FIAT E VOLKSWAGEN: E' SPREAD di Enzo Ciaccio

Germania e Italia. Volkswagen e Fiat. Due realtà agli antipodi: profitti, vendite, buste paga e il futuro della casa tedesca risultano più che floridi grazie a regole e a comportamenti del tutto agli antipodi di quelli che da anni filosofeggia il discusso manager del Lingotto. Franco Antonio Garippo, da 36 anni operaio della Volkswagen di Wolfsburg in Germania, nato a Palomonte vicino a Salerno, ha raccontato a Lettera43.it quanto guadagna, le tutele di cui gode, lo stile di vita, le speranze per il futuro. E lo stesso ha fatto R. Da., 51 anni, operaio Fiat a Pomigliano, dove è stata annunciata per agosto l’ennesima cassa integrazione per 2.146 lavoratori.
I soldi e la vita in fabbrica

LA BUSTA PAGA. Un operaio Volkswagen guadagna 2.600-2.800 euro al mese. Ma, con le domeniche e gli straordinari, supera i 3 mila euro. La paga di un operaio Fiat a Pomigliano oscilla fra i 900 e i 1.200 euro.

LO STRAORDINARIO. Di notte, lo straordinario in Volkswagen è pagato il 45% in più della paga normale. Se è pomeridiano, il 30% in più. Se è domenicale, addirittura il 150%.
In Fiat, lo straordinario è deciso dai sottocapi: quando c’è, vale il 25%. Il sabato, il 50%. La domenica, il 100%.

LE PAUSE. In Volkswagen per ogni turno è prevista una pausa di 30 minuti e due pause da 15 minuti. In Fiat, le pause sono tre per turno da 10 minuti. La pausa mensa è prevista a fine turno.

IL CONFRONTO. Gli operai tedeschi sono spesso invitati a incontrarsi per discutere della qualità produttiva della fabbrica. A Pomigliano, l’operaio che sbaglia viene convocato a fine turno per giustificarsi e prendere atto delle sanzioni.

LA CASSA INTEGRAZIONE. Nel 1993, di fronte a un esubero di 30 mila dipendenti, in Volkswagen fu deciso di applicare la settimana corta, cioè il 20% in meno sull’orario di lavoro e il 17% in meno sul salario. La crisi fu superata. A Pomigliano, si è perso il conto delle ore di cassa integrazione comminate da decenni senza alternative né benefici. Ad agosto 2012 si ricomincia.

GLI SCIOPERI. In Germania il sindacato può organizzare lo sciopero (un evento rarissimo) se la Costituzione appare in pericolo o se una trattativa si è arenata senza spiragli. Per indirlo, Ig Metall (cui aderisce il 96% dei metalmeccanici) deve ottenere in un referendum il 75% dei consensi. A Pomigliano, il referendum sul contratto è stato una beffa: l'alternativa al sì era la chiusura della fabbrica. Il tradizionale diritto allo sciopero è stato azzerato dal nuovo contratto. Nello stabilimento campano le proteste nei reparti nascono spesso da mini-disagi che sarebbero risolvibili in un contesto di condivisione.

I LICENZIAMENTI. Grazie agli accordi stipulati, i 500 mila dipendenti dei sei impianti tedeschi non sono licenziabili fino al 2014. In Fiat a Pomigliano, grazie al nuovo contratto, le sanzioni e i licenziamenti sono decisi dall’azienda e da rappresentanti sindacali non eletti dai lavoratori e con poteri non paritari.

CHI DECIDE E COME. In ciascun impianto Volkswagen viene eletto il consiglio di fabbrica (65 operai dei reparti) e il comitato di sorveglianza (10 membri scelti dall’azienda, 10 dai lavoratori) che partecipa con pari poteri alle decisioni: dai piani strategici alle delocalizzazioni, dagli spostamenti al cambio di mansioni, dai premi fino alle sanzioni.
In Fiat, invece, la rappresentanza sindacale ha decisionalità molto limitata, non viene eletta dalla base ed è ammessa in fabbrica solo se ha aderito al contratto imposto dall’azienda.

LA MALATTIA. In Volkswagen sono molteplici le forme di tutela per chi si ammala grazie a un welfare fra i più efficaci. A Pomigliano, quasi il 50% degli operai risulta essere in ridotte capacità lavorative. Le operaie che per gravidanza o altri motivi non accumulano adeguate quantità di ore lavorate perdono i bonus salariali. L'azienda: i profitti e i progetti.

