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[INTERNAZIONALISMO] I nostri punti fermi sulla guerra in Ucraina

Riceviamo e pubblichiamo questo contributo dai compagni della redazione Il Pungolo Rosso, già disponibile sul loro sito (vedi qui):

I nostri punti fermi sulla guerra in Ucraina

– TIR (italiano – deutsch)

Questo è il testo che la Tendenza internazionalista rivoluzionaria (TIR) ha presentato agli altri organizzatori del convegno del 16 ottobre a Roma come contributo da discutere in via preliminare quale schema per la relazione introduttivaRingraziamo tantissimo i compagni Hanna e Luca per la traduzione in tedesco.

Il testo è ora incorporato nel libro La guerra in Ucraina e l’internazionalismo proletario appena pubblicato, 208 pp., 10 euro, che può essere richiesto scrivendo a com.internazionalista@gmail.com

Il Pungolo Rosso

I nostri punti fermi

1. La guerra in Ucraina è l’ultimo di una sequenza di eventi traumatici di questo inizio del XXI secolo – guerre, crisi finanziarie, la grande recessione, pandemia, disastri ecologici – che nel loro insieme segnano una crisi storica del modo di produzione capitalistico.

2. La guerra in Ucraina non è una guerra tra la Russia e l’Ucraina; è una guerra tra NATO e Russia sul territorio ucraino, occupato militarmente dalla NATO e politicamente dagli Stati Uniti e dall’UE prima, e invaso dalla Russia poi. Una guerra tra potenti stati capitalistici, combattuta per finalità di dominio, che segna la riapertura ufficiale della lotta per la rispartizione del mondo, essendo entrata in crisi l’egemonia dell’Occidente sul mercato mondiale, la politica mondiale, la cultura mondiale.

3. La responsabilità dello scoppio della guerra è di entrambe le parti in conflitto, e – al fondo – del sistema sociale di cui fanno parte. Metterci a questionare su offesa e difesa non avrebbe senso, trattandosi di grandi stati che coagulano interessi capitalistici e, non trovando compromessi sul piano economico e politico, passano allo scontro militare. La NATO non aveva bisogno di sparare perché si era già preso il terreno ucraino sul piano economico e politico e con i propri insediamenti bellici, ignorando del tutto gli accordi di Minsk. La Russia poteva contendergli il bottino, o parte del bottino, solo con mezzi militari, ed è quello che ha fatto.

4. A sua volta la borghesia ucraina, in particolare il nazionalismo in affitto di Zelensky, ha la colpa imperdonabile di avere messo il proprio territorio a disposizione dei piani di guerra della NATO gettando la propria popolazione nell’abisso di una guerra sanguinosa e distruttiva, nell’interesse dei soprastanti occidentali e di un pugno di profittatori ucraini – e di avere esercitato una violenta vessazione armata sulla popolazione del Donbass con molte migliaia di morti.

5. Esistono, è evidente, anche questioni di auto-determinazione, tanto per il “popolo ucraino” quanto per il “popolo del Donbass”, ma sono state risucchiate, soggiogate dalla guerra tra grandi potenze capitalistiche. Di autentica auto-determinazione dell’uno e dell’altro si potrà parlare senza prendersi in giro solo a sbaraccamento totale della NATO con la smobilitazione della presenza Usa e dell’UE in Ucraina, e della presenza militare russa nei territori occupati.

6. Da tutto ciò deriva la nostra tesi centrale: la guerra in Ucraina, per ciò che è e per ciò che prepara, è una guerra contro i proletari ucraini e contro i proletari russi, contro il proletariato di tutti i paesi. Perché è uno scannatoio di proletari, e perché impone un parossistico salto di qualità nella concorrenza, nello sfruttamento e nell’oppressione del proletariato anche fuori dall’Ucraina e dalla Russia. I comandanti dei due schieramenti in guerra incitano i proletari ucraini e i proletari russi a scagliarsi gli uni contro gli altri, ad essere la loro carne da macello. Per l’internazionalismo proletario vale la consegna opposta: disfattismo da entrambi i lati del fronte contro gli oligarchi e i generali della NATO e dell’Ucraina, contro gli oligarchi e i generali della Russia e dei suoi alleati. Nostri compiti sono: denuncia delle cause e del reale contenuto della guerra, del riarmo generalizzato in atto, della tendenza alla terza guerra mondiale. Smascheramento della propaganda di guerra da ambo i lati. Lotta per l’unità dei proletari di tutto il mondo contro il capitale globale. Lavorare con determinazione alla formazione di un campo o fronte internazionale che si opponga ad entrambi gli schieramenti imperialisti in contesa.

