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Ipotesi liquidazione, scatta la protesta degli operai Arcolaio

L’ipotesi liquidazione fa scattare la protesta alla cooperativa L’Arcolaio di Casale, ma l’amministratore Alessandro Barbieri rassicura i lavoratori: la liquidazione è un atto tecnico, l’obiettivo prioritario è mantenere tutti i clienti e la forza lavoro attualmente in essere. L’Arcolaio conta una settantina di soci lavoratori e fornisce manodopera per manutenzioni e pulizie a Pantaeco, la cui crisi ha un ruolo primario nelle difficoltà della cooperativa, a molte importanti ditte del territorio, a diversi enti e amministrazioni pubbliche.Nei giorni scorsi si doveva tenere un’assemblea dei soci della cooperativa che avrebbe dovuto decidere sulla liquidazione della cooperativa L’Arcolaio, ma la riunione è stata rinviata. Tuttavia il solo annuncio della liquidazione è bastato per far scattare la protesta: ieri pomeriggio per un paio d’ore una trentina di operai dell’Arcolaio insieme ad alcuni sindacalisti Si Cobas hanno inscenato una rumorosa protesta davanti la sede della cooperativa, in zona Lever a Casale.I lavoratori contestano il fatto di essere senza stipendio ormai da cinque mesi e di rischiare con la liquidazione di perdere le spettanze. Sullo sfondo poi restano alcune questioni aperte riguardanti le condizioni generali di impiego, il numero di ore effettuate mensilmente e la retribuzione. Ma la priorità sono i salari che mancano. «Alcuni lavoratori sono in cassa integrazione ma non percepiscono il salario per via dei tempi della richiesta, altri invece hanno continuato a lavorare senza che gli arretrati fossero saldati, altri ancora hanno lavorato centinaia di ore al mese a fronte di una retribuzione da 800 euro – dice il sindacalista del Si Cobas Fulvio Di Giorgio -. A noi non interessano i giochi formali che vogliono mettere in campo, chiudere una cooperativa, riaprirne un’altra. A noi interessa che siano date ai lavoratori tutte le spettanze arretrate senza che si scenda in contenziosi con ditte in liquidazione o in dismissione e che i posti di lavoro siano mantenuti, anche sotto un altro nome».Nella vicenda L’Arcolaio poi gioca un ruolo non secondario la crisi Pantaeco, la società che gestisce la discarica di Coste Fornaci, da marzo del 2010 al centro di continue chiusure e sequestri da parte dell’autorità giudiziaria e da parte della Provincia di Lodi per il presunto conferimento non autorizzato di oltre 80 mila metri cubi di rifiuti. «Hanno fatto bene a chiuderla perché lì si è fatto solo profitto sulla pelle dei lavoratori e con gravi violazioni a leggere quanto emerge dagli atti – dice Di Giorgio -. E in più, Pantaeco non paga L’Arcolaio e questa non paga gli operai, ma Barbieri deve spiegare come mai figura tra i soci Pantaeco».Un confronto a tutto tondo al quale il presidente della cooperativa L’Arcolaio non si sottrae. «La liquidazione della cooperativa è una proposta motivata dalla perdurante crisi di mercato, dovuta anche alle vicende del principale cliente, Pantaeco – spiega il presidente Alessandro Barbieri -. Tuttavia, è priorità per l’intero consiglio quello di mantenere tutti i clienti e di recuperare tutti i lavoratori all’interno del consorzio di cooperative di cui L’Arcolaio stessa fa parte. Io sono socio di minoranza di Pantaeco, ma non ho mai assunto cariche operative in quella società: si tratta di un semplice investimento di capitale». Andrea Bagatta – Il Cittadino di Lodi 23 luglio 2011.

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