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[COMUNICATO] Il SI Cobas a confronto con Ministero del Lavoro e Mise: tutelare la salute e la vita dei lavoratori, senza se e senza ma

Il SI Cobas a confronto con Ministero del Lavoro e MISE

TUTELARE LA SALUTE E LA VITA DEI LAVORATORI, SENZA SE E SENZA MA

Nella mattinata di venerdì 13 novembre l’Esecutivo nazionale SI Cobas, unitamente a una rappresentanza di ADL Cobas ha incontrato in remoto il vicecapo di gabinetto del Ministero del Lavoro e alcuni dirigenti di quest’ultimo e del MISE, per sottoporre all’attenzione del governo la propria bozza di Protocollo per la prevenzione dal contagio di CoViD-19 sui luoghi di lavoro e in particolar modo nel comparto Trasporto merci e logistica.

Si è trattato del primo incontro ufficiale tra il governo e il nostro sindacato sul tema della sicurezza all’indomani del Protocollo sottoscritto dai confederali il 24 aprile scorso e dopo numerose richieste di confronto da noi formulate e sinora inevase.

Come SI Cobas abbiamo evidenziato con forza che la seconda ondata pandemica sta determinando nei luoghi di lavoro una situazione altrettanto se non più drammatica di quale a cui abbiamo assistito nei mesi di marzo e aprile: violazione delle più elementari misure di prevenzione, sanificazioni insufficienti quando non del tutto assenti, mancata tracciatura dei contatti stretti dei lavoratori contagiati e mancato rispetto delle distanze di sicurezza, a cui si aggiunge la decisione scellerata dell’ultimo Dpcm di eliminare persino i presidi sanitari ASL messi all’esterno delle fabbriche e dei magazzini col compito di rilevare la temperatura corporea dei lavoratori e del personale.

Di fronte al nuovo dilagare dei contagi sui luoghi di lavoro e al lento e costante stillicidio di operai che finiscono in terapia intensiva e che muoiono di polmonite – ultimo di questa macabra lista il nostro compagno Mohamed della GLS di Crespellano (BO), 50 anni, deceduto nella mattinata di venerdì – i padroni confermano ancora una volta il loro cinismo spietato, continuando a tenere aperti i magazzini e a ignorare ogni misura di prevenzione persino laddove la maggioranza dei lavoratori risulta contagiata.

Questo quadro mette in evidenza l’insufficienza e l’inadeguatezza delle norme contenute nei Dpcm e nello stesso Protocollo del 24 aprile siglato da governo, associazioni padronali e Cgil-Cisl-Uil-Ugl: ciò sia perchè le misure in esso contenute sono del tutto parziali, sia soprattutto perchè rappresentano in larga parte delle mere dichiarazioni d’intenti senza effetti vincolanti per le aziende, prive di strumenti di controllo, di verifica sulla loro applicazione, prive di misure sanzionatorie in caso di disapplicazioni e quindi destinate ad essere sistematicamente disattese nella stragrande maggioranza dei luoghi di lavoro (non è un caso se il testo del Protocollo del 24 aprile rimanda quasi ovunque alla negoziaione tra le parti a livello aziedale).

Per questi motivi, abbiamo posto con forza all’attenzione del ministero la necessità di un nuovo Protocollo, che sia preciso e puntuale sulle misure da adottare in tutti i luoghi di lavoro e che sia davvero obbligatorio e vincolante per i padroni.

Come SI Cobas abbiamo elencato al governo le misure che riteniamo più urgenti sulla base di un ampio confronto coi lavoratori direttamente interessati, e su cui in ogni caso metteremo in campo il nostro potere di contrattazione per far si che vengano adottate nelle singole aziende e nei singoli magazzini.

Le principali sono:

  • Misurazione obbligatoria della temperatura corporea ad inizio di ogni turno;
  • Gestione dei flussi del personale ad inizio turno e a fine turno, destinando parte del personale alla gestione a l controllo degli scaglionamenti;
  • Attivazione di test rapidi o salivari attraverso strutture individuate dalle società, in locali idonei, con costi a carico delle aziende;
  • Drastica riduzione dell’utilizzo di lavoratori interinali o somministrati;Pause extra contrattuali di 5 minuti ogni ora per permettere ai lavoratori una corretta ossigenazione, visto l’utilizzo costante della mascherina;
  • Fornitura quotidiana di guanti in lattice e mascherine FFP2 oltre ai DPI ordinari;Colonnine in ogni reparto, di facile accesso e reperibilità, dotate di prodotto disinfettante per la pulizia delle mani;
  • Gestione delle pause facendo rispettare la distanza di non meno di un metro;
  • Sanificazione almeno settimanale dei locali e di mezzi di lavoro (compresi furgoni, motrici e bilici) e sanificazione quotidiana con prodotti antibatterici delle seguenti attrezzature: pulsantiera ed erogatore delle macchinette del caffè, pistole e lettori laser, stampanti, palmari, banchetti, sterzo e pulsantiera di accensione dei transpallet elettrici;
  • Obbligo inderogabile di sottoporre a test rino-orofaringeo tutti i lavoratori nel caso in cui il 10% del personale risulti positivo, con spesa a carico delle aziende;
  • Tutela dei lavoratori fragili, ai quali va garantita l’indennità di malattia integrale e la salvaguardia del posto di lavoro per tutta le durata del periodo pandemico (in particolar modo nel settore sanitario);
  • Obbligo di sospendere l’attività lavorativa con piena retribuzione, nei tempi previsti dal CCNL, dei lavoratori in attesa degli esiti dei test su tutto il personale nel caso in cui almeno il 10% del personale risultasse positivo.
  • I rappresentanti del Ministero del lavoro e del Mise si sono per ora limitati a prendere atto delle nostre rivendicazioni, a chiederci l’invio di una nostra proposta di Protocollo, a seguito della quale faranno le loro valutazioni e a caldeggiare un tavolo unitario con tutte le parti sociali.

Pur consapevoli dell’estrema difficoltà a mettere in piedi un confronto con le parti istituzionali che porti a risultati concreti, del clima di ostilità politica nei confronti delle lotte e dell’autorganizzazione da parte di ampi settori della maggioranza di governo e soprattutto dei veti da parte dei vertici confederali che da sempre lavorano ossessivamente per escludere il sindacalismo di classe da ogni tavolo di trattativa ufficiale, riteniamo che l’incontro di venerdì abbia rappresentato una prima, importante crepa nel muro del monopolio di Cgil-Cisl-Uil-Ugl sulla rappresentanza dei lavoratori.

Un risultato per ora solo formale e simbolico, ma che è il frutto di quelle lotte e di quelle mobilitazioni operiaie che hanno reso il SI Cobas una realtà con un peso e un influenza di massa su scala nazionale (non più solo nella logistica), la cui voce e le cui ragioni non possono più essere facilmente ignorate, ne dalle controparti padronali, ne dalle istituzioni.

14/11/2020

Esecutivo nazionale SI Cobas