Sciopero alla Esselunga di Parma il 26 ottobre 2018.

Incontriamo questa committente una seconda volta dopo i famigerati scioperi di Pioltello del 2011 in seguito al quale sono finiti e sono ancora sotto processo i lavoratori e sindacalisti rei di aver provato a difendere con l'arma dello sciopero, potenzialmente depauperata nella sua efficacia da decreti a doc e leggi introdotte nel corso del tempo dal 1942, anno della nascita della Carta costituzionale liberale.

Tra passato recente e presente nella faccenda Esselunga a parte il luogo del conflitto sindacale poco cambia: abbiamo la committente determinata a risparmiare sulla manodopera e quindi assume società che offrono personale in stato di schiavitù salariata e non potrebbe essere diversamente dal momento che le società, che possono spaziare dalle Cooperative, Srl, Spa devono starci dentro con la cifra proposta loro da Esselunga.

Come S.I.  Cobas Parma all' ultimo incontro, con la società Mpm S.p.a di questo abbiamo discusso.

Quest ultima in altri appalti conseguentemente a trattativa sindacale é riuscita a regolarizzare in una certa misura il rapporto con i lavoratori.

Mpm ha affermato, in seguito al nostro sciopero, che se perde l' appalto subentrera 'sicuramente un' altra società probabilmente cooperativa che ancor meno sarà in grado di garantire i diritti dei lavoratori.

Si tratta quindi di scegliere il meno peggio.

A questo punto la riflessione sorge spontanea.

Perché il governo legalizza questo meccanismo perverso? 

le cosiddette istituzioni democratiche,che difficilmente Mettono in discussione gli appaltatori, per nulla mettono in discussione i padroni appaltanti.

Incontri provinciali, nazionali, al Mise, in prefettura, diventano esibizioni circensi rispetto a questa devastante realtà.

Istituzioni borghesi naturalmente al servizio dei padroni.

A cosa serve votare per partiti asserviti alla logica capitalista più o meno riformista?

Si, perchè il capitale tende sempre a rimangiare le concessioni che fa e la guerra per il monopolio e sfruttamento di risorse umane o ambientali non cessa un solo istante nemmeno nei tempi migliori.

In regime di democrazia borghese ci hanno inculcato che il padrone può usare la violenza per esercitare il proprio dominio attraverso gli apparati repressivi dello stato, mentre per i poveri, la manodopera, non è democratico ed è illecito ricorrere anche solo a metodi meno radicali ma comunque efficaci come il demonizzato dalla magistratura blocco delle merci agli scioperi.

Non c è differenza nella logica di sfruttamento da parte del capitale tra manodopera autoctona e immigrata se non nell'immediato per il basilare gioco di strategia dividi ed impera.

Per i lavoratori lasciarsi andare all' opportunismo a breve termine della mazzetta o delle promesse virtuali significa costruire le premesse per indebolire le lotte, per la sconfitta individuale e della classe di appartenenza.

Significa condannare i propri e figli e quelli altrui ad avere un futuro precario e di precariato.

Solo uniti indipendentemente dalla nazionalita' possiamo abbattere il modo di produzione attuale per costruirne uno al servizio degli individui e della collettività.

Cassa di Resistenza

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E' a partire dal 2008 che nell'intero settore della logistica si è sviluppato e radicato un ampio movimento di lotte autorganizzate che ha coinvolto centinaia di lavoratori e lavoratrici dei principali siti distribuiti sul territorio nazionale. 

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