Cobas

[NAPOLI] Disoccupazione, precarietà, morti sul lavoro: lavoro o non lavoro, dobbiamo campare… Appello per una mobilitazione generale ad ottobre a Napoli!


DISOCCUPAZIONE, PRECARIETA’, MORTI SU LAVORO!

LAVORO O NON LAVORO: DOBBIAMO CAMPARE! 

APPELLO PER UNA MOBILITAZIONE GENERALE

AD OTTOBRE A NAPOLI! 

 

Sui temi del reddito, della precarietà, della disoccupazione, del diritto alla casa, del ritiro della  legge Fornero e del Jobs Act e quindi in generale sui temi della povertà e del lavoro chi ha vinto le elezioni il 4 Marzo ha fatto le proprie fortune – dopo decenni di governi che hanno portato avanti solo politiche di austerità, sfruttamento e smantellamento dello Stato “sociale”.

Questi temi sono sempre più offuscati e nascosti dal bombardamento mediatico contro gli immigrati, distraendo pericolosamente l’attenzione e facendo credere ai più che la lotta contro l’Europa (questa Unione Europea dei capitalisti) si fa giocando al braccio di ferro abbaiando contro una nave di disperati.

Come se fossero questi la causa delle condizioni di vita e di lavoro alle quali siamo ridotti e senza dire una parola sull’escalation alla guerra ed alle spese militari. 

In questo clima di guerra tra poveri che alimenta aspettative popolari mal riposte, crediamo sia urgente riprendere la parola oltre la nostra e le nostre singole vertenze, insufficienti rispetto alla situazione che viviamo. 

Mentre assistiamo ad un dibattito vomitevole tra “l’opposizione” (ovvero chi era al governo fino a ieri e principale responsabile insieme agli altri partiti di governo della situazione attuale) e chi si è alleato con chi fino a ieri auspicava che il Vesuvio ci potesse lavare con il fuoco, crediamo che la parola la debbano prendere i proletari in carne ed ossa: disoccupati, lavoratori, precari, licenziati, studenti, immigrati.

Senza rincorrere le parole di chi oggi vuole parlare solo di immigrati e sicurezza. 

Per noi la “sicurezza” è un tetto sotto cui campare, un salario e reddito con cui vivere, città vivibili e quartieri non devastati dall’inquinamento e dalle camorre in giacca e cravatta.

In tutto il paese aumentano l’esercito di disoccupati e di poveri, oltre 5 milioni che sono al di sotto della soglia di povertà mentre continuano licenziamenti e disoccupati, ricatti e morti sul lavoro, precarietà e sfruttamento.

E chi si ammazza tutti i giorni per andare a lavorare non riesce ad arrivare alla fine del mese.

A meno che non si voglia credere ai dati falsati del JobsAct servito solo per garantire la libertà di licenziamento, l’obbligo di fedeltà da parte del lavoratore all’azienda e incentivi alle imprese che assumevano (la gran parte di loro con interesse quindi a far emergere quelli che già lavoravano a nero). 

In più le poche ed uniche manovra, come il Reddito di Inclusione, un elemosina di Stato più che una manovra contro la povertà, sono state del tutto insufficienti e nei fatti hanno escluso la gran parte dei “poveri” nonostante i tentativi di “allargamento” dei requisiti.

La situazione al Sud è ancor più grave, una vera e propria bomba sociale.

Negli ultimi 16 anni 1 milione e 883 mila persone hanno lasciato il Mezzogiorno: la metà sono giovani tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero (quasi 800 mila non torneranno) 

Il dato riportato dal Rapporto Svimez 2018 mette impietosamente a nudo la drammatica situazione economica del Sud, costante nel tempo e mai risolta da nessun governo. Una ondata di emarginazione e degrado sociale, che scontano anche l’assenza dei servizi pubblici nelle aree periferiche.

Non parliamo solo di “disoccupati” classici ma anche della crescita enorme dei cosidetti “lavoratori poveri”: aumenta il lavoro a bassissima retribuzione con l’esplosione del part-time involontario, in uno stato di precariato permanente. Il numero di famiglie in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila (nel Centro-Nord sono “solo” 470 mila). 

Il numero di famiglie senza alcun occupato è cresciuto anche nel 2016 e nel 2017, in media del 2% all’anno nonostante la crescita dell’occupazione complessiva, a conferma del consolidarsi di aree di esclusione all’interno del Mezzogiorno, concentrate prevalentemente nelle grandi periferie urbane.

A Napoli la crescita della disoccupazione ha numeri record: +3,9% in un anno (dal 26,6% al 30,5%), nonostante l’eccezionale boom turistico che gonfia le tasche della borghesia locale, di chi organizza eventi, di chi trasforma le proprie case in B&B e i proprietari delle attività commerciali del centro e del lungomare.

