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Italtel 5 marzo 2008

Nonostante un apparato ultracollaudato in decenni di monopolio politico, il dissenso si fa strada tra i lavoratori e le lavoratrici di Italtel consci che la perniciosa azione Nazionale dei Sindacati di Stato e di riflesso, ovviamente, la politica sindacale a livello aziendale (che nel suo piccolo ne subisce il riverbero non fosse altro perché ne sostiene incondizionatamente e acriticamente le scelte), può solo portare guai e un futuro a tinte fosche per se e per i propri figli.

Ma la Resistenza che è agli albori ed, riteniamo, ad un buon punto di radicamento e maturazione nel tessuto dei reparti, c’è tutta e si vede.

C’è chi si ostina, legittimamente ci mancherebbe perché si matura anche sbagliando (chi non ha mai sbagliato), a percorrere la via del NO, una via illusoria della realtà che ci circonda e degli interessi materiali (non quelli di chi lavora a salario), in gioco a 360° e quindi in definitiva una via condannata a rimanere minoritaria e testimoniale. Schiava preconcettuale del voto inteso come difesa di spazi democratici che non esistono per il semplice motivo che perfino in una democrazia borghese quale quella che ci viene propinata una consultazione referendaria è tale se le posizioni su cui si è chiamati ad esprimersi sono entrambe rappresentate e con pari dignità presentate agli “elettori”.

Qui in Italtel invece siamo molto più avanti (una democrazia avanzata, anzi gli avanzi di una democrazia). Le Rsu sono un corpo unico dietro al proprio Rais.

Non esiste nessun contradditorio nessun dibattito manifesto si è palesato nelle assemblee o in forma scritta (eccettuato come sempre il nostro).

Nonostante ciò , ovvero il fatto che lo scrutinio (non su di una ipotesi ma su di un accordo nero su bianco con firme e controfirme che poco credibilmente possono essere ritirate ma tanto serve per solleticare l’immaginario collettivo del “decido io”), sia condotto da persone schierate in una sola direzione senza controlli esterni ma anzi supportate da strutture sindacali esterne che vigilano sul corretto processo democratico certificato UNI ISO 9002, nonostante ciò dicevamo, il malumore cresce, ma la paura rimane.

Come ci spiega il fattore scheda bianca ci sono molte persone che non approvano ne il metodo e ne il merito ma però hanno anche paura di non risultare iscritte negli elenchi dei votanti (eh, Il caro vecchio Terrore come pratica storica di contenimento e censura del dissenso).

Poi ci sono i non votanti, 258 che però immaginiamo il Gran Giurì ascriva ai Quadri Aziendali che notoriamente non partecipano al kermesse del bagno democratico.

Per noi invece sono gli uomini e le donne che condividono l’inutilità del giudizio in una democrazia malata e in parte l’idea del sabotaggio di un Sistema autocentrato e autoalimentato dal consenso di cui invece il NO o il voto a prescindere in favore degli “antagonismi presunti” ha un suo ruolo fondante di legittimazione del Sistema medesimo contro cui a parole dice di voler combattere.

Poi ci sono i Fantasmi. Ovvero gli assenti dall’organico.

Sempre gli stessi il 25 Febbraio come i giorni successivi del referendum o più indietro, nel recente passato, la scorsa estate al referendum sul cosiddetto Protocollo di Luglio (la fine della pensione pubblica per i giovani e il rafforzamento del precariato come opportunità di sfruttamento generazionale).

Ma anche le alchimie numeriche non resistono al Tempo che è galantuomo e lavora per la rinata resistenza e autonomia dei lavoratori anche qui.

Il Poterismo politico lentamente si sgretola, perde i pezzi (numerosi Pretoriani sono usciti), e ne riacquista sempre meno, segno inequivocabile del disfacimento.

Buon Non Voto, a Tutti e Tutte !

Sindacato.Intercategoriale.Cobas ITALTEL Lavoratori Autorganizzati 5 Marzo 2008