Logistica

SUPER SFRUTTAMENTO NEL GRUPPO JABIL FORNITORE DI APPLE

China Labour Watch         140925

Continua il supersfruttamento dei lavoratori nel gruppo Jabil fornitore di Apple

Inchiesta di China Labor Watch sulle fabbriche cinesi del gruppo americano Jabil a Wuxi, in Cina, che producono i coperchi di iPhone 6. L’inchiesta è stata condotta tramite investigatori che sono entrati come operai nella fabbrica Jabil Green Point.

Orario di lavoro settimanale che arriva fino a 77 ore, straordinari accumulati fino a 158 ore (quattro volte le 36 ore previste dalla legge cinese) con un salario ancora inferiore alla media locale; insicurezza delle condizioni di lavoro.

Diverse le violazioni rilevate, discriminazione nelle assunzioni contro donne incinta, minoranze etniche, bustarelle per le assunzioni, mancanza di preparazione per la sicurezza con falsificazione della certificazione a riguardo, ambiente di lavoro insalubre, e mancanza di sicurezza sul lavoro, obbligo di straordinari eccessivi, pause abbreviate, condizioni di vita miserevoli, e dipendenza da un alto numero di straordinari per guadagnare un salario vitale.

Le condizioni risultanti dall’inchiesta del 2014 non sono diverse, anzi forse peggiori, di quelle rilevate nel 2013: gli straordinari obbligatori richiesti arrivano fino a 158 ore. Da una parte Apple continua a migliorare i propri prodotti, le condizioni di lavoro di chi li produce non migliorano.

Il gruppo

Jabil Green Point dello Wuxi è stato fondato nel 2005, e si trova nella Zona di Nuova Tecnologia Nazionale e di Sviluppo Industriale di Wuxi, nella provincia di Jingsu. È una filiale di proprietà del gruppo americano Jabil, che produce prodotti di servizi elettronici commissionati da grandi gruppi dell’elettronica. Il gruppo comprende 3 distretti di produzione, Green Point, Green Xin e Green Mei.

Gli investimenti complessivi sono finora pari a $407 mn.; quando i siti di produzione saranno terminati occuperanno circa 30 000 salariati

Reclutamento e assunzioni

L’agenzia per l’impiego locale che fornisce lavoratori riceve a Jabil, riceve una commissione più alta di quella fornita da altre società, pari a circa $244, che oscilla dai $130 ai $407, a seconda del della domanda di lavoro nel corso dell’anno. I lavoratori assunti pensano che la commissione richiesta all’azienda rifletta buone condizioni di lavoro nella fabbrica, in realtà è una quota dell’alta quota di plusvalore che verrà da loro estratto.

Per essere assunti i lavoratori devono sottoporsi ad un colloquio di lavoro e a una visita fisica, pagare all’agenzia una parcella seguire un corso di orientamento di una giornata, rispondere ad un questionario; al secondo giorno di lavoro ricevono il contratto di lavoro.  

L’agenzia non fa assumere donne incinta o operai di minoranze etniche, come uiguri o tibetani.

Ambiente di lavoro e sicurezza

Aria impregnata di vapori di benzina usata per la produzione dei coperchi in metallo dei cellulari, La benzina impegna anche vestiti e capelli e pelle dei lavoratori; benzina che ricopre il pavimento e che gocciola anche da sopra le teste; forti rumori dei macchinari.

Data la forte domanda, viene utilizzato per la produzione anche un edificio ancora in costruzione, con impalcature e gru e vari macchinari edili e rifiuti ancora sul posto, che rendono insicuro l’ambiente; osservati anche crolli di parti del soffitto.

Igiene, condizioni di lavoro

Mancanza di igiene nel self service; scorie di metallo, acqua sporca sul pavimento dei vialetti, sdrucciolosi.