7. L’Italia è stata dal primo giorno in guerra, cercando di combinare il suo netto schieramento al fianco degli Stati Uniti ed una scatenata campagna russofobica, con lo sforzo di non rompere con la politica di freno della Germania. L’Italia è destinata a pagare nell’immediato un prezzo alto per la sua maggiore dipendenza energetica dall’estero, per l’esplosione dei costi di approvvigionamento, per il livello del suo debito, etc. – ma la classe dominante lo accetta in vista di guadagni futuri, della riaffermazione del dominio dell’imperialismo occidentale sul mondo a cui ha legato il suo destino. L’élite del capitale sogna una Russia ridotta in pezzi, per potersene spartire le ricchezze. Ogni pianto – ne sentiamo tanti – sull’Italia colonia, serva degli Stati Uniti contiene deteriore nazionalismo, e la demenziale attitudine propria di tutti i riformisti a voler insegnare ai capitalisti come difendere al meglio i propri interessi.

8. Qui in Italia, dunque, lotta contro il governo italiano (Draghi prima, Meloni ora – in continuità con Draghi) e la classe capitalistica italiana, che stanno alimentando in ogni modo la guerra in Ucraina. “Il nemico principale è nel proprio paese!”. Bisogna darsi da fare! Siamo in grave ritardo: di comprensione e di azione. Vergogna su quanti si sono schierati con la NATO. Critica radicale a quanti, in modo aperto o coperto, stanno con la Russia credendo al Putin travestito da Che Guevara e partigiano antinazista, dimentichi delle sue ottime frequentazioni con i reazionari filo-nazisti e con le destre europee; dimentichi del trattamento riservato alle popolazioni cecene, siriane, kazache, etc.; dimentichi di ciò che la Russia zarista (a cui Putin si richiama) è stata in quanto prigione di popoli. Critica senza concessioni anche all’inerzia dei pacifisti, di fatto finora assenti dal campo se non filo-ucraini, e degli ecologisti, quasi indifferenti davanti al primo fattore di distruzione e devastazione della vita umana: le guerre del capitale.

9. La guerra in Ucraina è destinata a durare perché né la NATO né la Russia possono accettare una sconfitta. La sola possibilità che la guerra finisca è che si determini una spaccatura in profondità del fronte interno in Russia e in Ucraina, con fenomeni di disfattismo nelle forze armate (di cui c’è qualche segno) e con l’entrata in campo contro la guerra di masse di sfruttati anche nei paesi della NATO. Dobbiamo dare tutto perché ciò avvenga.

10. Per gli Stati Uniti, la guerra in Ucraina è due cose in una: guerra alla Russia e “guerra” all’UE, in particolare alla Germania, per troncarne di netto i legami commerciali e industriali sempre più ampi e solidi con la Russia e la Cina e spingerla, con un vertiginoso aumento dei suoi costi di produzione, verso una crisi profondissima. Mentre gli Stati Uniti si sono accaparrati grossi profitti per la propria industria bellica e il costosissimo gas liquefatto, la guerra ha creato gravi problemi a quasi tutti i paesi UE per l’approvvigionamento energetico, le sanzioni, etc. Ne sono nati furiosi scontri di interesse all’interno della UE. La decisione della Germania di stanziare 200 miliardi fuori bilancio per sostenere il sistema industriale e coprire parte dei costi delle bollette per le famiglie, è presentata come una dichiarazione di guerra commerciale agli altri paesi della UE, a cominciare dall’Italia. In realtà, però, una politica simile è seguita da ogni stato, si differenziano solo i mezzi a disposizione – nel caso dell’Italia, poi, i soldi dei sostegni sono in parte soldi dell’UE.

11. C’è un rovescio della medaglia: a livello internazionale l’arroganza e l’avventurismo bellicista degli Stati Uniti che intendono seminare guerre anche in Asia, hanno dialetticamente rafforzato i legami Russia-Cina e le spinte all’autonomia dei BRICS, della Turchia, dell’Arabia saudita, etc. provocando tra l’altro la moltiplicazione degli accordi commerciali in valuta diversa dal dollaro, una minaccia terribile per il dominio finanziario statunitense.

