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[CONTRIBUTO] Il “rosso”-bruno: “schiavi sempre”. L’internazionalista: colonialisti sempre, fino a quando…

Riceviamo e pubblichiamo questo contributo dai compagni della redazione Il Pungolo Rosso, già disponibile sul loro sito (vedi qui):

Il “rosso”-bruno: “schiavi sempre”.

L’internazionalista: colonialisti sempre, fino a quando…

Tra la quantità di materiali che la redazione di questo blog, accrescendo di giorno in giorno i suoi visitatori, riceve, ci è arrivato il seguente commento da un militante dell’area che definiamo, ed è, “rosso”-bruna.

Per chi se lo sia lasciato scappare.

L’Italia schiera la Cavour davanti alla Cina
https://youtu.be/c3_I5wf-7nw?t=2442

Schiavi sempre ☭

Un sacco strano…

Non ci risultava, finora, che gli schiavi avessero in dotazione portaerei da qualche miliarduccio di costo con tanto di F35. Ma qui, è probabile, il termine è riferito all’Italia che secondo certa gente sarebbe schiava degli Stati Uniti, all’Italia nazione (come piace dire alla Meloni), all’Italia-paese, stato, al capitalismo italiano insomma. Questa genìa di patriotti soffre a vedere “schiava” la propria nazione, il proprio stato, il proprio capitalismo, li vorrebbe autonomi, perseguire con più “coerenza”, “indipendenza”, “sovranità”, i propri interessi – naturalmente pacifici e solidali verso tutto il mondo, specie il Sud del mondo, com’è nel dna italiano da sempre, fin dai gloriosi tempi della progenitrice Roma imperiale.

A noi internazionalisti, invece, questa missione – che ha anche aspetti grotteschi, su cui fanno premio, comunque, quelli tragici – ricorda una precedente spedizione dell’anno 1900: quando il 19 luglio salpò da Napoli una spedizione di tre piroscafi (Singapore, Giava e Minghetti) con a bordo 1882 soldati, 83 ufficiali e 178 quadrupedi) per partecipare alla “missione internazionale” che di lì a poco avrebbe insanguinato e saccheggiato Pechino, per stroncare la rivolta dei Boxer e affermare definitivamente “il sacro diritto delle genti e dell’umanità calpestata”, tenendo “alto il prestigio dell’esercito italiano e l’onore del nostro Paese” (parole del re Umberto I).

L’alleanza imperialista che l’aveva aggredita impose alla Cina imperiale in via di disfacimento un pesantissimo indennizzo per le spese di guerra che era stata “costretta” a sostenere. L’Italia intascò circa il 7% della somma estorta (26.617.000 taels su 450 milioni totali) e ricevette “in proprietà perpetua” circa 46 chilometri quadrati nell’area urbana di Tianjin – la sua quota di carne cinese, più o meno proporzionale ai mezzi che era riuscita ad impegnare nell’impresa.

Ora torna sul luogo del delitto, non più con piroscafi e quadrupedi, bensì con una portaerei e tanto di F35 e, datelo per certo, sta già trafficando per la ricompensa. Che, naturalmente, non potrà essere di primissimo livello. Ed è proprio questo che fa torcere le budella ai “rosso”-bruni. Perdio!, quanto ci sarebbe da guadagnare – come Italia – a cambiare alleanza, o – almeno – a fare il doppio gioco al modo di un Erdogan. Ed invece no, eccoci “schiavi sempre”, anziché “padroni del nostro destino” di italiani.

Su questa stessa scia nazionalista (metteteci accanto quante falci e martello volete, riempite pure la Padania di milioni di falci e martello, non è altro che nazionalismo, nazionalismo, nazionalismo), ecco il Calp e l’USB invitare tutti ad andare il 1° maggio a protestare davanti alla base statunitense di Vicenza. Il nemico, per loro, è sempre esterno, l’Italia è sempre una colonia, una schiava altrui, e la Meloni, povera schiava anch’essa, avrebbe la sola colpa di non saper “disubbidire a una politica sanguinosa e fallimentare anche per lo stesso futuro della UE” (!?!). Questo stucchevole lamento anche se da secoli – da quando la serenissima repubblica borghese di Venezia sottomise la Dalmazia e il mercante di schiavi genovese Colombo guidò l’assalto ai popoli indios dell’America centro-meridionale – l’Italia amata da costoro è parte integrante dello schiavismo capitalistico, del colonialismo storico, del neo-colonialismo finanziario e termonucleare.

L’Italia capitalista schiava sempre? Semmai: colonialista e schiavista sempre. Fino a quando non le spezzeranno la schiena per sempre al sistema capitalistico i “nuovi Boxers” cinesi e asiatici (non certo guidati dai Xi Jin Ping) e un nuovo movimento proletario completamente risanato dalla peste social-nazionalista.