Stamattina si è svolta nella piazza del Municipio di Pomigliano d'Arco un'assemblea pubblica promossa dal SI Cobas e dal neocostituito comitato contro le deportazioni a Cassino. L'assemblea è stata promossa a seguito di due settimane di presidi e volantinaggi fuori all'FCA di Pomigliano, per denunciare il nuovo piano antioperaio ordito dalla Fiat, la quale a partire dal prossimo 28 febbraio ha deciso unilateralmente di trasferire a tempo indeterminato circa 500 operai di Pomigliano nello stabilimento a Cassino. La chiamano trasferta ma in realtà e una vera e propria deportazione che in cambio di circa 350 euro al mese in più in busta paga si vedranno costretti a spostarsi tutti i giorni tra la Campania e il Lazio: il che significa partire alle 4,15 della notte e fare ritorno a casa, se tutto va bene, alle 16...
 
Inutile dire che che i soliti FIM- UILM- UGL e FISMIC sono subito corse a sottoscrivere quest'ennesima umiliazione inferta da Marchionne... Quel che sorprende (ma neanche più di tanto) è stata la firma della FIOM, la quale col solito metodo cerchiobottista e truffaldino ha spacciato la sua decisione per "rispetto della volontà degli operai": in realtà il sindacato di Landini tre settimane fa ha indetto un'assemblea su tutt i turni, presentando, per bocca del suo responsabile nazionale Michele De Palma, il SI al piano di deportazioni come un passaggio necessario per... sedersi ai tavoli di trattativa per il futuro Piano Industriale, che non si sa neanche se e quando verrà discusso dalla Fiat...
 
Ad aumentare il malcontento operaio è il fatto che il numero dei trasfertisti volontari è decisamente inferiore ai numeri richiesti da Marchionne, dunque a breve l'azienda provvederà a stilare unilateralmente una "lista di proscrizione" di lavoratori costretti a spostarsi a Cassino, attingendo persino dagli ultracinquantenni e dai portatori di patologie conclamate.
 
Mentre altri spezzoni del sindacalismo di base e della Fiom sono attestati sulla linea resistenziale di agire unicamente per via legale a colpi di carte bollate, di fatto il SI Cobas, con in testa i cinque reintegrati, è l'unica realtà in campo che sta propagandando la necessità di rispondere con la lotta, qui ed ora, a quest'infame accordo.
 
L'assemblea di oggi, nella quale si è registrata la presenza, oltre che di gruppi di solidali, anche di alcuni operai FCA e/o loro familiari, è solo l'inizio di una lunga e difficile ripresa di iniziativa dentro e fuori i cancelli Fiat.
Gli ultimi fatti di cronaca, con l'incredibile episodio alla Sevel di Atessa in cui un operaio è stato costretto dai capi della FCA ad urinarsi addosso pur di non lasciare neanche per un secondo la catena di montaggio, dimostra in maniera chiarissima che in assenza di una risposta chiara e decisa in termini di lotta, gli operai Fiat sono destinati a un presente e un futuro fatto solo di umiliazioni e di perdita della dignità. 
 
SI Cobas Napoli



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