I PROFITTI. Volkswagen ha raggiunto nel 2011 profitti operativi pari al 7% dei ricavi. Ciascun operaio ha percepito un premio di 7.500 euro. Si puntano a produrre 10 milioni di vetture all’anno (oggi se ne producono 8,3 milioni). La Fiat, grazie al traino della Chrysler, è arrivata a stento al 4% di profitti operativi. Volkswagen ha finanziato investimenti per il 5% del fatturato. Fiat, stando ai dati Consob, ha dichiarato investimenti in attività materiale e immateriali (inclusi quindi quelli per la ricerca e lo sviluppo) pari a 4,5 miliardi nel 2011 e 4,2 nel 2012. Nell'ultimo decennio l'occupazione del Lingotto nel settore auto a livello mondiale è scesa da 74 mila a 54 mila unità. Di queste, 22 mila lavorano in Italia.

LE DELOCALIZZAZIONI. Volkswagen non ha mai minacciato di chiudere stabilimenti in Germania, dove gestisce 25 impianti e 500 mila dipendenti. Ciò non ha impedito di aprire fabbriche anche altrove. Fiat ha minacciato di chiudere gli stabilimenti italiani e di delocalizzare la produzione in Paesi in cui il costo del lavoro è meno oneroso.

LO STIPENDIO DEL CAPO. Martin Winterkorn, amministratore delegato Volkswagen, è stato premiato con uno stipendio di 17,5 milioni di euro per i brillanti risultati ottenuti. A sceglierlo e a stabilire il compenso sono stati gli operai della fabbrica insieme con i rappresentanti dell’azienda. Anche l’amministratore Fiat Sergio Marchionne guadagna oltre 17 milioni di euro l'anno. Ma non è stato scelto dai suoi operai, che non decidono certo il suo stipendio.

WOLFSBURG E POMIGLIANO. Wolfsburg, cittadina della Bassa Sassonia (126 mila abitanti), è fra le più ricche della Germania per reddito pro-capite. Ogni famiglia conta almeno un dipendente in Volkswagen. La metà dei 65 mila dipendenti vive sul posto. È raro che la famiglia di un operaio non sia proprietaria della casa in cui abita.
Pomigliano, 39 mila abitanti, è invece un polo industriale aeronautico e automobilistico in profonda crisi e al centro di un’area ferocemente deindustrializzata. Le famiglie degli operai Fiat, che non sono proprietari di casa, spesso abitano con genitori o suoceri.

LO STILE DI VITA. L’entità dello stipendio e le garanzie consentono all’operaio Volkswagen di stipulare senza ansie mutui per l’acquisto della casa in cui abita e di ulteriori abitazioni, sebbene i prezzi siano elevati. Lo stesso accade per l’acquisto dell’automobile, rigorosamente Volkswagen.
L’operaio Fiat di Pomigliano, negli ultimi 10 anni, è stato per molto più tempo in cassa integrazione che in fabbrica: non si contano i casi di depressione psichica. Fece discutere, il 2 agosto 2011, il tentato suicidio di Carmine P., 44 anni, un operaio Fiat di Scampia. Aveva appena ricenuto una lettera che annunciava altri due anni di cassa integrazione. Con l’assegno di 750 euro, poi, la possibilità di programmare il futuro è limitata. Si sopravvive grazie all’aiuto delle famiglie di origine.

I FIGLI E IL FUTURO
. Il sistema tedesco impone che ogni azienda con cinque dipendenti assuma con contratto e applichi la cogestione. Tale criterio non viene applicato solo dove non c’è rivendicazione. Il precariato giovanile esiste, ma in poche forme ben definite e per periodi temporanei. La comparazione con l’assenza di offerta di lavoro e la giungla fuori controllo del precariato italiano appare improponibile. In Italia, secondo la Cgia di Mestre, sono 3.315.580. Il loro stipendio si aggira sugli 836 euro netti al mese (927 per gli uomini, 759 per le donne).

L’APPRENDISTATO DUALE. Il sistema duale dell’apprendistato vigente in Germania prevede che un giovane, durante gli studi superiori e universitari, stia per alcuni mesi in fabbrica e alcuni mesi all’università per gli esami. L’apprendistato è retribuito dall’azienda con 900 euro (circa 800 euro al netto). Conseguita la laurea, la Volkswagen garantisce l’assunzione. In Fiat non esiste alcun percorso formativo.

LA FORMAZIONE. In Volkswagen, anche se non c’è spazio, il giovane laureato viene assunto e «parcheggiato» in un reparto: grazie ai prepensionamenti, verrà man mano sistemato nel posto più coerente al suo tipo di laurea. Ogni anno entrano in fabbrica 1.375 apprendisti. In Fiat a Pomigliano i pochi giovani ammessi ai corsi di formazione non hanno mai ottenuto significativi sbocchi professionali e vengono sfruttati al nero senza percepire un euro.

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