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[NAPOLI] Disoccupati in lotta: vogliamo il pane ma anche le rose! Per un mobilitazione generale

VOGLIAMO IL PANE E VOGLIAMO LE ROSE!
VOGLIAMO TUTTO!
PER UNA MOBILITAZIONE GENERALE!

Una vertenza, una lotta che non riguarda solo noi.

Siamo dinanzi ad una delle pi√Ļ grandi crisi del capitalismo, i dati parlano chiaro: siamo gi√† stati investiti negli ultimi anni da un grave peggioramento delle condizioni di vita e di (non) lavoro, oggi ci troviamo dinanzi ad una ondata di licenziamenti che ci travolger√† con un aumento sicuro di milioni di disoccupati e disoccupate.

La crisi del Corona Virus ha solo fatto esplodere e reso drammatiche contraddizioni già esistenti in questo sistema economico che nulla ha a che fare con i nostri interessi e bisogni. Chi si illude che le cose potranno migliorare per noi con qualche riforma, qualche misura o qualche governo amico non ha compreso la portata della crisi e la situazione che abbiamo attorno.

L‚Äôumanit√† √® ogni giorno pi√Ļ incompatibile con il capitalismo.

Una piccola classe di padroni, ricchissimi, amministratori delegati, investitori finanziari e bancari: la ricchezza prodotta da milioni di proletari finisce nelle mani di pochi espropriatori mentre masse in tutto il mondo muoiono di fame, di guerra, di povert√† o vivono una vita di sfruttamento e “lavoro salariato”.

Questo è il capitalismo nella sua espressione terminale.

L’umanit√† ha raggiunto, con la conoscenza, la scienza e la tecnologia, tutti i mezzi per poter garantire un futuro alla specie, libert√† e giustizia sociale.

Ma questi mezzi sono nelle mani di questa piccola classe sfruttatrice. La vita reale, quella fatta di cibo da mangiare, paesaggi da attraversare, scuole dove imparare, ospedali dove curarsi, scoperte tecnologiche di cui godere, arte da praticare e ammirare, non ha spazio nel capitalismo.

Bisognerebbe costruire un vero piano generale per il lavoro finalizzato all’ampliamento delle piante organiche per i servizi pubblici (dai trasporti alla sanit√†), per la messa in sicurezza dei nostri territori, per combattere inquinamento e devastazione ambientale, per opere davvero utili alle citt√† ed ai territori, per lottare contro lo spreco e la povert√†, per un vero piano di riassesto idrogeologico, per valorizzare spazi e patrimoni abbandonati, per garantire servizi pubblici accessibili a tutti/e, per ripristinare servizi sanitari, scolastici e di mobilit√†, per garantire servizi alle persone deboli.

Ma questo lavoro utile non è lavoro che garantisce profitti ai padroni ed ai loro servi.

Bisognerebbe lavorare tutti e lavorare meno, per ridurre l’orario di lavoro a parit√† di salario, per liberare tempo da dedicare alle nostre vite e famiglie, per distribuire il lavoro che c’√® a tutti/e.

Ma chi pu√≤ farlo tutto questo? I loro governi, le loro amministrazioni, i loro apparati statali espressione dei padroni, della borghesia, di chi ha come unico obiettivo l’accumulazione di profitti?

Solo un nostro movimento organizzato di classe può rimettere al centro questi interessi che non riguardano solo noi disoccupati e disoccupate ma riguardano tutta la società.

Per questo continueremo senza sosta nella nostra battaglia e nella nostra vertenza poiché questa non rappresenta solo la necessità di dare un salario ed un lavoro utile a centinaia di disoccupati.

Abbiamo aperto tanti sportelli nei quartieri di Napoli, abbiamo iscritto centinaia di disoccupati/e mossi dall’unico obiettivo ovvero quello di soddisfare l’esigenza materiale di un salario con cui poter campare dignitosamente.

Abbiamo costruito un elenco infinito di iniziative di lotta (in monumenti, musei, consigli comunali, palazzi istituzionali, sedi di partito, convegni, conferenze, piazze, strade, sedi giornalistiche) siamo andati a bussare la porta a tutti i livelli istituzionali (Governo, Ministeri, Regioni, Comuni, Città Metropolitana) e condotto tavoli ed incontri.

Abbiamo definito progetti, risorse e bandi ma anche quando le istituzioni ed i loro rappresentanti si sono assunti degli impegni, questi non sono mai stati mantenuti.

In ultima battuta – dopo tanti altri tentativi – il fallimento del percorso avviato dall’ex-Provincia di Napoli su nostra spinta, che insieme al Comune di Napoli, aveva condiviso un percorso che avrebbe dovuto portare alla sperimentazione di un progetto di pubblica utilit√† incentrato sulla valorizzazione del patrimonio culturale della citt√† con il coinvolgimenti di lavoratori svantaggiati e disoccupati.

Un fallimento che dimostra la totale assenza di volontà politica delle istituzioni locali di dare seguito agli impegni e dare risposte ai disoccupati.

Per le clientele elettorali e per progetti “amici” √® facile costruire strumenti amministrativi, per i disoccupati che si organizzano c’√® la “legge” che significa decine di denunce, processi e procedimenti penali.

Ma se la situazione di contesto √® quella che accennavamo all’inizio √® evidente che non baster√† esclusivamente condurre la nostra battaglia e lotta con determinazione e forza.

Serve un fronte unico di classe che unisca nel concreto lavoratori e lavoratrici, disoccupate e disoccupati, precarie precari sul terreno dell’unit√† per il miglioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro ma in una prospettiva di trasformazione complessiva delle cose.

Per questo abbiamo, con limiti e difficoltà, costruito collegamenti con proletari i altre città e stretto alleanze di lotta con lavoratori e lavoratrici combattivi/e.

Per questo continueremo senza sosta a lottare con quei proletari che in citt√† vogliono un lavoro ed un salario e lavoreremo per costruire un momento di mobilitazione generale ed unitario nella nostra citt√† con parole d’ordine chiare dentro questa prospettiva.

Movimento di Lotta – Disoccupati “7 Novembre”