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[GERMANIA] Aumenta fortemente la paura della disoccupazione

Aumenta fortemente in Germania la paura della disoccupazione

(Inchiesta Istituto di Ricerca “Civey”)

A fine anno 2019, l’11% degli intervistati temeva di perdere il lavoro nel corso dei successivi 12 mesi, ora lo teme il 20% degli intervistati durante la fase del lockdown in vigore da metà marzo.

Civey conduce queste inchieste dal 2017, ogni 4 settimane.

Finora i risultati sono stati molto stabili, indipendentemente dalle recessioni economiche, il timore della disoccupazione riguardava circa un decimo degli intervistati.

 In rosso scuro la % di coloro che si dice molto preoccupati, in rosso chiaro la % di coloro che si dicono piuttosto preoccupati

La percentuale attuale è particolarmente alta in due gruppi: lavoratori dipendenti e autonomi.

Tra i salariati il timore della disoccupazione è sempre stato più alto della media, era oltre il 30% a febbraio 2019, quindi superiore all’attuale (27%).

Invece per gli autonomi era di circa il 10%, mentre è ora salita al 26%. 

Inoltre il 16% di costoro hanno molto timore, più di qualsiasi altro gruppo di occupati.

È il riflesso degli effetti su questo gruppo delle drastiche limitazioni poste per l’epidemia.

Per converso, questo significa che in quella che risulta essere la peggiore crisi economica degli ultimi 70 anni, la stragrande maggioranza dei tedeschi non teme ancora per il proprio lavoro – una grande maggioranza del 71% di tutti gli intervistati considera il proprio lavoro sicuro.

Tra gli autonomi lo considera sicuro il 66% percento, e il 58% tra i lavoratori dipendenti.

Questa percezione potrebbe derivare dalle misure decise dallo stato, come pure dall’ampliamento del sussidio per i lavori interinali già richiesto da quasi 800mila imprese, e dagli aiuti d’emergenza alle piccole aziende e agli autonomi singoli.

Lo comproverebbe la risposta alla domanda riguardo al bisogno più urgente dal punto di vista economico e sociale.

La tabella mostra un raffronto tra l’inchiesta del 16 aprile e quella del 16 febbraio:

  • al primo posto, la diseguaglianza del reddito (22% contro 18%);
  • al secondo, sanità e assistenza (19/11%);
  • al terzo, assistenza anziani e pensioni (17/20%);
  • al quarto, tasse e imposte (12/17%);
  • al quinto, crisi del lavoro e disoccupazione (10/8%);
  • al sesto, compatibilità di economia e ambiente (10/14%);
  • al settimo, costo degli alloggi (7/10%);
  • altro (2/2%).

Tuttavia, si può prevedere che in base all’andamento della crisi nelle prossime settimane la paura della disoccupazione salga al primo posto delle questioni più urgenti.

Sulla situazione economica attuale: il 44% degli intervistati la giudica cattiva, il 36% ancora buona.

È la prima volta dall’inizio di questo tipo di inchieste che il numero di coloro che considera cattiva la situazione supera il numero di coloro che la ritiene buona, a giugno 2019 il 60% la riteneva buona e solo il 20% cattiva.

Oltre i ¾ degli intervistati prevede un peggioramento economico nei prossimi 12 mesi.

Riguardo al lungo periodo, per i prossimi 5 anni il 18% si attende un miglioramento; e il 52% un peggioramento.

Finora la crisi del Coronavirus non si è fatta sentire nella valutazione della situazione economica personale.

Come nell’estate del 2019, poco meno del 40 percento dei cittadini dichiara che va meglio o è uguale a cinque anni fa.

Poco più del 20 percento dice che stanno peggio.

Questo perché la perdita di reddito causata dalla crisi sarà avvertita solo in ritardo dalla maggior parte delle persone colpite, ad es. dai diversi milioni di lavoratori a breve termine.

(Traduzione di Giulia Luzzi)