Diceva un nostro, mai tramontato, maestro più di un secolo fa, che nel sistema capitalistico nelle fasi di crisi aumenta la dicotomia delle due principali classi sociali, (proletari- borghesi) ad un polo sempre più ricchezza (borghesi) all’altro polo (proletari) sempre più povertà.

I dati sulla povertà assoluta e relativa diffusi dall’Istat nella sua relazione annuale confermano la tesi di Marx , anzi essa è sempre più una certezza alla luce di altre dichiarazioni, (quelle del ministro Padoan e della banca d’Italia) che annunciano in pompa magna che siamo fuori dalla crisi e nonostante tutto la povertà è aumentata.

Quindi sia l’aumento del PIL che la riduzione del debito pubblico non solo non hanno creato maggiori posti di lavoro ma hanno addirittura aumentato la povertà assoluta (si considera tale chi non può permettersi il minimo indispensabile per condurre una vita dignitosa per alimentarsi, vestirsi, curarsi), e relativa ( si considera in povertà relativa chi ha una spesa mensile pro capite inferiore alla media di quel paese).

In termini generali nel 2016, secondo l’Istat, i poveri assoluti sono 4.742.000 e quelli relativi sono 8.465.000, aumentati rispetto al 2015 “solo” di 150.000 unità. Questi numeri danno la percezione reale della gravità sociale a cui è giunta la crisi capitalistica che non riuscendo a trovare “soluzioni soddisfacenti” per diminuire le sue contraddizioni è “costretta” ad attaccare sempre più le condizioni dei lavoratori, dei giovani in cerca di lavoro e pensionati.

Ma a quali strati sociali appartengono i poveri di cui parla l’Istat?

Gli esperti che hanno disaggregato i dati parlano di bambini, operai e famiglie miste.

Tra gli “operai e assimilati” la povertà assoluta è cresciuta del 9% in un anno arrivando al 12,6%, mentre gli operai in povertà relativa (sono quelli che pur lavorando non hanno un salario per vivere dignitosamente, i working poors come li chiamano gli inglesi ) sfiorano la percentuale del 20%.

Mentre il governo, la confindustria e i borghesi gongolano e brindano alla loro ripresa economica e alla loro ricchezza aumentata a scapito proprio di chi è sottomesso allo sfruttamento, gli operai e assimilati (passateci il termine) piangono lacrime di miseria.

Ma l’attacco del governo alle condizioni operaie e sociali non si ferma. Il 25 maggio 2017 la commissione lavoro della camera ha iniziato a discutere la proposta dei parlamentari, del PD e di lista civica, per modificare l’art.38 della costituzione – quello che prevede la solidarietà fra generazioni sulle pensioni – in modo da applicare alle pensioni in essere il calcolo contributivo, (fortemente voluto dal presidente Inps Boeri Tito) in modo da tagliare le pensioni come in Grecia.

La modifica dell’art. 38 permetterebbe al governo di tagliare le pensioni in essere di 300-400 euro a milioni di pensionati.

A tutto questo si può e si deve reagire in termini di classe difendendo le nostre condizioni con la lotta e l’organizzazione, opponendoci a tutte le misure che il governo vuol prendere contro i pensionati attuali e le pensioni che nel futuro saranno da fame.

Di fronte a questi dati i nostri “nemici” non possono essere gli immigrati o i poveri degli altri continenti che emigrano per fame o per le guerre. I nostri nemici sono in casa nostra e li dobbiamo individuare nel governo, confindustria, partiti borghesi e razzisti di tutte le risme.

Come lavoratori, giovani alla ricerca di un lavoro, pensionati dobbiamo reagire alla politica di "riforme" governative che ci vuole affamati, ridotti a condizioni tali da subire all'infinito il tallone di ferro del dominio borghese. Dobbiamo unirci e lottare, questa è la nostra unica difesa.

Abbiamo l’esempio dei lavoratori della logistica che con il loro coraggio e il loro sacrificio hanno mantenuto e migliorato i salari e stanno mettendo in discussione uno dei pilastri del sistema capitalistico in Italia: le cooperative.

Abbiamo settori di lavoratori metalmeccanici, di chimici, del terziario che iniziano a muoversi e a scrollarsi di dosso la paura per unirsi nella lotta contro il peggioramento lavorativo e i licenziamenti, lo sciopero del 16 giugno ha dimostrato che si va in questa direzione: la platea degli scioperanti non si è limitata agli iscritti dei sindacati di base, ma ha visto una più ampia partecipazione.

Le contraddizioni del capitale spingono i lavoratori a muoversi in questa direzione e noi tra i pochi come organizzazione di base lavoriamo per una lotta di difesa economica del proletariato ma anche per una più ampia prospettiva di lotta politica contro la borghesia ed il suo sistema di dominio.

Avanti tutta per la ripresa della lotta e l’unità degli sfruttati.

 

Milano,19-7-17

Si cobas nazionale

 

Cassa di Resistenza

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E' a partire dal 2008 che nell'intero settore della logistica si è sviluppato e radicato un ampio movimento di lotte autorganizzate che ha coinvolto centinaia di lavoratori e lavoratrici dei principali siti distribuiti sul territorio nazionale. 

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