12. Questa guerra segna un punto di non ritorno nel passaggio delle contraddizioni inter-capitalistiche alla scala mondiale da un piano economico-commerciale ad uno strategico-militare. E finora la spirale azione-reazione sta facendo salire di livello lo scontro con la dotazione di armi a lunga gittata per l’esercito ucraino, gli attentati su suolo russo, il sabotaggio del Nord Stream e – da parte russa – l’annessione del Donbass. Il rischio che s’inneschi un conflitto mondiale è crescente.

13. Non a caso la guerra in Ucraina ha sdoganato e “normalizzato” da ambo i lati sia la possibilità dell’uso di armi nucleari sia la prospettiva della terza guerra mondiale. Alla precipitazione in questa direzione si oppongono Cina, India, etc. Benché a parole allineata all’avventurismo statunitense, anche la Germania frena, ma dopo aver stanziato oltre 100 miliardi per il suo riarmo autonomo.

14. La guerra in atto sta velocizzando la corsa alla catastrofe ecologica (distruzioni, inquinamento aria e acque, incentivazione gas di scisto, ritorno al carbone, sviluppo ulteriore del nucleare, rilancio alla grande della spesa bellica, etc.).

15. Il prezzo da pagare per le conseguenze della guerra sull’economia italiana è grande. I primi destinati a pagarlo sono i proletari. Ma sarà colpita anche una quota importante delle filiere produttive composte di piccole e medie imprese, visto che non si è voluto porre un tetto agli immensi profitti delle imprese monopoliste del settore energetico e bellico. Da qui l’inquietudine dei larghi settori dei ceti medi accumulativi che ha gonfiato il “sovranismo” di Meloni e FdI.

16. L’esplosione dei prezzi dei beni alimentari e delle fonti energetiche dovuta in larga misura alla speculazione finanziaria sulla guerra (che è parte integrante del capitalismo e non può essere punita “a parte” come sostengono i riformisti), unita all’innalzamento dei tassi di interesse che gonfia i debiti esteri, ha messo in ginocchio una serie di paesi dipendenti, con esplosione di massicci movimenti di lotta o rivolte in Sri Lanka, Libano, Perù, Mozambico, etc. contro le conseguenze della crisi. Ma per quanto radicali siano, fin quando non ci sarà una vera organizzazione di classe rivoluzionaria, questi movimenti – come le risposte di lotta in Europa – saranno per forza di cose limitati a combattere gli effetti della crisi senza poterne sradicare le cause.

17. Le grandi potenze capitalistiche a scontro cercano di nascondere e dissimulare, almeno fino ad un certo punto, le proprie reali finalità di dominio globale o regionale, con argomenti etnici, storici, ideologici, religiosi, culturali. Questa propaganda, di cui non va sottovalutata la funzione nel processo di arruolamento di massa militare e non, va contrastata attivamente. Opporre democrazie ad autocrazie, libertà a tirannia, Occidente a Oriente, non è altro che merdosa propaganda per convincere tutti che la guerra è inevitabile e, dopotutto, giusta, e che i sacrifici necessari per l’economia di guerra sono altrettanto inevitabili e, dopotutto, giusti.

18. La guerra in Ucraina sta riportando in campo, ormai, la guerra inter-imperialistica generale come possibile “soluzione” finale di una devastante crisi sistemica che sta sfuggendo di mano ai governanti del mondo. La fine dell’ordine internazionale a stelle e strisce è la sanzione e il moltiplicatore di questo incontrollabile caos sistemico, tale da qualsiasi lato lo si guardi e lo si misuri: sovrapproduzione di capitali, di merci, di forza-lavoro, caduta dei profitti sul lungo periodo, ipertrofia del capitale fittizio e della speculazione, saccheggio illimitato della natura, polarizzazione sociale, crisi della riproduzione sociale, rischio potenziato di epidemie. Questo crescente sconquasso dell’ordine capitalistico mondiale e l’impossibilità di una sua riforma riaprono oggettivamente le porte alla rivoluzione sociale anti-capitalistica. Perché la sola possibile alternativa ad una nuova sempre più incombente catastrofe globale è un nuovo ciclo rivoluzionario internazionale che regoli i conti con il capitalismo, prima che il capitalismo produca la fine della civiltà umana.

