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[TURISMO] Le donne che fanno le pulizie negli hotel: lavoratrici indispensabili, sfruttate e invisibili

Le donne che fanno le pulizie negli hotel:
indispensabili, sfruttate e invisibili

La pandemia sta portando alla luce una serie di attività che normalmente non godono di alcuna considerazione sul piano sociale, relegate nella sfera del lavoro squalificato, privo di professionalità, considerato spregevole.

Si tratta dei lavori generici di cura, delle mense, delle pulizie.

Sono lavori che vedono coinvolti soprattutto, quasi nella totalità, le donne, in una sorta di perpetuazione, anche oltre la sfera domestica, del ruolo e di una condizione apparentemente “naturali”, ancestrali, in realtà frutto della divisione del lavoro e dei ruoli definiti e imposti da sempre dal sistema capitalistico.

Le cameriere degli hotel sono donne che non vediamo mai, che svolgono un lavoro duro, che vanno su e giù per i piani continuamente a spostare mobili, materassi, per tenere lucide e pulite le camere, con tempi insostenibili per completare le stanze e con retribuzioni da pochi euro all’ora.

La pandemia, come dicevamo, le ha portate alla luce; la chiusura delle attività di ricezione, l’assenza di arrivi nelle grandi città ha provocato mesi di interruzione del lavoro e di mancata retribuzione.

Una condizione critica in tempi normali sotto tutti i punti di vista (contrattuali, condizioni di lavoro, diritti, livelli retributivi), è oggi già diventata drammatica col reale rischio di peggiorare a causa degli effetti della crisi annunciata e con il più che probabile mancato rinnovo dei contratti di lavoro.

Molte di queste lavoratrici si stanno organizzando, perlomeno ci stanno provando; si sono rivolte a diversi sindacati, anche di base, ma senza concludere un granchè, ora hanno chiesto il sostegno del S.I. Cobas per contrastare l’attacco al loro diritto al lavoro che, tradotto, altro non significa se non l’attacco alla loro stessa esistenza e a quella dei loro familiari.

Nel corso di una delle iniziative organizzate nelle scorse settimane a Milano, un presidio davanti alla regione, abbiamo incontrato un gruppo di queste lavoratrici chiedendo loro di parlare, di raccontare le loro storie, la loro condizione.

Il quadro che ne risulta è allucinante; solo poche di loro hanno un contratto part-time diretto con alberghi con accesso teorico alla cassa integrazione, ma la maggior parte sono intrappolate in un sistema di appalti e sub appalti con contratti a termine, pagate su base oraria secondo contratto ma lavorandone di più senza essere retribuite.

Molte volte lavorano settimane consecutivamente senza godere dei riposi previsti, per non parlare delle ferie negate nei periodi di intenso traffico, e del mancato pagamento delle ferie non godute alla chiusura del contratto a termine.

Di seguito riportiamo alcuni delle loro frasi citandole letteralmente.

“In questa categoria non ci sono diritti da perdere perché semplicemente non esistono: loro sono i padroni e fanno quello che vogliono.

Dobbiamo capire come organizzarci per conquistare i nostri diritti e in questo speriamo che il SICobas ci aiuti, visto che è un sindacato intercategoriale, quindi ci sono lavoratori di tante categorie, noi speriamo di poter essere aiutate anche dai lavoratori delle altre categorie perché solo se impariamo a lottare forse qualcosa cambierà”.

Il percorso è lungo e difficile e con la pandemia le loro condizioni si sono aggravate, molte hanno vuto difficoltà con la CIG, alcune a marzo hanno avuto assegni da 400/600 euro, con questi soldi hanno dovuto fare salti mortali per tirare avanti.

Si è arrivati al presidio in regione il 17 giugno perché ancora non hanno ricevuto l’assegno per il mese seguente di CIG.

“Questo per noi ha significato che il lockdown non è affatto finito, usciamo pochissimo, soprattutto con i bambini perché è straziante non poter comprare
un gelato o altro, negare ogni loro richiesta, quindi cerchiamo di restare in casa per evitare di far soffrire troppo i bambini”.

“Questo non è vivere” ci spiega una di loro, “devi continuamente scegliere a cosa dare precedenza: alle bollette, all’affitto, al cibo? È chiaro che alla fine scegli di mangiare altrimenti muori e poi come lavori?”

La delegata S.I. Cobas Simonetta Sissi, spiega, tra l’altro, che “uno dei problemi più grossi sono le assenze per malattia a causa della continua movimentazione di carichi pesanti, spesso si rimane a casa bloccate con la schiena perciò bisogna lavorare molto anche sul fronte salute e sicurezza, far sì che venga riconosciuto come lavoro usurante”.

Ci fermiamo qui.

Pensiamo sia necessario che la dignità e la volontà espressa da queste lavoratrici trovi l’adeguato sostegno e riconoscimento da parte di tutto il S.I. Cobas, la parola d’ordine: ”Toccano uno toccano tutti “ deve valere anche per loro, siamo certi che così sarà.

S.I. Cobas

[Per leggere il comunicato sul sito del S.I. Cobas Poste, clicca qui]