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[MILANO] Repressione delle lotte dei lavoratori: conferenza stampa al Tribunale

Martedì mattina, un centinaio di lavoratrici e lavoratori hanno manifestato la loro solidarietà in tribunale a Milano ai compagni condannati per lo sciopero alla DHL di Settala nel 2015 (di cui pubblichiamo il video sottostante):

Con questa prima azione di contro-denuncia, gli operai DHL, i lavoratori e i coordinatori del S.I. COBAS e i militanti del Vittoria hanno voluto rispondere insieme e chiaramente alle dure e ingiuste condanne dei magistrati schierati con il potere, per denunciare i nuovi livelli dell’azione giudiziaria che sono un salto di qualità nella repressione, perché il diritto di sciopero non sia messo in soffitta ed entri nella sfera dell’illegalità.

Qui e più sotto, il video della conferenza stampa (in due parti):

​​​​Non ci fermeranno le denunce e le condanne… la lotta continua!

Ripubblichiamo al link qui sotto il comunicato di indizione della conferenza stampa e più in basso il comunicato scritto dai compagni del Vittoria subito dopo aver ricevuto la notizia delle condanne:

“Per rispondere pubblicamente alle condanne della magistratura schierata con il potere, per denunciare i nuovi livelli repressivi, l’ attacco al diritto di sciopero e al protagonismo dei lavoratori immigrati, il Csa Vittoria e il S.I. Cobas insieme agli avvocati terranno una conferenza stampa martedì 29 gennaio alle ore 11 nella sala stampa al 3° piano del Palazzo di giustizia di Milano.

Inviamo alcune riflessioni a caldo, che invitiamo a far girare, sulla pesante condanna per lo sciopero della logistica alla DHL di Settala (MI).

La sentenza dell’8 gennaio per lo sciopero davanti ai cancelli della DHL di Settala del marzo 2015 parla da sola: 1 anno e 8 mesi al Coordinatore nazionale del S.I. Cobas e ad altri compagni e delegati DHL del S.i.Cobas e del C.s.a Vittoria; 2 anni 3 mesi e 15 giorni ad una compagna del C.s.a Vittoria; e 2 anni 6 mesi e 5 giorni ad un compagno del C.s.a Vittoria.

Una sentenza che rappresenta un atto repressivo inaudito per la sua gravità perché scientificamente comminata quale atto intimidatorio e segnale politico ad un’opposizione di classe che sta trovando una sua strada nella concretezza nelle lotte provando a indicare una prospettiva più complessiva di trasformazione dei rapporti di produzione.      

Non ci sentiamo certo vittime e sarebbe quasi ridicola la formulazione di questa sentenza per una giornata di mobilitazione dove non si è registrato alcun benché minimo atto di tensione, come dimostrato da tutto l’iter processuale e dalla stessa richiesta d’assoluzione da parte del PM, se non fosse che proprio questo dato è quello che segnala la portata di questo attacco repressivo così grave e sopra le righe persino da un punto di vista giuridico. 

Il dato sostanziale che però ci interessa sottolineare è come questa condanna rappresenti una chiara rappresaglia e monito preventivo contro chi prova ad essere realmente opposizione di classe, lottando giorno dopo giorno per condizioni di vita e di lavoro migliori, in una prospettiva che è però quella di trasformazione radicale di una società basata sullo sfruttamento di classe.

Un’opposizione di classe che non si pone su un piano di compatibilità generale, tenendosi ben al di fuori dal teatrino della politica istituzionale, che prova a dare organizzazione ad un immaginario che renda possibile e praticabile l’idea di una società senza più classi né sfruttamento

Questa è anche una sentenza che dichiaratamente si pone quale ulteriore elemento di un’escalation repressiva di ciò che si rappresenta come una guerra a bassa intensità che ha visto dei compagni e delle compagne del Vittoria ricevere a fine dicembre 2018 una condanna a diversi mesi per la loro partecipazione alla lunga ed eccezionale lotta all’Esselunga di Pioltello (che record 2 condanne in venti giorni), che ha visto un pesante attacco a militanti del movimento per il diritto all’abitare a Milano come a Cosenza come in altre città d’Italia, con l’accusa (anche questa ridicola se non fosse gravissima) di organizzazione a delinquere con la finalità di occupare le case e dare un tetto a chi non se lo potrebbe altrimenti permettere.                          

E citiamo solo gli ultimi atti che da un punto di vista qualitativo ci sembra vadano oltre la “normalità” repressiva scusandoci per eventuali dimenticanze.

Questa sentenza che, anticipandolo, si colloca inoltre nel solco delle scelte repressive del razzista e xenofobo decreto “sicurezza”, arriva dopo un susseguirsi di denunce, fermi, cariche poliziesche, intimidazioni ai delegati e ai lavoratori del S.I. Cobas, fino ad arrivare alla denuncia per “estorsione” al coordinatore nazionale colpevole unicamente di essere quadro dirigente di un sindacato che ha sconquassato i tavoli del potere e del comando dei padroni della logistica collusi con organizzazioni malavitose e mafiose e sostenuti dai diversi potentati politici ed economici locali su tutto il territorio nazionale.

Vogliono colpire le lotte, vogliono ridurre al silenzio i militanti che più si espongono, vogliono dare un segnale evidente di scontro senza più mediazioni per una società sempre più autoritaria che propone disvalori sempre più dichiaratamente fascisti, razzisti, sessisti e xenofobi.       

Una società dove la crisi del modo di produzione capitalistico taglia progressivamente ogni tipo di mediazione dal punto di vista economico, politico e istituzionale, in un contesto di lenta ma continua fascistizzazione culturale.

Questa sentenza è inoltre un’ulteriore conferma esplicita della caduta delle illusioni legalitarie.

La conferma che lo stato di diritto è un illusione borghese.

Quando un diritto sostanziale come il diritto di sciopero è così duramente e chiaramente colpito sia normativamente che a livello repressivo, con sentenze condanne e arresti, vuol dire che il passaggio verso un sistema autoritario avanza a passi sempre più marcati. 

In questo quadro la nostra risposta è e sarà quella di sempre e cioè di non retrocedere di un passo dal sostenere ogni fiammata di lotta di classe come anche ogni piccolo tassello di ricomposizione, unità e organizzazione dal basso che la possa sostenere, sviluppare e valorizzare.

E continueremo ugualmente a sostenere e praticare lo sciopero, e le altre lotte sociali, ricordando che è lo strumento principe e arma potente della lotta di classe.

Sappiamo benissimo che questo entrerà sempre più in collisione con un sistema economico, politico e sociale fondato su interessi inconciliabili in rapporto a quelli delle classi subalterne, ma sappiamo anche che non ci sarà giustizia sociale senza un mondo di liberi e uguali che abolirà lo sfruttamento e tutti i mezzi che lo mettono in atto.

Contro la repressione, il fascismo, il razzismo, il sessismo, la xenofobia.

Contro una società basata sullo sfruttamento di classe.

I compagni e le compagne del C.s.a Vittoria

info@csavittoria.org – www.csavittoria.org           

Milano 9 gennaio 2019″