Materiali tratti dalla rete

Dopo lo sciopero alla SSANGYONG

Sono trascorsi due anni da quando l’amministrazione della Ssangyong Motor Company a Pyeongtaek (Sud Corea) annunciò i licenziamenti di 1000 operai. Immediatamente quegli operai occuparono la loro fabbrica, tenendola per 77 giorni, da maggio ad agosto 2009, quando alla fine dovettero soccombere ad un assalto massiccio dell’esercito e della polizia. Come effetto immediato, molti militanti sono stati arrestati ed alcuni condannati ad anni di carcere. La maggior parte, comunque, sono stati licenziati, a condizioni differenti (alcuni con la speranza di un rientro dopo un anno, che finora non si è visto ancora).

Due anni dopo l’annuncio, quattordici lavoratori, sia scioperanti che più stretti familiari, sono morti. (Questo rientra a sua volta nel modello di lavoro più generale denominato Sud Corea, che include un flusso di morti per cancro degli operai della Samsung e di quattro recenti suicidi di studenti a KAIST, il «MIT» della Corea, causati dalle pressioni dei superiori. La Corea ha il più alto tasso di suicidi di tutti i paesi industriali avanzati, il più alto numero di ore di lavoro settimanali e rivaleggia con gli Stati Uniti per il ruolo di esempio-guida a livello mondiale nelle morti e negli infortuni sul lavoro pro-capite).

Cinque operai della Ssangyong si sono suicidati e cinque sono morti per complicazioni cardio-vascolari, dall’attacco di cuore all’emorragia cerebrale. I medici ritengono che siano stati causati dal forte stress conseguente allo sciopero e ai licenziamenti. Alcuni suicidi sono derivati da problemi economici conseguenti ai licenziamenti. Nel febbraio 2011, un operaio sospeso senza salario è morto per attacco cardiaco. Sotto il peso dei licenziamenti, sua moglie si era uccisa nell’aprile 2010. Avevano due bambini. Il conto in banca degli operai è stato chiuso a zero. Il quotidiano sudcoreano vagamente di centro-sinistra «Hangyereh» fa ulteriore luce:

– Un ospedale coreano ha scoperto che più della metà degli scioperanti della Ssangyong visitati sono sofferenti di sindrome post-traumatica da stress e l’80% sono affetti da depressione severa. Quasi tutti gli operai coinvolti hanno manifestato un deterioramento nel loro ménage familiare. Il loro reddito medio mensile post-ristrutturazione, di 822.800 Won (757 $), rappresenta una riduzione del 74% dal loro salario precedente.

– Dopo la sconfitta dello sciopero, 462 operai sono stati sospesi senza retribuzione. Il periodo di un anno promesso è trascorso, ma l’azienda sostiene che non può cominciare la reintegrazione. Gli operai che sono andati in pensione o che sono stati licenziati stanno incontrando difficoltà a trovare nuova occupazione a causa della «lettera scarlatta» della Ssangyong e stanno accontentandosi di lavori provvisori e a giornata. Inoltre è mancata tutta la rete sociale di sicurezza cui indirizzare la loro salute che si deteriorava e le ansie finanziarie.

Senza esagerazione, possiamo definire queste morti come degli «omicidi sociali». Non dobbiamo mai dimenticare questi fratelli e sorelle morti nella guerra di classe.

Per favore, date ampia e intensa diffusione a questo rapporto.

Loren Goldner

Traduzione a cura di PonSinMor.

Per i precedenti report, vedi:

http://www.ponsinmor.info/NewsLetter/NewsLetter10.pdf

http://www.ponsinmor.info/NewsLetter/Newsletter11.pdf

http://www.ponsinmor.info/NewsLetter/Newsletter12.pdf