Fiat, il tribunale di Torino dice no alla riassunzione di quattro operai Cobas

Il tribunale di Torino ha respinto il ricorso di quattro ex operai dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco iscritti allo Slai Cobas che lamentavano discriminazioni nei criteri di assunzione della newco Fip (Fabbrica Italia Pomigliano). In particolare le quattro tute blu, dipendenti della società Fiat Group Automobiles (azienda di cui il Lingotto ha disposto la cessazione di attività entro il luglio del 2013) chiedevano il trasferimento automatico nella newco. Il tribunale ha detto no. La sentenza va in senso opposto a quella del tribunale di Roma che nelle scorse settimane ha stabilito che la Fiat deve assumere 145 dipendenti iscritti alla Fiom. Il sindacato farà ricorso e non esclude di rivolgersi anche alla Corte europea.
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L'avvocato dell'azienda: Fabbrica Italia decide se assumere
«Pochi giorni dopo l'anomala decisione del Tribunale di Roma - commenta l'avvocato Diego Dirutigliano, del collegio difensivo dell'azienda automobilistica - viene ora riconosciuto in modo netto a Fabbrica Italia il diritto di decidere se, quando e chi assumere». L'avvocato Sergio Bonetto, per i ricorrenti, spiega invece che la sentenza può essere interpretata in modi diversi: «Dal momento che noi chiedevamo la riassunzione immediata - afferma - è possibile che il tribunale abbia deciso che questo diritto possa essere riconosciuto non adesso, ma in un secondo momento. Lo scopriremo con la lettura delle motivazioni. E se sarà necessario ricorreremo in appello».

14 luglio 2012 da ilsole24ore.com

Se la legge è uguale per tutti (??)

