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[ITALIA] Carceri e proteste: da Napoli a Torino, amnistia e depenalizzazione subito!

È una questione di salute, una questione di dignità, una questione di umanità.

Molti di voi vi lamentate, figuratevi 8 in una cella e senza garanzie sanitarie.

Movimento di Lotta – Disoccupati “7 Novembre”


Insieme ce la faremo”, #IoREstoACasa, “Ciascuna/o può dare il proprio contributo”

Queste frasi riecheggiano ormai da parecchie settimane nelle orecchie e nelle menti degli/lle itaniani/e.

Il lessico scelto, utilizzato e diffuso dai governanti e dai media mainstream, richiama in maniera più che esplicita, “il linguaggio di guerra”: velate minacce, moniti volti a rendere ineluttabile l’adeguamento di tutt* a comportamenti ritenuti necessari, ineludibili.

Chiunque abbia un parere diverso dal pensiero unico imposto è, di volta in volta, irresponsabile, complottista, ignorante. Eppure i pareri diversi, espressi da persone autorevoli e in maniera scientificamente rigorosa, iniziano a prendere forma e ad emergere.

Le misure governative sono state adottate tardivamente e, in alcuni casi sono lacunose e contraddittorie.

Una delle lacune più vistose è rappresentata dalle carceri: spazi già di per sé a maggior rischio sanitario in quanto luoghi di assembramento.

Chiediamo che vengano messe in campo immediatamente formule giuridiche capaci di intervenire sul problema del sovraffollamento carcerario, nella misura necessaria a garantire all’interno delle carceri l’effettiva applicabilità delle norme igienico-sanitarie e di contenimento epidemico, in particolare la distanza di sicurezza prevista da tutti i DPCM emanati dal governo in carica, nonché la fornitura dei DPI previsti, oltre che l’effettuazione a tappeto dei tamponi a tutti/e i/le detenuti/e nonché al personale in servizio.

In particolare riteniamo fondamentale l’applicazione di ogni forma di misura alternativa al carcere a tutte le persone che possono fruirne.

Non si tratta di fare uscire tutt* dalle carceri: non è questo il momento nel quale mettere in discussione l’esistenza stessa dell’Istituto carcerario, di pur dubbia funzione rieducativa ed efficacia riabilitativa, a nostro parere.

Si tratta di poter fare uscire chi ha reati minori, condanne per reati legati a proteste sociali, condanne inferiori a un certo termine, o i fine pena, in modo celere ed allargato.

Ciò consentirebbe anche di riuscire ad applicare, per chi restasse in carcere, le necessarie misure di distanziamento e protezione, guardie carcerarie ed operatori compresi; di garantire le cure a chi ne ha bisogno e non solo per il Covid 19.

I riferimenti normativi in merito non mancano di certo nel nostro ordinamento giuridico:

il cosiddetto decreto svuota carceri, convertito in legge nel 2014, è una riforma carceraria che ha come obiettivo principale quello di ridurre il sovraffollamento delle carceri italiane e ridare dignità ai detenuti e alle detenute.

Esso prevede principalmente 3 punti essenziali: risarcimenti ai detenuti reclusi in condizioni inumane, con sconti di pena o soldi; divieto di custodia cautelare in carcere in caso di pena inferiore ai 3 anni; domiciliari senza scorta, eccetto che per ragioni di sicurezza o processuali.

Una pandemia lasciata a sé stessa nelle carceri, non resta chiusa tra quelle mura, si espande a macchia d’olio dentro così come fuori da esse.

Anche i garanti dei detenuti parlano della necessità di fare uscire almeno 10000 persone.

Abituati/e agli abusi non abbiamo ancora metabolizzato, dopo due secoli, il diritto del condannato alla certezza, non solo del reato, ma anche della sua espiazione, la pena.

Il nostro ordinamento giuridico dovrebbe basarsi sulla certezza del reato ma anche dei limiti della espiazione, la pena.

Nel nostro regime carcerario, invece, cioè nella pratica detentiva, si preferisce aggravare le condizioni di vita quotidiana dei detenuti fino al rischio di morte, volontaria o procurata: un epilogo non raro; un rischio inaccettabile che, con l’attacco epidemico, si potenzierebbe.

Occorre, oggi più che mai, richiedere a gran voce e con determinazione, l’applicazione delle leggi vigenti.

In futuro si dovrà riaprire la questione dell’amnistia e dell’indulto ma, intanto, non si perda ulteriore tempo e si garantisca la tutela della salute e della vita dei condannati!

MISURE ALTERNATIVE AL CARCERE SUBITO!

Insieme ce la faremo”… Si!

A trasformare l’Italia in un paese migliore.

Il Movimento NOTAV