19. Ma finora – qui in Italia, a differenza che in molti altri paesi del mondo, inclusi gli Stati Uniti e la Gran Bretagna – i lavoratori/proletari sono rimasti sostanzialmente passivi davanti al moltiplicarsi dei fattori di crisi sociale. Sembrano non intendere la posta in gioco, in generale e in questa guerra. Sappiamo poco, purtroppo, di quanto sta accadendo in Russia e in Ucraina. Qui possiamo dire che inizialmente c’è stata apprensione e un po’ di attivismo nella raccolta di “aiuti umanitari” e verso i profughi. Con i mesi sia l’apprensione che l’attivismo sono scemati. La preoccupazione per la guerra non è scomparsa. Sembra prevalere, però, con l’apatia, una certa rassegnazione – “saremo noi a pagare” – anche, finora, davanti alla decurtazione dei salari ad opera dell’inflazione, che arricchisce chi ha aumentato i prezzi. Il prezzo da pagare con tariffe, inflazione dei prezzi al dettaglio, impennata del costo dei mutui sarà decisamente più alto di quanto ci si attende, e metterà molti proletari spalle al muro. Quanto durerà questo silenzio? Lo stato d’animo delle masse è soggetto a cambiamenti, anche improvvisi, che spesso lasciano di stucco le “avanguardie” presunte, e anche quelle vere. Noi contiamo sul ruolo fondamentale della spontaneità ma, non essendo spontaneisti, stiamo lavorando da mesi a coordinare le forze disponibili ad un’attività organizzata e stabile, la più omogenea possibile, contro questa guerra e le guerre del capitale, imperniata sulla prospettiva di classe internazionalista.

20. La nostra azione di contropropaganda e agitazione verso i lavoratori e verso i giovani non può che partire dai grandi costi materiali ed ecologici della guerra, già tangibili anche qui, ma punta ad allargare l’angolo visuale degli operai, dei proletari, dei giovani verso le cause della guerra, la funzione delle guerre inter-capitalistiche e le due sole maniere di porre termine alle guerre: le paci strangolatorie dei vincitori, o la sconfitta di tutte e due le parti in campo con l’emergere di un’altra soluzione: la nostra.

21. Il nostro primo passo riguarda l’Italia, dove abbiamo partecipato e continueremo a partecipare attivamente ad ogni iniziativa che abbia una valenza, almeno potenziale, di resistenza e intralcio alla continuazione della guerra e alla corsa riarmo (Coltano, etc.). Ma pensiamo ad un coordinamento internazionale di tutte le forze che si muovono nella nostra stessa direzione. In Germania, in Grecia, in Gran Bretagna, in Cechia, stanno avvenendo mobilitazioni significative, con cui coordinarci per unire le forze che si riconoscono nell’internazionalismo proletario.

Pare che, con estremo ritardo, anche in Italia alcune componenti del pacifismo di matrice cattolica, e non solo, intendano battere un colpo. Il nostro intento sarà quello di interagire con queste manifestazioni e con tutto ciò che si muove sul terreno della rottura dell’unanimismo bellico oggi imperante, senza per questo indietreggiare dai compiti di denuncia, organizzazione e battaglia politica che consideriamo essenziali.

8 ottobre 2022

Un comizio di Karl Liebknecht durante e contro la prima guerra mondiale

Unsere Punkte (zum Krieg in der Ukraine)

1. Der Krieg in der Ukraine ist das jüngste in einer Reihe von traumatischen Ereignissen zu Beginn des 21. Jahrhunderts – Kriege, Finanzkrisen, die große Rezession, Pandemien, Umweltkatastrophen – die zusammen eine historische Krise der kapitalistischen Produktionsweise markieren.

2. Der Krieg in der Ukraine ist kein Krieg zwischen Russland und der Ukraine, sondern ein Krieg zwischen der NATO und Russland auf ukrainischem Territorium, das zuerst von der NATO militärisch und von den USA und der EU politisch besetzt wurde und in das Russland später einmarschierte. Ein Krieg zwischen mächtigen kapitalistischen Staaten, in dem um die Vorherrschaft gekämpft wird und der die offizielle Wiedereröffnung des Kampfes um die Aufteilung der Welt markiert, da die Hegemonie des Westens über den Weltmarkt, die Weltpolitik und die Weltkultur in eine Krise geraten ist.

