Nella giornata dello sciopero generale del sindacalismo di base anche dalla Campania è partita una giornata di lotta importante e significativa. Nelle settimane successive l'assemblea di Milano, le forze sociali e politiche proletarie della città hanno costruito lo sciopero con due iniziative.

Dall'alba del 27 lavoratori SiCobas della TNT, delegazioni di altre vertenze (Fiat, movimento disoccupati 7 Novembre) e solidali (Laboratorio Politico Iskra, Napoli Direzione Opposta, FIR, Ex-Opg Occupato) hanno bloccato l'asse mediano per circa 2 ore interrompendo il flusso delle merci in entrata e in uscita dalla zona ASI di Teverola-Carinaro (CE), per poi spostarsi fuori  il magazzino della TNT fino alle 9:00 in risposta ai tentativi in atto in queste settimane da parte della cooperativa Alice di annullare le conquiste strappate in questi anni dal SI Cobas e svuotare i contenuti dei due accordi nazionali "Fedit".

Poche ore dopo due cortei (uno partito da Piazza Garibaldi e composto da lavoratori SI Cobas, CUB e SGB, licenziati, disoccupati del Movimento di Lotta "7 Novembre", precari e studenti della zona flegrea, lavoratori e braccianti immigrati provenienti da Castelvolturno,movimenti e organizzazioni solidali, l'altro dal resto del movimento studentesco cittadino)

sono confluiti su Corso Umberto, unendosi e formando un unico corteo di circa 3000 persone che si è diretto all'interno del Porto di Napoli sfilando per oltre un'ora in solidarietà ai licenziati dei Terminal container Conateco e Soteco.  Giunti a Piazza Municipio, mentre il grosso del corteo si scioglieva, il SI Cobas assieme a un gruppo di solidali si  recava nell'adiacente via Medina per sostenere la trattativa, fissata alle ore 13,00, dei licenziati Hitachi con l'agenzia interinale Quanta: quest'ultima, intimorita dal corteo, in un primo momento aveva deciso di annullare l'incontro adducendo ridicole e pretestuose ragioni di "ordine pubblico", grazie alla determinazione dei lavoratori e dei compagni ha infine accettato di ricevere la delegazione del SI Cobas che ha ribadito che una soluzione per i 4 licenziati può esserci solo a condizione di garantire loro una ricollocazione stabile e a salario pieno.

Questo dato fotografa una significativa evoluzione del livello di coordinamento tra le varie realtà che hanno aderito alla giornata di mobilitazione, basato sulla condivisione degli obiettivi (bloccare la produzione e la circolazione di merci) e delle parole d'ordine (su tutte il NO al Jobs Act e allo sfruttamento gratuito nelle scuole
spacciato per "alternanza scuola-lavoro) e ha consentito un'ottima riuscita dell'intera giornata di mobilitazione. La straordinaria partecipazione studentesca allo sciopero del 27 ottobre su contenuti chiaramente classisti indica come l'unità di lotta tra studenti e lavoratori sia oggi un obbiettivo non solo praticabile, ma anche necessario.

Un segnale importante, sopratutto per la città di Napoli che rispecchia a pieno le diversità del Sud rispetto il resto del Paese per la composizione di classe e del sistema produttivo, se si considera ad esempio l'esercito disarmato di oltre un milione di disoccupati campani: 650 mila i disoccupati che hanno smesso di cercare lavoro e 400 mila quelli ancora in cerca di occupazione (Inps 2016) parallelamente al; crollo dei contratti a tempo indeterminato di 55 mila posti di lavoro tra il 2015 e il 2016; boom impressionante dei voucher (+ 43,7 per cento in un anno, dati Cgil Campania) da 2,9 milioni del 2015 ai 4,2 milioni del 2016; Programma nazionale "Garanzia giovani" che apriva le porte a tirocini retribuiti con fondi pubblici nelle aziende, terribilmente fallito.

A questi dati impietosi si affianca lo sfascio del trasporto e della sanità pubblica e la precarietà permanente in cui versano migliaia di lavoratori delle aziende partecipate dagli enti locali. Un disastro di dimensioni colossali che chiama in causa non solo le evidenti responsabilità della Regione a guida PD , ma anche l'opportunismo di una giunta comunale che nei giorni di festa evoca "rivoluzioni arancioni" ma quotidianamente si dimostra ogni giorno di più supino ai vincoli e ai parametri di stabilità voluti dai padroni e imposti dall'UE e dal governo Gentiloni.

