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[COMUNICATO] Strage di Stato al carcere di Modena: vicinanza alle vittime e alle loro famiglie – vogliamo verità e giustizia!

STRAGE DI STATO AL CARCERE DI MODENA

IL SI COBAS ESPRIME LA SUA VICINANZA ALLE VITTIME E ALLE LORO FAMIGLIE – VOGLIAMO VERITÀ E GIUSTIZIA!

Qualsiasi siano le cause, se mai verranno accertate, dei morti nel carcere di Modena, è chiaro che siamo di fronte ad omicidi di stato.

Vorremmo che pensaste un poco: in tutta Italia stiamo assistendo a rivolte nei carceri che ci vengono presentate come un “impazzimento”.

Secondo voi a chi si devono addebitare le cause dell’impazzimento in luoghi in cui tutti i giorni i detenuti stanno ammonticchiati gli uni sugli altri nel mentre ascoltano, come le persone libere, tutte le litanie televisive sul coronavirus Covid19?

E tutto questo bombardamento informativo senza possibilità fisica di stare ad un metro di distanza gli uni dagli altri e senza nessuna prospettiva di cambiamento della loro condizione?

O in cui l’unico cambiamento è il divieto delle visite dei parenti proprio per prevenire il Covid19?

Noi non abbiamo dubbi: la responsabilità di questo impazzimento, che tale non è, risiede in chi è responsabile della gestione di tutti i luoghi di reclusione, centri di detenzione più o meno temporanei che ci siano.

La gestione della rivolta nella nostra città è stata la più drammatica: sei morti.

Anzi sette, perché uno è morto ad Ascoli dopo essere stato deportato.

E’ chiaro che nella nostra città il dubbio se siano stati commessi atti criminosi da parte della sbirraglia resta aperto; perché la ricostruzione ufficiale che parla dell’assalto dei reclusi all’infermeria e che questi stessi reclusi si sarebbero iniettati dosi letali di farmaci è davvero difficile da credere.

Di solito i consumatori abituali sanno che cosa gli serve e che cosa invece avrebbe portato a sei decessi per overdose.

E poi perché sarebbe successo solo a Modena? E non è successo nella rivolta di Bari, di Napoli, di Bologna, di Milano, di Foggia o di Roma?

Detta così sembra veramente solo ed unicamente una mossa per distrarre l’opinione pubblica perché la spiegazione è inverosimile e tendenzialmente surreale.

Anche perché sembra l’unica ricostruzione certa di un evento di cui nessun altro dettaglio è chiaro.

In una città in cui le indagini delle forze dell’ordine hanno prodotto artificiosamente l’incarceramento del coordinatore nazionale del SICobas mentre l’azienda (l’Alcar uno) coinvolta evade il fisco per milioni di euro e licenzia chi si iscrive al SI Cobas e chiede di avere un salario secondo il CCNL o addirittura non viene pagato, in cui una ragazza minorenne ha rischiato di perdere un occhio a causa delle percosse subite da un agente, dove chi sciopera per i propri diritti calpestati dalle cooperative viene gasato con lacrimogeni sparati all’altezza d’uomo, in una nazione in cui si sono verificati i casi di Cucchi, Uva ed altri morti per percosse nelle carceri, in cui si è verificata la mattanza della caserma di Bolzaneto a Genova, è difficile non dubitare delle versioni ufficiali.

Chiediamo verità, certo chiediamo verità e giustizia, se non altro per i parenti che piangevano i loro cari oggi davanti al carcere e non sapevano dove erano stati spostati quelli che sono sopravvissuti.

D’altra parte è difficile astenersi dalla critica rituale all’ennesima sciocchezza detta da Salvini, in cui cerca di salvarsi scaricando su altri la responsabilità del sovraffollamento del carcere di Modena; lo aveva visto quando era ministro, lo aveva comunicato al ministro di Grazia e Giustizia e, come per tutte le altre questioni, se ne era così sgravato la coscienza.

E che dire del coro dei sindacati di polizia, cui si è unito prontamente il soprannominato, del fatto che “nessuno parli di liberare i detenuti dai carceri sovraffollati…”.

Ora: è vero che l’impero persiano è antecedente di oltre cinquecento anni rispetto a quello romano e che questo potrebbe indurre a pensare che ci sia stato maggiore tempo per acquisire “saggezza” da parte di un regime reazionario e repressivo tant’è che:

“(ANSA) – ISTANBUL, 9 MAR – L’Iran ha rilasciato con permessi temporanei 70 mila detenuti per cercare di contrastare la diffusione dell’epidemia di coronavirus (Covid-19). Lo ha annunciato il capo della magistratura di Teheran, Ebrahim Raisi. La scorsa settimana era già stato annunciato il trasferimento agli arresti domiciliari di 54 mila carcerati. “

Tuttavia non ci sembra che si dovrebbero scomodare persiani e latini per capire che se il problema del sovraffollamento è causa di maggiori possibilità di contagio (e questo viene detto tutti i giorni da settimane con una frequenza di cinque minuti tra una ripetizione e l’altra), allora, per un semplice principio di logica formale, le istituzioni italiane dovrebbero prendere esempio da quelle iraniane.

O l’Iran viene considerato un luogo eccessivamente permissivo e libertario?

Diciamo di più, che siamo d’accordo con le parole di Nicoletta Dosio: “E’ necessaria una amnistia sociale che riguardi i reati connessi ai comportamenti dettati dall’aggravamento della povertà prodotto dalla crisi economica negli ultimi anni.”

E quand’anche non si potesse registrare la volontà politica di un atto di giustizia come quello invocato da Nicoletta, esistono tutti gli strumenti idonei per poter prevedere una soluzione che le istituzioni possono e
debbono perseguire.

Riteniamo che almeno l’indulto o misure di prevenzione mettendo dei tendoni sanitari nelle aree carcerarie si renda urgente e necessario, poiché è un provvedimento che anche una compagine politicamente poco coraggiosa come quella attuale, potrebbe tranquillamente mettere in atto.

Si tratta, infatti, di una indulgenza a carattere generale che non estingue le pene accessorie e, a maggior ragione, lascia sussistere gli altri effetti penali della condanna, mentre l’amnistia estingue il reato.

Siamo di fronte ad un grande problema: anche piccole soluzioni rappresentano il “minimo sindacale”.

Chiediamo verità, chiediamo giustizia, chiediamo interventi urgenti ( vedi indulto)verso questa parte di popolazione che nella maggior parte dei casi appartiene agli strati più poveri.

S.I. Cobas Modena
S.I. Cobas Coordinamento Nazionale