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[ITALIA] L’11/7 assemblea nazionale a Bologna: in cammino verso lo sciopero generale contro il padronato, il governo Draghi, l’Unione europea

IN CAMMINO VERSO LO SCIOPERO GENERALE CONTRO IL PADRONATO, IL GOVERNO DRAGHI, L’UNIONE EUROPEA.

DOMENICA 11 LUGLIO ASSEMBLEA NAZIONALE A BOLOGNA

Ore 10,30- Sala Dumbo, via Casarini 19

Invito a un’Assemblea nazionale in presenza – domenica 11 luglio a Bologna, contro i licenziamenti, per fermare la violenza contro gli scioperi,

per preparare un forte SCIOPERO GENERALE

contro il padronato, il governo Draghi, l’Unione Europea.

Le intense giornate di sciopero e di mobilitazione di piazza di venerdì 18 e sabato 19 giugno, l’immediata, larga reazione all’assassinio del nostro compagno Adil Belakhdim, hanno dato ulteriore slancio alla proposta di arrivare, nei tempi necessari, ad un grande sciopero generale contro i licenziamenti, contro la repressione, contro Confindustria e il governo Draghi – una proposta già avanzata dall’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi e da altri consessi.

La forza propulsiva di questa iniziativa viene dalle realtà operaie e proletarie in lotta, grandi e piccole, in primo luogo dalle lotte della logistica e dei trasporti. E l’abbiamo vista positivamente in azione nei giorni scorsi nello sciopero del 18 giugno, diventato lo sciopero dell’intero sindacalismo di base (Usb, Adl, Cub e Slai Cobas – una cosa del genere non accadeva da anni), proprio sotto la spinta della strenua resistenza dei licenziati FedEx di Piacenza e dei lavoratori TNT-FedEX organizzati con noi. Dopo l’uccisione di Adil e le aggressioni di stampo mafioso/squadristico ordite da FedEx-Zampieri a san Giuliano Milanese e Tavazzano, avvenute tutte sotto la protezione delle “forze dell’ordine”, dopo una sequenza di azioni repressive ad esse paragonabili (compiute anche dalla magistratura), l’organizzazione dello sciopero generale ha assunto anche un evidente significato di denuncia del ruolo svolto dal governo Draghi nel processo di strisciante messa fuori legge dello sciopero – in modo sostanziale o, nella logistica, in modo formale con il ricorso all’art. 146.

Su impulso di queste e altre lotte proletarie (nei porti e all’Alitalia ad esempio), e territoriali (con la ripresa della mobilitazione del movimento No Tav e le proteste per il diritto all’abitare), possiamo puntare ad allargare il perimetro della preparazione dello sciopero generale molto al di là del settore logistica e trasporti. Oltre a coinvolgere la più vasta area possibile del sindacalismo “di base”, l’organizzazione di questo sciopero dovrà raggiungere i tanti/e iscritti ai sindacati confederali sconcertati e scontenti per la politica di subordinazione ai padroni e al governo di Cgil-Cisl-Uil, e i tantissimi/e giovani senza sindacato, precari, disoccupati. A consentirlo sono proprio gli attacchi in gestazione dell’asse padronato/governo, per quanto Draghi&Co. stiano facendo un’incredibile demagogia sulla “ripartenza” – mentre già ci sono i segni sanitari, economici e politici che la mettono in discussione.

Nell’assemblea dell’11 luglio dovremo affrontare di petto le questioni che il padronato e il governo Draghi hanno messo all’odg per i prossimi mesi: i licenziamenti di massa dei tempi indeterminati, l’attacco al diritto di sciopero e – più in generale – la sistematica repressione delle lotte, la liberalizzazione degli appalti e dei sub-appalti, la riforma degli ammortizzatori sociali, l’assegno unico familiare, il contratto di scivolamento, lo “smart working” e la didattica a distanza, l’impatto sull’intensificazione dello sfruttamento del lavoro e la riduzione dei posti di lavoro dell’“industria 4.0”. Dovremo nello stesso tempo denunciare che l’attenuazione della pandemia sta servendo non a mettere in discussione le politiche di smantellamento della sanità pubblica e territoriale, ma al contrario all’ulteriore espansione della sanità privata e della commercializzazione del bene-salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Quale che sia la durata e la portata della “ripresa”, è certo l’aumento della disoccupazione e di una precarietà che si acuisce passando dai contratti a termine al lavoro intermittente e a forme crescenti di lavoro totalmente gratuito. Ciò rende l’esperienza di lotta dei disoccupati di Napoli una fonte a cui attingere per le iniziative di resistenza e organizzazione di precari, intermittenti e disoccupati a scala nazionale.

La messa a fuoco di queste tematiche da un punto di vista di classe, fatta con l’apporto di quanti hanno studiato a fondo le questioni, serve anche per contrastare le declamazioni e le false soluzioni avanzate da Cgil-Cisl-Uil, capaci – tutt’al più – di ridurre in modo contingente i danni gettando, però, le premesse di danni ancora maggiori, nella misura in cui favoriscono il radicamento nei proletari di una mentalità aziendalista, concorrenziale e, spesso, razzista.

