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[PUBBLICOIMPIEGO] Inps: si vuole ignorare quanto previsto dal Dcpm mentre la sanità è ormai al collasso

IN INPS SI VUOLE IGNORARE QUANTO PREVISTO DAL DPCM DEL 3 NOVEMBRE 2020 MENTRE LA SANITÀ ORMAI E’ AL COLLASSO!

E’ evidente che in INPS si vuole ignorare di proposito quanto disposto dal DPCM del 3 novembre 2020, ed in particolare, ad esempio, non si vuole ampliare il ricorso allo smart working o a sportelli telematici, riducendo così il più possibile la presenza di dipendenti nelle sedi. La scelta sembra dettata esclusivamente dalla necessità strategica di salvaguardare l’immagine dell’Istituto e proteggerlo da eventuali attacchi sulla mancata o ritardata erogazione delle varie indennità a sostegno della crisi economica determinata dalla grave emergenza sanitaria tuttora in corso, che oggi appare drammaticamente fuori controllo più che a marzo/aprile scorso.

Non c’è bisogno di scomodare politicanti o virologi o tuttologi, che passano da un salotto televisivo all’altro spesso fornendo informazioni scorrette e contraddittorie, ma semplicemente basta parlare con gli operatori sanitari, ormai non più angeli o eroi ma sicuramente stremati da un carico di lavoro insostenibile, per capire che il servizio sanitario in Italia, al di là della divisione in territori più o meno a rischio, è assolutamente al collasso!

Il DPCM del 3 novembre scorso in particolare dispone che la Pubblica Amministrazione debba assicurare le percentuali più elevate possibili di lavoro agile, garantendo il ricorso a questa modalità pari ad almeno il 50% del personale.

Ciascun dirigente, inoltre: “organizza il proprio ufficio assicurando, su base giornaliera, settimanale o plurisettimanale, lo svolgimento del lavoro agile nella percentuale più elevata possibile, e comunque in misura non inferiore a quella prevista dalla legge, del personale preposto alle attività che possono essere svolte secondo tale modalità, compatibilmente con le potenzialità organizzative e l’effettività del servizio erogato.”

Il lavoro a distanza/smart working o lo sportello automatico probabilmente oggi non può essere la risposta a tutte le esigenze di chi deve usufruire dei servizi erogati dall’INPS, soprattutto se pensiamo alla parte più fragile della popolazione, ma considerato che in questi mesi di emergenza sanitaria non si è provveduto a potenziare la sanità o i trasporti pubblici è doveroso da parte dell’Amministrazione di codesto ente ridurre l’accesso alle sedi per contenere il più possibile il contagio del covid-19 e ridurre la crescente pressione sugli ospedali.

Inoltre mancando troppo spesso la necessaria assistenza sanitaria domiciliare o ambulatoriale, è necessario scongiurare il collasso degli ospedali per non arrivare, come si è verificato nella prima ondata del contagio del covid-19, ad esempio a costringere i medici a scegliere chi sottoporre alla terapia intensiva per mancanza di posti letto e forse si dovrà prevedere a breve un lockdown totale in tutto il paese. Infatti questo ha chiesto al governo il presidente dell’Ordine dei medici.

L’Amministrazione centrale dell’INPS insieme a tutta la dirigenza deve piuttosto preoccuparsi di fornire ai dipendenti, prioritariamente a quelli che ne sono sprovvisti, tutti i dispositivi informatici e digitali necessari per svolgere il lavoro a distanza e garantire il ricorso generalizzato anche ad una adeguata formazione su piattaforme digitali per il necessario trasferimento delle competenze, considerato il numero considerevole dei prossimi pensionamenti. Per noi del SI Cobas gli sportelli in presenza devono restare chiusi ed il presidio di eventuali attività da svolgere in sede deve essere garantito in primis da dirigenti e responsabili di ufficio, se non considerati dal medico competente “lavoratori fragili”. Deve essere riconosciuto il buono pasto ai dipendenti in smartworking e non va consentito il ricorso allo straordinario festivo perché i diritti non vanno calpestati in nome di una situazione emergenziale che i dipendenti pubblici stanno subendo al pari degli altri cittadini.

Infine per noi del S.I. COBAS va ripristinato un sindacalismo conflittuale nel pubblico impiego e garantita la contrattazione ai tavoli sindacali per consentire concretamente la difesa dei diritti dei dipendenti pubblici e dei cittadini che fruiscono dei servizi della PA. Dobbiamo lottare per ottenere che governo ed istituzioni al più presto pongano rimedio alle conseguenze dello smantellamento della PA e per cancellare la logica del profitto imposta all’economia da un sistema padronale che ancora una volta vuole far pagare a lavoratrici e lavoratori la crisi che ha determinato, senza contare poi il sacrificio della parte più fragile della popolazione.

QUESTA CRISI LA PAGHINO I PADRONI E LORO GOVERNI CHE L’HANNO DETERMINATA!

Ormai in INPS ai tavoli sindacali, di fatto, i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori non contano più nulla!

9 novembre 2020                                                                            

S.I. COBAS Pubblico Impiego