Pubblico Impiego

[PUBBLICO IMPIEGO] Se 40 anni di lavoro vi sembran pochi...

Dopo la norma sul part-time “agevolato” prevista dalla legge di stabilità per i lavoratori vicini alla pensione, il Governo Renzi si appresta a varare l’ennesimo provvedimento tampone che, invece di rivedere la RIFORMA FORNERO, si limita a prevedere una flessibilità in uscita per i nati negli anni ’51-‘52-’53, che sarà pagata con pesanti penalizzazioni, sembra sotto forma di un prestito bancario da restituire sulle rate di pensione.

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[PUBBLICO IMPIEGO]:ASSEMBLEA DEI LAVORATORI DELLA GIUNTA REGIONALE

In preparazione dello sciopero generale del 18 marzo indetto da CUB, USI AIT e SI Cobas, è convocata una

ASSEMBLEA GENERALE delle lavoratrici e dei lavoratori della Giunta Regionale

mercoledì 16 marzo 2016 dalle 11 alle 12.30 
sala Convegni di Via Taramelli, 26 
(Palazzo Sistema)

Discuteremo delle ragioni dello sciopero:
§        contro il jobs act; 
§        per la libertà di associazione sindacale e il diritto di sciopero; 
§        per il rilancio della contrattazione collettiva nazionale; 
§        per l'aumento del salario; 
§        per la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario; 
§        per la liberta' di circolazione delle persone. 

e, in particolare, CONTRO LA GUERRA e ogni intervento militare dell'Italia in Medio Oriente, in Libia o altrove.

Interviene Fabio Clerici di rete Kurdistan

DOMANDE E RISPOSTE SULL’ARTICOLO 18

articolo18domande

In relazione all'attuale dibattito apertosi, prima e dopo le misure che il governo Renzi ha emanato per abolire l'art. 18 dello statuto dei lavoratori, dobbiamo partire da una premessa di carattere generale.
L'articolo in questione è già stato modificato e depotenziato dall'ex ministra piangente, Fornero (governo Monti) sul licenziamento economico.

 

Già con l'art.18 presente, e vigente, i padroni hanno sempre licenziato, comunque i lavoratori, anche quando i giudici gli hanno dato ragione: vedere Fiat di Melfi (per non parlare del passato) dove il giudice pur disponendo il reintegro dei lavoratori licenziati, la Fiat, li paga ma non li fa entrare al lavoro.

 

Questo per dimostrare che, anche quando i lavoratori si rivolgono al giudice per chiedere l'applicazione dell'articolo 18, i padroni hanno sempre fatto quello che vogliono, figuriamoci senza.
I lavoratori saranno completamente ricattati e i padroni faranno carne di porco- come dice un antico proverbio- si mangeranno i lavoratori, sotto ricatto, perché sarà negata anche quella minima difesa sul piano legale.

 

La seconda premessa di carattere generale è, che ogni volta che il governo deve attaccare i lavoratori per togliere diritti e abbassare i salari, mette in atto - anche attraverso i media e giornalisti prezzolati- una serie di giustificazioni basate su delle dichiarazioni di pura propaganda falsa, che sono subito riprese e amplificate dalle televisioni e dai giornali, per inculcarli alla massa, in modo da "convincerli" che quanto affermato dal governo e dai suoi lacchè, è vero.
Ricordiamo a mò di esempio il problema pensioni. Il leit-motiv dominante nelle dichiarazioni governative- appoggiati dai soliti media mainstreem - per togliere le pensioni a tutti affermavano che : " i padri sono contro il futuro dei figli" e poi " i garantiti del sistema retributivo sono contro i giovani". In sostanza i padri erano i veri "colpevoli" di togliere la pensione ai figli e ai giovani, perché prendevano troppo di pensione con il vecchio sistema retributivo.

 

Abbiamo visto tutti com'è finita. Il governo ha fregato padri e figli. I padri perché prenderanno meno di pensione con il sistema contributivo allungando l'età della pensione a 70 anni; i figli perché la pensione, non la vedevano prima, e non la vedranno dopo, in quanto saranno precari a vita con bassi salari.
Con l'art.18 la storia si ripete. Ecco perché cerchiamo di fare chiarezza, soprattutto tra i lavoratori, ponendo domande e risposte che vanno per la maggiore nello "scontro" attuale.

 

TOGLIENDO L'ARTICOLO 18 SI CREA LAVORO?

 

FALSO Tutti sanno, in primis gli economisti borghesi, e lo stesso governo che sa di mentire, che il lavoro si crea se c'è una domanda da parte delle imprese. Oggi la crisi ha creato una diminuzione di richieste di assunzione a tempo indeterminato.

 

Le assunzioni sono, per il 70%, a tempo determinato, con una moltitudine variegata di possibilità contrattuali (ce ne sono 47) che fanno la gioia dei padroni. I posti di lavoro si creano solo se gli industriali, investono per aumentare la produzione o aprire nuove branche in nuovi settori manifatturieri. Ma i padroni non investono, perché non riescono a vendere la produzione che già fanno, in quanto i mercati sono saturi.
Secondo una stima dell'OCSE gli investimenti nell'economia reale, cioè nei settori produttivi, rimangono fermi a livello globale, prevedendo una crescita del PIL mondiale di solo il 3% l'anno, sotto i tassi di sviluppo prima del 2008 a inizio crisi.

 

La stessa OCSE ha previsto per il 2014-15 una crescita molto al ribasso per tutti i paesi del mondo. Con questi tassi di sviluppo è ovvio che non ci saranno aumenti dei posti di lavoro.
Gli industriali non investono- in linea generale – anche perché è più conveniente, per loro, speculare in borsa.
In Italia dal 2008 al 2013 si sono persi un milione di posti di lavoro (dati ISTAT) senza contare che ci sono 510.000 cassaintegrati a maggio del 2014.