Il castello di Sergio Marchionne si è disfatto come una formina di sabbia quando arriva un'onda più potente e distrugge la costruzione con le torri allestita dal bambino in costume. Anche il castello di Marchionne era costruito sulla sabbia e una sentenza del tribunale di Roma l'ha buttato giù, semplicemente rimarcando un dato ovvio ma mai acquisito davvero: in Italia la legge vale anche per la Fiat. La Fiat ha discriminato gli operai iscritti alla Fiom per le loro idee e per colpire il sindacato da cui hanno deciso di farsi rappresentare. Su 2091 nuovi (si fa per dire) assunti non ce n'è uno solo con quella tessera in tasca. E questo non si può fare da noi, neanche invocando la produttività e la globalizzazione, il dio mercato e la madonna spread. Di conseguenza la multinazionale, già torinese, è costretta dalla sentenza ad assumere subito, oggi, nella nuova società di Pomigliano - nuova solo per mettere fuori il sindacato di Landini - 145 operai iscritti alla Fiom.E a pagare 3 mila euro a ciascuno dei 19 lavoratori che hanno intentato causa all'azienda, l'intero gruppo dirigente dei metalmeccanici Cgil sotto il Vesuvio.
Non basta. Siccome una sentenza precedente targata Torino obbliga la Fiat a riconoscere il diritto della Fiom a eleggere le sue rappresentanze, ora che 145 militanti di questo sindacato rientreranno in fabbrica automaticamente potranno darsi una rappresentanza e riprendere quell'attività democratica che nel castello di sabbia di Marchionne era stata loro impedita. Non è una vittoria della Fiom ma della democrazia perché riconosce ai lavoratori il diritto di scegliere il proprio sindacato e condanna la pretesa della Fiat di decidere al loro posto.
La sentenza di Roma rappresenta la vittoria di una straordinaria comunità operaia che ha resistito all'aggressone di un padrone prepotente che ha tentato in tutti i modi, con l'aiuto dei sindacati complici, dei governi, della politica subalterna di espellere i diritti dalla fabbrica. Franco non riesce a trattenere le lacrime, Antonio che è appena sbarcato da un congresso internazionale del sindacato dell'industria a Copenhagen si stropiccia gli occhi assonnati e non riesce a parlare. Maurizio Landini fatica a nascondere una commozione sincera e per primi ringrazia gli operai di Pomigliano che hanno resistito a minacce, ricatti e sirene che consigliavano di consegnare lo scalpo in cambio del posto. La controprova della discriminazione messa in atto dalla Fiat sta nel fatto che 20 operai di Pomigliano sono stati assunti solo dopo aver stracciato la tessera della Fiom. Ciro invece ringrazia le mogli e le compagne degli operai discriminati per aver sopportato e anch'esse resistito. «La cosa più bella questa mattina è stato il pianto a dirotto di mia moglie quando ci hanno telefonato la notizia della sentenza».
Dignità e orgoglio sono i pilastri di una resistenza durata due anni, due anni terribili in cassa integrazione perché marchiati a fuoco, con i figli che ti guardano negli occhi «e tu quasi ti vergogni», con i negozianti che non ti fanno più credito, i vicini di casa che non ti salutano, gli ex compagni di fabbrica che se ti incontrano abbassano la testa. Quella di Pomigliano è una storia modernissima che ricorda tante storie del Novecento e persino dell'Ottocento, quando non c'erano la globalizzazione e lo spread e i padroni delle ferriere facevano il bello e soprattutto il cattivo tempo. C'erano anche comunità di resistenti, mondine, minatori, ferrovieri, operai. Poi finalmente l'Italia postfascista si è data una Costituzione e persino uno Statuto dei lavoratori. Poi sono tornati i padroni delle ferriere, la politica è stata a guardare o ha applaudito l'uomo della provvidenza con il golfino, i sindaci democratici hanno detto che se fossero stati operai avrebbero detto sì a Marchionne che cancellava lo sciopero, la mensa, i riposi, la Fiom. I governi hanno assecondato e a Pomigliano sono stati costretti a fare come le mondine, i minatori, i ferrovieri, gli operai dell'Ottocento e del primo Novecento. I media si sono messi in linea. Sono tenaci questi operai ribelli, e generosi perché lottano per tutti e chiedono che tutti e 5 mila tornino al lavoro. E se di lavoro ce n'è poco, si possono sempre fare i contratti di solidarietà seguendo l'esperienza della Volkswagen. Dice Ciro: «Mando un pensiero anche a chi non ce l'ha fatta, a chi preso per la gola ha piegato la testa con la speranza di tornare al lavoro e magari ancora aspetta una chiamata. Non li abbandoneremo. Spero che questa sentenza dia coraggio a chi è stato vinto dalla paura».
Anche nella Cgil in molti avevano «consigliato» agli operai di Pomigliano e in seguito a quelli di Mirafiori di mettere da parte orgoglio e principi per mantenere il diritto a fare sindacato in fabbrica. Bella roba. Andrea non si tiene, in un misto di rabbia e di gioia quasi grida: «Marchionne dovrebbe finalmente capire che da questa fabbrica non riuscirà mai a cacciarci». Insomma, Corvo rosso non avrai il mio scalpo.
Come dice il commosso Landini, che deve il suo successo sindacale e mediatico anche all'orgoglio di questa comunità operaia e lo riconosce, «Marchionne dovrebbe capire che la determinazione, la voglia di lavorare e lavorare bene di queste persone farebbero funzionare meglio le sue fabbriche». Chissà che pensa Marchionne, tutti si chiedono cosa potrà mai inventarsi questa volta. Con quale faccia potrebbe reagire annunciando la dipartita dall'Italia (che sta praticando da mesi) perché vogliono fargli rispettare le leggi e le sentenze? La verità è che dei cinquemila dipendenti della vecchia fabbrica di Pomigliano ne ha riassunti solo duemila, perché la Panda non si vende e la Fiat continua a perdere quote nei mercati italiano ed europeo. Però Marchionne pensavava di avere almeno spezzato le reni a quei ribelli della Fiom che come dice Crozza gli tirano i gatti morti sul finestrino. Ha sbagliato i conti, se non si investe in nuovi prodotti si esce dai mercati e infatti investe soltanto negli Usa dove la Chrysler non sta uscendo dal mercato. E sbaglia perché non ha capito di che farina sono fatti gli operai della Fiom di Pomigliano. Resta la speranza, seppur vaga, che tanti errori possano insegnargli qualcosa. Ma è già una grande soddisfazione, questo ci sia consentito, vedere questi nostri amici partenopei piangere di gioia e immaginare la natura diversa delle lacrime di Marchionne. di Loris Campetti da ilmanifesto 22.06.2012