Sono pochi i lavoratori a lungo termine perché la maggior parte dei lavoratori non riesce a sopportare a lungo l’intensità del lavoro e la pressione dei capi, che vitano loro di parlare con i compagni. Se viene rilevato un prodotto difettoso i lavoratori vengono multati; ai lavoratori vengono assegnate quote  di produzione; se sono alte le linee di produzione sono strapiene di pezzi, che impediscono la fluidità del lavoro.

Le pause di 10 minuti ogni due ore di lavoro non vengono rispettate se la produzione lo richiede.

Sono previsti due pasti al self service durante un turno di 12 ore, costo $1,2 ognuno; il cibo non consumato può essere asportato; se un lavoratore ne vuole meno la parte mancante viene compensata su una tessera aziendale, che può essere usata per comperare altro nella fabbrica, ad es. latte o frutta. A fine mese però la tessera viene azzerata, e il lavoratore perde il valore azzerato.

La fabbrica fornisce gli alloggi ai lavoratori di alcuni siti, si tratta di dormitori che ospitano 8 persone e hanno un servizio igienico comune, l’acqua calda non è sufficiente; non è fornita acqua potabile, che i lavoratori devono comperarsi. Non sempre gli occupanti dell’alloggio hanno lo stesso turno di lavoro …

Salari e integrazioni

Di seguito la tabella salariale di un lavoratore di Jabil. Con 90 ore di straordinario nel mese di agosto (dovevano essere di più ma è andato in ferie) il salario loro è stato di $570, dedotte previdenza sociale, affitto e servizi, il salario netto è di circa $488. Metà o più del salario proviene dagli straordinari.

Il salario medio mensile di Wuxi nel 2013 era di $773, per avere un salario inferiore del 15-25% alla media locale, i lavoratori di Jabil devono fare turni di 12 ore per sei o sette giorni la settimana.

I salari mensili di Jabil consistono in una paga base ($277), un bonus di produttività (variabile…), un bonus  riferito alle quote di produzione (variabile tra i $12 e i $16); un bonus di piena presenza ($16); gli straordinari (retribuiti in base alla legge), ci sono maggiorazioni per il turno notturno ($1,62 per notte), per l’anzianità di servizio ($19,5 dopo 4 anni).

I salariati di Jabil non ricevono probabilmente la previdenza sociale come previsto dalla legge (10,5% viene versato dal salario lordo, e 31,5% del salario loro deve essere pagato dal padrone.), il che significa salario non pagato che potrebbe equivalere a centinaia di migliaia di $ al mese.

Orario e permessi

Gli accordi contrattuali della fabbrica prevedono 6 giorni di lavoro e uno di riposto; ogni turno dura 12 ore: 2 ore per pause pranzo, e due ore sono straordinari obbligatori, 8 ore di lavoro ordinario.

In realtà i salariati di Jabil sono costretti a accumulare 100-158 ore di straordinari al mese, equivalenti a 2-4 volte il limite per legge di 36 ore.

dopo l’estate la direzione aziendale ha comunicato la possibilità di lavorare anche nei giorni di riposto, domenica compresa, e molti lavoratori l’hanno fatto

Il carico di lavoro è aumentato e le pause di 1 ora per i pasti sono state tagliate a ½ ora. Risultato ora i lavoratori lavorano per 11 ore al giorno, sei sette giorni la settimana, per rispondere alla forte domanda di iPhones.

Se un lavoratore chiede un permesso per riposare; quando, e non sempre, il permesso viene concesso, viene dedotta una quota del salario.

Per un permesso per motivi di salute il lavoratore deve presentarsi in una struttura ospedaliera e riempire un modulo; se le formalità non sono espletate in modo corretto l’assenza non è giustificata e viene dedotta dal salario.

Premi e punizioni

Sono previste 8 situazioni che meritano un premio, ma di fatto i lavoratori non ne ricevono mai.

Sono previste punizioni in caso di violazione delle regole o di revoca del contratto; i capo reparti valutano il comportamento dei lavoratori. I lavoratori possono presentare reclamo o a voce o per telefono, e i reclami vengono pubblicati nella bacheca del self service; nessuno dei lavoratori intervistati l’ha però mai fatto.

