Per un primo maggio internazionalista!


Per la ricomposizione e il rilancio della lotta di classe!



L’evoluzione della crisi complessiva del modo di produzione capitalistico disegna uno scenario economico-politico in cui l’unica reale costante è la prosecuzione e l’inasprimento dell’attacco al lavoro e ai diritti delle classi subalterne in favore del profitto.

Ciò con il contributo delle istituzioni finanziarie sovranazionali (FMI e Banca Mondiale su tutti) ed europee che si traduce, in particolare, in diktat che vincolano i bilanci dei paesi membri a tutto favore delle borghesie nazionali.

La fase di guerre ancora in corso, con centinaia di migliaia di morti in particolare nell’area mediorientale, unite a nuove forme di colonialismo (in Africa in primis) sono state caratterizzate da più obiettivi: rapine di materie prime (non più solo gas e petrolio, ma anche cobalto e metalli rari); aprire nuovi sbocchi commerciali a mercati ormai saturi; saziare la fame del capitalismo militare; approntare futuri investimenti nelle ricostruzione di terre devastate e definire nuovi quadri geopolitici e nuove egemonie.

Guerre condotte non più solo nei campi di battaglia, ma che, oggi assumono sia i termini classici di guerre commerciali e finanziarie, di cui i dazi imposti sono solo l’aspetto più evidente, che quelli modernissimi di guerre per il controllo dei flussi di dati e informazioni.

Crisi economica, guerra di rapina imperialista e neocolonialista hanno l’effetto di costringere milioni di persone a scappare da fame e bombardamenti, aumentando i flussi migratori verso il più ricco occidente.

A questo oggettivo e inevitabile fenomeno, l’ipocrita risposta delle “democrazie” occidentali, indistintamente dal colore delle compagini governative, sono le politiche securitarie (leggi Minniti), il respingimento coatto, il finanziamento e la delega del lavoro “sporco” a nuovi torturatori (in Libia) o a nuovi dittatori (Erdogan) per la costruzione di muri e l’approntamento di controlli militari che impediscano il passaggio di chi fugge.

Di converso, il “pericolo invasione” è agitato strumentalmente dalla destra, in particolare dalla Lega, per fini elettorali e per provare a imporre una nuova forma di egemonia culturale basata su sopraffazione e razzismo che tollerano lo straniero solo quale nuovo schiavo o forza lavoro a basso costo.

Una riproposizione in forma neanche troppo mediata o nascosta di suprematismo e neonazionalismo.

Un tentativo premiato dal risultato delle ultime elezioni: un chiaro segnale di quell’insicurezza sociale e paura innescate dalla catastrofe morale e culturale conseguente all’estrema precarietà, povertà e individualismo del ciascuno per sé che necessitano di un nemico (l’immigrato) sul quale scaricarsi.

Mentre altri (5stelle) hanno indirizzato la rabbia sociale verso il generico e interclassista obiettivo della cosiddetta “casta” e i suoi evidenti sprechi e privilegi, raccogliendo le messi ingenerate dalla falsa speranza di un reddito generalizzato a pioggia.

Ma il vero nemico è un altro.

Estrema precarizzazione (incrementate da Jobs Act e abolizione dell’art. 18 da parte del governo Renzi), individualizzazione dei rapporti, sviluppo di nuove forme di organizzazione del lavoro che impongono il tragico ricatto dello scambio “diritti in cambio di lavoro” e che incrementano la scomposizione di classe (lavoro a chiamata, stage, alternanza scuola lavoro, ecc.).

L’attacco continuo ai contratti collettivi nazionali che ha trovato la propria sintesi nel recente accordo tra Confindustria e sindacalismo complice, la riduzione di tutele e garanzie, l’erosione del salario e la prossima prevista riforma delle pensioni, le privatizzazioni dei servizi sociali (scuola e sanità in testa), la costante messa in discussione del diritto di sciopero, sono le soluzioni che il reale nemico di classe ha messo in campo.

Ma la sopravvivenza alla propria crisi è garantita solo dall’incremento dello sfruttamento di classe con ferocia crescente.

Indicative ed esemplificative sono le condizioni contrattuali, salariali e di vita delle donne nei posti di lavoro e l’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro, veri e propri omicidi di classe.

Di fronte a questa crisi non sono possibili soluzioni riformiste o ipotesi di redistribuzione di reddito avulse dalle contraddizioni di classe e in quanto tali incapaci di incidere nei rapporti reali.

La definizione di obiettivi unificanti e di ricomposizione di una classe disgregata, infatti, non può che essere calibrata in relazione alla contraddizione primaria: il conflitto capitale/lavoro, per come determinato dall’attuale modo di produzione e alle condizioni di sviluppo date.

E interpretare in maniera corretta la fase significa impegnarsi necessariamente per la generalizzazione di lotte, da un punto vista tattico, per il recupero di salario (diretto e indiretto) e di tempo di vita a partire dalla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

Sono ormai anni che il proletariato immigrato, soprattutto nella logistica/circolazione delle merci, comparto fondamentale per la nostra economia rispetto anche al ruolo assegnato negli ultimi anni all'Italia nella divisione internazionale del lavoro, sta dando un’indicazione chiara e precisa di capacità di lotta, determinazione e unità di classe.

In ciò contribuendo a evidenziare, anche a livello di immaginario, che esistono i margini per un'opposizione reale in una prospettiva anticapitalista e ci sono ampi spazi per far emergere un punto di vista di classe sulla crisi.

Crediamo che da questa indicazione e contributo sia necessario ripartire per riprendere in mano un percorso di autonomia di classe.
 
Crediamo che questo primo maggio sia un’occasione e un passaggio ulteriore per riaffermare la necessità di un reale percorso ricompositivo che, partendo dalla materialità dei bisogni, sappia ricostruire un’unità della classe dal basso a partire dal conflitto e indicare una trasformazione rivoluzionaria dell’esistente.

Per un primo maggio contro le guerre imperialiste di rapina e devastazione, lo sfruttamento di classe, la precarietà di lavoro e di vita e contro gli omicidi sul lavoro.
 
Contro razzismo, fascismo, xenofobia e sessismo e ogni discriminazione su base etnica di genere o religiosa.
 
PER UNA SOCIETA’ SENZA PIU’ CLASSI E SFRUTTAMENTO!
 
Martedì 1° maggio Corteo proletario a Milano

con concentramento h. 15 in piazza Duca D’Aosta davanti alla Stazione Centrale


Csa Vittoria  –  SiCobas  –  ……….
 

Cassa di Resistenza

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