunciato per sabato 16 maggio, proprio ad “inaugurare” la metropolitana che si sta costruendo sotto di lui. Lo fa per sè Mimmo ma «anche per tutti quelli che non hanno voce», spiega, come i suoi compagni cassintegrati che presidiano uno spicchio di piazza Municipio insieme ad altri operai dei cantieri navali e di altre fabbriche ed attivisti delle reti sociali napoletane. Gli danno sostegno morale e pratico, spiegando ai passanti la ragione della protesta e cercando di passare buste con cibo e acqua attraverso le maglie sempre più strette dei controlli e delle forze dell’ordine mentre la tensione sale di giorno in giorno.

«Il partito del premier preme perché questo operaio scomodo non dica al premier dall’alto quello che pensa il 16 maggio», dicono i comitati in presidio al Municipio in una nota, «ma sanno anche loro, in Questura e in Prefettura, che sarebbe una follia cercare di far scendere con la forza Mimmo dalla Gru, considerando la sua determinazione e l’impossibilità di disporre misure di sicurezza adeguate». E Mimmo resiste. La sua storia «si riflette in quella di una delle più grandi fabbriche del territorio», la Fiat di Pomigliano, «la cui parabola racconta in maniera emblematica la disintegrazoine dei diritti dei lavoratori in italia e nel sud in particolare». Alla fine degli anni ‘90 fu uno dei rappresentanti col maggior numero di voti nelle Rsu di Pomigliano. Poi per la sua determinazione nel condurre le battaglie «contro il progetto Marchionne, la precarizzazione e il licenziamento di migliaia di operai», ha subìto «le rappresaglie della Fiat».

Prima il reparto a Nola, poi il licenziamento per un’azione di protesta dentro una concessionaria dell’azienda sulle condizioni capestro del contratto. Dopo una vicenda giudiziaria lunghissima, Mimmo è stato reintegrato l’anno scorso e subito licenziato di nuovo per un’iniziativa di contestazione: insieme ad altri quattro cassintegrati mise in scena provocatoriamente il pentimento e il suicidio di Marchionne per denunciare invece «un suicidio vero, l’ennesimo, di una loro compagna operaia di Pomigliano». Il 21 maggio è attesa la nuova sentenza e Mimmo per farsi sentire è salito su quella gru di piazza Municipio ai cui piedi si trova il presidio degli altri licenziati Fiat. «Siamo tutti Mimmo Mignano», dicono i precari e gli studenti dabbasso. , uno dei cinque licenziati politici per applicare il piano Marchionne e distruggerei diritti sindacali alla Fiat di Pomigliano. Mimmo da quattro giorni aspetta Renzi e il suo Governo sospeso sulla Gru al centro del cantiere di piazza Municipio.

compagne del CSA Vittoria esprimiamo vicinanza ideale e solidarietà di classe al compagno Mimmo

Solidarietà a Mimmo del Comitato cassintegrati e licenziati Fiat, a fianco degli anticapitalisti napoletani

Come compagni e compagne del CSA Vittoria esprimiamo vicinanza ideale e solidarietà di classe al compagno Mimmo Mignano del Sicobas e storico esponente del comitato cassaintegrati e licenziati Fiat, che da cinque giorni resiste su una gru nella centrale Piazza Municipio di Napoli.

La stessa piazza che, fra poche ore, vedrà la passarella elettorale e propagandistica di Renzi e di un governo intero esecutore del più grande attacco ai diritti e ai salari dei lavoratori e supino interprete dei dettami neo-liberisti che precarizzazione e affamano in nome del profitto e degli interessi di classe del padronato nazionale e sovra-nazionale e che vedrà la contestazione dei movimenti anticapitalistici napoletani.

Un forte gesto di resistenza e denuncia di un padronato che risponde alle lotte e alla dignità degli operai con licenziamenti politici e reparti confino, sta svelando i reali nodi e le conseguenze delle politiche iper liberiste di Marchionne ma è anche esempio concreto della determinazione e forza di una classe che non intende piegarsi a ciò che viene descritto come ineluttabile.

Ci uniamo quindi ai tanti lavoratori e lavoratrici, ai compagni e compagne che stanno dimostrando in queste ore con determinazione forte solidarietà a Mimmo e agli altri licenziati politici Fiat in vista del processo del 21 maggio.

A fianco di chi resiste ! A fianco di chi lotta ! 

    per una società senza classi ne sfruttatori

i compagni e le compagne del Csa Vittoria

milano 15.05.2015

Cassa di Resistenza

  • Sostieni le lotte - Diffondi la solidarietà

E' a partire dal 2008 che nell'intero settore della logistica si è sviluppato e radicato un ampio movimento di lotte autorganizzate che ha coinvolto centinaia di lavoratori e lavoratrici dei principali siti distribuiti sul territorio nazionale. 

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