Dimissioni

Un lavoratore non ha il diritto di dimettersi se le dimissioni non vengono accettare dal capo-reparto, cosa che succede quasi sempre. Il che significa che, se se ne va ugualmente, non gli vengono riconosciute le spettanze.

Communicato sull'assemblea nazionale del 21 settembre

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COMUNICATO CONCLUSIVO DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DELLA LOGISTICA CONVOCATA DA SICOBAS, ADL COBAS E COBAS LAVORO PRIVATO, TENUTA CONTEMPORANEAMENTE, IN COLLEGAMENTO VIA WEB TV, NELLE CITTA' DI MILANO, TORINO, PIACENZA, PARMA, ANCONA, BOLOGNA, ROMA, NAPOLI, VERONA, CESENA, TREVISO, VICENZA, PADOVA.

L'assemblea nazionale dei lavoratori della logistica riuniti in assemblea in data 21 settembre ha approvato il seguente documento:

  1. Nel considerare una grave provocazione quella messa in atto da Fedit, che ha firmato un accordo con CGIL CISL e UIL denominato “Linee guida per la realizzazione di un nuovo modello per il lavoro delle ribalte” del 13 febbraio 2014 ed il successivo accordo di TNT sempre con CGIL CISL e UIL del giugno, mediante i quali, congiuntamente, padroni e sindacati  stanno cercando di mettere in discussione le conquiste ottenute con le lotte degli ultimi anni, barattando una presunta garanzia di assunzione da parte del committente  con un netto peggioramento delle condizioni contrattuali e retributive, ci  impegnamo a respingere tale provocazione e a continuare il percorso per il miglioramento delle condizioni lavorative e retributive e per  portare a pieno compimento il raggiungimento degli obiettivi indicati nella piattaforma di lotta, che viene qui interamente richiamata;
  1. A partire da quanto indicato nel punto precedente, l'assemblea dà pieno mandato alle OO.SS che hanno promosso l'assemblea, ad aprire una nuova vertenzialità nazionale, inviando immediatamente una lettera, in primo luogo a Fedit e Confetra (sono le Associazioni padronali che raggruppano BRT, TNT, GLS, SDA, ecc,) per chiedere un incontro a stretto giro per verificare se esiste o meno la disponibilità a discutere della nostra piattaforma e ad accogliere i punti in essa contenuti. Inoltre si dà sempre mandato ad inviare la stessa lettera a tutte le altre realtà della logistica, anche se non organizzate in Fedit, per effettuare la medesima verifica.
  1. Al di là delle risposte che eventualmente verranno fornite alle nostre richieste, viene proclamata fin d'ora una giornata intera di sciopero generale della logistica per il 16 ottobre per creare un primo momento di risposta generale ai tentativi padronali di far tornare indietro le conquiste ottenute, ma anche per dare corpo ad una mobilitazione che si ponga l'obiettivo di ottenere uguali garanzie di reddito per tutti ( a partire dagli ammortizzatori sociali per il settore della logistica) e che sappia intrecciare  anche le legittime lotte per il diritto all'abitare con tutti quei soggetti che vivono drammaticamente il problema della casa. Per la giornata di sciopero e mobilitazione viene data qome indicazione generale quella di articolare lo sciopero nell'arco delle 24 ore con possibilità, laddove è possibile, di organizzare manifestazioni che si concludano davanti alle Prefetture.
  1. E' evidente che questa prima giornata di lotta e di mobilitazione generale si caratterizzerà anche con un chiaro riferimento alle politiche governative in tema di lavoro (Jobs Act) che si muovono nell'ottica di eliminare ogni forma di garanzia (V. Art. 18, demansionamento, videosorveglianza, ecc). In relazione a tali politiche che mirano a colpire i lavoratori e agli sviluppi della vertenzialità in atto, verranno messe in atto tutte quelle iniziative di lotta che verranno ritenute idonee al raggiungimento degli obiettivi, compresa l'eventuale partecipazione anche ad  una giornata di sciopero generale conflittuale, nel mese di novembre.

comunicato sciopero dielle oggi

I carabinieri attaccano il presidio degli operai Dielle che da 115 giorni tiene in piedi una vertenza tra le più lunghe.

