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7 novembre corteo a Piacenza

Polo Logistico Ikea Piacenza 2 novembre scene di “ordinaria” repressione di classe ma con anche una chiara indicazione politica di resistenza e lotta operaia.

I fatti ormai noti di venerdì 2 novembre all’Ikea di Piacenza mostrano il punto di arrivo della progressiva arroganza padronale supportata dagli zelanti organi dello stato (questura, sindaco, comune…).

D’altronde le tre settimane di lotta dei facchini della logistica del colosso svedese erano il segnale che ogni mediazione al ribasso non poteva essere in alcun modo accettata.

La lotta era ed è tuttora per i diritti almeno per quelli minimi previsti dal misero ccnl, ma è soprattutto per la dignità. I carichi di lavoro insostenibili, le discriminazioni interne allo stabilimento,  l’inagibilità sindacale, le buste paga falsificate sono il dato materiale sul quale i lavoratori hanno deciso di lottare, ma a questo va aggiunto il non meno grave atteggiamento culturale paternalista, razzista, schiavista, escludente mostrato a turno da Camera di Commercio di Piacenza, sindacati confederali, questura, committente Ikea e consorzio CGS.
La resistenza operaia di queste settimane ha fatto piazza pulita di tutto questo e la giornata di venerdì ha fatto paura.  Non si è ceduto di un solo passo e non si è voluto credere alle false promesse di ulteriori tavoli  interlocutori comunque disattesi dalla stessa parte padronale.
I lavoratori sono uniti, inutile dividerli con licenziamenti e trasferimenti.  E a loro si sono uniti i lavoratori di altri stabilimenti della logistica della zona: TNT, GLS…
Tutto ciò fa paura e tutto ciò deve essere spazzato via.
I solidali sono criminali “estremisti”, il SI Cobas che organizza sindacalmente i lavoratori in lotta vuole solo strumentalizzare, i lavoratori solo gente che deve essere manganellata perché se hanno un lavoro non devono protestare specialmente se sono  “immigrati”.

E se addirittura i lavoratori costretti entrare nei pullman sui corpi dei loro compagni vogliono capire, vogliono fermarsi, vogliono unirsi alla lotta, allora li si chiude nello stabilimento galera e non li si fa uscire. Si direbbe sequestro di persona.
Infine arriva l’ultima carica: quella che dovrebbe essere decisiva.
Quella che dovrebbe ristabilire l’ordine costituito che vede nella proprietà privata e nello sfruttamento feroce dell’uomo sull’uomo le uniche due regole da mantenere nei termini di legge (la vostra legge!). Le forze dell’ordine spostano i lavoratori, li spingono lontano, cercano di frammentarli lanciando candelotti al CS.  Ma la rabbia e la forza della resistenza rimane.  I lavoratori urlano: domani saremo ancora qua.

Ed è così.  Mercoledì 7 ci sarà un corteo nel centro di Piacenza.

E’ la risposta che la lotta non è finita.

È la risposta di classe all’Italia del pensiero unico dei padroni che vorrebbe far pagare ai lavoratori i costi della crisi strutturale frantumando salari e diritti.

È la risposta alla repressione già vista in altri settori della logistica come al Gigante di Basiano, all’ Esselunga di Pioltello come in altri posti di lavoro di altri settori dove i lavoratori non hanno minimamente preso in considerazione l’ idea di rinunciare a lottare per salire sui tetti  e poi scendere per sfinimento, senza creare sostanzialmente alcun danno al padroni, delegando a qualche “potere forte” la risoluzione dei loro problemi.

E’ la risposta al regime di democrazia autoritaria che vorrebbe non lasciare margine alcuno alle situazione di conflitto che si basano soggettivamente e oggettivamente in termini di classe e quindi  in termini di incompatibilità di interessi .

Quali possono essere le mediazioni con l’applicazione in termini complessivi della strategia di Marchionne, assunta dall’intero arco politico istituzionale, basata su assenza di diritti in tutti gli ambiti della società .

L’unica soluzione è il conflitto attraverso la ricomposizione della frammentata classe operaia in un’unica identità e battaglia complessiva.

La trasformazione del bisogno oggettivo di comunismo in un’unica prospettiva strategica per la trasformazione rivoluzionaria del presente.

La lotta non si ferma con la repressione,  per questo invitiamo tutti e tutte

Mercoledi  7 novembre al corteo a Piacenza con partenza ore 18,00 dai Giardini Margherita.

S.I. Cobas – Comitato a sostegno delle lotte nelle cooperative – Centro Sociale Vittoria

Milano 4 novembre 2012