NdR Viene da chiedersi cosa può dire il commosso Landini su quegli operai che non sono iscritti alla FIOM e che non hanno piegato la testa ai voleri di Marchionne; per loro la legge non è uguale, come non lo è il diritto di scegliersi la loro rappresentanza sindacale.
 

Gli schiavi moderni il 25 Aprile non hanno niente da festeggiare

Per noi operai la liberazione è ancora tutta da fare.
Con questo documento ci rivolgiamo all’Anpi e solleviamo un quesito che circola tra gli operai: è opportuno festeggiare il 22 aprile e commemorare i caduti (operai) all' interno degli stabilimenti della FIAT nell’attuale fase politica?
La dirigenza della FIAT ha reintrodotto metodi dittatoriali nella gestione dei rapporti sindacali, escludendo di fatto prima i COBAS, poi la FIOM dalle elezioni delle RSA, con l'avvallo dei sindacati complici dell'operazione.

Esiste una similitudine storica precisa in merito a questo fatto, cioè il Patto di Palazzo Vidoni:

(fonte: www.pbmstoria.it)

“(2 ottobre 1925). Stipulato tra la Confindustria e i sindacati fascisti: gli industriali riconobbero i sindacati fascisti come unici rappresentanti dei lavoratori, delegittimando la Cgl. Fu il primo passo del regime fascista verso il completo controllo e la disciplina delle attività sindacali.”
“Inoltre con la Legge n. 563 del 3 aprile 1926 venne proibito lo sciopero e si stabilì che soltanto i sindacati "legalmente riconosciuti" … potevano stipulare contratti collettivi. (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Leggi_fascistissime)”

Dobbiamo considerare democrazia i fatti contenuti nel nuovo contratto, dove il premio di risultato è legato alla presenza in fabbrica per oltre 600 ore ad arrivare a giugno altrimenti non si prende?
Vengono conteggiate come assenze: permessi come la "104" assistenza agli anziani o portatori di handicap, donne in gravidanza, ferie, infortuni e malattie.
Se questa viene considerata democrazia ci viene quasi da sorridere, conteggiare l'assistenza agli anziani o portatori di handicap, come fosse una colpa, non è un riproporre metodi NAZISTI tipo "ACTION T4" dove gli invalidi erano considerati un peso, un costo della società quindi era giusto sopprimerli?
Si parla di bassa natalità e per incentivarla cosa fanno si penalizzano le donne che rimangono gravide, neanche sotto il fascismo si era arrivati a tanto. ..
Le ferie, non sono un diritto acquisito dopo lotte furibonde durate moltissimi anni?
Gli infortuni, non vengono causati soprattutto dalla pressione che viene fatta sugli operai e lavoratori da parte dei padroni e loro capò a lavorare sempre più in fretta per aumentare la produttività tralasciando le norme di sicurezza.
La malattia è una colpa per gli operai e non possiamo più ammalarci, subire un incidente oppure subire una operazione, perché altrimenti veniamo penalizzati economicamente. (visti i salari che hanno i dipendenti in Italia).
Non è questa la nuova schiavitù nel 2012?

