Pubblichiamo di seguito il resoconto della prima riunione di coordinamento del pubblico impiego che ha visto discutere lavoratori e delegati S. I. Cobas, e di altre sigle delsindacalismo di base, dei diversi settori del pubblico impiego sulle principali direttrici d'attacco a salario e diritti che nell'attuale fase si stanno sviluppando e sulle pratiche di resistenza e organizzazione che nelle varie città, territori, comparti e aziende si stanno provando a costruire e che occorrerà sempre di più centralizzare e collettivizzare.
Qui il resoconto in PDF.



RESOCONTO DEL PRIMO INCONTRO DI COORDINAMENTO NAZIONALE DEL PUBBLICO IMPIEGO

Al primo incontro di coordinamento nazionale hanno partecipato delegati e militanti provenienti prevalentemente dalle regioni del nord e del centro: Genova, Milano, Varese, Perugia, Massa Carrara. Le categorie rappresentate: Sanità Pubblica e Privata, Regione Lombardia, INPS. E’ emerso un buon grado di omogeneità politica nella valutazione dei compiti che abbiamo davanti a noi.

Rottura con le pratiche e le illusioni riformistiche che nell’attuale fase coincidono con una vera e propria destrutturazione del mercato del lavoro, tanto da lasciare spazio solo a controriforme: abrogazione dello Statuto dei Lavoratori, e dell’articolo 18, istaurazione del regime del Jobs Act.

E pone la necessità di non ricadere in pratiche neo concertative mascherate da una fraseologia conflittuale. Tale avvertenza è particolarmente sentita da quei compagni che hanno sperimentato direttamente tale contraddizione tra il porsi e il fare. Mentre molti lavoratori vedono nel sindacalismo di base un’alternativa alla CGIL, purtroppo i fatti dimostrano che non basta definirsi sindacato di base per essere effettivamente sindacato di classe.

Di fronte alla crisi e alle soluzioni messe in campo dal fronte padronale si registra una divaricazione sempre più marcata nell’area del sindacalismo di base. Da una parte la linea del riconoscimento istituzionale ed è disponibile a ogni forma di opportunistico accomodamento alle regole poste dall’alto. La firma al T.U. su regolamentazione degli scioperi e sulla rappresentatività è solo conseguenziale a questa linea. L’altra linea è quella dell’autonomia e indipendenza di classe che richiede la legittimazione solo dalla propria classe.

La nostra organizzazione ha scelto la seconda strada e con le lotte che ha condotto, ha dimostrato che la contrapposizione diretta di lavoratori contro padroni non è un residuato del passato. Dobbiamo costruire e contrapporre le nostre istituzioni alle loro. Le lotte nella logistica per dimensioni e intensità hanno dimostrato che la strada per affermare gli interessi di classe (immediati e storici) non è solo possibile e necessaria ma che sia anche la sola praticabile senza rinunciare ai principi di classe.

Ovviamente le forme di lotta messe in campo nella logistica non possono essere trasferite tout court negli altri settori e non certamente nel Pubblico Impiego. Diversa è la posizione, il peso e la rilevanza sul piano economico. Differente è il potere contrattuale che si ha in settori in espansione e che generano profitti rispetto a un pubblico impiego bersagliato da tagli e ristrutturazioni. Veri e propri raid punitivi si scatenano contro il P.I. pur di trovare una soluzione ai conti che non tornano al bilancio dell’Azienda Italia. Il tutto si risolve in un trasferimento dei costi dal bilancio statale alle famiglie, agli utenti e ai dipendenti stessi. Quello che si profila è lo smantellamento sistematico dello Stato Sociale.

Scenari fino a ieri impensabili vengono a turbare certezze che facevano del P.I. quasi un mondo a parte. La mancanza di tradizioni di lotta non aiuta a fronteggiare le vere e proprie dichiarazioni di guerra che muovono contro di noi, ma è indubbio che anche tra le nostra file con l’incedere della crisi si avranno reazioni, opposizioni, e bisogno di organizzazione. Affermare una presenza e un orientamento di classe nelle nostre categorie è il compito che dovremo assolvere. Sviluppare una linea di classe non è solo necessaria alla difesa dei nostri compagni di lavoro ma creare una linea di difesa che si affianchi alle lotte frontali in svolgimento nella logistica o tra lavoratori immigrati delle campagne. Fenomeno dell’emigrazione che si configura come vero e proprio banco di prova per un internazionalismo che non sia solo di maniera ma prassi concreta.

Da queste premesse generali si sono valutati strumenti, ambiti, e scadenze per elevare la nostra capacità di lavoro nel P.I. L’obiettivo da perseguire è di dare un respiro nazionale alla nostra attività fino ad oggi frammentata e arrivare all’elaborazione di una linea generale. Compiti generali e compiti immediati devono trovare una soluzione d’equilibrio tra l'aziendalismo e il volare altro nei cieli dei principi astratti. Per affrontare con più efficienza il lavoro occorre sviluppare al meglio i collegamenti. Il coordinamento ha questa finalità.

Si è valutata l’adozione di strumenti organizzativi in grado di accelerare la resa del nostro lavoro sindacale. Uno di questi strumenti individuati è un bollettino interno. Deve servire a scambiare informazioni, valutazioni, materiali ecc. in modo che s’inizi a funzionare come un collettivo. Deve essere uno strumento agile, on line, riservato solo ai militanti, per preservarne il carattere interno, di lavoro e non di discussione. Deve essere una sorta di lavagna su cui scrivere e vagliare dei semilavorati che solo dopo una fase di affinamento siano idonei a trovare pubblicità nei canali ufficiali dell’organizzazione. D. ha dato la sua disponibilità a costruire la piattaforma telematica.

Mappatura della nostra presenza nel P.I. Il primo incontro è servito a conoscerci e conoscere le situazioni di lavoro differenti in cui siamo collocati. Dalla ricognizione è emerso che accanto alle forze già organicamente collegate a un nostro pur parziale piano di lavoro, ne esistono altre che meglio vanno ricomprese nella nostra sfera d'attività. Sono compagni che non hanno una precisa collocazione organizzativa e altri ancora che inscritti ad altre organizzazioni non ne fanno un ostacolo a condividere obiettivi e contenuti classisti. Mentre si promuove un allargamento della nostra area d'influenza, è buona cosa utilizzare partecipare alle iniziative quali: assemblee, attivi ecc. in sedi diverse della propria.

Lo scambio di materiali: volantini e altro (contestualizzati ove necessario) deve incentivarsi per evitare che si ricorra tutte le volte, e da più parti, a riscrivere la stessa cosa. Meglio condividere e generalizzare quello che è utile e disponibile. Una verifica di questo avvio di attività coordinata e organizzata si è convenuta di calendarizzarla ai primi di febbraio. In linea di massima il coordinamento dovrebbe riunirsi ogni due mesi.

Da parte dei compagni di Milano si è valutato che la partecipazione al “piinmovimento” sia un’esperienza da continuare perché ricca di potenzialità anche se si fa fatica a tradurre tutti i buoni propositi annunciati. Una vigilanza e verifica deve essere esercitata sulla scelta condivisa dei materiali da evidenziare e pubblicare.

Milano 03.12.2016

Cassa di Resistenza

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