ZONE ROSSE PER TE A VERONA.

PUBBLICHIAMO UN ARTICOLO, NON DEL SI COBAS, MA PIENAMENTE CONDIVISIBILE PER I CONTENUTI ESPRESSI SULLA DENUNCIA DEL CONTROLLO DEL TERRITORIO DA PARTE DEL GOVERNO ITALIANO , IN QUESTO CASO IN QUEL DI VERONA,  COME PREPARAZIONE ALLA GUERRA INTERIMPERIALISTA. PROSSIMO FUTURO DI MORTE, SE LA CLASSE OPERAIA NON RIUSCIRA’ A FERMARLA CON LE SUE LOTTE E LA SUA ORGANIZZAZIONE.

Anche a Verona sono state attivate le cosiddette zone rosse.
Il 12 febbraio il prefetto Demetrio Marino, di concerto con il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza
pubblica riunitosi su richiesta del comune, ha stabilito questo ulteriore dispositivo repressivo presso la
stazione Porta Nuova, piazzale XXV Aprile e i giardini Pradaval per un tempo di due mesi, sino alla fine del
Vinitaly ad aprile.
Le forze dell’ordine potranno allontanare chiunque sia considerato un pericolo, semplicemente da
una loro impressione. Di fatto in base al colore della pelle e/o alle condizioni materiali.
In un contesto sociale e politico internazionale fatto di genocidi, guerre, distruzione dell’ambiente e del
peggioramento delle condizioni di vita della maggior parte della popolazione, lo Stato ha dismesso il ruolo di
Stato sociale, spingendo alla guerra fra poveri con il solito scambio al ribasso: sottrae la libertà in cambio di
una presunta sicurezza; divenendo a tutti gli effetti Stato di guerra in una società sempre più
militarizzata.
Il ministro dell’interno Piantedosi con una direttiva risalente a dicembre 2024, ha permesso ai prefetti di
diverse città di istituire le zone rosse “libere dalla povertà” avvalendosi a livello di normativa del DDL
1660 “Crosetto Piantedosi Nordio”, non ancora approvato e in discussione in parlamento.
Un disegno di legge che ha la chiara finalità di colpire ogni forma di dissenso in essere o in potenza: persone
immigrate, lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse, chiunque partecipi a movimenti politici di dissenso.
Nella città dell’omicidio di Moussa e dello scandalo delle torture in Questura, la richiesta delle zone
rosse da parte delle istituzioni appare ancora più grave. Le istituzioni difendono gli interessi di chi con il
turismo fa profitto: gli extracomunitari vanno bene solo per sfruttarli come mano d’opera, a loro non è
consentito vivere la città.
L’industria del turismo a Verona non deve essere infastidita.
Dal documento si fa esplicitamente riferimento alla difesa della tranquillità di chi viene in visita alla città.
La scelta dei giardini, scrive il prefetto, è dovuta al fatto che sia un “luogo di aggregazione di gruppi di
cittadini stranieri di diverse etnie spesso dediti all’alcool e al consumo di sostanze stupefacenti” come
riportato dall’ordinanza in questione.
Chiunque dalla stazione si sposterà verso il centro storico non troverà più persone immigrate che parlano fra
di loro assieme ad altre persone, magari bianche. Troverà soltanto quest’ultime, se vestite bene.
Un favore ai commercianti di un centro storico diventato parco giochi per i turisti.
Gli stessi che hanno raccolto i fondi per pagare le spese legali al poliziotto della Polfer che ha ucciso
Moussa.
Una parte della popolazione sosterrà questa ennesima ondata repressiva perché vedrà così difesa la
possibilità di scegliere chi può passare e sostare nel centro, togliendosi dalla vista la classe sociale umile e
più povera: scambiando per l’ennesima volta la propria libertà con una illusione di sicurezza, scegliendo per
l’ennesima volta chi è più povero di loro come nemico.
Questa forma di repressione, da autentico Stato di polizia, prenderà sempre più piede: dal carnevale alla
festa degli innamorati, fino alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina nel 2026…
Ogni occasione sarà quella giusta per legittimare una società completamente compartimentata.
Il dispositivo già presente in molte città, ha un messaggio preciso: “Se non sei il tipo di persona giusta, stai
manifestando o creando conflitto sociale, fuori da qui!”
Veronetta, zona rossa e “riqualificazione”
Notizia degli ultimi giorni è la raccolta di firme fatta dai commercianti in cui si chiede al prefetto di istituire una
nuova zona rossa questa volta nel quartiere di Veronetta per risolvere il problema del degrado, della piccola
criminalità e dello spaccio. Contestualmente il Comune non rinnova l’affido dei locali alla Fondazione
Fevoss, luogo in cui persone senza dimora o senza risorse economiche potevano recarsi per ricevere un
pasto caldo. Nuovamente si fa passare una pulizia etnica e di classe per sicurezza collettiva.
Una buona occasione per sfruttare i prossimi lavori di ristrutturazione di via XX settembre per ripulire le
ultime sacche di povertà dal quartiere in fase di definitiva gentrificazione. Veronetta pedonale e “zona rossa”
significa profitti per i costruttori e i proprietari di seconde case ad uso turistico.
Oggi cacciano dal quartiere gli stranieri e i poveri, domani i veronesi che non potranno permettersi i nuovi
affitti.
Assemblea NO DDL1660 Verona

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