La lotta in corso alla SDA non è una normale vertenza sindacale, perché lo scontro non è solo tra gli interessi contrapposti di lavoratori salariati contro capitalisti, ma contro varie cricche  di dirigenti aziendali che perseguono politiche aziendali confuse e alcune atte a favorire l'interesse personale di qualche dirigente.

La SDA è una controllata di Poste Italiane, società controllata dallo Stato. Eppure i vertici SDA, che mantengono la società in costante perdita da anni – tanto paga "pantalone"– stanno demolendola e attaccando i lavoratori anche per i loro sporchi interessi privati. Le loro mosse, senza senso neanche dal punto di vista della gestione aziendale, hanno un senso in funzione dell’interesse di Amazon Italia – diretta dall’ex amministratore di SDA - ad acquistare SDA al prezzo più basso possibile, e ripulita dal SI Cobas, ilsindacato che ha organizzato i lavoratori dando loro la forza di sollevarsi da condizioni umilianti di semi-schiavitù e ottenere non solo il rispetto della dignità e del contratto nazionale, ma anche la continuità del posto di lavoro in caso di cambio appalto, un’assicurazione contro l’invalidità per infortunio e due giorni di riduzione d’orario retribuita (accordo Fedit).

Per la loro sporca operazione alcuni vertici di SDA vogliono che la società sia ancor più disastrata, e vogliono far ricadere la responsabilità del disastro sui lavoratori e il SI Cobas. Per questo a inizio settembre SDA ha disdetto l’appalto per la gestione del magazzino-hub di Carpiano (a sud di Milano) con la cooperativa CPLcon il pretesto della irregolarità della posizione contributiva, poi rivelatosi falso; lo scopo era attaccare i lavoratori con il cambio appalto (licenziamento e riassunzione in una nuova cooperativa, con un nuovo contratto) e provocarne la reazione di lotta con il rifiuto della non applicazione del jobs act in materia di licenziamenti – una clausola ottenuta dal SI Cobas in tutti i cambi appalto per proteggere i lavoratori da licenziamenti ingiustificati. Lavorando nel magazzino da prima dell’approvazione del jobs act, con la vecchia cooperativa alla gran maggioranza dei lavoratori non si applicava questa legge anti-operaia.

Mentre il SOL Cobas firmava un accordo con la nuova cooperativa UCSA che prevedeva la riassunzione dei lavoratori senza esenzione dal jobs act,,  il 18 settembre il SI Cobas entrava in sciopero chiedendo il mantenimento delle condizioni precedenti, incluso l’accordo Fedit e la non applicazione del jobs act. Ed organizzavano un presidio permanente davanti ai cancelli, che non ha impedito a chi voleva (una parte dei lavoratori iscritti al SOL Cobas) di recarsi al lavoro ( solo 120 operai su 400 si sono recati a sottoscrivere il contratto per l'assunzione). Lo sciopero è proseguito tutta la settimana, con forte partecipazione di lavoratori SDA e di molti solidali da altri luoghi di lavoro, senza che SDA si smuovesse. Domenica 24 doveva tenersi un incontro tra SI Cobas e UCSA che telefonicamente si era disponibile e pronta a recepire le nostre proposte per trovare un accordo, ma UCSA disdiceva l’incontro perché la committente SDA l’aveva diffidata dal trattare  (in violazione delle norme sulla intermediazione di manodopera). Anche una trattativa che si sarebbe dovuta tenere lunedì con Solaro, rappresentante dell’associazione di categoria Fedit, veniva fatta saltare da SDA.

Solo nel pomeriggio del lunedì UCSA fu poi autorizzata a sedersi al tavolo con il SI Cobas la mattina seguente. Il motivo di questi giochi sul tempo risultò chiaro nella notte di lunedì, quando circa 200 persone, fatte venire da diverse province del Sud e Centro Italia e abbigliate con maglietta SDA, piombarono con auto e furgoni sul presidio di Carpiano, ridotto di numero per la notte, cercando di investire i presenti e  aggredendo i lavoratori in presidio con coltelli e mazze. Una chiara operazione di marca squadrista, annunciata sul gruppo facebook di SDA Courier Express cui partecipano dirigenti SDA, pieno di livore razzista e anti-sindacale. Pensavano che il numero soverchiante bastasse a malmenare e sgomberare il presidio operaio. Non a caso i loro capi si sono scagliati contro Papis, un organizzatore africano del SI Cobas. Non avevano fatto i conti con la coesione e la determinazione dei lavoratori che viene dalla convinzione di lottare per una causa giusta, il coraggio di uomini che nei loro paesi hanno avuto esperienze in cui hanno dovuto difendere la loro vita e quella delle loro famiglie. Davanti alla pronta reazione dei facchini, i boriosi aggressori prezzolati sono stati messi in fuga con danni. Papis ha subito una ferita da coltello a una mano nell’impedire che gli giungesse all’addome, e una forte contusione al capo, ma è già di nuovo presente al presidio.