L'attacco fisico contro il picchetto è orchestrato dai dirigenti dell'azienda e dai caporali della cooperativa che partecipano addirittura attivamente al pestaggio.

Il tutto sotto l'occhio vigile, inerme e complice della Digos sempre pronta a sostenere tanto la strada della trattativa (inutile per gli operai) oppure delle botte (contro gli operai)

Non contenti, dopo le botte, i colleghi dell'assassino di Davide Bifolco (il sedicenne stroncato da un colpo al cuore nella periferia napoletana) arrestano due operai. 
Uno di essi, delegato conosciuto col nome di 'marco' con una mossa da cestista fa giusto in tempo a lanciare il cellulare con cui ha girato le scene qui descritte e che, a breve, verrà divulgato in rete

Nonostante la difficoltà a riorganizzare le fila dopo la pesante carica, gli operai della Dielle organizzano immediatamente un'assemblea per definire un calendario di azione che qui riportiamo in sintesi

- Domattina ore 9 tutti in aula (ingresso di via S.Barnaba del tribunale) per il processo in direttissima contro i due arrestati

- Sempre domani,.ore 14, tutti alla manifestazione di Piacenza, dove gli operai Dielle saranno a fianco dei loro compagni dell'Ikea, ormai gemellati idealmente e politicamente, nella lotta senza fine contro i licenziamenti politici e la repressione statale

- DOMENICA 21 settembre: assemblee in tutta Italia in video conferenza (a Milano si svolgerà presso il Csa Vittoria) per rilanciare una mobilitazione generale, verso lo sciopero nazionale del 16 OTTOBRE

- DOMENICA 28 settembre, mobilitazione a Pioltello (con la proposta che diventi nazionale) a sostegno della vertenza Dielle contro la nuova schiavitù e rafforzare una battaglia destinata a....continuare fino alla vittoria

Altre iniziative non verranno qui rese pubbliche in quanto parte di quella "organizzazione operaia informale" che matura nelle lotte quotidiane contro i padroni e che impara i "giusti movimenti da eseguire" tanto dai propri errori, quanto dalle mosse dell'avversario

Quel che è certo é che la tenacia e la determinazione che, in questo momento, si sta esprimendo a livello nazionale, non intende cedere nemmeno un millimetro di terreno all'avversario di classe
alla Dielle come all'ikea, alla Granarolo, in DHL, BRT, TNT,GLS,SDA, Carrefour e altre decine di aziende, cresce una generazione operaia che impara a lottare oltre i confini della propria azienda.
Questo, e non l'esito specifico delle vertenze (i cosiddetti risultati concreti) conta davvero per questi operai

Non isoliamoci, stiamo con la loro battaglia!