Un’analisi approfondita della “politica sociale” anti-proletaria del governo Draghi e dell’Unione europea, sul modello di quanto abbiamo fatto nell’assemblea del 17 aprile in materia di autodifesa della salute, è indispensabile per fissare su basi solide una nostra piattaforma di rivendicazioni immediate che si contrapponga all’attacco padronale-governativo in atto.

Questa piattaforma non può non avere al primo punto il principio “il posto di lavoro non si tocca, lo difenderemo con la lotta” – che esprime il rifiuto operaio e proletario di giustificare qualsiasi licenziamento – e la rivendicazione del salario medio operaio garantito a tutti i/le precari/e e disoccupati/e, finanziato con l’aumento delle imposte su profitti e rendite, ora inferiori a quelle sui salari.

In questo anno e mezzo di crisi pandemica, abbiamo visto da un lato la crescita della disoccupazione, dall’altro l’intensificazione dello sfruttamento nei luoghi di lavoro certificato dall’aumento dei morti sul lavoro: a fronte di questa doppia, intollerabile distruzione delle energie vitali della classe lavoratrice, siamo chiamati a rimettere in campo, con forza, l’obiettivo della riduzione generale e drastica dell’orario di lavoro a parità di salario, nella prospettiva di ridurre il tempo di lavoro sociale al solo lavoro socialmente necessario. E a fronte di un’area crescente di lavori scandalosamente sottopagati e della continua erosione del potere di acquisto dei salari, ci sembra urgente l’introduzione di un salario di sussistenza non inferiore al salario medio operaio garantito, e di una indicizzazione dei salari.

L’azione di contrasto alla repressione delle lotte e all’attacco al diritto di sciopero che è conquistato con grandissimi sacrifici dal proletariato, comporta, per noi, la lotta per l’abolizione dei decreti-Salvini, degli altri decreti-sicurezza e di tutta la legislazione anti-sciopero.

Questo è il nostro orientamento di massima, fermo restando, però, che il nostro invito è un invito a discutere nel merito questi e altri punti, in un confronto che deve servire a realizzare la partecipazione attiva più ampia possibile alla preparazione dello sciopero, con l’obiettivo comune di favorire la ripresa delle lotte e la ricomposizione del fronte di classe.

Dobbiamo coinvolgere in pieno le lavoratrici, i lavoratori e i compagni/e che già oggi si riconoscono in questo nostro appello, e gli altri/e che si vorranno far coinvolgere, e rivolgerci con argomenti forti e chiari, fondati su fatti precisi e circostanziati, alla massa della classe lavoratrice con un’attività di agitazione e di propaganda svolta sulla scala più larga possibile. Anche nelle scuole, con la loro prevista riapertura, potremo trovare anzitutto nei figli della classe lavoratrice gli interlocutori naturali di questa prospettiva di lotta anti-capitalista.

La critica delle “politiche sociali” e sanitarie anti-proletarie del governo Draghi va insieme alla critica della sua azione nelle altre materie (politica estera sempre più marcata in senso militarista, immigrazione, repressione, falso ambientalismo, etc.) e alla denuncia degli indirizzi politici dell’Unione europea che se da un lato si presenta in modo mistificatorio come quella che ha aperto i cordoni della borsa (aumentando il debito di stato), dall’altro già predispone il trasferimento di questo incremento del debito sulle nostre spalle.

Il governo Draghi e il governo dell’Unione europea sono composti di  professionisti della divisione dei ranghi della nostra classe, per cui non è il caso di illuderci che ci regaleranno le condizioni ideali per l’unità del nostro campo. Proprio perché, al di là dell’ottimismo di facciata che oggi deborda, sanno bene che ci attendono tempi tempestosi, la loro azione, pur dovendo essere ferocemente anti-proletaria, sarà ispirata all’obiettivo di dividere la classe e isolare l’avanguardia dalla massa. Per questo i proletari immigrati restano il loro primo bersaglio, e la demagogia che fanno intorno alle donne e ai giovani, i più colpiti dall’uso capitalistico della crisi, serve comunque a ostacolarne la mobilitazione intorno alla componente più organizzata della classe.

Per noi l’assemblea dell’11 luglio, da tenere in presenza nella città di Bologna, è il primo passo del percorso verso l’organizzazione dello sciopero generale, a cui ne dovranno seguire altri, dedicati alla vitale dimensione internazionale della nostra iniziativa e all’azione di contrasto, sempre più urgente, alla repressione padronale e statale.

Guardiamo avanti, convinti delle iniziative prese in questo anno di capitalismo pandemico, e determinati ad andare oltremolto oltre, vincendo la forza di inerzia del particolarismo e dello spirito minoritario. Ci auguriamo, perciò, che questo nostro invito trovi la più larga adesione possibile. Per parte nostra siamo già al lavoro.

SI Cobas nazionale