In questo quadro, tante realtà (pur provenienti da esperienze diverse) si sono nuovamente interrogate sulle pratiche dello sciopero classiche e sul come questo si possa declinare anche dal punto di vista cittadino e metropolitano. Una giornata di confronto e condivisione che può rappresentare un momento importante per una ripresa della mobilitazione nel mondo del lavoro e del non lavoro in grado di contrastare sfruttamento, precarietà, disoccupazione, licenziamenti indiscriminati in un quadro più complessivo di opposizione alle politiche europee e nazionali di massacro e rapina sociale, collegato allo sciopero nazionale.

Un segnale di unità vera che mette al centro l'importanza e la necessità di convergere in appuntamenti di sciopero unitari che blocchino davvero il paese e che siano capaci di inaugurare una nuova stagione di lotta e partecipazione di tutti i settori sfruttati: lavoratori, precari, disoccupati, settori proletarizzati dalla crisi. In quest'ottica, il SI Cobas, anche nelle città dove più debole è la spinta del movimento dei facchini, si caratterizza sempre più come elemento di coagulo e punto di riferimento per le lotte reali e i settori più avanzati della classe.

Il riuscito sciopero alla FCA di Melfi, promosso da operai non aderenti alle sigle promotrici della giornata del 27, è una chiara dimostrazione di come i contenuti di questo sciopero andassero ampiamente al di la degli steccati di sigla e dalle logiche di autorappresentazione dei ceti sindacali, ed è un ottimo viatico per una ripresa della mobilitazione anche nel gruppo Fiat, roccaforte del Modello-Marchionne dove già nelle prossime settimane si annunciano nuove ristrutturazioni antioperaie a partire dallo stabilimento di Pomigliano d'Arco.

Come sempre, noi dopo lo sciopero non torniamo a casa ne ci rintaniamo nelle nostre sedi in attesa del prossimo "evento nazionale". Il movimento dei facchini della logistica ci ha dimostrato ed insegnato che con la lotta quotidiana è possibile scardinare i piani del capitale e le sue stesse leggi, e l'offensiva padronale in corso da due mesi in SDA contro un movimento operaio che ha osato imporre con la lotta la disapplicazione del Jobs Act in centinaia di magazzini dimostra quanto alta sia la posta in gioco nella partita che nelle prossime settimane vedrà misurarsi il SI Cobas coi padroni della logistica sia sulla vertenza alla SDA di Carpiano che sul rinnovo del CCNL. Vincere ancora una volta è possibile, e si tratterebbe di una vittoria di tutto il movimento di classe: in un quadro di debolezza del fronte operaio quale quello attuale, più si estende e si rafforza l'"anomalia" presente nella logistica, più questa anomalia potrà essere capace di fungere da esempio vincente per le altre categorie e gli altri settori.

Lo sciopero del 27 è stato purtroppo in parte "azzoppato" dalle precettazioni imposte da Del Rio nei cosiddetti "servizi di pubblica utilità" (in primis i trasporti e il pubblico impiego: ciò da un lato è la riconferma dei piani del governo e dei padroni tesi a svuotare e rendere innocuo e inoffensivo lo strumento dello sciopero; dall'altro impone una severa e profonda riflessione all'intero mondo del sindacalismo di base, a partire dal cartello di sigle promotrici del 27 ottobre, sulla necessità di trovare strumenti di lotta adeguati per aggirare e forzare la camicia di forza delle normative antisciopero.

La grande partecipazione e attenzione che abbiamo registrato allo sciopero del 27 ottobre ci carica di compiti e responsabilità che vanno ampiamente oltre i nostri confini e il nostro attuale perimetro di azione: per questo, già nelle prossime settimane lavoreremo alla costruzione di momenti di confronto e di lotta unitari, partendo dall'assunto che l'unità dei lavoratori e delle lavoratrici  non si proclama ma si costruisce quotidianamente, stando fianco a fianco nelle lotte e dotandosi di piattaforme e contenuti capaci di contrastare realmente l'attacco dei padroni e dei loro governi: questa è la sfida che i nostri militanti accettano insieme a tanti  proletari e tanti altri compagni e compagne.

Si Cobas Napoli - Caserta
 

 

   
   
   
   

Cassa di Resistenza

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E' a partire dal 2008 che nell'intero settore della logistica si è sviluppato e radicato un ampio movimento di lotte autorganizzate che ha coinvolto centinaia di lavoratori e lavoratrici dei principali siti distribuiti sul territorio nazionale. 

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