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Verso il 14 novembre: l’unità della lotta operaia al primo posto!

Uniti si vince

Uniti si vince

L’attacco borghese alla classe operaia e all’insieme delle classi subalterne non può che approfondirsi di fronte ad una crisi profonda del sistema dominante.

 

Il governo Renzi in Italia ne è un espressione particolare, e cerca di sostituire l’antipatica egemonia berlusconiana con un “esecutivo militante” neo-liberare e allo stesso tempo populista, ma con un obiettivo ancor più esplicito che negli anni precedenti: respingere indietro la classe operaia, annientandone la composizione stabile e annichilendone le spinte alla resistenza (difesa delle conquiste storiche) e/o al cambiamento (lotta per il miglioramento delle proprie condizioni attuali)

 

La portata velleitaria e truffaldina di questo intento non tarda ad emergere di fronte alle naturali spinte della classe operaia stessa: le botte elargite agli operai dell’AST di Terni in piazza a Roma fanno seguito a quelle che, per esempio, i facchini subiscono ormai da tempo, senza per questo demordere dai loro intenti, anche perché, in buona parte, economicamente vincenti e politicamente importanti perché tendono ad unificare il fronte proletario.

In questo scenario di crescente resistenza si incrociano, e potenzialmente convergono, diverse spinte soggettive di classe (soprattutto sul terreno sindacale), che faticano a trovare l’unità necessaria a causa della natura burocratica e borghese delle loro direzioni “opportuniste”.

 

In ogni caso la Fiom (baluardo ed estrema copertura a sinistra delle burocrazie confederali),reagisce all’emarginazione dei sindacati dal tavolo della concertazione fino a convocare scioperi inter-regionali dei metalmeccanici (14 novembre a Milano e 21 novembre a Napoli) con il chiaro intento di arginare e controllare eventuali (possibili, anzi probabili) spinte a sinistra di settori d’avanguardia della classe operaia indigena che rischierebbero di risvegliare l’ormai sopiti spirito battagliero delle “vecchie tute blu”

Se tale scenario risponde in qualche maniera alla verità, è compito del SI.Cobas e dei sindacati di base posizionarsi adeguatamente sia in senso strategico che attraverso oculate scelte tattiche.

 

Tradotto in soldoni, rispetto al 14 novembre, questo significa essere costretti ad operare delle scelte tattiche adeguate, senza pensare di assumere questa scadenza nelle nostre esclusive mani ne in quelle dei lavoratori organizzati dai sindacati di base, riducendoci a mere comparse o presenze testimoniali che si delimitano all’interno di quella giornata che, a nostro parere, grazie soprattutto alla scesa in campo della FIOM ( che tende a mantenere nei confini di una politica riformista gli operai)non è più eludibile e merita, viceversa, il massimo sforzo da parte nostra e degli altri sindacati di base per unificare un fronte di lotta.

In poche parole, la nostra proposta politica è quella di affermare alla necessità di unire le forze soggettivamente e oggettivamente più rilevanti, al fine di rafforzare una prospettiva di resistenza e riscossa operaia,

 

Se da una parte il movimento animato dal SI.Cobas, rappresenta un nuovo fattore non facilmente controllabile e quindi oggetto di particolari attenzioni da parte degli apparati repressivi dello stato, non vi è dubbio che ben altre preoccupazioni (più oggettive, volendo) produce la resistenza, seppur riformista, rappresentata dal principale sindacato di categoria (la FIOM) della più importante confederazione sindacale d’Italia (la CGIL).

 

Nella prospettiva di combinare dialetticamente la resistenza operaia alla sua possibile reazione offensiva, il “fattore Fiom” pesa enormemente di più della sterile autorappresentanza dovuta alla coalizione (peraltro precaria e conflittuale al proprio interno) del cosiddetto sindacalismo di base (con alla testa, come sempre, USB e CUB). E i tentennamenti e le ambiguità di Landini la dicono lunga sulle difficoltà di questa compagine che, mentre lancia lo sciopericchio di 8 ore dichiara che non è il momento di unificare il fronte dei lavoratori per una lotta più generale

 

Da qui la nostra scelta chiara ed inequivocabile di aver aderito allo sciopero del 14 novembre indetto dal sindacalismo di base ma stare, nel corteo di Milano, insieme ai metalmeccanici, e non ghettizzarsi nell’appuntamento di Piazza Cairoli con la minoranza (non scioperante, ma manifestante) di CUB.USB-USI etc.

Una scelta che ci attirerà probabilmente non poche critiche fra i presunti nostri amici-vicini, ma, allo stesso tempo, dovuta se vogliamo tenere fede a i nostri principi più solidi, basato cioè sugli interessi immediati e prospettici della classe operaia e non dei suoi apparati

 

Dal nostro punto di vista, una scelta del genere significa senza ombra di dubbio…mobilitare! E farlo attraverso uno sciopero, fondamentalmente di categoria, capace di mettere in pratica il percorso “unitario forzato” di cui sopra e di giocare in piazza a Milano un ruolo che apparirebbe indigesto alla stessa burocrazia FIOM.

I numeri che potremo e sapremo mettere in campo, oltre alle giuste parole d’ordine capaci di far comprendere alla massa le nostre posizioni rappresentano la sfida più importante in vista di questa scadenza

 

SI COBAS NAZIONALE