Logistica

compagne del CSA Vittoria esprimiamo vicinanza ideale e solidarietà di classe al compagno Mimmo

Solidarietà a Mimmo del Comitato cassintegrati e licenziati Fiat, a fianco degli anticapitalisti napoletani

Come compagni e compagne del CSA Vittoria esprimiamo vicinanza ideale e solidarietà di classe al compagno Mimmo Mignano del Sicobas e storico esponente del comitato cassaintegrati e licenziati Fiat, che da cinque giorni resiste su una gru nella centrale Piazza Municipio di Napoli.

La stessa piazza che, fra poche ore, vedrà la passarella elettorale e propagandistica di Renzi e di un governo intero esecutore del più grande attacco ai diritti e ai salari dei lavoratori e supino interprete dei dettami neo-liberisti che precarizzazione e affamano in nome del profitto e degli interessi di classe del padronato nazionale e sovra-nazionale e che vedrà la contestazione dei movimenti anticapitalistici napoletani.

Un forte gesto di resistenza e denuncia di un padronato che risponde alle lotte e alla dignità degli operai con licenziamenti politici e reparti confino, sta svelando i reali nodi e le conseguenze delle politiche iper liberiste di Marchionne ma è anche esempio concreto della determinazione e forza di una classe che non intende piegarsi a ciò che viene descritto come ineluttabile.

Ci uniamo quindi ai tanti lavoratori e lavoratrici, ai compagni e compagne che stanno dimostrando in queste ore con determinazione forte solidarietà a Mimmo e agli altri licenziati politici Fiat in vista del processo del 21 maggio.

A fianco di chi resiste ! A fianco di chi lotta ! 