Il fascismo sta tornando.
E le fabbriche, queste galere moderne finalizzate allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo che la tanto decantata democrazia borghese da sempre legittima, sono tra le prime realtà del mondo del lavoro che hanno incominciato a subire il ritorno di questo nuovo pugno di ferro.
Anche i luoghi di lavoro devono tornare un punto di partenza per contrastare i nuovi fascismi che lentamente stanno tornando a mettere fuori la faccia. Non solo resistenza ma anche rilancio delle lotte per contrastarli.

Quindi facciamo un appello all' ANPI a non venire a commemorare i caduti all'interno dello stabilimento della NEW HOLLAND insieme alla dirigenza FIAT, altrimenti sarebbe come avvallare tutte le manovre politiche che questo gruppo, assieme ai sindacati compiacenti, stanno attuando.
E’ in questo senso che intendiamo sottolineare come non ci sembra siano questi i valori per cui gli operai hanno combattuto e intendono combattere.
Cogliamo occasione nei giorni in cui si riparla di resistenza, per chiedere libertà per i quattro antifascisti agli arresti domiciliari nella nostra città, rinchiusi per aver contestato una iniziativa neofascista che il 28 ottobre scorso commemorava la marcia su Roma e faceva speculazioni sui crimini dei partigiani. Chiediamo libertà immediata per SAM, PIERO, MICHELE E NICOLO'.

SI COBAS MODENA - CS Guernica  - 24 aprile 2012

Ha ragione la Fiat, respinto ricorso della Fiom

Respinto il ricorso dei metalmeccanici della Cgil che chiedevano rappresentanza pur non avendo siglato accordo col Lingotto.
Il tribunale di Torino ha respinto 21 ricorsi della Fiom, con i quali il sindacato chiedeva di poter nominare propri rappresentanti sindacali in 15 società di Fiat e Fiat Industrial, confermando che le Rsa possono essere nominate solo dalle sigle che hanno firmato l'accordo con l'azienda. Di conseguenza viene riconosciuta la correttezza della Fiat e la chiarezza della norma: «la legittimazione e l'attribuzione dei diritti sindacali si applica unicamente ai firmatari degli accordi aziendali».

IL LINGOTTO - Si trattava di ricorsi in 21 unità produttive del gruppo a Torino che il tribunale del capoluogo piemontese aveva deciso di unificare in un unico procedimento. La decisione conferma l'esclusione dei metalmeccanici della Cgil da circa il 50% dei siti del gruppo guidato da Sergio Marchionne nell'area piemontese. Soddisfatta la Fiat: «Il giudice - ha commentato il Lingotto in un una nota - ha riconosciuto la correttezza del comportamento tenuto dall'azienda nell'applicazione dell'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori». «Viene così confermato - ha aggiunto - che la norma è assolutamente chiara e precisa: la legittimazione e l'attribuzione dei diritti sindacali si applica unicamente ai firmatari degli accordi aziendali».

LA REAZIONE DELLA UILM - Si tratta, è stato il commento di Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, di «una sentenza unica da parte del giudice del lavoro di Torino che dà ragione a Fiat rispetto a 21 ricorsi presentati dalla Fiom che pretendeva la rappresentanza nei luoghi di lavoro pur non avendo firmato il contratto specifico di primo livello col gruppo automobilistico lo scorso 13 dicembre». Per Palombella la decisione «smentisce la vulgata diffusa dai metalmeccanici della Cgil secondo la quale aumentano i tribunali che condannano l'azienda». «Si tratta - gli fa eco il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo - di un colpo importante, se non definitivo, alla strategia antagonista della Fiom che preferisce alla contrattazione sindacale il ricorso ai giudici».