3. Die Verantwortung für den Ausbruch des Krieges liegt bei beiden Konfliktparteien und – im Grunde – bei dem gesellschaftlichen System, dessen Teil sie sind. Es macht keinen Sinn, über Angriff und Verteidigung zu streiten, da es sich um große Staaten handelt, die kapitalistische Interessen bündeln und, wenn sie keine wirtschaftlichen und politischen Kompromisse finden können, zur militärischen Konfrontation übergehen. Die NATO brauchte nicht zu schießen, weil sie den ukrainischen Boden bereits wirtschaftlich und politisch eingenommen hatte und mit ihren Militärstützpunkten die Minsker Vereinbarungen völlig ignorierte. Russland konnte sich die Beute oder einen Teil der Beute nur mit militärischen Mitteln erkämpfen, und das tat es auch.

4. Die ukrainische Bourgeoisie wiederum, insbesondere Zelenskys vorgeschobener Nationalismus, trägt die unverzeihliche Schuld, ihr Territorium den Kriegsplänen der NATO zur Verfügung gestellt zu haben. Sie hat so ihre eigene Bevölkerung im Interesse der westlichen Vorgesetzten und einer Handvoll ukrainischer Profiteure in den Abgrund eines blutigen und zerstörerischen Krieges gestürzt – und die Bevölkerung des Donbass mit vielen Tausenden von Toten brutal mit Waffengewalt drangsaliert.

5. Es gibt natürlich auch Fragen der Selbstbestimmung, sowohl für das “ukrainische Volk” als auch für das “Volk des Donbass”, aber diese sind in den Krieg zwischen den großen kapitalistischen Mächten hineingezogen und ihm unterworfen worden. Von echter Selbstbestimmung der einen und der anderen kann erst dann ernsthaft gesprochen werden, wenn die NATO ihre Stützpunkte und Einflussnahme in der Ukraine abbaut, die USA und EU aus der Ukraine abgezogen sind und die russische Militärpräsenz in den besetzten Gebieten beendet wurde.

6. Aus all dem folgt unsere zentrale These: Der Krieg in der Ukraine ist, in seinem Wesen und seinen Auswirkungen, ein Krieg gegen das ukrainische Proletariat und gegen das russische Proletariat, gegen das Proletariat aller Länder. Das ist so, weil dieser Krieg ein Schlachthaus der Proletarier ist und einen rasanten Sprung in der Konkurrenz, Ausbeutung und Unterdrückung des Proletariats, auch außerhalb der Ukraine und Russlands, auslöst. Die Befehlshaber der beiden Kriegsparteien stacheln die ukrainischen und russischen Proletarier dazu an, aufeinander loszugehen, und ihnen so als Kanonenfutter zu dienen. Der proletarische Internationalismus hat jedoch eine gegenteilige Losung: Kriegsverweigerung auf beiden Seiten der Front gegen die Oligarchen und Generäle der NATO und der Ukraine, gegen die Oligarchen und Generäle Russlands und seiner Verbündeten. Unsere Aufgaben sind: die Anprangerung der Ursachen des wahren Inhalts des Krieges, der allgemeinen Aufrüstung und der Entwicklungstendenz zum Dritten Weltkrieg. Demaskierung der Kriegspropaganda auf beiden Seiten. Kampf für die Einheit der Proletarier auf der ganzen Welt gegen das globale Kapital. Entschlossener Aufbau eines internationalen Lagers oder einer internationalen Front, die sich den beiden konkurrierenden imperialistischen Lagern entgegenstellt.

7. Italien war vom ersten Tag an am Krieg beteiligt und versuchte, seine eindeutige Parteinahme für die USA und eine zügellose russophobe Kampagne, mit der Bemühung nicht mit Deutschlands Politik der Zurückhaltung zu brechen, zu verbinden. Italien wird in naher Zukunft einen hohen Preis für verhältnismäßig hohe Abhängigkeit von ausländischer Energie, für die Explosion seiner Versorgungskosten, für die Höhe seiner Schulden usw. zahlen müssen – aber die herrschende Klasse akzeptiert dies im Hinblick auf zukünftige Gewinne, auf die erneute Bestätigung der Vorherrschaft des westlichen Imperialismus über die Welt, an die sie ihr Schicksal gebunden hat. Die kapitalistischen Eliten träumen von einem zerstückelten Russland, damit sie den Reichtum teilen kann. Jedes Geschrei, von denen es so viele gibt, über Italien als Kolonie und als Diener der USA, enthält vulgären Nationalismus und den verrückten Wunsch aller Reformisten, den Kapitalisten beibringen zu wollen, wie sie ihre Interessen am besten verteidigen.