    per una società senza classi ne sfruttatori

i compagni e le compagne del Csa Vittoria

milano 15.05.2015

Giunti oramai alla quinta notte di protesta di Mimmo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giunti oramai alla quinta notte di protesta di Mimmo, il compagno del SICobas del Comitato cassa integrati e licenziati Fiat, sulla gru del cantiere di Piazza Municipio, possiamo iniziare a tracciare un primo bilancio di questi giorni di lotta.
La coraggiosa iniziativa messa in piedi dal Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat ha avuto senz'altro il merito di cogliere di sorpresa la controparte: nel bel mezzo della campagna elettorale per le regionali, in pochi avrebbero immaginato che un manipolo di licenziati si prendesse la scena di quella piazza destinata a divenire l'ennesima ed inutile passerella istituzionale con Renzi nelle vesti, quanto mai provocatorie, di "ospite d'onore".
Ma forse nessuno, neanche i promotori stessi, potevano immaginare che Mimmo potesse resistere sulla gru fino alla vigilia del 16 maggio, in una piazza già semi-blindata e sotto ilo pressing costante delle forze dell'ordine che, tanto per cambiare, dimostrano ancora una volta il loro ruolo di gendarme spietato al servizio dei padroni arrivando finanche a cercare di impedire che a Mimmo venga fatta pervenire acqua, cibo e tutto il necessario per non metterne a rischio l'incolumità fisica.
La verità è che governo, questura, regione e istituzioni tutte sono rimaste spiazzate di fronte all'azione tenace di chi non ha più nulla da perdere e col proprio gesto al tempo stesso clamoroso e disperato, fa saltare il banco e rischia seriamente di rovinare la festa pre-elettorale del governo più antiproletario e reazionario del dopoguerra.
In questi giorni sono stati in tanti a solidarizzare con la lotta dei licenziati Fiat, dai movimenti impegnati nella costruzione del corteo del 16 maggio agli operai della TNT, dai delegati della Fiat di Melfi impegnati in un braccio di ferro con Marchionne analogo a quello dei loro fratelli di classe di Pomigliano ai disoccupati che si sono uniti al presidio dopo aver occupato il ministero, dai lavoratori Astir al consolato venezuelano in Italia, dai portuali agli studenti e a tanti singoli lavoratori e proletari solidali con questa battaglia che riassume e sintetizza la portata della nemicità operaia nei confronti di Renzi e dei capitalisti suoi mandanti, fino ad arrivare oggi alla bella pagina di solidarietà di classe scritta da un artista, Daniele Sepe, che ha imbracciato il suo sassofono ai piedi del cantiere per dire a Mimmo e ai suoi compagni che c'è ancora chi pensa che la musica e la cultura siano un potente strumento di comunicazione e non solo un business.
Nel silenzio assordante delle istituzioni complici di Marchionne e di un governo che riesce a diminuire il numero dei disoccupati solo costringendo questi ultimi al suicidio, emerge la controtendenza di un amministrazione comunale che ha speso parole importanti a difesa dei licenziati e ha finanche inviato il suo assessore sul campo di battaglia per consentire che a Mimmo potessero arrivare acqua e cibo. Iniziative senz'altro apprezzabili se messe a confronto col cinismo criminale della Regione e del governo centrale. Detto questo, ci sembra alquanto singolare come l'amministrazione De Magistris non scelga ancora con chiarezza da che parte stare: se si critica l'operato del governo in quasi ogni occasione, come si può poi inaugurare la nuova stazione di Piazza Municipio a braccetto proprio con Renzi, che peraltro con quell'opera non c'entra niente?
Meglio sarebbe allora, come qualcuno ha proposto neanche troppo provocatoriamente, se l'amministrazione comunale, per ribadire la propria contrarieta alle manovre di miseria, di malaffare e di rapina, decidesse il 16 maggio di inaugurare la nuova stazione con Mimmo Mignano, ovvero con colui che in questi giorni è divenuto il simbolo degli effetti devastanti prodotti da quelle politiche, e non con Matteo Renzi che di quelle politiche è il principale artefice.
Quel che è certo è che per Renzi si è già profilato l'ennesimo schiaffo da parte di una città che già in più occasioni ha mostrato di non gradire la sua presenza.
Resta tuttavia aperto il nodo di come riconquistare una piena autonomia di classe in quadro sociale tanto disastratato.
Nelle stesse ore in cui i licenziati Fiat davano vita alla loro protesta nel cuore della metropoli, centinaia di operai dell'Alenia erano in sciopero con picchetti fuori ai cancelli per respingere l'ennesimo piano di ristrutturazione aziendale voluto da Finmeccanica; centinaia di operai dell'Indesit combattono contro la chiusura degli stabilimenti; centinaia di docenti sono tuttora in agitazione contro la "buona" scuola (buona per i padroni) di Renzi; più a nord circa cinquecento facchini dell'SDA di Bologna scioperano e picchettano i cancelli dei magazzini per respingere il piano di licenziamenti varato da Poste Italiane con la compiacenza del sistema schiavistico delle cooperative e continuare lo straordinario percorso di riconquista di quelle tutele e quei livelli salariali strappati negli ultimi cnque anni dal movimento operaio della logistica in prevalenza organizzato nel SI-Cobas.
Si tratta ancora una volta di prendere atto che la lotta di classe e il conflitto capitale-lavoro, lungi dall'essere qualcosa di sorpassato o di antico, e pur se per molti appaiono concetti passati di moda, continuano di fatto a rappresentare il centro di gravità attraverso cui si misura non solo il peso e l'efficacia dell'offensiva padronale, ma anche la capacità di risposta di un movimento di opposizione che voglia essere davvero andare alla radice del problema.
Comunque vada a finire la giornata del 16 maggio, il lavoro di radicamento capillare nel cuore del proletariato e il collegamento reale delle lotte e delle vertenze fuori dai recinti aziendalisti e contro le burocrazie colluse e collaborazioniste di Cgil-Cisl-Uil, resta per noi l'unica indicazione di lavoro sul piano sindacale-sociale-politico che possa conferire basi solide e di lunga durata al movimento di opposizione al governo Renzi.
Si tratta di compiti che vanno ben oltre le singole scadenze (pur attraversandole) e che richiedono un programma e un metodo di lavoro che riesca ad invertire il quadro attuale di debolezza e frammentazione del fronte proletario.
16 MAGGIO: RENZI STATT' A CASA!
REINTEGRO IMMEDIATO PER I CINQUE LICENZIATI DI POMIGLIANO
NO AI CONTRATTI DI SOLIDARIETA' NE A POMIGLIANO NE ALTROVE: LAVORARE MENO LAVORARE TUTTI E A SALARIO PIENO
SOLO LA LOTTA PAGA
IL 21 MAGGIO, ORE 10.00, TUTTI A NOLA PER PRESIDIARE IL TRIBUNALE DEL LAVORO IN OCCASIONE DELL'UDIENZA SUI LICENZIAMENTI.