 

Quindi i posti di lavoro non aumentano, né si creano, se si toglie l'art.18, ma, togliendolo, si lascia solo mano libera all'azienda di licenziare.
Se poi andiamo a vedere i rapporti a tempo determinato (fonte ministero del lavoro) attivati nel 2013 ci accorgiamo delle menzogne governative sulla difesa dei giovani: il 46,3% dei rapporti ha avuto una durata inferiore al mese, il 19,3% tra due tre mesi, il 31,9% tra quattro e dodici mesi e solo il 2,5% ha superato l'anno.

 

TOGLIENDO L'ARTICOLO 18 CREANO INVESTIMENTI?

 

FALSO Gli investimenti i padroni li fanno se hanno da guadagnare un profitto. Non a caso gli investimenti sono scesi di molto, non perché c'è l'art. 18, ma perché, nella crisi di sovrapproduzione, non è conveniente per i padroni investire nella produzione, perché non crea profitti adeguati ad accumulare capitali come detto sopra.
Ma per comprendere bene come intende il diritto il governo, facciamo parlare Renzi: " gli imprenditori stranieri con queste regole non vengono più in Italia"... gli imprenditori devono avere il diritto di licenziare ".
Quindi il diritto, esiste, ma solo per gli imprenditori– che sono quelli che comandano- di poter licenziare.
I lavoratori che producono la ricchezza invece non devono avere il diritto a una difesa legale attraverso l'articolo 18. Il lavoratore dev'essere solo schiavo del suo padrone senza pretendere nulla.

 

TOGLIENDO L'ARTICOLO 18 SI CREANO DIRITTI PER TUTTI?

 

"Vi sono giovani che non sanno cosa sia un contratto. Non è più possibile", sostiene la vicesegretaria del PD Debora Serracchiani.

 

Ascoltiamo un giornalista, lecchino del governo, un tal Giuseppe Turani, che sul quotidiano "il giorno" del 29 settembre afferma: "... è una garanzia in più (l'art.18) per quelli che comunque un lavoro (a tempo indeterminato) l'hanno già. Ma qui il problema è di chi un lavoro non lo ha mai visto".
Se non fosse per la tragicità della disoccupazione, dovremmo ridere dalle risate da come, sia il giornalista, sia uomini e donne di governo, pongono la questione, per convincere qualche ingenuo lavoratore che togliere l'articolo 18 fa bene soprattutto a loro che sono occupati a tempo indeterminato.

 

MA SE I GIOVANI NON CONOSCONO UN CONTRATTO, PERCHÉ SONO DISOCCUPATI O NEET,

È COLPA DELL'ART.18?

 

FALSO ovviamente! Com'è facile capire da queste affermazioni menzognere e di pura propaganda mediatica.
I motivi reali sono, che i padroni preferiscono assumere a tempo determinato perché i vari governi(compreso questo) hanno approvato leggi che garantiscono l'immunità a tutto il padronato che assumono con questi tipi di contratti.
Sentiamo ancora le falsità mediatiche che afferma Renzi: "... il mio obiettivo non è far contento D'alema, ma la mamma che non ha la maternità. E non la si difende con l'art.18".

 

QUALE NESSO ESISTE FRA ART.18 E MATERNITÀ?

 

NESSUNO! Anche il cane capisce che la maternità alla mamma glie la tolta Renzi e i governi precedenti non finanziando il fondo sociale per la maternità, non certo l'articolo 18; e poi togliendo l'articolo 18 alla mamma gli arriva l'assegno di maternità? Ma mi faccia il piacere.

 

TOGLIENDO L'ARTICOLO 18 SI DIVENTA MODERNI?

 

FALSO Se per modernità si intende togliere i diritti elementari ai lavoratori in un paese cosiddetto civile, abbassargli il salario e gli stipendi, essere schiavo del padrone, accontentarsi di essere precario – quando non in nero - a vita e pagarsi pure la terza stampella della pensione, credo che tutti i lavoratori, i giovani, i pensionati, preferiscono essere conservatori.
Guarda caso i "moderni", alla Renzi e compani, non si sono toccati i loro stipendi di un solo centesimo, non hanno ceduto nemmeno uno dei loro privilegi.

 

DA QUALE PULPITO VIENE ALLORA LA PREDICA? MEDITATE.

 

Si vuole togliere un simbolo, perché l'articolo 18 è ancora applicabile a 6,5 milioni( dicasi 6,5 milioni) di lavoratori, su 11, presenti nelle fabbriche con più di 15 dipendenti.
Attenzione, perché i simboli a volte, possono anche scatenare delle reazioni psicologiche collettive di lotta nelle masse lavoratrici, che portano a dire: adesso basta difendiamo la nostra dignità.

 

L'appello che rivolgiamo ai lavoratori e che si organizzino, come stanno già facendo in alcuni settori produttivi, per mandare a casa questi cialtroni menzogneri che vogliono solo penalizzare il lavoro a favore dei padroni della confindustria e dei parassiti finanziari.

 

1-10-14

SI COBAS MILANO

Cassa di Resistenza

  • Sostieni le lotte - Diffondi la solidarietà

E' a partire dal 2008 che nell'intero settore della logistica si è sviluppato e radicato un ampio movimento di lotte autorganizzate che ha coinvolto centinaia di lavoratori e lavoratrici dei principali siti distribuiti sul territorio nazionale. 

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