8. Hier in Italien muss es also heißen: Kampf gegen die italienische Regierung (vorher Draghi, jetzt Meloni – in Kontinuität mit Draghi) und die italienische Kapitalistenklasse, die den Krieg in der Ukraine in jeder Hinsicht anheizen. “Der Hauptfeind steht im eigenen Land!”. Es gibt einiges zu tun! Sowohl in der Analyse als auch in der Aktion haben wir große Rückstände. Schande über diejenigen, die sich auf die Seite der NATO geschlagen haben. Radikale Kritik an denjenigen, die sich offen oder verdeckt auf die Seite Russlands stellen und an Putins Verkleidung als Che Guevara und antifaschistischer Partisanenkämpfer glauben und dabei seine ausgezeichneten Bekanntschaften mit reaktionären Nazisympathisanten und europäischen Rechten vergessen. Ebenso wie sie vergessen, wie er unter anderem die tschetschenische, syrische und kasachische Bevölkerung behandelt oder dass das zaristische Russland, auf das Putin sich bezieht, ein Gefängnis der Völker bedeutet hat. Kritik ohne Zugeständnisse an der Trägheit der Pazifisten, die bisher abwesend, wenn nicht gar pro-ukrainisch waren, und an der Umweltbewegung, die gegenüber dem Hauptfaktor der Zerstörung und Verwüstung menschlichen Lebens – den Kriegen des Kapitals – fast gleichgültig sind.

9. Der Krieg in der Ukraine wird andauern, weil weder die NATO noch Russland eine Niederlage akzeptieren können. Die einzige Möglichkeit, den Krieg zu beenden, ist eine tiefe Spaltung an der Heimatfront in Russland und in der Ukraine, mit Kriegsverweigerungen in den Streitkräften (wofür es einige Anzeichen gibt) und Protesten der Masse der ausgebeuteten Menschen in den NATO-Ländern, die sich ebenfalls gegen den Krieg aussprechen. Wir müssen alles geben, damit dies gelingt.

10. Für die USA ist der Krieg in der Ukraine zweierlei: ein Krieg gegen Russland und ein “Krieg” gegen die EU, vor allem gegen Deutschland, um seine immer weiter wachsenden und soliden Handels- und Industriebeziehungen mit Russland und China zu kappen und es mit einem schwindelerregenden Anstieg seiner Produktionskosten in eine tiefe Krise zu stürzen. Während die USA riesige Gewinne für ihre Kriegsindustrie und das sehr teure Flüssiggas einstrichen, schuf der Krieg für fast alle EU-Länder ernsthafte Probleme in Bezug auf die Energieversorgung, Sanktionen usw. Dies führte zu heftigen Interessenkonflikten innerhalb der EU. Die Entscheidung Deutschlands, 200 Milliarden außerhalb des Haushalts bereitzustellen, um das Industriesystem zu unterstützen und einen Teil der Kosten für die Haushalte zu decken, wird als Handelskriegserklärung an die anderen EU-Länder, angefangen mit Italien, dargestellt. In Wirklichkeit verfolgen aber alle Staaten eine ähnliche Politik, nur die zur Verfügung stehenden Mittel unterscheiden sich – im Falle Italiens sind die Fördergelder also teilweise EU-Gelder.

11. Es gibt eine Kehrseite der Medaille: Auf internationaler Ebene hat die Arroganz und das kriegerische Abenteurertum der USA, die auch in Asien Kriege säen wollen, die Beziehungen zwischen Russland und China und das Streben nach Autonomie der BRICS, der Türkei, Saudi-Arabiens usw. dialektisch gestärkt, was unter anderem zu einer Vervielfachung von Handelsabkommen in anderen Währungen als dem Dollar geführt hat, was eine schreckliche Bedrohung für die finanzielle Dominanz der USA darstellt.

12. Dieser Krieg markiert einen Punkt, an dem es kein Zurück mehr gibt, da sich die interkapitalistischen Widersprüche im Weltmaßstab von einer wirtschaftlich-kommerziellen zu einer strategisch-militärischen Eben verschieben. Bis jetzt eskaliert die Aktions-Reaktions-Spirale mit der Lieferung von Langstreckenwaffen für die ukrainische Armee, Angriffen auf russischen Boden, der Sabotage der Nord Stream und – auf russischer Seite – der Annexion des Donbass. Das Risiko, einen globalen Konflikt auszulösen, wächst.