Nei piani di SDA l’aggressione squadrista, che gran parte dei media prezzolati ha presentato come scontro tra lavoratori che scioperano e lavoratori che vogliono lavorare, avrebbe dovuto dare il colpo decisivo per l’estromissione del SI Cobas dal magazzino di Carpiano. Gli è andata male, ma alla trattativa di martedì SDA ha ribadito a UCSA il veto alla non applicazione del jobs act, impedendo un accordo.

 

Il vero obiettivo dei dirigenti di SDA, estromettere il SI Cobas dai loro magazzini come richiesto da Amazon, emerge dai loro atti: da lunedì 25 hanno chiuso i cancelli degli hub di Carpiano, Bologna e Roma (dando alle aziende concorrenti il compito di spedire i loro pacchi ) una vera e propria serrata che è continuata per tutta la settimana e a Carpiano continua mentre scriviamo (30/9). A Bologna e Roma avevano fatto delle liste coi nomi dei pochi ammessi, tra l'altro iscritti a SGB, per tener fuori i 350 lavoratori iscritti al SI Cobas. Nella trattativa apertasi in sede di Prefettura a Bologna è apparsa chiara la volontà di rottura di SDA, non disponibile a firmare il verbale della prefettura perché non voleva che trapelasse che il SI Cobas era disponibile a firmare l’accordo proposto al SI Cobas da parte della stessa Sda con la sola aggiunta di una frase esplicita sulla non applicazione del job acts. Nell’accordo si prevede, in caso di mancanza di lavoro (le provocazioni aziendali sono costate la perdita di molti clienti) che a Bologna e Roma sarà garantita la rotazione di tutti i lavoratori e richiesta di una integrazione del salario per le ore non lavorate attingendo i soldi da una cassa istituita a livello nazionale in base al CCNL o dalle casse della Sda o della Metra ( il fornitore in quel magazzino). Lunedì, su sollecitazione della stessa Prefettura bolognese e su richiesta del SI Cobas il 2 ottobre è prevista una trattativa per Carpiano presso la Prefettura di Milano.

 

Mentre chiudeva i suoi principali hub, un comunicato stampa di SDA cercava di addossare sui Cobas la responsabilità dei 70 mila pacchi fermi e chiedeva l’intervento delle forze dell’ordine. La maggior parte dei media avallano questa versione menzognera dei fatti, che va smascherata e denunciata. È la SDA che ha messo in moto la macchinazione del cambio di appalto per provocare e estromettere il Si cobas. È la SDA che con una settimana di serrata impedisce di lavorare per rendere più drammatica la situazione e chiedere l’intervento della forza di polizia e lo fa per il solo motivo di scorporare Sda dal controllo di Poste per dare questo comparto della logistica in proprietà ad Amazon.

La situazione attuale è il risultato di azioni pianificate da una parte della dirigenza SDA, che ha trovato sponda nella divisione dei lavoratori tramite il sindacato SOL Cobas, il cui leader Zerbini interveniva nella lista dei promotori dell’aggressione mafiosa (salvo poi esprimere solidarietà con il presidio aggredito dopo il misero fallimento dell’operazione) e ora si ripromette di rompere lo sciopero a Carpiano con l'espediente di imporre ad Sda l'impiego di tutti i 400 lavoratori che prima dello scontro erano in forza nel magazzino.

Il SI Cobas è stato costretto a lottare per impedire un arretramento nei diritti dei lavoratori e respingere l’applicazione del Jobs Act, una battaglia che i sindacati confederali non hanno voluto combattere tre anni fa. Soprattutto in una situazione di ristrutturazione aziendale come si prospetta in SDA, la libertà di licenziamento garantita dal jobs act costituirebbe una potente arma di ricatto e repressione in mano alla direzione aziendale. A meno di un mese dallo sciopero generale indetto per il 27 ottobre facciamo appello a sostenere la lotta dei lavoratori SDA contro la protervia aziendale e le politiche governative, partecipando al presidio di Carpiano.

Cassa di Resistenza

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