ESECUTIVO NAZIONALE SI.COBAS

"il manifesto": pessima IKEA

Eliminare sindacati e lavoratori scomodi non è una peculiarità della sola Fiat di Sergio Marchionne. Le ennesime, violentissime cariche di ieri mattina al polo logistico Le Mose di Piacenza, centro strategico per i distretti emiliani e l'area milanese, hanno fatto conoscere un'altra protesta anti discriminazione. Quella dei lavoratori delle cooperative di facchinaggio che lavorano in appalto nel gigantesco deposito-magazzino dell'Ikea, fornitore di punti vendita in mezzo continente.
Per la multinazionale dell'arredamento non è una bella pubblicità. Per giunta le manganellate e i lacrimogeni, che da più di due settimane stanno scandendo le giornate davanti ai cancelli Ikea, la vedono responsabile soprattutto per menefreghismo: «La multinazionale paga gli appalti applicando gli accordi nazionali del contratto di lavoro della categoria - spiega Aldo Milani del sindacato intercategoriale Cobas - la sua colpa è quella di non verificare come vengono utilizzati i suoi soldi, e di aver permesso quello che sta accadendo davanti al suo stabilimento».
I protagonisti di questa battaglia di resistenza civile sono tutti immigrati magrebini. Per lo più egiziani, ancora compagni l'uno con l'altro. Il loro peccato originale è aver avviato in estate una vertenza perché fosse applicato in sede aziendale il contratto nazionale del trasporto merci e logistica. L'aggravante, decisiva, è quella di aderire a un sindacato di base. Peraltro di rilievo, in quello specifico settore. In teoria i facchini l'hanno spuntata: «A luglio l'accordo è stato firmato - racconta Milani - con un contratto che prevede 168 ore mensili di lavoro. Ma da allora abbiamo assistito a un nuovo fenomeno: un gruppo di lavoratori ha iniziato a essere impiegato ben oltre l'orario contrattuale, con gli straordinari. Mentre per altri l'orario si è ridotto fino a 70, 80 ore al mese. Con una paga che conseguenza arriva a stento a 500 euro». Giustificazione classica: la crisi.
Di cui però, almeno al polo logistico piacentino, si vedono ben poche tracce. Le coop di facchinaggio che lavorano per Ikea si chiamano Cristal, San Martino ed Euroservice. Fanno parte del Consorzio Cgs, sorta di general contractor cui la multinazionale ha affidato tutta una serie di servizi. Non hanno mai nascosto di preferire i confederali rispetto ai Cobas. Ma fino a pochi mesi fa una gran maggioranza dei lavoratori era iscritta al sindacato di base. Ora sono molti meno. Ancora Milani: «Ce ne siamo accorti alle ultime assemblee. E abbiamo capito che l'adesione al sindacato di base comporta automaticamente una riduzione dell'orario di lavoro e trasferimenti punitivi. Mentre l'adesione ad altri sindacati, segnatamente quello cislino, equivale a poter continuare a lavorare al polo logistico».
A metà ottobre la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo è stata la sospensione di un delegato Cobas e poi di altri 14 facchini, mentre per un'altra ottantina non c'è stato, nei fatti, più da lavorare. Eliminati. Da qui è scattata la protesta di un centinaio di lavoratori che, chiedendo la reintegra dei compagni e il rispetto del contratto e degli accordi presi solo pochi mesi prima, hanno avviato un'agitazione quasi quotidiana. Fino a cercare di bloccare l'ingresso dei Tir nel deposito di Ikea e
formare dei picchetti, sempre sciolti dalle forze dell'ordine a suon di manganellate e lacrimogeni. Una, due, tre, quattro volte in quindici giorni. Con la sola Rifondazione comunista che, sul fronte politico, ha partecipato alle proteste insieme ai movimenti dei giovani piacentini di sinistra, denunciando il mancato rispetto degli accordi sindacali.
Le cariche di ieri mattina hanno portato una decina di lavoratori all'ospedale e fatto altrettanti contusi. Ma sono state diffuse in rete, a disposizione di tutti. E hanno fatto finalmente notizia. Ora il sindaco democrat Dosi e l'assessore Rabuffi stanno provando a far ripartire le trattative. Mentre all'Ispettorato del lavoro il nuovo responsabile dell'ufficio - il predecessore è sotto processo insieme a un dirigente cislino per una storia di ispezioni concordate al polo logistico - ha deciso di far luce sull'intera vicenda. «Tutti i facchini devono essere reintegrati - ricorda Aldo Milani - senza che ci siano trasferimenti punitivi».
E martedì al polo logistico si sciopera. di Chiara Ricci da il manifesto del 3 novembre 2012

Cassa di Resistenza

  • Sostieni le lotte - Diffondi la solidarietà

E' a partire dal 2008 che nell'intero settore della logistica si è sviluppato e radicato un ampio movimento di lotte autorganizzate che ha coinvolto centinaia di lavoratori e lavoratrici dei principali siti distribuiti sul territorio nazionale. 

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