13. Es ist kein Zufall, dass der Krieg in der Ukraine auf beiden Seiten sowohl die Möglichkeit des Einsatzes von Atomwaffen als auch die Aussicht auf den Dritten Weltkrieg enttabuisiert und “normalisiert” hat. Die schnelle Entwicklung in diese Richtung wird von China, Indien usw. bekämpft. Deutschland schlägt sich zwar rhetorisch auf die Seite des US-Abenteurertums, entschleunigt jetzt aber, jedoch erst nachdem über 100 Milliarden für seine eigene Aufrüstung bereitgestellt wurden.

14. Der andauernde Krieg beschleunigt den Wettlauf in die ökologische Katastrophe (Zerstörung, Luft- und Wasserverschmutzung, Förderung von Schiefergas, Rückkehr zur Kohle, weiterer Ausbau der Atomkraft, groß angelegter Aufschwung der Kriegsausgaben usw.).

15. Der Preis, den die italienische Wirtschaft für die Folgen des Krieges zu zahlen hat, ist hoch. Die Proletarier sind natürlich die Ersten, die ihn bezahlen. Aber auch ein wichtiger Teil der Produktionsketten, die aus kleinen und mittleren Unternehmen bestehen, wird betroffen sein, da man die immensen Gewinne der Monopolunternehmen im Energie- und Kriegssektor nicht begrenzen wollte. Daher die Beunruhigung großer Teile der akkumulierenden Mittelschicht, die den “Souveränismus” von Giorgia Meloni und Fratelli d’Italia anschwellen ließ.

16. Die Explosion der Lebensmittel- und Energiepreise sind zu einem großen Teil auf die Finanzspekulation mit dem Krieg zurückzuführen, welche ein integraler Bestandteil des Kapitalismus ist und nicht “separat” bestraft werden kann, wie es die Reformisten behaupten. Diese Spekulation hat in Verbindung mit dem Anstieg der Zinssätze, der die Auslandsschulden aufbläht, eine Reihe von abhängigen Ländern in die Knie gezwungen, wobei es in Sri Lanka, Libanon, Peru, Mosambik usw. zu massiven Kampfbewegungen oder Aufständen gegen die Folgen der Krise kam. Doch so radikal sie auch sein mögen, solange es keine wirkliche revolutionäre Klassenorganisation gibt, werden sich diese Bewegungen – wie auch die kämpferischen Reaktionen in Europa – zwangsläufig darauf beschränken, die Auswirkungen der Krise zu bekämpfen, ohne ihre Ursachen beseitigen zu können.

17. Die großen konkurrierenden kapitalistischen Mächte versuchen, ihre wahren Ziele der globalen oder regionalen Vorherrschaft mit ethnischen, historischen, ideologischen, religiösen und kulturellen Argumenten zumindest bis zu einem gewissen Grad zu verbergen und zu verschleiern. Diese Propaganda, deren Funktion im Prozess der militärischen und nicht-militärischen Massenrekrutierung nicht unterschätzt werden sollte, muss aktiv bekämpft werden. Die Gegenüberstellung von Demokratien und Autokratien, von Freiheit und Tyrannei, von West und Ost ist nichts anderes als beschissene Propaganda, um alle davon zu überzeugen, dass der Krieg unvermeidlich und letztendlich gerecht ist und dass die für die Kriegswirtschaft erforderlichen Opfer ebenso unvermeidlich und letztendlich gerecht sind.

18. Der Krieg in der Ukraine bringt die allgemeine zwischenimperialistische Kriegsführung als mögliche endgültige “Lösung” für eine verheerende Systemkrise, die den Herrschern der Welt aus dem Ruder läuft, wieder ins Spiel. Das Ende der US-dominierten internationalen Ordnung ist gleichzeitig Resultat und Multiplikator dieses unkontrollierbaren systemischen Chaos, das auf jeder Ebene zu Tage tritt: Überproduktion von Kapital, Waren und Arbeitskraft, langfristiger Rückgang der Profite, überproportionales Wachstum des fiktiven Kapitals und der Spekulation, grenzenlose Ausplünderung der Natur, soziale Polarisierung, Krise der sozialen Reproduktion, erhöhtes Risiko von Epidemien. Diese wachsende Zerrüttung der kapitalistischen Weltordnung und die Unmöglichkeit ihrer Reform öffnen der antikapitalistischen sozialen Revolution objektiv wieder die Tür. Denn die einzig mögliche Alternative zu einer neuen und sich abzeichnenden globalen Katastrophe ist ein neuer internationaler revolutionärer Zyklus, der mit dem Kapitalismus abrechnet, bevor der Kapitalismus das Ende der menschlichen Zivilisation herbeiführt.