14/5/2015
SI-Cobas Napoli

La terza notte di Mimmo sulla gru e la più dura

Oggetto:aggiornamenti sulla protesta dei licenziati Fiat a Napoli

, è stata finora la più dura.

Nel pomeriggio l'assemblea itinerante delle realtà promotrici del corteo contro la discesa di Renzi a Napoli il 16 maggio si è conclusa a piazza Municipio, dove circa un centinaio di compagni hanno fatto sentire forte la loro solidarietà nei confronti di Mimmo, di Marco (che lunedì notte è stato costretto per motivi di salute a scendere dalla gru) e del Comitato di Lotta cassintegrati e licenziati Fiat. Evidentemente questo segnale di forza e di unità deve essere risultato indigesto alla questura e alle forze dell'ordine, le quali stasera, per la prima volta dall'inizio della protesta, hanno negato ai solidali la possibilità di far pervenire a Mimmo l'acqua e il cibo necessari a resistere.
Dopo ore di vana ed estenuante trattativa, di fronte all'ennesimo diniego della polizia, alle 22.30 un gruppo di circa 50 tra lavoratori e solidali hanno deciso in segno di protesta di bloccare l'arteria stradale che collega Piazza Garibaldi a Piazza Municipio. Il blocco stradale è durato circa due ore, fin quando, a notte oramai inoltrata è giunto sul luogo del presidio in vesti di mediatore l'assessore al lavoro del comune di Napoli Panini. Su pressione del presidio l'assessore ha chiesto alle forze dell'ordine di consentire l'arrivo dei vigili del fuoco in modo da far pervenire a Mimmo l'acqua, il cibo, i medicinali e le coperte necessarie a far fronte alla terza notte di protesta in cima alla gru.

La lotta prosegue ad oltranza. 
A Napoli non c'è spazio per le passerelle elettorali di Renzi e degli sciacalli responsabili dei licenziamenti e delle politiche di fame e precarietà.
Per il reintegro immediato di tutti i cassintegrati e licenziati
Lavoro o non lavoro: salario garantito
Verso il 16 maggio: trasformiamo Piazza Municipio in un presidio permanente e unitario delle lotte per il lavoro e il salario e dei movimenti di opposizione sociale al governo Renzi e alle sue politiche di rapina.

Solo la lotta paga
Uniti si vince

Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat
SI-Cobas Napoli

SDA-Poste Italiane: respinti i licenziamenti anti-SI CObas a Bologna

Come spiegato in precedenza, Poste Italiane, su pressione della CISL interna, puntavano a utilizzare la ristrutturazione del magazzino-hub di Bologna per demolire la presenza del SI Cobas, cui aderisce circa l’80% dei 510 lavoratori del magazzino.

SDA aveva rifiutato di firmare la conservazione del posto di lavoro in caso di cambio di cooperativa, e aveva risposto con la serrata allo sciopero dei lavoratori, serrata continuata per tutta la scorsa settimana, mentre i lavoratori erano licenziati dalle cooperative precedenti, il cui appalto era scaduto e non rinnovato.

