La manifestazione del Primo Maggio a Milano, organizzata nel pomeriggio dal SI Cobas con USI, SGB, e diverse federazioni della CUB, con l’adesione di numerose organizzazioni politiche, associazioni e collettiviha visto la nutrita e vivace partecipazione di migliaia di persone, nonostante la pioggia battente che ha accompagnato gran parte del corteo, snodatosi nel quartiere popolare di via Padova e poi viale Monza.
Un grande numero di partecipanti era costituito dal multicolore mondo dei lavoratori della logistica, provenienti da ogni parte del mondo e organizzatisi con il SI Cobas in diverse regioni d’Italia (sono venuti a Milano con 20 pullman). Sono i protagonisti delle lotte di questi anni che hanno sollevato migliaia di lavoratori da condizioni schiavistiche imponendo rispetto e dignità sul lavoro e un salario decente. Essi rappresentavano anche visivamente il carattere di classe e internazionale del Primo Maggio, leit motif della manifestazione, e il collegamento ideale con le manifestazioni che in questa giornata si sono svolte in tutti i paesi del mondo. 
Un fattore di mobilitazione aggiuntivo è stata la protesta contro l’arresto, le accuse infamanti senza prova alcuna, e l’obbligo di dimora inflitti al coordinatore del SI Cobas Aldo Milani per la lotta ancora in corso contro i licenziamenti alla Alcar 1 del gruppo  Levoni a Modena: “siamo tutti Aldo Milani” è stato uno dei cori più ripetuti. Accomunava i partecipanti l’opposizione contro gli attacchi al diritto di organizzazione e di sciopero, portati avanti oltre che con centinaia di denunce, con l’accordo sulle rappresentanze.
Il corteo, per nulla assottigliato dalla pioggia battente, si è concluso nel parco Trotter, dove oltre ad Aldo Milani sono intervenuti diversi esponenti delle organizzazioni partecipanti. Essi hanno ricordato le origini del Primo Maggio nella lotta per le 8 ore, e nella violenta repressione di quella lotta a Chicago nel lontano 1886. Diversi intervenuti hanno sottolineato la necessità dell’unione internazionale dei lavoratori per lottare non solo per il miglioramento immediato delle condizioni dei lavoro e di vita – conquiste che il capitalismo continuamente rimette in discussione – ma per opporsi al militarismo e alle guerre condotte dagli imperialismi, Italia inclusa, e alla repressione contro profughi e immigrati in generale; e soprattutto la necessità della lotta per portare al potere i lavoratori rovesciando quello del capitale, e realizzare così una società senza classi, senza sfruttamento e senza guerre.

   
   
   

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E' a partire dal 2008 che nell'intero settore della logistica si è sviluppato e radicato un ampio movimento di lotte autorganizzate che ha coinvolto centinaia di lavoratori e lavoratrici dei principali siti distribuiti sul territorio nazionale. 

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