24 mila persone in più cercano un lavoro e persistono il lavoro sommerso e sottopagato.

I senzalavoro, in città, sono 113 mila. 

Nel 2007 i disoccupati censiti dall’Istat erano 34 mila (l’11% della popolazione attiva): ossia ben 79 mila in meno di oggi.

Nel Sud vive un terzo delle persone (34,4%) ma il 58% dei poveri.

L’incidenza della povertà assoluta delle famiglie nel Mezzogiorno è aumentata dall’8,5% del 2016 al 10,3% del 2017.

Per non parlare dei molti qualificati che fanno parte dei 198 mila laureati meridionali che sono andati via dal 2000 ad oggi, con una perdita che la Svimez valuta pari a 30 miliardi di euro. 

Altro che “invasione”. La vera invasione è quella della disoccupazione dilagante e di un lavoro che se c’è – è precario, spesso a nero e senza le minime norme sulla sicurezza.

Gli infortuni sul lavoro, come anche le malattie professionali, sono sempre il risultato di un’intensificazione dello sfruttamento, di ritmi di lavoro inumani che provocano condizioni di vita e lavorative insicure in ambienti insalubri, senza adeguate protezioni per i lavoratori.

Non serve fare la lista delle morti sul lavoro degli ultimi mesi, quella a Forcella è stata l’ennesima tragedia che ha visto vittima un giovane ventenne per aver dovuto accettare un lavoro a nero pulendo un lucernario al centro di Napoli.

Questa è stata un altra estate nera per le morti sul lavoro rendendo del tutto inefficaci, insufficienti ed inutili gli interventi dei vari Ispettorati sul Lavoro.

 
A tutto questo si aggiunge, nonostante una pressione fiscale pari se non superiore per effetto delle addizionali locali, la questione del residuo fiscale mentre il sud viene usato come mercato principale per le merci delle aziende spesso del nord, sfruttando mano d’opera altamente formata senza sborsare un euro (la maggior parte delle aziende del nord operano al sud ma avendo le sedi legali in lombardia e veneto, pagano le tasse in quelle regioni, es. Benetton, Tangeziale Spa, Impregilo).

In questo contesto contemporaneamente si assiste ad un attacco enorme al salario indiretto: dallo smantellamento dell’ istruzione pubblica a quello del comparto sanitario dove i servizi sono inefficaci (per tempi, macchinari, reparti) fino all’inefficienza dei trasporti pubblici. 

 
Sappiamo bene che i nostri interessi ed i nostri bisogno non hanno nulla a che vedere né con chi propone un capitalismo globale che in questi decenni ha massacrato le nostre condizioni di vita e di lavoro né chi ci propone il ritorno al nazionalismo.

Per questo invitiamo tutti a discutere urgentemente di costruire insieme una mobilitazione che non sia finalizzata alla manifestazione in sé ma a costruire un fronte unico degli sfruttati, in connessione con le mobilitazioni e gli scioperi dei lavoratori, dalla logistica ai braccianti, con i movimenti per la difesa dei territori contro grandi opere e devastazione ambientale, con i coordinamenti contro la guerra e l’escalation militare, con i movimenti di lotta per la casa, con le donne ed il movimento contro la violenza e discriminazioni di genere che ci saranno in autunno. 

 
Per contrastare via realmente la disoccupazione, la precarietà, il supersfruttamento, le umiliazione continue sui posti di lavoro, sarà bene confidare solo sulle nostre forze e sulla lotta unitaria e non delegare il nostro futuro o farci bastare qualche briciola. 

Come movimento di lotta per il lavoro, da anni impegnati in piazza per un lavoro utile, stabile e sicuro, un salario garantito e/o un reddito con cui poter campare, continuando il nostro impegno per la risoluzione della nostra vertenza, invitiamo i movimenti storici di lotta dei disoccupati di Napoli, tutte le realtà organizzate, i movimenti, comitati territoriali, sindacati conflittuali e organizzazioni ad incontrarsi per Settembre e costruire insieme per Ottobre un grande appuntamento di opposizione sociale per una piattaforma di lotta che rimetta al centro questi temi a Napoli ed in piazza coinvolgendo anche altre realtà, città e Regioni del Sud. 

 
No alla fortezza Europa della precarietà, della miseria e del razzismo! 

Per un lavoro stabile e sicuro per tutti/e, un salario ed un reddito garantito per campare! 

Contro la guerra tra poveri per unirci e lottare contro chi ci sfrutta ed opprime!

MOVIMENTO DI LOTTA PER IL LAVORO – DISOCCUPATI 7 NOVEMBRE