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[CONTRIBUTO] Se lo dicono loro… Propaganda e patrimoniale: dalle parole ai fatti

Pubblichiamo questo commento redatto dai compagni della redazione de Il Pungolo Rosso e disponibile sul loro sito.

Questa crisi sanitaria e sociale, che sta provocando i primi scioperi spontanei nelle fabbriche dopo decenni, e diviene ora anche crisi economica e finanziaria, mette alla prova i sistemi capitalistici, in Italia e nel mondo intero, e scuote le coscienze in settori della nostra classe cui si chiede di lavorare comunque, anche in assenza delle condizioni di sicurezza che vengono invece imposte al resto della popolazione.

Per la prima volta da decenni assistiamo a scioperi spontanei nelle fabbriche.

Anche nella lotta per ambienti di lavoro sicuri e adeguati dispositivi di protezione individuale, e nelle difficoltà di coloro che sono lasciati a casa con un futuro incerto, deve crescere la coscienza della necessità di lottare per superare questa società divisa in classi.

Contro le ideologie da “unità nazionale” tra sfruttati e sfruttatori.

Il virus globalizzato mette inoltre in chiaro l’inconsistenza delle prospettive di autonomie locali/localistiche, e delle scorciatoie “sovraniste”.

L’unica strada è quella internazionalista, dell’unione tra i proletari di tutto il mondo.

S.I. Cobas


Se lo dicono loro… (1)

I giornali sono quello che sono: disinformazione a go-go più che informazione. Le tv, anche peggio. Qualcosa di assai vicino alla spazzatura, senza offesa per la spazzatura. Però, spigolando, qualcosa di utile si riesce a trovarla.

Su la Repubblica di mercoledì 7 aprile, ad esempio, Carlo Messina, il capo di Intesa San Paolo, la prima banca italiana, afferma una cosa stuzzicante. Evidentemente assediato dai padroni delle massime industrie perché gli conceda nuovi maxi-prestiti, altrettanto preoccupato delle sorti del tessuto imprenditoriale minore ai fini della stabilità sociale, si lascia andare ad una stoccata velenosa contro alcuni suoi compari: “questi 200 miliardi [per le imprese, garantiti dal governo alle banche – n.] devono servire per pagare affitti, fornitori e preservare l’occupazione. E non a rafforzare imprese che finora si sono mosse egregiamente sui mercati. I proprietari di queste imprese – attenti, arriva il colpo – spesso imprenditori con notevole ricchezza accumulata in Italia o all’estero, dovrebbero lasciare le garanzie di Stato ai settori deboli e rispondere ad un altro imperativo morale. È l’ora di far tornare i loro soldi nelle aziende, ricapitalizzarle per contribuire ad accelerare il recupero del Paese”.

Lasciata perdere la morale che non è materia da banchieri, resta l’attacco ai grandi “capitani d’industria” italiani: avete montagne di soldi all’estero, nei paradisi fiscali, in Olanda, Lussemburgo, Svizzera, impegnati in speculazioni monetarie e finanziarie d’ogni tipo, sostanzialmente esentasse. Riportateli in Italia, e investiteli nella produzione, invece di venire a battere cassa a Banca Intesa.

In effetti i padroni, anche quelli grossi, ora piangono miseria, e pretendono prestiti a fondo perduto o anticipi della durata di decenni. Sennonché, consultando i bilanci di fine-2019, si scopre che i dividendi della banca di… Messina e di Unicredit, sommati, ammontano a 4,8 miliardi di euro; che Exor vanta un utile consolidato (consuntivo di tutto il gruppo) di 3 miliardi; Enel dichiara un utile di 2,17; Snam di 1 miliardo; Generali ha chiuso l’anno con “il miglior risultato della sua storia”, 2,7 miliardi di utile netto e, fottendosene delle raccomandazioni della BCE (non date scandalo, ci sono milioni di persone alla fame), ha deciso di distribuire comunque miliardi di dividendi (solo, lo farà in due tranche); l’Eni, con una produzione record, ha chiuso l’anno a 2,88 miliardi; Luxottica lucra un utile operativo netto di 2,8 miliardi (il 16% del fatturato); Ferrero, registra un utile netto di 703 milioni; Lavazza, 127 milioni… in totale, oltre 20 miliardi di utili solo in una decina di imprese, che sono, probabilmente, tra quelle che hanno battuto cassa dal “povero” Messina. Il quale appena l’anno scorso si gonfiava il petto con queste parole: abbiamo chiuso il bilancio 2018 con un utile netto di oltre 4 miliardi di euro, il più alto dal 2007, e distribuito un dividendo di 3,4 miliardi agli azionisti che, sommato a quelli di alcuni anni precedenti – dà il totale di complessivi 13 miliardi di dividendi solo negli ultimi anni … capito l’ordine di grandezza del furto di lavoro non pagato passato, presente e futuro?

Il su nominato CEO di Banca Intesa San Paolo non è così amichevole con noi, e così serpente coi suoi compari, da darci la stima di questa “notevole ricchezza accumulata in Italia e all’estero” dai suoi amici questuanti. Ma siccome l’ordine di grandezza minimo dei suoi ragionamenti è quello dei miliardi, o delle decine di miliardi, fate voi. Questa è la gente che spara, o fa sparare, a zero sulla patrimoniale: non solo su quella del 10% sul 10% dei più ricchi, perfino sul misero “contributo di solidarietà” per i redditi oltre gli 80.000 euro proposto da Del Rio.

Il Pungolo Rosso