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[TORINO] Inps, il 10/7 protesta di lavoratori disoccupati e studenti: noi la crisi non la paghiamo

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO
10 luglio ore 9.30 – presidio di protesta – Inps via XX settembre, Torino
https://www.facebook.com/events/705228643594191/

L’emergenza sanitaria ha accelerato la crisi economica sistemica del capitalismo, andando a peggiorare le condizioni di vita della classe lavoratrice, degli studenti, dei disoccupati, dei pensionati. Il Governo Conte si è dimostrato il braccio politico di Confindustria, il teatrino maggioranza-opposizione ha deciso di scaricare i costi della crisi sulle spalle del proletariato.

Il tanto celebrato “sistema Torino” ha dimostrato tutte le sue falle, con 8mila famiglie che non hanno avuto accesso ai buoni spesa, con migliaia di persone sprofondate nella precarietĂ  o nella disoccupazione, con aziende che fanno ciò che vogliono, sfruttando prima la cassa integrazione per poi minacciare chiusure e
licenziamenti.

Sull’onda della piazza del 2 giugno e della mobilitazione nazionale del 6 giugno per la costruzione del fronte unico di classe, il 10 luglio dalle 9:30 saremo sotto la sede provinciale dell’INPS di Via XX settembre con le seguenti rivendicazioni:

– politiche di sostegno al reddito per le famiglie in difficoltĂ ;

– pagamento immediato della cassa integrazione;

– garanzia di un salario minimo garantito e del reddito per chi ha perso il lavoro;

– sospensione di affitti, mutui ed utenze per chi non può piĂą permettersi di pagare;

– piano per la sanitĂ  pubblica che garantisca l’universalitĂ  del diritto alla salute.

All’attacco antioperaio e antimmigrati portato avanti dai padroni opporremo un fronte unico di classe, anticapitalista e internazionalista per affermare tramite la lotta che noi questa crisi non la paghiamo.

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PATTO D’AZIONE
PER UN FRONTE UNICO DI CLASSE

1. I costi della pandemia siano pagati dai padroni, a partire da una patrimoniale del 10% sul 10% piĂą ricco della popolazione al fine di recuperare almeno 400 miliardi di euro;

2. Diritto di stare a casa a salario pieno fino al termine della pandemia, per tutti i lavoratori e le lavoratrici operanti in settori e servizi non essenziali: la nostra salute vale piĂą dei loro profitti;

3. Prevenzione straordinaria, con garanzia del tampone per tutti i proletari, a partire da quelli obbligati a lavorare in queste settimane soprattutto la popolazione sanitaria;

4. Piano di assunzione di nuovo personale sanitario: scorrimento degli idonei e delle idonee nelle graduatorie pubbliche e stabilizzazione dei precari e delle precarie, per garantire anche l’abbattimento dei turni di lavoro e le ferie bloccate;

5. Immediata estensione del Reddito di Cittadinanza. Senza vincoli e con un aumento degli importi tale da garantire a tutti un salario e un reddito per poter campare e nella prospettiva della riduzione drastica e generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario, affinché possano “lavorare tutti e lavorare meno”;

6. Garantire la libertà di sciopero e l’agibilità sindacale, contrastando concretamente i divieti delle questure, dei prefetti e della Commissione di garanzia sugli scioperi: fino a quando si lavora si ha il diritto di svolgere attività sindacale e di scioperare;

7. Regolarizzazione e sanatoria per tutti gli immigrati, a partire dalle migliaia di “irregolari” del settore bracciantile: permessi di soggiorno, documenti anagrafici e riconoscimento pieno del per tutti gli immigrati; garanzia di reddito e di salario, diritto all’abitare e assistenza sanitaria; per la chiusura dei CPR e la riapertura dei
porti;

8. Requisizione immediata di tutte le cliniche private, anche oltre l’emergenza, e di tutte le strutture per ricostruire tutti i servizi sanitari territoriali distrutti; contro la mercificazione della salute, per un servizio sanitario unico, universale, efficiente e
gratuito;

9. Blocco immediato degli affitti e dei mutui sulla prima casa, così come di tutte le utenze (luce, acqua, gas, internet) e blocco a tempo indeterminato degli sgomberi per tutte le occupazioni a scopo abitativo;

10. Revoca delle misure restrittive – a conclusione dell’emergenza – per reprimere scioperi, mobilitazioni e manifestazioni; contro i Decreti-sicurezza e contro ogni ipotesi di militarizzazione ulteriore dei territori e dei luoghi di lavoro;

11. Revoca di qualsiasi progetto di “Autonomia differenziata”. Che si dimostra essere una penalizzazione per i proletari ei lavoratori del Sud, che replica il fallimentare modello di gestione regionale ed ha contribuito all’emergenza odierna;

12. Drastico taglio alle spese militari (un F35 equivale a 7113 respiratori) e alle grandi opere inutili e dannose (quali TAV, TAP, Muos);

13. Amnistia e misure alternative per garantire la salute di tutti i detenuti e di tutte le detenute;