19. Aber bisher – hier in Italien, anders als in vielen anderen Ländern der Welt, einschließlich der Vereinigten Staaten und Großbritanniens – sind die Arbeiter/Proletarier angesichts der Vervielfachung der sozialen Krisenfaktoren im Wesentlichen passiv geblieben. Sie scheinen nicht zu verstehen, was auf dem Spiel steht, allgemein und in diesem Krieg. Wir wissen leider nur wenig darüber, was in Russland und der Ukraine passiert. Hier können wir sagen, dass es anfangs Befangenheit und einen gewissen Aktivismus bei der Sammlung von “humanitärer Hilfe” und gegenüber Flüchtlingen gab. Im Laufe der Monate ließen sowohl die Befangenheit als auch der Aktivismus nach. Die Besorgnis über den Krieg ist nicht verschwunden, jedoch scheint, gepaart mit der Apathie, eine gewisse Resignation zu herrschen – “am Ende zahlen wir ja eh immer” – bisher sogar angesichts der Lohnkürzungen durch die Inflation, die diejenigen bereichert, die die Preise erhöht haben. Der Preis, der in Gestalt von Nebenkosten, Einzelhandelspreisinflation und steigenden Darlehenszinsen zu zahlen ist, wird viel höher sein als erwartet und viele Proletarier mit dem Rücken zur Wand stehen lassen. Wie lange wird diese Ruhe andauern? Die Stimmung der Massen ist Veränderungen unterworfen, sogar plötzlichen, die die vermeintliche „Avantgarde” und sogar die echte Avantgarde oft fassungslos machen. Wir zählen auf die grundlegende Rolle der Spontaneität, aber da wir keine Spontaneisten sind, arbeiten wir seit Monaten daran, die Kräfte zu koordinieren, die für eine organisierte und stabile, möglichst homogene Aktivität gegen diesen Krieg und die Kriege des Kapitals zur Verfügung stehen, in deren Mittelpunkt die internationalistische Klassenperspektive steht.

20. Unsere Aktion der Gegenpropaganda und Agitation gegenüber den Arbeitern und Jugendlichen kann nur von den großen materiellen und ökologischen Kosten des Krieges ausgehen, die auch hier schon spürbar sind, und zielt darauf ab, den Blick der Arbeiter, Proletarier und Jugendlichen auf die Ursachen des Krieges, die Funktion der interkapitalistischen Kriege und die einzigen zwei Wege zur Beendigung von Kriegen zu erweitern: den erdrosselnden Frieden der Sieger oder die Niederlage beider Seiten mit dem Aufkommen einer anderen Lösung: unserer.

21. Unser erster Schritt betrifft Italien, wo wir uns aktiv an jeder Initiative, die zumindest potenziell den Wert hat, Widerstand zu leisten und die Fortsetzung des Krieges und des Wettrüstens zu behindern (Coltano, etc.), beteiligt haben und auch weiterhin beteiligen werden. Unsere Perspektive ist eine internationale Koordination aller Kräfte, die in dieselbe Richtung gehen wie wir. In Deutschland, in Griechenland, in Großbritannien, in der Tschechischen Republik finden bedeutende Mobilisierungen statt, mit denen wir uns koordinieren können, um die Kräfte zu vereinen, die sich mit dem proletarischen Internationalismus identifizieren.

Es scheint, dass mit extremer Verspätung auch in Italien einige Komponenten des Pazifismus katholischen Ursprungs und Andere nun aus dem Schlaf erwachen. Unsere Absicht ist es, mit diesen Demonstrationen und mit allen Bewegungen, die mit der heute vorherrschenden kriegerischen Einstimmigkeit brechen, zu interagieren, ohne jedoch vor den Aufgaben der Ausklärung und Anprangerung, der Organisation und des politischen Kampfes zurückzuschrecken, die wir für wesentlich halten.