L'ALLARME DELLA FIOM - Immediata la reazione della Fiom che ha annunciato appello contro la decisione del Tribunale del lavoro di Torino che ha respinto 21 ricorsi presentati dalle tute blu in merito alla nomina dei propri rappresentanti sindacali in quindici società di Fiat e Fiat Industrial. Lo ha annunciato il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. Complessivamente «abbiamo presentato 61 ricorsi. Nei prossimi giorni - ha spiegato Landini - ce ne saranno altri. Ci sono giudici che dicono che ciò che sta facendo la Fiat è antisindacale e giudici, con motivazioni diverse, che dicono altre cose. Siamo di fronte ad un problema aperto. Credo che noi, naturalmente, ricorreremo contro questa decisione perchè - ha continuato il leader della Fiom riferendosi alla sentenza del tribunale di Torino - dalla prima lettura che abbiamo fatto non ci sembra abbia argomenti forti. Consideriamo che il tema della libertà sindacale sia un tema aperto. Viene negata non solo la libertà della Fiom ma anche quella delle persone. Qui si nega il diritto di chi lavora di potersi scegliere il sindacato che ritiene più opportuno». Ha infine giudicato «anticostituzionale» negare la possibilità ai delegati Fiom di eleggere i propri rappresentanti nelle rsa. «Su questo punto - ha concluso il segretario delle tute blu - abbiamo intenzione di muoverci fino ad arrivare, se necessario, anche a chiedere un intervento della Corte Costituzionale».

Redazione Online14 aprile 2012  da  corriere.it (modifica il 15 aprile 2012)

“Fabbrica Italia”

Non si può stare appesi al filo del caotico “mercato globale”e alle “incertezze” di Marchionne
Aggrapparsi all’ipotesi “Fabbrica Italia”, come avviene con la rivendicazione “vogliamo produzione”, pone il lavoratore in una grave condizione di sudditanza, incertezza e di ricatto, perché la produzione nel capitalismo è regolata dai fattori incontrollabili dei mercati internazionali.
Né Marchionne, né Monti, né i migliori economisti mondiali sanno cosa succederà in futuro, tantomeno nel settore auto.
Di conseguenza le rivendicazioni di un sindacalismo inconcludente e corrotto a favore delle produzioni “nazionali”, “locali”, “aziendali”, hanno portato a una frantumazione della già debole resistenza dei lavoratori, costringendoci  ad accettare condizioni di lavoro disumane in cambio di incertezze.

Per difendere la produzione si è innescata una controproducente concorrenza tra lavoratori, persino tra stabilimenti dello stesso gruppo, depotenziando la possibile resistenza che poteva scaturire dal’unificazione delle vertenze. Invece in questi ultimi 2 anni, anche la stessa Fiom hanno sempre  evitato di mettere insieme nella lotta,  anche solo 2 aziende in crisi.

E’ ora che al posto del “produzionismo” filo padronale, si ponga in primo piano la GARANZIA del SALARIO al 100%,  perché la Cassa Integrazione sta mettendo in gravi difficoltà i bilanci delle famiglie operaie.

E’ ora di porre in primo piano la nostra vita e la nostra  dignità!

E’ ora di collegare le lotte isolate!

E’ ora che i lavoratori ritrovino l’ unità e la forza per respingere i duri attacchi dei padroni e del governo Monti.

E’ ora che cominciamo a costruire dal basso un sindacato di classe, reale portatore degli interessi distinti dei lavoratori !

 Ormai è in gioco la dignità o la schiavitù !
cosa succederà  in futuro dipenderà solo da noi !

Sindacato  Intercategoriale  COBAS
Lavoratori  Autorganizzati
C.so Brescia , 22 - Torino

Per informazioni e vertenze: lunedì-martedì-giovedì ore 17-20
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.        www.sicobas.org

Cassa di Resistenza

  • Sostieni le lotte - Diffondi la solidarietà

E' a partire dal 2008 che nell'intero settore della logistica si è sviluppato e radicato un ampio movimento di lotte autorganizzate che ha coinvolto centinaia di lavoratori e lavoratrici dei principali siti distribuiti sul territorio nazionale. 

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