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Solidarieta’ agli operai della Mangiarotti

Il S.I.COBAS esprime piena solidarietà agli operai della Mangiarotti Nuclear che sono stati aggrediti e manganellati dalla polizia mentre stavano tentando di raggiungere la Prefettura. Gli operai della Mangiarotti non chiedono altro che tornare a lavorare, non subire in modo supino i licenziamenti, per questo da dicembre sono in presidio permanente davanti alla fabbrica di V.le Sarca. Questa attività repressiva nei confronti degli operai della Mangiarotti (dove in precedenza era già intervenuta la polizia), come quella nei confronti degli operai delle cooperative (come a Cerro al Lambro), nasce dal fatto che lo Stato per conto dei padroni, conduce contro tutti i lavoratori, una guerra non dichiarata. E’ un attacco capillare che fa le sue vittime, che sono i morti sul lavoro, i morti causati dalle malattie contratte sul lavoro, dai licenziamenti, dal precariato diffuso, dagli affitti impossibili da pagare, dalle espulsioni perché non puoi esibire un permesso di soggiorno. Una guerra fatta in sostanza da atti che determinano un peggiorare delle condizioni di vita e di lavoro, dove le vittime sono solo da una parte: quella degli operai. A quest’attacco settori di lavoratori cominciano a opporre una resistenza, ci sono degli esempi vittoriosi, alla INNSE, come nelle cooperative della logistica, contro il moderno schiavismo (che sarebbe meglio definire moderno caporalato). Una caratteristica comune di queste lotte è che spesso travalicano la legalità esistente, legalità che serve a imbavagliare la classe, creando problemi di “ordine pubblico”, in altre parole diventano un problema politico. E da qui che nasce la repressione e gli interventi polizieschi, repressione che colpisce qualsiasi organismo o gruppo di lavoratori che è o potrebbe diventare un centro di orientamento, promozione o direzione della classe.

Davanti alla falcidia di licenziamenti e del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, come S.I.COBAS proponiamo un confronto con tutti i gruppi di lavoratori e realtà di lotta, per arrivare a costruire una strategia che unifichi le lotte per la difesa del posto del lavoro , del salario e l’organizzazione politica e sindacale dei lavoratori, dei disoccupati, degli immigrati. Questa strategia deve partire dall’assunto che la lotta va fatta comunque e in tutte le circostanze, anche nelle fabbriche in crisi dove i padroni (per realizzare maggiori profitti) de-localizzano la produzione, come pure nelle fabbriche che chiudono perché non sono in grado di sostenere la concorrenza, per un salario medio garantito ai disoccupati. Riteniamo inaccettabile il ricatto di chi sostiene che nelle fabbriche in crisi non rimane altro che contrattare, azienda per azienda, ammortizzatori sociali per rendere meno doloroso il licenziamento.

CONTRO I LICENZIAMENTI ORGANIZZIAMO LA RISPOSTA UNITARIA DI TUTTI I LAVORATORI

NESSUNA CHIUSURA DI AZIENDE PUO’ ESSERE ACCETTATA SUPINAMENTE

GARANZIA DEL SALARIO PER GLI OPERAI E I PROLETARI ESPULSI DALLE AZIENDE

SALARIO MEDIO GARANTITO AI DISOCCUPATI

UGUALI DIRITTI PER TUTTI I LAVORATORI SOPRATTUTTO SE IMMIGRATI

ORGANIZZIAMO A SETTEMBRE UN’ASSEMBLEA DEI LAVORATORI CONTRO L’ATTACCO DELLA BORGHESIA ED IL SUO STATO

8.08.2010