Mentre si svolgevano manifestazioni dei lavoratori e incontri in Prefettura di Bologna con sindacati confederali, USB (che prima i suoi aderenti tra cui sei capi avevano svolto il ruolo di crumiraggio durante gli scioperi prestandosi al ruolo di sindacato giallo) e SI Cobas (separatamente), Poste Italiane-SDA firmavano con i confederali un accordo che era una fotocopia di una parte (escluso il passaggio al 4° livello e il pagamento della malattia) dell’accordo strappato da SI Cobas e ADL Cobas con la lotta a SDA e agli altri grandi gruppi della logistica, nel tentativo di far recuperare la faccia alla Triplice di fronte ai lavoratori, una volta estromesso il SI Cobas (vedi allegato).

Lunedì notte alle ore 2 l’ennesimo incontro in Prefettura si era concluso con un nulla di fatto, di fronte all’intransigenza di SDA, che proponevail rientro in azienda di 150 lavoratori adesso e altri 150 entro la fine di giugno. L'azienda su diktat delle Poste Italiane dopo varie proposte e giravolte continue voleva imporre la selezione di chi doveva rientrare in azienda con la volontà politica di far fuori i lavoratori del SI Cobas più in vista nelle lotte nel magazzino.

Ma martedì i lavoratori SDA, nonostante le minacce di applicare la legge 146 anti-sciopero con una lettera in tal senso fatta circolare nei magazzini di Roma,  si sono diretti, dopo un'assemblea nella sede del SI Cobas, in corteo a  bloccare per la seconda volta  l’attività di un magazzino di spedizione delle Poste ( dove lavorano 600 lavoratori che anch'essi sono minacciati dalla ristrutturazione). Allarmati e impauriti i dirigenti Sda contattavano la Prefettura ed il Si Cobas per chiedere di riaprire la trattativa, in pratica  i lavoratori SI Cobas venivano richiamati in Prefettura, dove alle 2 di mercoledi è stato raggiunto l’accordo: Cassa Integrazione a rotazione per tutti, sia tempi indeterminati che tempi determinati e alla scadenza dei determinati il 31 luglio gli altri ritornano in azienda. USB sostiene in un comunicato che è grazie a loro che Sda ha raggiunto l'accordo con i sindacati: questa è l'ennesima menzogna di un sindacato che ha nei fatti giocato solo il ruolo di crumiraggio nella lotta che il Si Cobas ha portato avanti e che al tavolo separato della trattativa ha avuto un ruolo marginale se non utile ai padroni malgrado le inutili minacce nei suoi proclami ( nell'ultimo comunicato, rasentando il ridicolo, sostengono che Sda sarebbe arrivata ad accordarsi per la paura di una manifestazione da loro indetta che doveva dirigersi verso la Regione: la solita passerella verso le istituzioni) .

Molti problemi della ristrutturazione saranno da affrontare in seguito, ma ancora una volta la determinazione nella lotta paga, la possibilità di allargarla sul piano nazionale in accordo con ADL Cobas,  ha sventato un attacco frontale e permette di lasciare intatta l’organizzazione indipendente dei lavoratori.

SE TOCCANO UNO TOCCANO TUTTI!

SE TOCCANO I FACCHINI DI UN MAGAZZINO, TOCCANO TUTTI I FACCHINI!

Al grido di non passeran: non sono passati grazie al fronte vasto dei lavoratori che oggi si oppongono ai padroni della logistica

Cassa di Resistenza

  • Sostieni le lotte - Diffondi la solidarietà

E' a partire dal 2008 che nell'intero settore della logistica si è sviluppato e radicato un ampio movimento di lotte autorganizzate che ha coinvolto centinaia di lavoratori e lavoratrici dei principali siti distribuiti sul territorio nazionale. 

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